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La lettera di Sacconi scopre le carte

10 Agosto 2011

E il Corriere della Sera tenta maldestramente di nasconderle, relegando la testimonianza documentata del ministro sulle responsabilità della sinistra in ottava pagina, e nulla mette sul Corriere.it. Nemmeno nella news-letter quotidiana vi fa cenno. Mi pare che correttezza avrebbe voluto che la lettera di un ministro della Repubblica occupasse, per gli importanti temi toccati, la prima pagina. Invece il Corriere ha considerato un nostro ministro di rango inferiore ai suoi predicatori, da ultimi Sergio Romano e Mario Monti, il quale, forse consapevole dell’autogol, in questi giorni si schermisce e corre ai ripari dichiarando di voler stare lontano dalla politica. C’è da credergli? Se ho imparato a conoscerlo, e se davvero qualcuno fingesse di chiedergli in ginocchio di guidare un governo di emergenza, o di grande coalizione e quant’altro, motivando che si tratta di salvare la Patria, Monti non farebbe una grinza, e agirebbe tutto al contrario di Celestino V, il papa del gran rifiuto.

Chi ancora dubitasse dei giochi sporchi che sono in atto nel Paese per far fuori il governo legittimamente eletto dal popolo e sostituirlo con quello voluto dalle solite elite denominate massonicamente “dei poteri forti”, oggi, grazie al Corriere della Sera, ha un altro motivo per aprire gli occhi e per non accampare più alcuna remora e giustificazione.

La democrazia in Italia è in pericolo non certo per colpa di Berlusconi sul quale si è potuto fare e dire liberamente tutto il male possibile, ma a causa di un’opposizione che imbroglia le carte e racconta ai creduloni un mucchio di falsità e di sciocchezze.

Sacconi con la sua lettera le ha messe spietatamente a nudo, e chi ha seguito la politica in questi ultimi anni – come il sottoscritto – sa che sono cose veramente accadute. La sinistra ciurla nel manico i cittadini, li trascina dentro vicoli ciechi, dai quali non sa poi come ritirarsi e nella smania di riuscirci tira calci a destra e a sinistra, proprio come un asino, il quale però non ha che questa unica risorsa per difendersi.

Ma la differenza sta nel fatto che l’asino è un animale, e la sinistra, ed in special modo il Pd, sono chiamati a svolgere un ruolo politico nel nostro Paese. Che è sempre un ruolo di guida, anche quando lo si esercita all’opposizione.

Invece, Bersani & c. sanno solo mettere i bastoni fra le ruote per impedire al governo di dimostrare ai cittadini (è uno dei motivi del disumano odio che provano nei confronti del premier) che aver affidato, in questo periodo rivelatosi più che drammatico, le sorti del Paese al centrodestra, è stata una scelta lungimirante.

Figuratevi che cosa ci sarebbe accaduto con Bersani al governo. Stando alle dichiarazioni di questi giorni, in primis si sarebbe ribellato alle indicazioni impellenti dateci da Trichet e non avrebbe saputo né perciò potuto dialogare con i premier dei maggiori Paesi europei, in primis Francia e Germania, lasciando così che l’Italia navigasse da sola verso l’abisso.

Bersani non ha ancora capito che se siamo in Europa, una ragione ci dovrà pur essere, e la ragione principale sta nel fatto che l’Europa monetaria è destinata a progredire e a completarsi verso un livello ancora più alto e sensibile: la sua unità politica. Il cammino è ancora lungo, ma non vi è dubbio che le risposte – pur tra mille difficoltà, contrasti e distinguo – offerte dall’Europa monetaria ad una delle più selvagge e devastanti speculazioni sopraggiunte dal dopoguerra in poi, si rivelano in buona sostanza un passo avanti verso un tale obiettivo.

Per la prima volta è apparso evidente a tutti, salvo che al Pd e agli iettatori messi in campo dal Corriere della Sera, che l’Europa ha compreso l’importanza di stare uniti e di mostrarsi solidali. Non è stato facile, ma ciò che è emerso ha dimostrato che la tanto vituperata unità monetaria ha seminato un buon seme ed oggi ci si sta accorgendo che, lasciando solo nella tempesta un membro della Comunità, tutti gli altri sono – chi prima chi dopo – in pericolo. L’ha capito finalmente anche la forte Germania.

Non è questa inaspettata consapevolezza l’aspetto forse più rilevante che emerge da questa crisi drammatica?
Chi sa che un domani non si debba guardare a questa crisi come propedeutica al raggiungimento dell’unità politica dell’Europa.

Allora ci dovremo ricordare – e lo dovranno fare gli elettori di sinistra soprattutto – al refrain melenso e iettatorio di questi giorni recitato da Bersani. Ossia quel: Siamo stati commissariati dall’Europa. E se ancora il leader del Pd sarà sulla scena politica, lo potremo accusare con grande risentimento di non aver fatto nulla per la sua Patria nel suo momento peggiore. Di essere rimasto a guardare, con le mani in mano e con la lingua biforcuta (leggi i voltafaccia messi nero su bianco dalla lettera di Sacconi), più attento a disfare che a costruire.

L’Italia non gli dovrà niente, e non dovrà niente a questa sinistra capace nei fatti concreti solo di odio e di disprezzo, anche nei confronti del Paese.
__________
P.S. Oggi 10 agosto (il mio articolo è stato scritto stanotte) il Corriere della Sera per la penna del suo Direttore Felice De Bortoli fa un po’ marcia indietro, e sembra recepire il contenuto della lettera indirizzatagli dal ministro Sacconi. Qui.

Altri articoli
“A un anno dalla rottura segnali di disgelo tra Berlusconi e Fini” di Adalberto Signore. Qui.

“L’Italia nel pantano. L’ostacolo? Cgil e Pd, fermi agli anni ’70”. di Fausto Carioti. Qui.

“Berlusconi chiude a Fini. “Vediamo il Colle che fa” di Mario Sechi. Qui.

Intervista a Paolo Mieli. Qui.

Veltroni. “Le elezioni anticipate? Un pericolo per il Paese” di Antonella Rampino. Qui. Da cui estraggo:

«Siamo immersi in una crisi che richiede risposte coraggiose e innovative. L’Europa non può rimanere sospesa, senza una compiuta unità politica. Occorre muoversi subito. E non stupirsi, se il presidente della Bce invia una lettera a Berlusconi e ad altri governi ».
(…)
«Per questo, ribadisco la mia proposta: si abbini al pareggio di bilancio il dimezzamento dei parlamentari. In 91 giorni si può approvare. E occorre abolire le provincie e nuove norme sull’incompatibilità e contro la corruzione. Solo partiti più leggeri e aperti salveranno la politica ».

“Mazzette rosse? Procure al rallenty” di Giancarlo Perna. Qui.

“Silvio che fai, mi riprendi?” Fini pentito a cena col Cav” di Maria Giovanna Maglie. Qui.

“Il valore della Patria” di Mario Sechi. Qui.


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Bart