La libertà di stampa a senso unico

Quanti articoli si dovranno scrivere per dimostrare agli elettori della sinistra che la parte marcia della democrazia italiana risiede nella coalizione per la quale votano? Il centrodestra ha i suoi peccati, ovviamente, Berlusconi in testa, ma quando si parla di democrazia il tavolo zoppica, e di molto, dalla parte della sinistra. Direi che quel gambo manca proprio del tutto.

Stamani apprendo dall’editoriale di Alessandro Sallusti che è stato inviato dal Pd, a firma dell’ex ministro Gentiloni, un esposto al Garante delle comunicazioni, affinché siano presi drastici provvedimenti contro il Giornale. Il motivo? Il motivo è che il Giornale parteggia per Berlusconi. Non vi racconto una favola; è proprio così.

Vi si legge: “questo gior ­nale simpatizza per Silvio Berlusconi e sostiene la sua azione di governo. La pro ­va? A volte, nei titoli, «lo cita in modo confidenziale col nome di battesimo »”

E ancora: «A giudizio del ­lo scrivente – si legge nell’espo ­sto – la condotta ascrivibile al ­la direzione del quotidiano Il Giornale configura in tutta evi ­d ­enza una fattispecie di soste ­gno privilegiato al presidente del Consiglio… il quotidiano ha giocato un ruolo di soste ­gno sistematico alle posizioni del premier ma di attacco con ­tinuato alle posizioni dei sog ­getti politici considerati quali suoi avversari… per tutto que ­sto si chiede a codesta autorità di aprire una istruttoria… ».

Non crediate di aver letto male. Sta scritto proprio così. In sostanza, siccome il Giornale appoggia quel satanasso di Silvio Berlusconi, e addirittura si permette di chiamarlo affettuosamente per nome, il Garante delle comunicazioni deve impartire una dura sanzione affinché ciò cessi. La notizia è stata tenuta segreta da tutta la stampa, salvo il Giornale, ovviamente, e salvo il Tg1 di Minzolini delle 13,30. Per fortuna che c’è Minzolini, altrimenti chi sa quante cose ci sarebbero nascoste!

Che la sinistra non creda affatto alla libertà di stampa lo sanno anche i gonzi. Restano i suoi militanti sfegatati, ai quali è stato fatto indossare il paraocchi.

Si finge di dimenticare che comunismo e fascismo sono due mali molto simili, un po’ come il morbillo e la scarlattina. Entrambi usano la menzogna per stordire le coscienze. Scrissi che   oggi, attraverso Fini, sta avanzando in Italia un nuovo fascismo, mascherato di ipocrisia e di finzioni. Fini, infatti, è l’esempio più marcato di trasformismo apparente, il più pericoloso. Apparente: giacché tutto il suo passato è improntato dal peggiore fascismo, quello che vuole il potere tutto per sé, per abusarne. Altro che Berlusconi e la telefonata per Ruby! Non potendo esercitarlo nelle Istituzioni, lo esercitava nel suo partito. Ma anche nel presente, una volta conquistate le Istituzioni, questa sua matrice viene confermata. Non molla la poltrona di presidente della Camera nonostante abbia promesso agli italiani che avrebbe rassegnato le dimissioni se la casa di Montecarlo fosse risultata acquistata dal cognato. È stata acquistata dal cognato, come risulta pure in procura, ma lui resta lì, sfidando gli italiani e le Istituzioni. Lui si crede al di sopra di esse e delle leggi. Ha governato come un despota An, e così crede di fare nei confronti degli italiani dallo scranno più alto di Montecitorio. Il fascismo più deteriore è nel suo dna. La mia soddisfazione è quella di non essermi mai fatto incantare da lui, anche quando andava a braccetto con Berlusconi. Così come non mi ha mai incantato e non mi incanta Umberto Bossi.

Il comunismo invece non ha bisogno di ritornare, perché non se ne è mai andato. Menzogna, ipocrisia, e doppiopesismo, lo hanno caratterizzato in tutti questi oltre sessant’anni di Repubblica.

Guardate come si stanno muovendo intorno a quella povera ragazza che di tutto avrebbe bisogno tranne che di essere tutti i giorni sbattuta in prima pagina. È diventata il motivo principale per chiedere le dimissioni di Berlusconi. Domani compirà 18 anni. Le faccio i miei auguri di cuore. Ma la sua vita, anche se la vicenda le procurerà molto denaro offerto a piene mani dagli squali, resterà segnata in negativo.

Leggete D’avanzo e leggete Scalfari. Anch’essi schierati a svolgere la loro parte, squali ancora più affamati degli altri. Stanno sezionando i verbali della Questura di Milano, per trovare qualche ago nel pagliaio che incastri Berlusconi, e per fare questo non badano a niente. Nessuno scrupolo, nessun rispetto. Fanno solo pena. Non so se ancora abbiano la capacità di accorgersi di ciò che scrivono, delle arrampicate sugli specchi, dei balbettamenti, al fine di trasformare delle piccole colpe in attentati alle Istituzioni.
Dimenticandosi a bella posta di quelli, ben più gravi e sfacciati, commessi dal presidente della Camera.
Credono davvero di riuscire a prenderci giro, allo stesso modo che sta facendo Fini?

