Sembrava che me lo sentissi quando nella nottata tra il 2 e il 3 marzo scrivevo l’articolo “Due o tre cose”.
Di lì a qualche ora ecco, infatti, la sentenza della Cassazione a riguardo dell’attribuzione di competenza di un reato ministeriale (giudicava il caso Mastella). La Cassazione stabilisce che è compito esclusivo del tribunale decidere se per un reato commesso da un ministro (o dal presidente del Consiglio) la competenza sia del tribunale dei ministri o del tribunale ordinario.
Dunque, la casta ha sancito una circolarità che esclude ogni intervento del parlamento, che, come è noto, di leggi dovrebbe intendersene, visto che le fa.
Con la sentenza della Cassazione si statuisce definitivamente un potere che va oltre quello del parlamento. Da giovedì scorso il parlamento, se tanto mi da tanto, è stato collocato in subordinazione rispetto al potere giudiziario.
Un capovolgimento del dettato costituzionale che fa rabbrividire e che dovrebbe scuotere non solo le coscienze democratiche, ma tutti i parlamentari, di ogni schieramento, che la democrazia sono chiamati a salvaguardare da qualunque ingerenza. Il fortino del parlamento è assai più prezioso di qualsiasi altro venga edificato nel nostro Paese. Eppure oggi è il più fragile.
È diffusa ormai l’idea che i padri costituenti furono saggi nel momento in cui previdero con il vecchio art. 68 l’immunità parlamentare. Furono preveggenti. Sapevano che la magistratura poteva avere anche l’ambizione di mettere lo zampino sul potere del parlamento, e vollero costruire le mura in sua difesa.
Cadute le mura, le incursioni sono cominciate e si sono infittite sempre di più fino ad arrivare alla sentenza di giovedì scorso, che i media e gli stessi politici non hanno ancora valutato appieno nella sua disastrosa portata.
Un articolo di oggi di Franco Bechis, apparso su Libero, chiosa la sentenza come anticipatoria del trattamento analogo che sarà riservato al caso Ruby, per il quale sarà confermato lo stesso principio, ossia toccherà esclusivamente al tribunale di Milano stabilire se quello di Berlusconi sia un reato ministeriale o meno.
Ma, ripeto, la decisione della Cassazione va ben più in là. Incorona se stessa, con le proprie mani, a scapito del parlamento, al quale concede semplicemente una sudditanza generosa.