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Processo Mori, pm deposita intercettazione De Donno Dell’Utri: “Complimenti”

18 Settembre 2012

di Redazione
(da “il Fatto Quotidiano”, 17 settembre 2012)

Intercettazioni, già depositate o da acquisire, sono state “protagoniste” dell’udienza, davanti alla IV sezione penale del Tribunale di Palermo, del processo a carico del generale  Mario Mori  e del colonnello  Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra per la mancata cattura del boss mafioso  Bernardo Provenzano  nell’ottobre del ’95.

La pubblica accusa ha depositato le intercettazioni telefoniche tra Mori e l’ex colonnello  Giuseppe De Donno  e tra lo stesso De Donno e il senatoreMarcello Dell’Utri,    indagato come il mediatore con lo Stato degli interessi mafiosi dopo le stragi,  fatte nel marzo scorso nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta trattativa Stato-mafia. Per i pm queste conversazioni avvalorerebbero la tesi che la conoscenza fra gli ufficiali e il politico è pregressa.  Secondoi magistrati il rapporto tra i tre sarebbe addirittura confidenziale e di vecchia data. Il 9 marzo scorso De Donno chiamò il senatore percomplimentarsi  per la decisione della Cassazione che stabiliva un nuovo processo per Dell’Utri, dopo la  sentenza  che lo aveva condannato a sette anni di carcere per  mafia. Una telefonata breve ma indicativa, secondo i pm, dei rapporti tra i due. De Donno, in particolare, si dice “molto felice” della decisione della  Suprema corte  e Dell’Utri gli risponde che anche lui è contento e che “qualcuno serio ancora c’è”.  Nella conversazione tra Mori e De Donno del 10 marzo, si parla della decisione della Cassazione e il generale dice “sono contento per lui, perché insomma…”, “gli ho telefonato ieri sera”, risponde De Donno, “ha fatto bene”, ribatte Mori. Poi De Donno spiega cosa ha detto a Dell’Utri: “Senatore, dico, sono contento, questo tutto sommato dimostra che forse in questo Paese sia rimasta… che sta crollando tutto, pian piano comincia a crollare tutto questo cazzo di discorso”.  Già a novembre 2011 c’era stata un’altra telefonata tra De Donno e Dell’Utri. Il 24 novembre le agenzie battono la notizia che il senatore è indagato per la trattativa e il giorno dopo il colonnello chiama Mori raccontandogli della telefonata con il nuovo “coindagato”. “Mi ha detto…beh…veramente questi pigliano cazzi per lanterne – dice De Donno a Mori -. Ci ho detto guardi, guardi, ma mi farebbe piacere se una sera andiamo a cena con il generale …a questo punto, essendo coindagati non ce lo possono neanche negare…”.

Altre intercettazioni, altra richiesta. I magistrati hanno proposto l’acquisizione delle conversazioni tra l’ex  ministro dell’Interno Nicola Mancino  e  Loris D’Ambrosio  (il consigliere del Quirinale deceduto, ndr)  sui riferimenti alla nomina di Francesco Di Maggio a direttore del Dap, Dipartimento amministrazione penitenziaria. In particolare, nelle conversazioni emergerebbe l’asserita conoscenza di D’ambrosio delle motivazioni della nomina di Di Maggio e dell’interessamento di Liliana Ferraro, degli Affari penali, per la predisposizione del decreto.

Tra le carte depositate dai magistrati c’è anche un’intervista  all’ex presidente della Commissione Antimafia,  Luciano Violante  al Radio Corriere Tv del 15-21 agosto 1993. L’avvocato di Mori, Basilio Milio, ha invece chiesto l’esame dei magistrati Fausto Cardella e Gioacchino Natoli e di Tito Di Maggio, fratello di Francesco che ha recentemente rilasciato un’intervista al Corriere della sera nella quale spiega, per conoscenza diretta e tramite documenti, che l’ex vicedirettore del Dap si lamentava del mancato coinvolgimento nella revoca dei 41 bis. Angeli sarà sentito assieme aGaspare Spatuzza  il 5 ottobre (il pm Nino Di Matteo, accogliendo la proposta del Tribunale, ha chiesto l’esame del pentito che avrebbe informazioni “apprese” dai boss Graviano sugli  attentati  di  Roma  e  Firenze, ndr  ), mentre Cardella, Natoli e Di Maggio il 19 ottobre.  Sulle produzioni documentali il collegio ha deciso anche l’acquisizione della  sentenza d’appello a carico del senatore  Giulio Andreotti  (verdetto confermato dalla Cassazione).
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Leggere anche qui. E qui (anche video).


Imu, strategie e propaganda
di Luca Ricolfi
(da “La Stampa”, 18 settembre 2012)

Non ci potevo credere. Berlusconi promette – se tornerà al potere – di abolire l’Imu, l’odiata tassa sulla casa.
Si possono obiettare tante cose: che l’imposta sulla casa è la principale fonte di finanziamento dei Comuni; che dare ai Comuni solo il gettito delle seconde case è un assurdo anti-federalista; che l’Imu così com’è l’ha votata anche il Pdl.

Questa uscita di Berlusconi conferma che il Pdl non ha una strategia credibile sulle tasse, ma solo un disperato bisogno di recuperare voti. In un momento come questo, in cui il dramma delle famiglie è la distruzione quotidiana di posti di lavoro, un partito serio metterebbe al primo posto il ritorno alla crescita, unica strada per ridurre il debito pubblico e aumentare l’occupazione. E se qualche margine ci fosse per ridurre le tasse, quel partito comincerebbe da quelle che più soffocano la crescita: Irap, Ires, cuneo contributivo, imposte sull’energia. Non certo da tasse come l’Imu o l’Ires, che attirano voti ma non smuovono occupazione e Pil.
Da questo punto di vista Berlusconi fa benissimo a ricandidarsi. La sua ridiscesa in campo è un atto di chiarezza: è la conferma che nel Pdl nulla è cambiato: il partito è prontissimo a ripetere gli errori di sempre.


Qui un interessante articolo di Arturo Parisi sulla legge elettorale.


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Bart