Quando Scalfari scrive che è finito il regno di Berlusconi, caduto sopra la buccia di banana di una Ruby qualsiasi, in realtà, come sempre è successo, gli allunga la vita.

Leggete cosa Fini si è permesso di dire ieri a Roma al Teatro Adriano dove era riunito il popolo del Fli, a proposito della telefonata del premier alla questura di Milano in favore di Ruby:

“Anche perché “se quell’intervento c’è stato, e uso il condizionale, e se è vero che è stato detto che quella signorina era parente di un capo di Stato, dimostrerebbe che c’è stata una certa disinvoltura e malcostume nell’uso privato di incarico pubblico”.

Da che pulpito viene la predica! Vedete bene con non c’è nessuna differenza fra l’ipocrisia del Pd e quella di Fini. Le origini (comunismo e fascismo) sono le stesse.

Fini rimuove dal suo cervello (o finge di rimuoverlo) il suo caso, allorché si permise, approfittando della sua carica isitituzionale, di raccomandare i Tulliani per una commessa in Rai di svariati milioni di euro. Altro che Berlusconi malato! Qui se di malati si deve parlare, questi sono Fini, Scalfari, D’Avanzo, Franceschini, Bersani, Bindi e compagnia bella, compreso Gentiloni.

No, così non si può andare avanti. C’è bisogno di chiarezza e di pulizia. Non c’è Napolitano che tenga (anche lui ha le sue doppiezze: sul caso Fini, ad esempio), né governicchio che possa rimediare. Anzi.

La sola lavatrice in grado di fare pulizia è una sola: il corpo elettorale.

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“Crescono i dubbi, altre 10 domande ai Pm” di Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica. Qui. Da cui estraggo:

“A proposito di affitto. Perché i vostri uffici, il 20 settembre scorso, si sono precipitati a smentire la clamorosa rivelazione del Giornale che pubblicando la registrazione dell’atto di affitto evidenziava la presenza di due firme identiche alla voce locatario e locatore, con ciò sollevando pesantissimi dubbi che Tulliani e Timara fossero la stessa cosa? Perché la procura il 20 settembre si è affrettata a precisare che quanto riportato dal Giornale era smentito dal contratto originale dove le firme erano diverse, mentre oggi è costretta ad ammettere che le firme sono apparentemente identiche anche nell’originale? Perché, avendo in mano i due documenti, la procura ha detto il falso alla stampa?”

“Perché se la materia era civile e non penale i pm si sono impegnati allo spasimo per capire se vi fossero state altre offerte di maggiore entità ad Alleanza nazionale? E perché, anche sotto questo profilo, la procura di Roma fece trapelare alle agenzie di stampa una notizia infondata, e cioè che il senatore Antonino Caruso aveva smentito quanto precedentemente dichiarato sui giornali, ovvero di un’offerta precisa ricevuta nei primi anni duemila e pari a 900mila euro, come ieri si è avuta conferma pubblicando uno stralcio del suo verbale? Perché far trapelare un’altra notizia che non corrispondeva alla realtà?”

“Censura al Giornale, persino il Fatto ci difende “Alla sinistra non piace la libertà di stampa” di Laura Cesaretti. Qui. Da cui estraggo:

“«Sono stato a lungo, in una delle mie vite precedenti, direttore dell’Unità. E in quella veste ho conosciuto da molto vicino la grande suscettibilità della sinistra nei confronti della libertà di stampa dei giornali: una suscettibilità che può raggiungere livelli insopportabili, insopportabili, in-sop-porta-bi-li! ».”

Sta dicendo che non c’è il regime che frena la libertà di stampa?
«Per quanto riguarda la carta stampata assolutamente no, non c’è nessun regime: c’è un effettivo pluralismo. Il discorso è diverso per la tv, ma per i giornali ci sono miriadi di testate con impostazioni diverse, e tutto si può dire tranne che in questi ultimi mesi non ci sia stata informazione plurale, e i che i giornali non siano spesso stati protagonisti e non abbiano potuto influenzare la politica con le loro iniziative informative. Di segno diverso, ma vivaddio ».

Parla anche delle iniziative del «Giornale »?
«Beh, per fare un esempio trovo che l’inchiesta giornalistica sulla casa di Montecarlo, che pure aveva certo un risvolto politico evidente, sia stata un’eccellente inchiesta giornalistica, fatta con grande cura. E ha saputo segnare un’intera estate ».”

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Commenti

23 risposte a “La libertà di stampa a senso unico”

  1. Credo che ti sfugga qualcosa, Bart.

    Sono in viaggio, vado a memoria, e quindi non sono in grado di piazzarti qui link e controlink.

    In Italia esiste una legislazione antitrust.

    Questa legislazione dice, tra le altre cose, che un singolo soggetto non può possedere più di tre emittenti televisive a diffusione nazionale in chiaro; e, inoltre, che chi possiede già tre emittenti televisive a diffusione nazionale in chiaro non può possedere quotidiani a diffusione nazionale.

