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La “mobilitazione cognitiva” auspicata da Fabrizio Barca

16 Aprile 2013

Fabrizio Barca è figlio di Luciano Barca che fu un esponente di rilievo nel vecchio Pci; oggi fa il ministro nel governo zombie di Monti, ma da poco si è iscritto al Pd e mettendo insieme l’esperienza fatta sul territorio in questi mesi di governo ha pensato di scrivere una specie di manifesto per stimolare la nascita di un nuovo modo di essere partito e di essere Stato.

Il tentativo va elogiato giacché non vi è dubbio che tanto i partiti quanto le istituzioni sono da tempo agonizzanti fino al punto di essere respinti da una larga parte di cittadini.
È la prima organica riflessione che incontriamo dopo mesi di indifferenza al degrado e di pericoloso silenzio.

Barca individua il collasso dei partiti e delle istituzioni nella insufficienza tanto socialdemocratica quanto liberale, che hanno finito per creare quello che Barca individua come il seme cancerogeno della nostra democrazia: in pratica la sostanziale identificazione dei partiti con lo Stato e perciò l’azione dello Stato che è commisurata agli interessi dei partiti e perfino dei loro leader a scapito degli interessi del Paese.

Una partenza che condivido in pieno. Lo dimostrano i fatti, che hanno finito per costituire una casta politica ed istituzionale autoprotettiva e sostanzialmente immodificabile e, dunque, un distacco ormai macroscopico tra essa e i cittadini. La grave crisi economica che sta desertificando il Paese e i provvedimenti presi dal governo tutti improntati a spremere i soliti contribuenti, ora ridotti allo stremo, anziché a trasformare la politica e le istituzioni, hanno evidenziato ancora di più un tale distacco.

Non condivido invece le soluzioni che Barca suggerisce.
Egli auspica che i partiti, e in specie i partiti di sinistra, e tra questi il Pd, una volta separati nettamente dallo Stato, si radichino sul territorio per essere mobilitatori di conoscenze, suscitando quella che Barca chiama la “mobilitazione cognitiva”, fatta di dibattiti “accesi” e soprattutto di confronti faccia a faccia, resuscitando così non solo la passione politica che è scemata in questi ultimi decenni, ma quella concretezza di obiettivi vicini alla gente che la casta ha finito per ignorare.

Ho avuto la sensazione che la proposta di Barca sia inattuale poiché già sperimenta nei decenni passati, e soprattutto nella prima repubblica, dai due più grandi partiti di massa, ossia la Dc e il Pci. In quegli anni non vi era un paese piccolo o grande che fosse in cui non esistesse una sede di partito. Spesso le sedi della Dc e del Pci erano non molto distanti tra di loro.

Mentre la Dc è scomparsa a seguito dell’operazione partigiana di Mani Pulite, e quindi anche le sue strutture territoriali sono scomparse, il Pci, risparmiato dall’epurazione, è sostanzialmente rimasto strutturato nel territorio esattamente come prima: sedi e circoli, per chi gira un po’ l’Italia, sono ancora ben visibili, anche se, immagino, non così frequentati  come un tempo. Appaiono, ossia, anacronistici, non più adatti alle esigenze di una società che, in virtù delle nuove invenzioni tecnologiche, non è più la stessa.

Pensare, come fa Barca, che si possa ricostruire una territorialità fatta di partecipazione fisica, di confronti faccia a faccia (lo definisce “sperimentalismo democratico”), è una chimera.
Sarebbe come auspicare il ritorno alla sana civiltà contadina di un tempo.

Lo vedo nel mio piccolo paese posto nel comune di Lucca, a due passi dalle famose e superbe Mura. Non vi è iniziativa intrapresa che riesca ad interessare i giovani. Riunioni di ogni specie, da quelle di svago a quelle di dibattito vedono la presenza di qualche decina di persone, perlopiù anziane. Di giovani, che pure in paese sono tanti, nemmeno l’ombra.
Stanno più volentieri seduti sugli scalini della chiesa ad armeggiare con i loro telefonini, tablet e quant’altro, divertendosi a commentare ciò che vedono e ascoltano tramite essi. Il cittadino vagheggiato da Barca non esiste più, appartiene al passato e non ad un futuro che somigli al passato.

Di fronte alla concorrenza spietata di una comodità tecnologica che attrae perché la si porta in tasca e ci consente di dialogare con il mondo, senza doversi rinchiudere tra le quattro mura di una sede politica o oratoriale, ho l’impressione che la proposta di Barca sia destinata, ancorché nobile, a naufragare, perché già superata dalla realtà. Anche le scuole di formazione prefigurate da Barca somigliano molto a quelle storiche del Pci, salvo una maggiore propensione all’ascolto anziché all’indottrinamento.
Perciò nessuna trasformazione in senso cognitivo e di partecipazione quale prefigurata da Barca è, a mio avviso, possibile in questa situazione.

