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La denuncia di Papa

11 Ottobre 2011

Ho l’impressione che quella certa parte della magistratura che ritiene di addomesticare la legge per raggiungere i suoi fini politici, stia per scoppiare per troppo protagonismo e troppa sicumera. Proprio come la classica rana che a forza di gonfiarsi per apparire bella, ci lasciò, è il caso di dirlo, la pelle.

L’altro giorno abbiamo avuto notizia dell’esposto di Marina Berlusconi a riguardo di taluni gravi omissioni presenti nella sentenza di condanna pronunciata dalla Corte di Appello di Perugia, a causa della quale la Finivestha dovuto sborsare la bellezza di 564 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti, rimpinguandone le casse.

Se non ci fossero state quelle omissioni, dichiarano gli avvocati della Fininvest, sarebbe apparso chiaro che la sentenza della Cassazione malamente citata avrebbe dato ragione alla società della famiglia Berlusconi.

Ora capita che l’ex deputato Alfonso Papa, sul conto del quale il parlamento votò l’autorizzazione all’arresto, ha denunciato che il pm Henry Woodcock gli avrebbe concesso la libertà provvisoria ove avesse fatto certe ammissioni, ovviamente a carico di Silvio Berlusconi.

Ciò che sta accadendo nella magistratura ha indotto il guardasigilli Francesco Nitto Palma ad inviare degli ispettori presso le procure di Napoli e di Bari.

Non so ancora se, tra le ispezioni, prima o poi rientrerà anche quella, che considero necessaria, presso la procura di Milano, visto ciò che è accaduto con la mole assurda delle intercettazioni e del fango che queste hanno gettato su persone che non paiono aver commesso alcun reato.

So bene che andare a Milano è come dichiarare la guerra a quello che può essere considerato il quartier generale della magistratura politicizzata.
Ricordo, a chi lo avesse dimenticato, che un ministro della giustizia, al tempo del governo Dini, dovette subire attacchi violentissimi dagli angeli custodi di certa magistratura, fino al punto di doversi dimettere. Si chiamava Filippo Mancuso e queste furono le commoventi parole che pronunciò a sua difesa, prima di ricevere la sfiducia capeggiata dall’allora Pds:

“Mi riconosco onorato di aver potuto, a conclusione di una vita contenuta, assumere l’incarico di guardasigilli dello Stato, di aver potuto conoscere nel parlamento e in quest’aula persone insigni e care, di aver potuto dire e essere ascoltato nel parlamento. Vi ho parlato, signori, dall’interno stesso di una coscienza. In ogni caso, serberò gratitudine se mi avrete udito, ascoltato, compreso.”

Ma è mia convinzione che una tale ispezione sia, ancora oggi, necessaria e urgente.

Come al solito, di fronte a così tanti e gravi eccessi,   il Csm tace. Non ricordo di aver mai ascoltato il suo vicepresidente Michele Vietti (provenienza Udc) prendere una posizione netta e chiara contro questi abusi, anzi, le poche volte che è intervenuto è parso più giustificarle e prenderne le difese che ammonire affinché cessino una volta per tutte.
Ma da Vietti, lo confesso, proprio per la sua provenienza politica, non mi aspetto né mi aspetterò mai granché.

Altri articoli

“Nitto Palma all’attacco “Multe alle toghe”. Qui.

“La “sciaboletta” di Scajola: sembra già mezza spuntata” di Franco Bechis. Qui.

“Prepariamoci: il risultato delle rivolte arabe sarà la vittoria dell’estremismo” di Souad Sbai. Qui.


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Bart