    In conseguenza dell’emanazione di queste leggi, Silvio Berlusconi cedette il controllo del quotidiano “Il Giornale” al fratello Paolo.

    Ora: è sensazione di molti che in realtà Paolo Berlusconi sia un “uomo di paglia”, e che il controllo di fatto de “Il Giornale” sia ancora saldamente nelle mani di Silvio Berlusconi. Se così fosse, si verificherebbe una violazione delle leggi antitrust.

    Se “Il Giornale” apparisse a tutti come un quotidiano indipendente (magari culturalmente, politicamente vicino a Silvio Berlusconi: ma indipendente), non ci sarebbe ragione per sospettare questa violazione.

    Ma a molti pare, invece, che “Il Giornale” non solo non sia minimamente indipendente; ma sia propriamente al servizio di Silvio Berlusconi. Se l’ “Avvenire” dà fastidio a Berlusconi, subito “Il Giornale” parte alla carica; se Fini dà fastidio a Berlusconi, il “Il Giornale” prima minaccia “dossier a luci rosse” e poi parte alla carica con la storia dell’appartamento di Montecarlo. Eccetera.

    E allora ha senso chiedere al garante delle comunicazioni di prendere in considerazione la faccenda. L’attuale presidente dell’autorità, Corrado Calabrò, è stato nominato dal presidente della repubblica su indicazione del presidente del consiglio dei ministri Silvio Berlusconi.

     

  2. Credo che tu, Giulio, confonda due piani.

    Il primo è la violazione delle legge antitrust. Tema che somiglia a quello del conflitto d’interessi.

    Sono anni che ce li portiamo dietro, sia con governi di centrodestra che con governi di centrosinistra.

    Il fatto che il Giornale appartenga a Paolo Berlusconi è noto da tempo, mi pare. Paolo Berlusconi, giuridicamente, è persona, comunque, distinta da Silvio Berlusconi.

    Per inquadrare il senso, oggi, dell’iniziativa del Pd, deve tenere presente quanto sopra.
    E qui entra in gioco il secondo piano. Non ti sei domandato perché al Giornale, solo in queste ultime settimane capitano cose sgradevoli come: l’intercettazione telefonica, la perquisizione giudiziaria, e oggi l’esposto Gentiloni?
     Eppure è lo stesso Giornale che ha sempre mostrato simpatia per Berlusconi, sia quando Berlusconi era al governo, sia quando era all’opposizione. Ma gli attacchi, durissimi, sono di queste settimane.
    Sarebbe troppo semplicistico rifarsi alla legge antitrust. L’operazione fa parte dell’attacco massiccio e concentrico che si sta muovendo a Berlusconi, di cui Scalfari intravvede la fine del regno.

    Non hai nulla da dire sull’atteggiamento giustificazionista (il silenzio questo significa) sul caso Fini e sul comportamento della procura romana?
    Le due dichiarazioni false fatte uscire dai pm per coprire Fini sono qualcosa assai più scandaloso degli articoli del Giornale. Meriterebbero una sanzione del Csm, che non ci sarà.

    Ha scritto nulla in proposito, Gentiloni? No.

    Giulio, l’attacco alla democrazia viene da una parte sola: da quella che non ha vinto le elezioni e vorrebbe ugualmente governare. Questa è la verità ed è tanto mai palese che mi meraviglio che tu non te ne accorga.

    Berlusconi va difeso perché ha vinto le elezioni, allo stesso modo che io difesi Prodi quando D’Alema gli soffiò il posto.

  3. Avatar Marzio Messora
    Marzio Messora

    Non capisco il ragionamento di GiulioMozzi… ci sono anche altre testate che difendono Silvio berlusconi pur non appartenendogli. Questo non può essere indice di appartenenza e/o di proprietà, al massimo di condivisione delle idee e della lotta.
    Per quanto riguarda la legge… ci fù un referendum che chiarì perfettamente quanto importa al popolo di questa limitazione sulle reti o  quotidiani, finanche dello stesso  conflitto d’interesse… inutile insistere… propongo di farne uno oggi per abrogare questa inutile  legge. Siamo zoticoni e sappiamo leggere fra le righe… non ci piace il rispetto ipocrita di leggi  che  proteggono nessuno tranne chi le ha inventate.
    (ma questo è solo  il pensiero di chi accetta la sovranità popolare…)

  4. Certo, Bart: che “Il Giornale” sia di proprietà di Paolo Berlusconi è noto da un bel po’.

    Oggi – in conseguenza di certe azioni messe in atto negli ultimi da “Il Giornale” – a qualcuno è venuto il dubbio che tale proprietà sia solo formale. Che Paolo Berlusconi sia l’uomo di paglia di suo fratello.

    E ha chiesto all’autorità, guidata da un uomo nominato da Silvio Berlusconi, di controllare.

    Non vedo di che scandalizzarsi.

    (Ah: i giornalisti de “Il Giornale” non erano intercettati. Era intercettato il portavoce di Marcegaglia. Il quale, ovviamente, per il suo lavoro, ha parlato con una quantità di giornalisti di una quantità di testate. Poiché i giornalisti de “Il Giornale” hanno avuta la bella idea di minacciare Marcegaglia – per scherzo o sul serio, non lo so -, qualcuno si è agitato).

