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Il prezzo politico della paralisi

30 Marzo 2012

di Marcello Sorgi
(da “La Stampa”, 30 marzo 2012)

Il quadro preoccupante di un intero anno di recessione, fornito dal ministro dello sviluppo economico Passera al Parlamento, la giornata difficile in Borsa e lo spread dei titoli pubblici che torna a impennarsi, a parte le preoccupazioni che hanno generato, sono serviti a capire qual è il prezzo politico della paralisi imposta al governo Monti dopo l’avvio della riforma del mercato del lavoro e lo scontro sull’articolo 18.

Pur avviata sulla strada del risanamento, l’Italia non può permettersi di dare segni di ripensamento sul percorso virtuoso imboccato quattro mesi fa.

Le incombenze della campagna elettorale, che hanno spinto i partiti, e in particolare il Pd, a prendere le distanze dal governo proprio nell’ora delle scelte più difficili, non sono compatibili con il peso, ancora molto grave, della congiuntura economica determinata dalla crisi dell’euro.

Dopo due esternazioni consecutive, Monti ieri ancora in viaggio ha taciuto. La sua polemica contro i partiti ha sollevato reazioni trattenute ma consistenti, e al rientro a Roma il premier dovrà affrontare una situazione molto difficile.

I rapporti con Bersani e Camusso si sono molto raffreddati: il presidente del consiglio tuttavia considera grave soprattutto l’atteggiamento del leader del Pd. Mentre infatti Monti non s’era mai illuso (e non ne aveva fatto mistero) di poter arrivare a un’intesa con la Cgil, al contrario considera Bersani come uno dei contraenti del patto di governo, il cui programma prevedeva chiaramente fin dall’inizio l’intervento sui licenziamenti.

Il passo indietro del Pd, o anche semplicemente la necessità, che ormai traspare, di rinviare l’iter parlamentare del disegno di legge del governo a dopo le amministrative, è inaccettabile per Monti.

Che appena tornato a Roma proverà ad esaminare con i presidenti delle Camere la possibilità di accelerare il dibattito parlamentare e l’approvazione del provvedimento, se del caso ponendo la questione di fiducia, con la motivazione, appunto, che il Paese non può consentirsi né indugi né rallentamenti nella sua strategia anti-crisi.

In attesa di ritrovarsi faccia a faccia con il premier, i segretari dei tre partiti di maggioranza contano di rivedersi prima di Pasqua in un nuovo vertice di maggioranza, per cercare di definire la materia delle riforme istituzionali e di quella elettorale tratteggiate nel loro incontro di due giorni fa.

Ma a giudicare dalle reazioni che continuano a provenire dall’interno di Pd e Pdl, il compito si sta rivelando più arduo del previsto.


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Bart