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In tv la casa di Montecarlo

7 Agosto 2010

Emilio Fede nel suo Tg4 di ieri ha dedicato un ampio servizio all’affaire di Montecarlo, facendo scorrere delle immagini sulla casa dei misteri.

Sono rimasto allibito. Si tratta di una posizione splendida, in una larga strada che non è distante né dal casinò né dal porticciolo. Quasi di fronte alla casa si scorge il muro alto di una villa lussuosa fornita di una terrazza da mille e una notte.

Munita di grandi ed signorili finestroni, la casa è collocato al piano terra ed è corredata di un terrazzino niente affatto striminzito, ma armonioso ed elegante.

Non è credibile perciò che quella casa sia mai stata fatiscente, né che al suo interno fosse ammorbata da una qualche pestilenza come ha lasciato intendere uno dei tesorieri, mi pare Lamorte.

Peraltro un nipote, che si accingerebbe a rivendicare l’eredità lasciata dalla Colleoni ad An, per aver questo partito disatteso le finalità fissate nel testamento, ha dichiarato che la zia aveva abitato l’appartamento fino a due mesi prima della morte.

Dunque, è assolutamente impossibile che una donna estremamente ricca, possidente di molte proprietà, e a quanto si sa, nobildonna di una certa eleganza, potesse ridursi a vivere in un appartamento fatiscente e ammorbato da ogni tipo di pestilenza.

Vi sono pertanto forti dubbi che su questa vicenda stiano correndo ed accavallandosi sciami di bugie, a partire da quella, forse la prima della serie, pronunciata dal tesoriere Pontone, il quale, intervistato, disse di non ricordare quella vendita. E abbiamo scoperto poi che fu presente all’atto, non solo, ma lo firmò per conto del partito.

Come pure è stato detto che nessuna offerta è mai pervenuta ai tesorieri di An, mentre un testimone, che chiede di rimanere per il momento anonimo, ha dichiarato di aver fatto pervenire sia a voce che per iscritto la sua offerta, arrivata infine a un milione e mezzo di euro.

Queste bugie denotano una verità: che si cerca di nascondere qualcosa di grosso, e forse anche di coprire qualcuno: il misterioso regista dell’operazione.

Il servizio del Tg4, dopo aver fatto vedere la casa, dicendo che si tratta di una proprietà di circa 70 mq, ha poi intervistato un privato cittadino del posto domandandogli la stima di un appartamento collocato in quella posizione, e questi ha risposto che il suo valore si aggirerebbe intorno ad una cifra superiore al milione di euro. Intervistata una agenzia immobiliare del posto, questa ha risposto che il valore non può essere inferiore ai 2 milioni e rotti di euro, e che con 300 mila euro in quella località si può comprare solo un piccolo garage.

Dunque, tutte le bugie sono state costruite al fine di giustificare una vendita stracciata e inspiegabile, e per coprire il regista dell’operazione.

Non vi è dubbio che l’operazione copertura ha trovato poi una sponda piuttosto sicura (ma lo vedremo alla fine, se si riuscirà a sfondare questo muro) nella costituzione poche settimane prima della vendita di due società gemelle la cui sede legale è situata in un paradiso fiscale caraibico, messo all’indice dall’Ocse.

Ci si domanda come mai un partito legalista e trasparente come An abbia deciso di vendere la proprietà ad una società situata in un paradiso fiscale, costituitasi appena prima della compravendita. Non conoscevano le indicazioni dell’Ocse? Perché non le conoscevano? Vivono sulla luna? Oppure era necessario fare quell’operazione proprio con una società dei paradisi fiscali al preciso scopo di coprire il nome del compratore?

La mia convinzione è che quelli di An sapessero bene ciò che stavano facendo e che hanno creduto di poterla fare franca. E forse l’avrebbero anche fatta franca se Fini non si fosse messo improvvidamente a fare il missionario della legalità, della moralità e della trasparenza, mettendosi, così, in bella vista, e inducendo qualche giornalista a fare le pulci al suo partito e a scoprire la magagna.

Qualcuno di An, non ricordo chi, ma si potrebbe rintracciare sulla rassegna stampa forse di ieri, ha dichiarato che a Montecarlo non si possono fare compravendite se non con società off shore. Forse è anche così. Ma certamente a questo tipo di operazioni non si può prestare un partito italiano come An. Non ci sono scuse.