  5. L’inchiesta sullo  scandalo (sottolineo scandalo)  di Montecarlo, fu suggerita da un giornalista di tutto rispetto, Livio Caputo (tu sei più giovane di me, non so se lo hai potuto leggere, un bravissimo giornalista), come lo stesso Caputo ha dichiarato.

    E’ una delle vere inchieste promosse da un quotidiano italiano, al punto che tutto quanto scritto è risultato vero. Essa ha messo in evidenza un marcio che dovrebbe scandalizzare tutti, anche gli uomini di sinistra, e anche te, Giulio. Fini doveva dimettersi, eccome! E deve dimettersi! Non perché è avversario di Berlusconi (chi lo difende ipocritamente lo fa proprio per questo), ma perché non si possono consentire fattacci di questo genere alla aterza carica dello Stato. Per non parlare delle raccomandazioni in Rai, a confronto delle quali la telefonata alla Questura di Roma, su cui si attaccano i giornali antiberlusconiani, fa sorridere.

    Non ti pare che la differenza sia enorme?

    E Napolitano, che ammonì i giornali di centrodestra perché scrivevano sulla casa di Montecarlo mettendo in piazza anche la vita privata dei Tulliani, perché oggi non difende Berlusconi? Perché sulle raccomandazioni Rai di Fini è stato zitto? Le pressioni di Fini in Raisono ben altra cosa rispetto alla telefonata di Berlusconi per Ruby.

    Paolo Gentiloni si è mosso in funzione della stessa strategia politica dei pm romani che hanno scritto Fini sul libro degli indagati lo stesso giorno in cui hanno richiesto l’archiviazione. E hanno fatto diffondere per proteggerlo delle falsità, come ti ho linkato prima. Roba da espulsione dall’ordine.

    Poco importa che a presiedere l’autorità che controlla le comunicazioni sia un uomo designato da Berlusconi. E’ l’intenzione vera (e tanto ridicola) che si nasconde dietro l’iniziativa che va analizzata.  

    Ricordati chi ha mandato i carabinieri a perquisire la sede del Giornale, Woodstock, già noto per avventure sconclusionate di questo tipo. Vedrai che, come al solito, tutto si ridurrà a niente.

    Insomma, Giulio, se prima potevo ammettere che qualcuno non si accorgesse che nel Paese  è in atto un tentativo eversivo per ribaltare il risultato elettorale, ora non più, giacché il tentativo è evidente e molto vicino a realizzarsi. Grazie a Fini, ovviamente, il nuovo santone della sinistra, colui che, se non fermato in tempo, porterà in Itaalia (altro che Berlusconi) un nuovo fascismo.

    Hai visto con che faccia tosta ha criticato la presunta pressione di Berlusconi sulla Questura di Milano, lui che è colpevole di pressioni ben più gravi, come quelle fatte alla Rai, e con successo, che ci sono costati qualche milioni di euro?

    Spero che Berlusconi vada alle elezioni per dare di nuovo la parola ai cittadini. Se così non sarà e si instaurerà il governicchio, allora ti accorgerai in che mani saremo caduti. E forse rimpiangerai anche tu che Berlusconi non sia riuscito a modernizzare queste nostre arrugginite e corrotte Istituzioni.

  6. Bart, è inutile che tu parli d’altro.

    Secondo te, Silvio Berlusconi è o non è il proprietario di fatto de “Il Giornale”?

    Ti prego di rispondere “sì” o “no”.

  7. Mi è venuto in soccorso Padellaro. Ti rimando alla sua intervista. Qui.

    Non ho prove, ma sono convinto anch’io che Silvio sia il proprietario vero del Giornale.
    Ma la tua domanda non sposta di una virgola la questione sollevata dalla iniziativa di Gentiloni.

  8. L’ho vista ieri, l’intervista a Padellaro.

    Se Silvio Berlusconi è il proprietario vero de “Il Giornale”, ciò viola la legge. Ed è sensato chiedere al garante di darci un’occhiatina.

  9. Penso che tutti sanno che è anche il vero proprietario delle aziende di famiglia.
    E’ il famoso conflitto d’interessi, che nessuno ha voluto mai risolvere, destra e sinistra unite.

  10. Il cosiddetto “conflitto d’interessi” non c’entra niente.

    Nessuna legge vieta a una persona di possedere tre televisioni a diffusione nazionale e, nel contempo, di influire sulla Rai dalla poltrona di presidente del consiglio.

    Mentre una legge (del 1990) vieta esplicitamente di possedere tre televisioni a diffusione nazionale più un quotidiano a diffusione nazionale.

    Quindi: se tu sei convinto (o almeno hai il dubbio) che Silvio Berlusconi sia “il proprietario vero” de “Il Giornale”, sei anche convinto (o almeno hai il dubbio) che Silvio Berlusconi violi (o almeno aggiri, visto che non è formalmente, ma sostanzialmente proprietario de “Il Giornale”, che formalmente è di suo fratello) la legge. E quindi anche tu auspichi un intervento del garante: così ci togliamo il dubbio. Giusto?