È invece molto interessante l’utilizzo che il M5Stelle sta tentando di fare della Rete, a cui Barca fa un veloce accenno ma solo identificandolo come strumento sussidiario. Scrive, infatti: “Il confronto pubblico acceso è il mezzo con cui il partito, sfruttando le potenzialità della rete e poi portando in luoghi fisici territoriali, in circoli, l’approfondita disamina dei problemi e la discussione lenta, problematica e riflessiva, può creare nei cittadini (iscritti, simpatizzanti e altri) la fiducia e l’incentivo a investire una pur piccola parte del proprio tempo di vita nel dare, ricevere e creare conoscenza sul “che fare” e quando possibile metterla in pratica.” E ancora: “il confronto può trarre impulso dall’uso della Rete, può trovare nella Rete la base informativa, la possibilità di contribuire in modo non costoso e verificabile negli effetti, ma ha bisogno di focalizzarsi e di trovare poi i suoi ritmi lenti in luoghi fisici del territorio.”; “La Rete è strumento decisivo per avviare, rendere fattibile, alimentare di nuovi apporti questa apertura, che troverà nell’incontro fisico la sua realizzazione.

Il movimento di Grillo e Casaleggio ne fa, al contrario, lo strumento principale, inscindibile dalla nuova democrazia diretta che la tecnologia sembra voler rendere possibile.
I due sostenitori della democrazia diretta ne hanno intuito le potenzialità ed hanno scommesso sulla sua realizzazione. Ciò che fino a poco tempo fa sembrava una utopia vagheggiata invano nei secoli, potrebbe – hanno immaginato – diventare cosa concreta.

È l’esperimento più interessante che sia mai apparso sulla scena politica, non solo italiana, ma mondiale. Una scommessa che non può essere liquidata con sarcasmo ed ironia. La sua attuale rudimentalità ha le caratteristiche di insufficienza e di vulnerabilità di tutte le grandi scoperte che hanno attraversato i secoli. Ma il loro perfezionamento è scontato. Ho la sensazione che non solo io, ma esperti di teorie politiche e di tecnologia sparsi nel mondo stiano analizzando con cura l’esperimento grillino per verificare la fattibilità di un suo uso ai fini di una partecipazione, verificabile, certificata e non manipolata, alla costruzione di una democrazia collegata e collegabile giorno per giorno con i cittadini. Non vi sarebbero, pertanto, temi e obiettivi preclusi all’intervento diretto dei cittadini, inclusa la scelta della classe dirigente, proprio perché, come scrive lo stesso Barca, “la conoscenza sul che fare, sulle soluzioni disponibili, sulla loro rispondenza alle preferenze dei cittadini, sulla loro appropriatezza al contesto non è detenuta da pochi, ma è piuttosto dispersa fra una moltitudine di individui.

Il ragazzo che oggi nel mio paese siede sui gradini della chiesa con il tablet in mano, allo stesso modo dei suoi amici che gli stanno intorno, parteciperà, a mio avviso, senza fatica e molto volentieri, al confronto sui vari temi che il partito a cui vanno le sue simpatie pone tramite il proprio sito.

Il M5Stelle lo sta facendo e se ancora il numero dei partecipanti (circa 50 mila) è modesto, ciò non vuole affatto dire che il metodo sia sgradito. Una volta che sarà fatto proprio dai grandi partiti e perfezionato contro manipolazioni di ogni tipo, la sua entrata solenne nelle decisioni democratiche sarà assicurata. Un tale strumento, a mio avviso, è obbligato dai tempi rapidamente mutevoli che stiamo vivendo, e ancor di più lo richiederà il futuro.  In futuro la politica avrà un senso solo se la democrazia interesserà giorno per giorno i cittadini, chiamandoli ad una partecipazione che non sarà più quella di rinchiudersi a dibattere, anche in modo “acceso” e aperto ai diversi, come auspica Barca, tra le quattro mura di una sede di partito. Il rapporto che Barca pone mettendo in primo piano la sede del partito e poi l’uso della Rete, va dunque rovesciato. La sua “mobilitazione cognitiva” potrà realizzarsi solo con il prevalente e perfezionato utilizzo della Rete.


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2 Comments

  1. Commento by Felice Muolo — 16 Aprile 2013 @ 17:13

    Per interessare i cittadini alla politica, oltre al tablet ci vuole il tavolaccio delle patrie galere di antica memoria.

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 16 Aprile 2013 @ 18:14

    Proprio così, Felice. Ciao.

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