Il notabile a disposizione

di Ernesto Galli della Loggia
(dal “Corriere della Sera”, 3 novembre 2012)

Ogni giorno di più il centro della scena italiana si affolla di un nuovo perso ­naggio: il «notabile a disposi ­zione ». Per centro intendo proprio il Centro dello schie ­ramento politico, quello gra ­vitante dalle parti dell’Udc. È qui soprattutto, infatti, che il «notabile a disposizione » sembra trovare il suo habi ­tat più confacente, la sua de ­stinazione naturale.

Non è inutile fare nomi: Corrado Passera, Andrea Ric ­cardi, Luca di Montezemolo, Lorenzo Ornaghi, Ernesto Auci, Raffaele Bonanni. Co ­me si vede c’è di tutto: ex banchieri, sindacalisti, pro ­fessori universitari, ex mana ­ger. E c’è di tutto dal momen ­to che ciò che realmente con ­ta non è ciò che si è fatto o che si potrebbe saper fare; ciò che conta è altro: è per l’appunto essere un «notabi ­le ». Essere cioè una persona «in vista », circondata di «ri ­spetto », intervistato quanto si conviene dai giornali, mo ­ralmente con le carte più o meno in regola, insomma «autorevole ». Meglio se con qualche carica significativa già alle spalle.

Naturalmente il «notabile a disposizione » è a disposi ­zione della politica. Pronto a rispondere a ima sua even ­tuale chiamata. Il che signifi ­ca che fino a quel momento il suo rapporto con la politi ­ca c’è e non c’è, è fatto essen ­zialmente di contiguità. Da questo punto di vista è facile capire come l’attuale dimen ­sione del governo tecnico si stia rivelando la dimensione ideale per evocare il ruolo di tale figura. Che cos’altro è perlopiù un tale governo, in ­fatti, se non per l’appunto un governo di notabili? Contiguità significa soprat ­tutto due cose: non aver mai avuto a che fare con la vita in ­terna di un partito, non aver ­ne di recente occupato cari ­che o ruoli, ma al tempo stes ­so â— ciò è fondamentale â— essere in grado di garantire al mondo dei partiti tradizio ­nali di non rappresentare per essi alcun pericolo so ­stanziale, grazie a un vincolo di fondo derivante dalla co ­mune condivisione di inte ­ressi, di codici espressivi, di complicità sostanziali e me ­no sostanziali. Un amalgama di modi di pensare, di coin ­volgimenti e di comporta ­menti â— quello richiesto al «notabile a disposizione » â— che ha il suo massimo mo ­dello, direi il suo archetipo, in una figura come quella di Giuliano Amato.

Tipico dei «notabili a di ­sposizione » presenti sulla scena italiana è il loro silen ­zio. Silenzio, beninteso, sul ­la sostanza delle cose: ché anzi tutti i sopra nominati so ­no invece sempre pronti a prodursi dovunque in alati discorsi sui massimi sistemi, sull’Europa, sui compiti del futuro, sulle necessità del ­l’ora, sull’impegno del Pae ­se. Ma non ce n’è uno, mi sembra, che si sia fin qui av ­venturato, invece, a dirci co ­me secondo lui dovrebbe es ­sere affrontato e risolto un problema specifico, uno sol ­tanto dei tanti problemi con cui ci troviamo alle prese. Non uno di questi illustri personaggi che abbia avuto l’ardire di scoprirsi con una proposta, di comprometter ­si con una cifra, di informar ­ci come lui vede, chessò, la questione della divisione del ­le carriere dei magistrati o delle unioni omosessuali. Nulla: anche se ormai si an ­nuncia imminente, immi ­nentissima, la loro conclama ­ta discesa nell’arena. Ma a pensarci bene non c’è da stu ­pirsi. La mentalità del notabi ­le â—- odierna caricatura ita ­liana della società civile â— è precisamente questa, infatti: «Voi mi dovete eleggere non per ciò che io penso o pro ­pongo (quasi sempre nulla), ma per ciò che io sono. Per il mio “rango”. Che non deve essere certo riconosciuto da voialtri, insignificante plebe elettorale. Basta che lo faccia ­no i miei pari: a voi, al massi ­mo, non resta che sottoscri ­vere ».