  11. Se su questa fattispecie ci sono dei reati, intervenga la magistratura. E faccia seri accertamenti, non come ha fatto la procura romana per Fini.

    Non mi hai detto finora che cosa ne pensi del caso Fini. Mi piacerebbe che tu ti esprimessi.

  12. Il Pd ha chiesto appunto degli accertamenti. Non li ha chiesti alla magistratura ma al garante per le comunicazioni, che è lì apposta. Vedi che sei d’accordo con Gentiloni, Bartolomeo?

    Sul “caso Fini” numero uno, quello concernente il sospetto di truffa ai danni del partito, sull’aspetto penale ha lavorato, e ha preso una decisione, il magistrato competente. Ora il partito potrà, se vorrà, agire sul piano civile.

    Sul “caso Fini” numero due, quello concernente l’opportunità o inopportunità che un uomo espulso da uno dei partiti che l’hanno votato alla presidenza della camera resti su quella poltrona, credo che il partito che l’ha espulso potrebbe proporre in aula una mozione, o almeno organizzare una raccolta di firme. Fini non può essere “sfiduciato”, ma è possibile fargli sapere – e far sapere agli italiani – se la camera gradisce averlo come presidente. Ma vedo che non si è mai parlato né di mozioni né di raccolte di firme. Ne deduco che chi vorrebbe le sue dimissioni sa che, in realtà, Fini è ancora gradito alla maggioranza dei parlamentari; e quindi non osa promuovere una conta di favorevoli e contrari. Naturalmente, se Fini è ancora gradito alla maggioranza dei parlamentari, non si pone alcuna questione di legittimità.

  13. Non sono d’accordo affatto con Gentiloni. Lui accusa i giornalisti di dipendere nelle loro opinioni da Berlusconi.  Nemmeno Padellaro infatti  tira fuori il vecchio armamentario del conflitto di interessi. Perché l’iniziativa di Gentiloni non è a questo che mira.

    Il conflitto d’interessi è altra faccenda che spetta al potere legislativo regolare e alla magistratura far rispettare.

    Riguardo a Fini non ho parlato di mozioni di sfiducia (il Pdl e la Lega potrebbero invece  rifiutarsi di partecipare ai lavori del parlamento finché Fini ne sarà il presidente, ormai di parte). La questione è morale.

    Ha svenduto una casa non sua al cognato mascherando l’operazione con società off-shore. Anche i pm romani lo hanno riconosciuto. Lo hanno salvato (ma violentando la legge) perché   il partito è una associazione non riconosciuta. Altrimenti sarebbe stato condannato.

    Dunque? le dimissioni sono una questione morale.  Nei fatti la  condanna c’è stata, visto che è stato riconosciuto che il prezzo di vendita è stato tre volte inferiore a quello di mercato.
    Inoltre Fini ha promesso le dimissioni se fosse emerso che la casa era stata acquistata dal cognato. E questo è avvenuto. Ci sono documenti ed ora c’è anche l’avallo degli stessi pm romani.

    Come vedi due pesi e due misure. Si tace su Fini, la cui colpa è assai più grave, e si sparano cannonate su Berlusconi.

    Ma davvero non ti preoccupa questa sfrontata parzialità?

  14. Bart, ti prego, piàntala con ‘ste cazzate. Gentiloni non “accusa i giornalisti di dipendere nelle loro opinioni da Berlusconi”. Questo è il modo in cui te la conta “Il Giornale”.

    L’articolo 7, comma 1, della legge Frattini del 1990 dice che un giornale che sia di proprietà di un parente entro il secondo grado di un membro del governo non può fornirgli un “sostegno privilegiato”. L’esposto di Gentiloni fa notare che “Il Giornale”, di proprietà di Paolo Berlusconi, fratello di Silvio, fornisce un “sostegno” assai “privilegiato” a Silvio. Tanto privilegiato da far sì che “Il giornale” è da molti (anche da te!) considerato di fatto di proprietà di Silvio.

    “Il Giornale” quindi, secondo l’esposto di Gentiloni, viola la legge Frattini. Nel caso in cui l’autorità riconoscesse fondato il sospetto di Gentiloni, potrà decidere di “diffidare l’impresa [cioè “Il Giornale”] a desistere dal comportamento contestato e ad adottare, ove possibile, le necessarie misure correttive” (stesso articolo, comma 3).

    Quanto al “caso Fini”, ripeto: se Lega e Pdl ritengono che la maggioranza dei deputati non lo voglia più come presidente, facciano una bella raccolta di firme che lo dimostri. Finché non la fanno, tutti i loro strilli sono inutili. E più strillano senza fare una raccolta di firme, più io resto convinto che alla maggioranza dei deputati Fini stia bene lì dove sta.

    Quanto alla “casa Fini”, ripeto: se il partito ritiene di essere stato fregato da Fini, gli faccia una bella causa civile. Finché il partito non fa una causa civile, io resto persuaso che la faccenda sia di poco rilievo.