Intanto Fini continua a tacere. Con grave spregio della correttezza istituzionale che vorrebbe che spiegasse questi passaggi sospetti e misteriosi, e chiarisse in modo trasparente la sua assoluta estraneità.

Tuttavia alla vicenda manca ancora un dato rilevante, il quale potrebbe sciogliere ogni dubbio: l’ammontare dell’affitto che Giancarlo Tulliani paga per quell’appartamento. Qui il muro del silenzio non è stato ancora scalfito. Sembra fatto di granito. Eppure, se tutto fosse in regola, come dichiara lo stesso Giancarlo Tulliani per bocca del suo avvocato, gli stessi avrebbero avuto tutta la convenienza a comunicarlo ai giornalisti, e fugare così ogni sospetto, nonché l’assedio della stampa, di cui il Tulliani si lamenta. Avrebbe potuto lo stesso Fini o la sua compagna consigliare Giancarlo Tulliani a farlo.

Perché invece l’ammontare di questo affitto è rimasto blindato e nessuno degli interessati si sente in dovere di renderlo noto?

Con il normale buon senso, si è indotti a pensare che qualcosa puzzi, che ci sia del marcio.
E infatti, se si scoprisse (ma credo che qualche giornalista prima o poi lo scoprirà) che l’ammontare dell’affitto è significativamente inferiore a quelli di mercato, allora la parentela con il presidente della Camera avrebbe tutto un altro risalto e l’intera operazione ne sarebbe segnata. Già il fatto che, dopo tutti quei tortuosi giri, il prestigioso appartamento sia finito proprio al cognato del presidente della Camera, genera qualche sospetto.

L’ammontare dell’affitto è dunque una delle chiavi più importanti dell’affaire montecarlese, ed è alla caccia di questa cifra che i giornalisti dovranno, a mio avviso, spendere molta parte del loro tempo e della loro abilità

Faccio loro i migliori auguri.

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Casa di Montecarlo. Rassegna stampa del 7 agosto 2010. Qui.


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4 Comments

  1. Commento by giuliomozzi — 7 Agosto 2010 @ 09:58

    “Non è credibile perciò che quella casa sia mai stata fatiscente”. Vedo. Non è credibile, ad esempio, che il paese di Gemona sia stato quasi raso al suolo dal terremoto del 1976: basta farsi un giro, e si vede che è tutto a posto. Il paese è splendido, gli affitti costano un occhio.

     

  2. Commento by Carlo Capone — 7 Agosto 2010 @ 11:44

    Giuseppe Pisanu: “Mi opporrò alle elezioni, in Parlamento tantissimi contrari”.

    Sono una trentina gli attuali deputati che sanno di non venire ricandidati

  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 7 Agosto 2010 @ 12:37

    Giulio, ma hai visto dove si trova l’appartamento? Non è possibile che una nobildonna molto ricca, e che ci ha abitato, secondo le dichiarazioni del nipote, 2 mesi prima della sua morte, abbia potuto ridurre l’appartamento nelle condizioni descritte dai tesorieri di An.

    Non credo, per di più, che a Montecarlo si possa lasciare fatiscente un appartamento in quella posizione. Succede anche in Italia che i sindaci emettono delle ordinanze quando un appartamento situato in una bella zona si rende fatiscente. Cercano i proprietari e se li trovano ordina loro di dare decoro alla proprietà.
    Figuriamoci a Montecarlo.

    Insomma, credo più al nipote e a chi è scettico, piuttosto che ai tesorieri, i quali hanno tutto da guadagnare sostenendo la tesi della fatiscenza, visto la poca credibilità di quel prezzo di vendita stracciato.

    Pontone disse perfino di non ricordare la vendita, e invece fu lui a firmare l’atto su delega di Fini (oggi sul Giornale).

  4. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 7 Agosto 2010 @ 12:39

    Leggi, Carlo, il pezzo che ho pubblicato poco fa.
    (su Fini, è pure uscito fuori la sua raccomandazione presso la Rai per ottenere un ricco contratto a favore del cognato. Era già presidente della Camera).

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