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Il no all’election day

6 Marzo 2011

Volete una dimostrazione dell’antiberlusconismo viscerale?
Eccola. Il no del governo all’election day ha sollevato l’indignazione delle opposizioni che si fanno per la prima volta i conti in tasca e gridano che il mancato accorpamento dei referendum con le elezioni amministrative costerà allo Stato 300 milioni di euro.

Mi verrebbe da dire: È quanto è costato finora a Berlusconi (cioè ad una singola persona!) l’attacco forsennato della magistratura. Eppure nessuno ci ha fatto su un ragionamento. Di come ossia si possa massacrare un individuo, senza che poi si arrivi a condannarlo o perché è stato riconosciuto innocente o perché è intervenuta la prescrizione del presunto reato.

Maroni si è appellato alla tradizione, e infatti sono rari gli accorpamenti, e forse non ci sono nemmeno mai stati. Non mi soccorre sul punto la memoria. In ogni caso qui ne troverete una breve storia.

Ma una ragione logica perché ciò non si sia mai verificato c’è.

Il referendum, o i referendum, se presentati a se stanti, evidenziano senza alcuna ombra e senza alcuna arbitraria interpretazione l’interesse per esso, o per essi, dei cittadini.

Quando falliscono per mancanza del quorum, non vi è alcun dubbio che essi sono stati mal posti o avventati e il cittadino ha mandato al diavolo chi li ha promossi. Una condanna esplicita a usare un po’ più di comprendonio e di ricorrere allo strumento costituzionale quando ciò sia veramente una necessità inderogabile per il Paese. Quale potrebbe essere, ad esempio, il referendum costituzionale per rendere efficace una modifica della Costituzione che non abbia trovato in parlamento la maggioranza qualificata necessaria.

Qualche ulteriore motivazione la troverete qui, a firma addirittura di Stefano Passigli, uomo di sinistra, non certo un berlusconiano.

Peraltro, il referendum che riguarda il legittimo impedimento è assolutamente inutile, in quanto sul punto già ha fatto chiarezza la Corte Costituzionale.

E allora perché oggi le opposizioni gridano e non gridavano nelle altre occasioni, quando sempre di soldi spesi dallo Stato si trattava?

Non gridavano perché non erano arrivati alla frutta, ossia nutrivano ancora la speranza di far fuori Berlusconi politicamente.

Oggi invece sono ridotti a sperare nella magistratura, senza rendersi conto che una vittoria della magistratura rappresenterà una sconfitta per tutti, anche e soprattutto per le opposizioni.

Ma pur di arrivare al potere, qualunque strada per esse è buona, anche quella di esserci trascinati per i capelli, come già si era tentato di fare con Mani Pulite.

Perciò il mancato accorpamento è diventato, ancora una volta, un inutile pretesto, farsesco e ottuso, per dare addosso al governo e a Berlusconi in particolare.

Allo stesso modo che sono farsesche e addirittura controproducenti le varie manifestazioni di piazza che sono state messe in piedi nelle settimane scorse e quelle che si allestiranno nelle prossime.

Per fortuna che di fronte a questi atti e pronunciamenti inconsulti, il governo va come un treno in corsa e giovedì prossimo il consiglio dei Ministri, finalmente, varerà il disegno di legge per la tanto auspicata e indispensabile riforma della Giustizia.

E le opposizione dicono che questo governo è immobile.
Ma quando mai…

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