  15. La superficialità con cui tratti l’affaire Montecarlo, di cui non scorgi la gravità (ci ho scritto sopra  fin troppo) e non esprimi alcun giudizio sul comportamento di Fini, mentre lo fai sempre per Berlusconi, dimostra che non mastichi bene la politica, che è molto complicata e sofistica.

    Fai come il costituzionalista Onida che chiede a Berlusconi ciò che non ha chiesto e non chiede a Fini. Puoi leggere, se vuoi, il post di qualche ora fa, dove trovi tutti i riferimenti. Non si possono praticare due pesi e due misure, se le regole sono le stesse per tutti.

    Avrai letto che intanto il procuratore della Repubblica Bruti Liberati ha confermato che nel caso dell’affido di Ruby tutte le procedure sono state rispettate.  Si era fatto un gran fracasso montando ad arte  che la Questura avesse agito in difformità alla legge e al Tribunale dei minori. Su questo punto: fango acclarato.

    Vedremo il seguito.


    Hai letto in fretta, poi, le parole di Padellaro, che ti ho citato non perché possa sostituire il mio pensiero, ma perché è senz’altro persona che consideri più affidabile.
    Padellaro ha centrato in pieno lo scopo dell’iniziativa Gentiloni e tu ti perdi in cavilli, che ti fanno smarrire la visione  d’insieme di ciò che sta accadendo.

    Riporto qualcosa di quell’intervista per te e  per chi ci legge:

    “Non che l’iniziativa lo stupisca più di tanto, spiega: «Sono stato a lungo, in una delle mie vite precedenti, direttore dell’Unità. E in quella veste ho conosciuto da molto vicino la grande suscettibilità della sinistra nei confronti della libertà di stampa dei giornali: una suscettibilità che può raggiungere livelli insopportabili, insopportabili, in-sop-porta-bi-li! ». Tant’è che dall’Unità se ne è andato.

    Direttore Padellaro, Gentiloni argomenta che «il Giornale » debba essere sanzionato perché è troppo favorevole a Berlusconi e troppo critico coi suoi avversari. Le pare un’argomentazione valida?
    «Mi pare francamente bizzarra, diciamo così. È una iniziativa che dà una brutta impressione, sbagliata. La politica dovrebbe stare ben lontana dai giornali, e quando se ne occupa dovrebbe evitare di dare la sensazione di voler tappare la bocca a qualche testata ».

    Insomma simpatizzare per Berlusconi non le pare un argomento sufficiente per far chiudere un giornale?
    «Conosco Gentiloni, è una persona mite e mi auguro che la sua mitezza lo trattenga dall’auspicare chiusure di giornali. Dubito fortemente, per altro, che su queste basi l’Agcom possa erogare sanzioni. Insomma, mi pare più che altro un’iniziativa fatta tanto per farlo sapere, nella veste di responsabile dell’informazione per il Pd. Mi auguro che Gentiloni ci spieghi le motivazioni che lo hanno spinto a prendere questa iniziativa. Personalmente penso che sbagli, se pensa che i giornali debbano uniformarsi a qualche criterio unico. Guai se fosse così: ci possono essere voci che ci danno fastidio nel panorama dell’informazione, ma devono poter parlare tutte. E vivaddio lo fanno ».

    Padellaro non li tocca nemmeno i cavilli che porti tu, perché sono inconferenti. Lo scopo di Gentiloni  è quello di  riuscire ad ottenere una  censura (e forse anche la chiusura) del Giornale.

    Eppure non sei nato oggi, e sai bene che il Giornale si comporta così da una vita.
    Perché  si muove solo  ora Gentiloni?
    Sei troppo superficiale Giulio. Devi vedere l’insieme che si sta muovendo, l’attacco concentrico e smodato (che mescola tutto: Gentiloni, escort, attentato a Falcone e Borsellino, telefonata per Ruby) per rovesciare Berlusconi per vie estraparlamentari.

    Ma sarà tutto vano, perché se si vuole mandare a casa Berlusconi ci vuole la sfiducia al governo, e non questi arrembaggi. La Costituzione parla di sfiducia e non di escort e cose di questo genere.

    Fini invece si deve dimettere perché lo ha promesso agli italiani. La casa di Montecarlo è di Giancarlo Tulliani, Giulio. Di Giancarlo Tulliani!

    Ti rispondo sempre con cortesia, perché ho stima di te come scrittore, ma  nell’analisi politica vali molto poco.  Dio ti  ha dotato in un’altra direzione.

    Quello che tu hai chiamato pistolotto era un mio segno di stima nei tuoi confronti. Non avrei perso tempo ad aprirmi, sennò.
    Non hai capito nemmeno questo.

  16. Scusa, Bart: come fai a scrivere che avrei “letto in fretta” l’intervista a Padellaro? Che ne sai tu di quando, come, dove l’ho letta?

    (L’ho letta con tutta calma, lunedì, stampata ne “Il Giornale”, nella sala dell’Eurostar Club della Stazione Termini di Roma).

