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Il prodotto di Monti: recessione

19 Febbraio 2012

di Franco Bechis
(da “Libero”, 19 febbraio 2012)

Il 17 gennaio scorso il Bollet ¬≠tino economico della Banca d’Italia avvisava: l’Italia √® in recessione, e il Pil potr√† cade ¬≠re dell’1,2-1,5%. Un mese do ¬≠po – ieri – il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha corretto al ribasso quella previsione: il Pil cadr√† dell’1,5% secco. Siccome la fonte √® la stessa, questo signi ¬≠fica che dall’analisi della ban ¬≠ca centrale, le politiche adot ¬≠tate dal governo di Mario Monti sembrano pi√Ļ recessive di quanto non si te ¬≠messe. Negli ultimi due mesi tutti gli istituti di analisi economica nazionali e internazionali hanno concordato sulla recessione italiana con stime molto oscillanti. La pi√Ļ ottimistica √® stata quella dell’Abi (Pil -0,7%), pi√Ļ ne ¬≠gativa quella di Prometeia (-1,7%), molto negativa quella del Fondo mo ¬≠netario internazionale (-2,2%), disa ¬≠strosa quella fatta da Giulio Tremonti (-3%), che pu√≤ avere un po’ di dente avvelenato. La svolta depressiva per certi versi √® stata una sorpresa.

Non si poteva dire, ma tutti la im ¬≠maginavano all’indomani dell’appro ¬≠vazione del decreto salva-Italia. Perfi ¬≠no Monti e il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, avevano riconosciuto a denti stretti che quelle misure sarebbero state recessive. Scel ¬≠te in qualche modo obbligate, visti i tempi ristretti in cui dovevano essere adottate, ma sicuramente con effetti negativi sulla crescita. Nelle settimane successive per√≤ l’esecutivo √® passato alla cosiddetta ‚Äúfase due‚ÄĚ, approvando il decreto legge sulle liberalizzazioni ribattezzato ‚Äúcresci Italia‚ÄĚ e quello sul ¬≠le semplificazioni.

Ad entrambi √® stato dato grande po ¬≠tere taumaturgico. Tralasciando la strombazzata di Monti sulle liberaliz ¬≠zazioni (‚Äúfaranno crescere il Pil di 10 punti), che era uno spot non sobrio e non serio da fiera paesana, resta co ¬≠munque un’amara evidenza: con il ¬ęcresci-Italia ¬Ľ il Pil scende ancora pi√Ļ di prima. Economisti ed opinionisti che ben se ne erano accorti, da qual ¬≠che giorno avevano iniziato a mettere le mani avanti: ¬ęVero che le liberaliz ¬≠zazioni serviranno, ma gli effetti non possono essere immediati. Forse ci vorr√† qualche anno ¬Ľ.

Forse, e forse intervenire su settori co ¬≠s√¨ limitati come una fettina del tra ¬≠sporto pubblico (taxi), farmacie, libere professioni… servir√† magari a rendere pi√Ļ efficienti certi settori, ma non pu√≤ avere alcun tipo di effetto sul prodotto interno lordo di un paese grande come l’Italia. L’unico mercato di una certa ampiezza toccato √® stato quello del gas: la separazione della rete potr√† portare benefici, ma √® macchinosa e lunga. Insomma, non dobbiamo tene ¬≠re in alcun conto la possibilit√† di effetti concreti sulla crescita dalle misure contenute nel decreto ‚Äúcresci-Italia‚ÄĚ. L’unica norma l√¨ contenuta che avreb ¬≠be potuto avere effetti immediati era quella sulla prima tranche da circa 5 miliardi di euro di pagamenti degli ar ¬≠retrati ai fornitori della pubblica am ¬≠ministrazione. Misura strombazzata ai quattro venti, ma in parte coperta con emissione di titoli del debito pubblico (e quindi con una spesa di interessi che ne mortifica parte dei vantaggi) e per la maggiore parte coperta con una partita di giro: verr√† finanziata dal fon ¬≠do per pagare i crediti di imposta alle imprese. Effetto complessivo sulla cre ¬≠scita dunque nullo.

Guardando i conti pubblici italiani, dunque l’effetto complessivo dei pri ¬≠mi tre mesi del governo Monti- con ¬≠trariamente a quanto si scrive- √® stato di grave danno ai conti pubblici italia ¬≠ni. √ą servito- dopo un paio di mesi- al ¬≠la caduta dello spread che rendeva ogni asta dei titoli di Stato un piccolo dramma. L’effetto positivo al momen ¬≠to quantificabile per√≤ √® di 4-5 miliardi di euro, che certo non sono pochi. Ma sull’altro piatto della bilancia c’√® la ca ¬≠duta del Pil di un punto e mezzo. In assoluto questa significa un danno per i conti pubblici da 22-23 miliardi di euro.

√ą chiaro che non √® attribuibile tutto a Monti. Secondo le rilevazioni dell’Istat sugli ultimi due trimestri del 2011, met√† di questa caduta di Pil era tendenziale (quindi dovuta a situazio ¬≠ne internazionale e ai decreti approva ¬≠ti da governo Berlusconi), il resto √® provocato proprio dai decreti Monti. Che quindi fino ad oggi ha dato un be ¬≠neficio da 4-5 miliardi e causato un danno da 10-11 miliardi di euro. Il bi ¬≠lancio dunque √® al momento forte ¬≠mente in rosso (di circa 7 miliardi di euro). E difficilmente pu√≤ cambiare segno: per stimolare la crescita in tem ¬≠pi rapidi come sarebbe necessario, non esiste ricetta economica che non preveda l’utilizzo di risorse dello Stato. O si fanno investimenti pubblici, o si defiscalizzano subito investimenti pri ¬≠vati. Nell’uno e nell’altro caso servono soldi. E non ci sono.


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