Uovo di Pasqua con sorpresa
di Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano”, 3 novembre 2012)

Allarme rosso. Sos. Si salvi chi può. Aita aita. Annibaie è alle porte. Attila marcia su Roma. Sagunto sta per essere espugnata. Mamma li turchi! Al lupo al lupo. Yade retro Satana. È bastato che Grillo lanciasse il ballon d’essai di Di Pietro al Quirinale per seminare il terrore nei palazzi e nei giornali al seguito. L’alleanza 5Stelle-Idv non si farà mai, perché Grillo e i suoi vogliono correre da soli. Ma la realtà non conta: basta la minaccia ed è subito panico. I poteri morti tremano a ogni stormir di fronda. Vedono nemici dappertutto, hanno le visioni, sentono le voci, sognano gli spettri. E c’è da capirli. Se, per assurdo, dall’uovo di Pasqua del 7 aprile uscisse la sorpresa di 5Stel- le primo partito, questo avrebbe il 55% di seggi alla Camera grazie al Porcellum e potrebbe eleggere il nuovo capo dello Stato. Poi Di Pie ­tro potrebbe convocare Grillo al Quirinale per l’incarico di formare il nuovo governo mo ­nocolore. Lo ripetiamo, per rassicurare chi co ­manda: è solo uno scherzo. Ma la scena merita di essere evocata solo per il gusto di imma ­ginarne le conseguenze. Del resto è per questo che la stampa di palazzo dà tanto spazio alla bufala delle 56 case della famiglia Di Pietro. Il Corriere parla di “56 proprietà” (accostate ma ­liziosamente ai “rimborsi all’Idv”). Il Giornale si accontenta di “36 proprietà in 7 anni” e aggiunge che “Grillo sta con i comunisti”, sen ­za contare che un suo consigliere regionale guadagna addirittura “3.500 euro al mese”. Un nababbo. Come oggi dimostra Marco Lillo, visure catastali alla mano, le “case” di Di Pietro sono 3 (più 7 di moglie, tre dei figli e una della società di famiglia). Ma a chi interessa la ve ­rità? La Stampa, giornale della Fiat che na ­sconde le rappresaglie di Marchionne chia ­mandole “mobilità”, è stupita dalla “reazione ‘garantista’ dell’intero fronte ‘giustizialista’. Di Pietro è difeso a sciabola sfoderata sia dal Fatto sia da Grillo”. Non è chiaro che c’entrino garantismo e giustizialismo con la matematica (11, non 56), ma pure quella diventa un’o ­pinione. Il Corriere, altro giornale che scambia per “mobilità” le rappresaglie della Fiat pa ­drona, si affida a Pigi Battista, già vice di Fer ­rara alla direzione di Panorama: il noto maestro di giornalismo investigativo prende per buona la bufala delle 56 case e paragona Idv a un’“agenzia immobiliare”; irride alla base che “credeva alla parola del Capo, suffragata an ­che da sentenze favorevoli” (e queU’“anche” ne presuppone di contrarie, che però non esi ­stono); infine esalta “le campagne del Foglio o di Facci, isolatissime nel mondo dei media” (infatti erano patacche, in parte sanzionate come diffamatorie). Ma il meglio lo dà Re ­pubblica: la legittima aspirazione di Grillo a vedere Di Pietro sul Colle sarebbe “il primo passo di un preoccupante percorso politico” di “un Movimento che già pensa a come pren ­dere il potere e a come occuparlo”: pare ad ­dirittura che 5Stelle partecipi alle elezioni per vincerle, praticamente un golpe. Per giunta perpetrato “aizzando i più biechi istinti gia- cobinisti” (non giacobini: giacobinisti) con una “somma di sfascio e di antipolitica” che mira a “ingannare i cittadini o architettare la distruzione del Paese”: Grillo, nientemeno, “può contare su una decina di influencer con l’indice Klout superiore a 75 capaci di influen ­zare oltre 100 mila utenti internet” e “pilotare un milione di persone”. La Spektre, col suo indice Klout (per non parlare del pollice verso e del medio alzato), marcia su Roma e nessuno fa niente: mala tempora currunt. Ecco: se evo ­care la scena di fantapolitica con Di Pietro al Quirinale e Grillo a Palazzo Chigi ci piace tanto, è proprio per indovinare l’effetto che farebbe. Noi, come sempre, staremmo all’op ­posizione. E i giornali che oggi fucilano i due nemici del popolo, si affretterebbero trafelati a titolare: “Noi, dipietristi da sempre”, “Però, mica male questo Grillo”.

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