    E: scusa, Bart, ma perché mai dovrei considerare “più affidabile” (di chi?) Antonio Padellaro? Quel Padellaro da direttore de “L’Unità”, nel marzo del 2005, in piena campagna elettorale, per screditare Storace pubblicò una storia palesemente falsa? Quel Padellaro che oggi dirige un quotidiano, “Il Fatto”, che fonda il suo marketing sulla gara a chi strilla più forte, esattamente come “La Repubblica”, “Libero” e “Il Giornale”? Quel Padellaro che, intervistato da “Il Giornale” sull’esposto Gentiloni, mostra di non sapere e non capire di che cosa si sta parlando?

    Suvvia, Bart. No, non considero particolarmente “affidabile” Antonio Padellaro.

    E’ ovvio che Paolo Gentiloni ha come obiettivo quello di impedire a “Il Giornale” di continuare a “lavorare” in questo modo in favore di Silvio Berlusconi. Il punto è che la legge Frattini dice, molto chiaramente, che un quotidiano di proprietà di un parente entro il secondo grado di un membro del governo non può offrire a questi un “sostegno privilegiato”. E dice inoltre che chi possieda tre emittenti televisive a diffusione nazionale non può possedere anche un quotidiano a diffusione nazionale. Mentre mi pare evidente che “Il Giornale” ha tutta l’aria di offrire un “sostegno privilegiato” a Berlusconi; ed è sensazione diffusa (è anche la tua, mi pare) che “Il Giornale”, pur ceduto formalmente al fratello Paolo, sia di fatto di proprietà di Silvio Berlusconi. E quindi l’esposto di Gentiloni ha, così a occhio, qualche fondamento. Ora il Garante verificherà.

    Se le cose stessero come le racconta “Il Giornale” (e come le capisce il povero Padellaro), non si capirebbe perché l’esposto di Gentiloni non riguardi anche, ad esempio, “Libero”. Il fatto è che “Libero” non è di proprietà di Berlusconi né di un suo parente entro il secondo grado: e quindi, a norma di legge, può offrire a Berlusconi tutto il “sostegno privilegiato” che vuole.

    Gentiloni si è mosso solo ora, immagino, perché da quando Feltri è tornato alla direzione de “Il Giornale” la musica è cambiata parecchio. “Il Giornale” non si limita a un appoggio ideologico e d’opinione al partito capitanato da Berlusconi (questo non viola la legge Frattini, mi pare), ma agisce come uno strumento personale per la risoluzione dei conflitti: nel momento in cui l’ “Avvenire” critica Berlusconi, parte l’attacco al direttore dell’ “Avvenire” (che strana coincidenza!); nel momento in cui Berlusconi e Fini entrano in conflitto politico si scoprono gli altarini di Fini (che strana coincidenza!), peraltro già minacciato di rispolveramento di “fascicoli a luci rosse” eccetera; nel momento in cui la capa della Confindustria critica Berlusconi, partono le minacce private (che strana coincidenza!).

    Può darsi che io sia superficiale, Bart. Ma, ti dirò: non pensi che se Berlusconi la piantasse di andare a puttane i giornali smetterebbero di scrivere che Berlusconi va a puttane? Non pensi che se Berlusconi la piantasse di trafficare con prostitute professioniste minorenni la magistratura smetterebbe di indagare sui suoi traffici con prostitute professioniste minorenni? (Com’è obbligata a fare dalla legge, visto che comprare e vendere sesso minorenne è un reato grave: di gravità paragonabile – dal punto di vista della pena – al traffico internazionale di stupefacenti).

    Non mi risulta sia stato provato che, quando ha venduto per conto di An la famosa casa di Montecarlo, Gianfranco Fini sapesse che sarebbe finita nelle mani del Tulliani. E non mi risulta nemmeno sia stato provato che il Tulliani ne è ora il proprietario. (La mia unica fonte, come per te, sono i giornali; e tieni conto che leggo anche “Il Giornale”). La cosa mi pare comunque irrilevante. Se il partito ritiene di essere stato truffato da Fini, gli faccia causa. Mi stupisce che non gliel’abbiano già fatta. Se non gliel’hanno fatta, ci sarà un motivo.

    Peraltro, vedi, se si dimostrasse che Fini è un truffatore, ciò non trasformerebbe Berlusconi in uno stinco di santo. Quindi penso che sia sensato tenere separate le due faccende.

  17. Giulio, è come se nel momento in cui ti sparano addosso delle cannonate, tu ti mettessi a disquisire se i cannoni usati dal nemico sono stati acquistati regolarmente, oppure se sono stati costruiti secondo i canoni.

    Feltri è un giornalista, bravo, ma anche speciale. Nel senso che, sono convinto – e  lo ha dichiarato più di una volta – che lui scrive ciò che vuole e che se Berlusconi (il quale ha dichiarato più volte in pubblico che il Giornale gli crea danni) lo vuol mandare a casa, lui non ha problemi, avendo già guadagnato molti soldi. Sono dichiarazioni fatte in tv.
    Queste sono alcune sue altre dichiarazioni, che ricavo da qui:

    “Nel dicembre 1997 Feltri si dimette dopo il clamoroso articolo a favore di Antonio Di Pietro, proprio mentre Il Giornale era giunto ai suoi massimi livelli (250.000 copie)[2]. Feltri spiega perché ha lasciato la direzione de Il Giornale:

    «Quando capii che la famiglia Berlusconi aveva bisogno del direttore di un quotidiano di partito, non potei più rimanere. Non è un mestiere che so fare. »

    Complessivamente, sui quattro anni trascorsi in via G. Negri, ricorda:


    «
    Con Paolo ci siamo lasciati male. Metà Forza Italia mi detestava perché dirigevo Il Giornale a modo mio: tra l’altro dicevano che gridavo. A Silvio Berlusconi sto sulle balle perché una volta lo difendo e una volta lo punzecchio. Se non gli stessi sulle balle mi chiederei dove ho sbagliato! Sono stato ben pagato e Paolo ha rispettato in pieno la mia autonomia. Ma se Il Giornale non è morto una ragione ci sarà e ne ho tenuto conto nella parcella. »

    Io credo ad un rapporto conflittuale con la famiglia Berlusconi. Alla quale Feltri fa comodo perché sa vendere bene il quotidiano (lessi che su circa 17 milioni di deficit, ne ha già recuperati 11 milioni!).

    Feltri è tornato al Giornale il 21 agosto 2009 e proprio in agosto nacque il caso Boffo, su cui ho scritto anche troppo, confermando (nessuno ha mai smentito le analoghe dichiarazioni di Feltri) che una parte dell’inchiesta era vera e corretta, quella relativa alla condanna per molestie telefoniche ad una donna.

    Il punto è che è passato più di un anno dalla nuova direzione di Feltri, con tutte le varie inchieste e con tutti i vari articoli “berlusconiani”, e Paolo Gentiloni si muove solo ora?
    Tu parlavi di coincidenze sospette a carico del Giornale. E non vedi, però, la coincidenza sospetta dell’esposto di Gentiloni con l’attacco massiccio che si sta facendo contro Berlusconi e il suo governo.

    Non ti sembra di sospettare le coincidenze da una parte sola?

    ___________

    Sui comportamenti di Berlusconi sono d’accordo. Non li condivido, ma se mi portasse come contropartita la riforma dello Stato in senso presidenzialista, con l’elezione diretta da parte dei cittadini, mi riformasse la giustizia, impedisse agli eletti di cambiare casacca, sono machiavellicamente disposto a passarci sopra. Devo scegliere, e non ho dubbi che devo scegliere per uno Stato migliore.

    ________________

    La casa è di Giancarlo Tulliani. Fini è un fascista prepotente. Altro che Berlusconi. Berlusconi le combina alla luce del sole. Fini intrallazza.

    Leggi quest’altra notizia su di lui. Non è più grave della telefonata di Berlusconi alla Questura di Milano? Fini è questo.
    Se Berlusconi avesse fatto ciò che ha fatto Fini, la notizia starebbe sulle prime pagine di tutti i giornali.  

    Naturalmente ciò non giustifica i comportamenti di Berlusconi.
    Però non giustifica l’uso dei due pesi e delle due misure.

  18. Ovviamente, Bart, Gentiloni non poteva fare il suo esposto prima che “Il Giornale” facesse quelle operazioni. O secondo te doveva fare un esposto preventivo?

    Feltri lasciò “Il Giornale” dopo aver ammesso di aver pubblicato false notizie pur di danneggiare Antonio Di Pietro. Dimissioni, come si usa dire, “doverose”. L’ammissione risparmiò a lui e alla proprietà il pagamento di salati risarcimenti.

    Che Fini sia fascista, non ne dubito. Non per niente è stato pupillo di Almirante prima, e poi per sedici anni alleato di Berlusconi.

  19. Non hai capito. Il sospetto è sul perché Gentiloni è partito ora. Feltri ne ha scritte tante, a partire dal caso Boffo, appena tornato alla direzione del Giornale.

    E’ questo punto che devi valutare.

    Così come devi valutare le catapulte piene di escort che sono state a letto con Berlusconi, che vengono lanciate da ogni punto cardinale del nostro Paese.

    C’è un concentramento di forze convinti che siamo alla fine del ciclo berlusconiano.

  20. Appunto, “Feltri ne ha scritte tante, a partire dal caso Boffo”. Per ipotizzare che ci sia un “sostegno privilegiato”, bisogna che ci siano “tanti” fatti.

    Certo: se Berlusconi non avesse questa abitudine di portarsi le prostitute (eventualmente minorenni) a casa, le “catapulte piene di escort” sarebbero poco credibili. Invece Berlusconi ha l’abitudine di portarsi le prostitute a casa – o farsele portare -, e pure se ne vanta.

    Se gli italiani vogliono votarlo nonostante le prostitute, non ho niente da dire: maggioranza vince. Io per un uomo che mi fa schifo non voto. Così come non voto per chi per sedici anni lo ha spalleggiato, eccetera.

  21. E’ un tuo diritto non votare chi non ti piace.
    Non so se tu riuscirai a vedere (te lo auguro) un’Italia migliore. Io ormai ne dispero.

  22. Bart, un’Italia migliore c’è già.

  23. E’ un punto a favore di Berlusconi?   :wink: