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La querela di Fini al Giornale

2 Agosto 2010

Ho seguito la vicenda della casa di Montecarlo, leggendone sul Giornale e su Libero, e in particolare gli articoli di Gian Marco Chiocci, di Stefano Filippi, e di Franco Bechis. E sulla base dei documenti prodotti, l’inchiesta mi √® parsa inquietante. O quei documenti sono falsi o subentra la necessit√† di chiarire e approfondire.

Dopo una settimana di silenzio, Fini, attraverso il Corriere della Sera, fa sapere che sono tutte falsità.

Stamani leggo su La Nazione: ‚ÄúIl presidente Fini non √® titolare dell’appartamento, e non sono a lui riconducibili le societ√† che hanno acquistato l’immobile. Del pari √® falsa la notizia relativa alla cifra versata quale corrispettivo. Sar√† l’Autorit√† Giudiziaria – conclude il portavoce di Fini – ad acclarare la totale infondatezza di quanto divulgato e ad accertare la condotta diffamatoria‚ÄĚ.

Ora, se non ho saltato qualche articolo dell’inchiesta (e ci√≤ √® possibile) non mi pare che i giornalisti che se ne sono interessati abbiano mai scritto che l’appartamento di Montecarlo √® intestato a Giancarlo Fini, n√© che siano a lui riconducibili le societ√† off-shore.
Chi è chiamato in causa direttamente è il partito di Alleanza Nazionale, di cui Fini è stato presidente.

Come in tanti altri casi, √® lecito porsi la domanda se Fini sia stato a conoscenza di questa operazione, e qui non si fa torto a nessuno. Basta che lui ci dica che non ne √® mai stato a conoscenza. Del resto, perfino i tesorieri di An si rivelano un po’ confusi (qui).

Se invece ne fosse stato a conoscenza, √® sufficiente e doveroso, vista la carica che ricopre, spiegarci per filo e per segno, in una conferenza stampa (dove siano ammesse le domande dei giornalisti, ovviamente), che cosa rappresentano le due societ√† off shore, nate poco prima della vendita, ¬† a che prezzo √® stato venduto da An l’immobile e per quali percorsi √® finito in locazione al cognato Giancarlo Tulliani.

Una conferenza stampa pu√≤ servire a chiarire gli aspetti pi√Ļ oscuri. O perlomeno si trovi qualcuno di An che sappia raccontarci tutta la storia per filo e per segno, giacch√© non possiamo accontentarci di risposte balbettanti e confuse.

La querela sporta da Fini al Giornale non è sufficiente a chiarire ai cittadini questa brutta storia, e ritengo che Fini, proprio per la carica che ricopre, sia tenuto a dare subito ragione della sua assoluta estraneità alla vicenda. Non farlo, e subito, apparirebbe un comportamento censurabile.

Quando accadono certi fatti che coinvolgono il governo, il Parlamento chiede subito che il medesimo venga subito a riferire e a chiarire in Parlamento.
Perché non lo si deve esigere dalla terza carica dello Stato?

Stracquadanio qualche giorno fa ha richiamato il caso Boffo, in relazione all’attacco serrato che il Giornale sta facendo sulla vicenda della casa di Montecarlo. Ancora qualcuno ricorda le scuse di Feltri. Con ci√≤ volendo significare che anche questa volta Feltri sta prendendo una cantonata. Pu√≤ darsi. Ma occorre precisare che nel caso Boffo Feltri sbagli√≤ solo in un punto: quello della pubblicazione della nota, poi rivelatasi falsa, in cui si dava dell’omosessuale a Boffo. Invece, che Boffo sia stato condannato per attivit√† molesta nei confronti, mi pare, di una donna, lo ha confermato lo stesso Boffo, pur giustificandosi asserendo che si √® addossato la colpa di un altro, morto nel frattempo.
Mi pare che le cose stiano così.

Ora, se Fini considera false le accuse mosse, non a lui, ma a An, dal Giornale, una domanda nasce spontanea: Perché non è intervenuto subito a chiarire? Perché ha lasciato che si scrivessero altri articoli?
Se si fosse fatto vivo subito dopo il primo articolo, magari proprio con una conferenza stampa aperta ai giornalisti (lo poteva fare in occasione della rottura con Berlusconi, e molti l’attendevano, ma i giornalisti non hanno potuto fare domande), tutto si sarebbe potuto chiarire in fretta.

Insomma, non è la querela che, con i suoi tempi lunghi,   potrà chiarire questa vicenda. I cittadini hanno bisogno di una risposta immediata sui molti interrogativi che essa pone.

Ripeto, la vicenda riguarda An, ma Fini chiarisca che, nella sua qualità di presidente di quel partito, non è direttamente o indirettamente coinvolto.

Lo deve fare subito, e può farlo riferendone alla Camera, o rendendosi disponibile per una conferenza stampa.
√ą dalle risposte che dar√† nel corso del contradditorio che ci si potr√† fare l’idea se egli meriti, su questo punto, di restare a ricoprire la terza carica dello Stato o debba dimettersi.

Articoli correlati

“La Russa attacca: “Casa Montecarlo” Io tenuto all’oscuro dagli uomini di Fini”. Qui, pag. 32.

“Attaccarono Scajola e ora stanno zitti. Sulla legalit√† i finiani si imbavagliano” di Gian Maria De Francesco. Qui, pag. 37.

“Caliendo, mercoled√¨ la sfiducia in aula Vertice finiani-Udc: concordare linea”. Qui.

“Credibilit√† politica. Sulla villa di Montecarlo, Gianfranco Fini deve chiarire” di Luca Telese. Qui.

“Fini deve rispondere ai servi del sultano” di Marco Lillo. Qui. Da cui estraggo:

“Se fossimo in Gran Bretagna Fini dovrebbe dimettersi da presidente della Camera non per la sua cacciata dal Pdl ma per la scarsa trasparenza sull’affaire monegasco a cavallo tra partito e famiglia. In mancanza di risposte convincenti sulla traettoria che ha portato il lascito della contessa dalla ‚Äúgiusta battaglia‚ÄĚ all’uso personale del fratello della sua compagna, Fini sarebbe un politico finito.
Il suo ruolo impone al presidente della Camera di chiarire tutto e subito. Fini non si limita a suonare il campanello per sedare gli animi dei parlamentari pi√Ļ scalmanati ma guida un’istituzione che gestisce tra contratti e forniture un bilancio miliardario.”

“Ci√≤ posto, l’articolo di Gian Marco Chiocci rivela un fatto che interessa non solo all’uomo pi√Ļ potente d’Italia che √® anche il fratello del suo editore ma anche al pubblico. E sbagliano i grandi quotidiani che non approfondiscono i profili oscuri della vicenda monegasca liquidando lo scoop del collega come ‚Äúfango‚ÄĚ lanciato da Berlusconi su Fini.”

E infine:
“se fossimo in Gran Bretagna i giornali, tutti i giornali di destra e sinistra, cercherebbero di scoprire la verit√† sulle societ√† off-shore delle Antille che hanno messo le mani sul lascito della contessa. E lo farebbero nell’interesse esclusivo del vero padrone che, almeno per il Fatto Quotidiano, √® uno solo: il lettore. Ed √® quello che faremo. Oh yes.”

“E adesso, povero Futurista?” di Gianpaolo Pansa. Qui. Da cui estraggo:

“Tuttavia, sul passato almeno una cosa bisogna dirla. Nella finta conferenza stampa di venerd√¨, Fini si √® lagnato di essere stato cacciato dal Pdl per decisione del Cavaliere, un dittatore che non sopporta il dissenso. Ma a mio parere la verit√† √® opposta. √ą stato Fini a voler essere espulso. Se uno decide di mettere su casa con qualcuno e poi questo qualcuno comincia a sfasciarla, √® il coinquilino distruttore che sceglie di essere mandato via. Questo suggerisce il buon senso.”

“Nel giro dei cronisti politici si dice che venerd√¨ Fini non abbia voluto fare una conferenza stampa vera per timore di qualche domanda sull’appartamento di Montecarlo. Pu√≤ darsi che non sia cos√¨. Ma un vecchio detto recita: a pensar male si fa peccato, per√≤ non si sbaglia quasi mai.”


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15 Comments

  1. Commento by gianniguelfi — 2 Agosto 2010 @ 15:23

    MONZA (Milano) . Il direttore Vittorio Feltri e il giornalista del “Giornale” Giancarlo Perna sono stati condannati dal
    Tribunale di Monza per diffamazione a mezzo stampa nei confronti del giudice Antonino Caponnetto. Il procedimento si
    riferiva a un articolo, comparso sul quotidiano il 20 marzo del 1994, in cui tra l’ altro venivano messi in discussione i
    rapporti tra Caponnetto e Falcone.

    Corriere, 24 marzo 1996

    ==============================================
    Condannato Feltri denunciato da Pacini

    Venerdì 25 settembre 1998

    MILANO Pier Francesco Pacini Battaglia ha vinto la sua prima causa da

    quando è finito al centro di una serie di inchieste da parte di varie

    procure italiane. L’ex banchiere e uno dei suoi legali, l’avvocato

    Giuseppe Lucibello, erano parti offese in un processo per diffamazione

    davanti al tribunale di Monza, per un articolo pubblicato il 22 dicembre

    1995 dal ‘Giornale’: condannati a una multa l’ autore dell’ articolo

    Andrea Pasqualetto e il direttore del quotidiano, Vittorio Feltri.
    ==========================================

    Diffamazione, Feltri condannato a 18 mesi. Il direttore di Libero riconosciuto colpevole per un articolo apparso alla fine degli anni ’90 sul Qn

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2006/02_Febbraio/13/feltri.shtml

    ========================================

    Diffamazione a Di Pietro Vittorio Feltri condannato

    Quaranta milioni di risarcimento ad Antonio Di Pietro. E’ quanto dovranno versare all’ex magistrato Gianluigi Nuzzi e Vittorio Feltri, direttore de “Il Giornale”, condannati ieri dal Tribunale per diffamazione. L’articolo che aveva indotto Di Pietro a sporgere querela perche’ “accusato” di avere divulgato i documenti degli interrogatori legati all’inchiesta di Tangentopoli risale al 30 gennaio ’96. Nel pezzo, firmato da Nuzzi, si affermava che “negli anni d’oro di Mani pulite timonata da Antonio Di Pietro tutto era diverso: i verbali finivano direttamente in edicola e, soprattutto, sull’Espresso”.

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    Nel gennaio 2003 Feltri √® stato condannato dal tribunale di Roma, insieme a Paolo Giordano, su richiesta di Francesco De Gregori, per avere travisato il pensiero del cantautore su Togliatti e sul PCI in un’intervista del 1997 pubblicata sul Il Giornale, di cui Feltri era direttore

    ===============================================

    Il 7 agosto 2007 Feltri √® condannato assieme a Francobaldo Chiocci e alla societ√† Europea di Edizioni spa dalla Corte di Cassazione a versare un risarcimento di 45 mila euro in favore di Rosario Bentivegna, uno degli autori dell’attacco di via Rasella, per il reato di diffamazione. Il quotidiano Il Giornale aveva pubblicato alcuni articoli, tra i quali un editoriale di Feltri, nei quali Bentivegna era stato paragonato a Erich Priebke

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    Lei però continui a credere alle balle di Feltri, mi raccomando signor Di Bartolomeo

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 2 Agosto 2010 @ 15:33

    E con ciò? Mica ne discende che Feltri sbaglia sempre. Qualche volte ci azzecca, e una potrebbe essere questa.

  3. Commento by gianniguelfi — 2 Agosto 2010 @ 15:40

    E non solo Feltri, ma lo scorso aprile anche il Giornale √® stato condannato ¬† a risarcire ben 350 mila euro a Di Pietro per aver diffamato l’ ex magistrato in tre occasioni diverse. E poi ci si domanda dove Di Pietro trovi i soldi per acquistare gli appartamenti…

    22/04/2010, ore 12:18 РDovrà pagare quasi 350 mila euro di risarcimento

    Il Giornale condannato 3 volte per diffamazione a Di Pietro

    http://www.julienews.it/notizia/cronaca/il-giornale-condannato-3-volte-per-diffamazione-a-di-pietro/45822_cronaca_2.html

  4. Commento by gianniguelfi — 2 Agosto 2010 @ 15:41

    Per favore mi ricordi la volta in cui Feltri ci azzeccò, ché la memoria mi fa difetto.

    :)

  5. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 2 Agosto 2010 @ 16:02

    Affittopoli.

  6. Commento by gianniguelfi — 2 Agosto 2010 @ 21:37

    Ma quello di Affittopoli fu un finto scandalo. Da sempre gli enti, che non sono istituti di beneficenza, affittano i loro immobili a persone benestanti o dal reddito medioalto. E anche oggi √® cosi. Lo so che sarebbe pi√Ļ giusto locare a pensionati a 500 euro al mese o altre persone bisognose, ma le persone bisognose sono, spesso, anche morose. E un ente o altro istituto non pu√≤ rischiare di tenersi un inquilino moroso in casa per 30 anni. Sono sicuro che anche nella sua citt√† vi saranno interi condomini di propriet√† della cassa dei farmacisiti o dei notai. Si informi sugli inquilini e vedr√† che √® tutta gente che potrebbe permettersi di pagare un affitto a prezzo di mercato e non di equo canone. Gi√†, perch√© altra stupidaggine scritta da Feltri in quei giorni, fu che D’ Alema pagava un affitto di “favore”. Mentre era nient’ altro che equo canone.

  7. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 2 Agosto 2010 @ 21:43

    Gianni, mi pare che stia giustificando Affittopoli.
    Senta, lasciamo perdere.
    Per quanto riguarda la casa di Montecarlo, vedremo come andrà a finire.

  8. Commento by giuliomozzi — 3 Agosto 2010 @ 07:24

    Bart, scrivi: “occorre precisare che nel caso Boffo Feltri sbagli√≤ solo in un punto: quello della pubblicazione della nota, poi rivelatasi falsa, in cui si dava dell’omosessuale a Boffo”.

    Mi pare anche il caso di precisare che una “nota” scritta su un foglio di carta senza intestazione, senza firma, senza data, senza destinatario, √® l’equivalente di una lettera anonima. E alle lettere anonime non si d√† credito. Se Feltri non si accorse che la “nota” era una bufala, √® un cretino; se se ne √® accorto e l’ha ciononostante usata come vera, √® un delinquente. (Visti i precedenti, propenderei per la seconda).

    Domandi: “una domanda nasce spontanea: Perch√© […] non √® intervenuto subito a chiarire? Perch√© ha lasciato che si scrivessero altri articoli?”. Le ragioni sono facilmente immaginabili. 1. Un presidente della Camera ha molte cose da fare. 2. Un cofondatore di partito in lite furibonda con l’altro cofondatore ha molte cose da fare. 3. Gli avvocati, prima di scrivere una querela, devono guardarsi le carte. 4. Quando un quotidiano comincia a pubblicare una storia con il metodo dello stillicidio (un po’ al giorno) conviene aspettare un po’, vedere cosa tirano fuori, e poi querelare.

     

  9. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 3 Agosto 2010 @ 10:41

    Usi la parola delinquente un po’ troppo facilmente, Giulio. Lo facesti anche per Berlusconi tempo fa. Spesso mi domandi: Tu sei in grado di leggere nella mente ¬†altrui?
    Questa domanda la rigiro a te: “Sei in grado di leggere nella mente di Feltri le sue intenzioni?”

    Riguardo al ritardo di Fini, resto convinto di ciò che ho scritto, giacché Fini sta dimostrando di voler mantenere il silenzio (ma credo che non ci riuscirà), affidandosi ai tempi lunghi della magistratura.  Dimenticandosi furbescamente che  è tenuto, come terza carica dello Stato, a chiarire subito.
    Ci√≤ che √® uscito stamani sul Giornale √® ancora pi√Ļ pesante di ci√≤ che √® venuto alla luce nei giorni scorsi.

  10. Commento by Cesare — 3 Agosto 2010 @ 11:50

    Bart, ma non eri tu quello che su questo blog si scagliava contro la “gogna mediatica”, la “deriva giustizialista”? Se riguarda Fini, tutto dimenticato? Fammi capire.

  11. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 3 Agosto 2010 @ 13:14

    Fini e i finiani hanno chiesto la testa di Scajola e di altri ministri in nome della legalità e della moralità. Ecco perché deve fugare subito ogni sospetto.

    Se hai letto i servizi giornalistici di stamani, c’√® pi√Ļ di un motivo concreto per dire che Fini e i suoi ci hanno preso in giro.

    Non si danno lezioni di moralit√† e di legalit√† da parte di chi nell’armadio ¬†pu√≤ avere di ¬†questi scheletri.

    Fini è, inoltre, la terza carica dello Stato. Deve fugare subito ogni sospetto. Il fatto che non chiarisca ciò che sta emergendo, e che lo vede implicato (vedi gli articoli di Gian Marco Chiocci su Il Giornale e quello di Franco Bechis su Libero, di oggi, davvero inquietanti perché documentati) in una vicenda losca con varie violazioni di legge, induce a pensare che tutto sia vero e che non abbia argomenti a sua difesa.

    Frattini chiede che spieghi. Frattini è un ministro della Repubblica.

    Quello che Fini ha detto finora non corrisponde alle accuse che gli sono state mosse. Nessuno ha scritto che √® proprietario della casa di Montecarlo n√© che ha a che fare con le societ√† off-shore. Lui, come scrive Fabio Bechis stamani, per statuto ha ratificato ogni operazione di An. Dunque conosce bene l’operazione compravendita. Ci spieghi come sono andate le cose e non si rimetta ai tempi lunghi della magistratura. Come terza carica dello Stato ha l’obbligo di farlo. Subito.

  12. Commento by Cesare — 3 Agosto 2010 @ 14:42

    Bart, io sono favorevole al fatto che Fini chiarisca. Non e’ di questo che mi devi convincere. Ma voglio ricordarti quano scrivevi su questo blog a proposito di Scajola. “Scajola √® stato costretto a dimettersi in forza di un processo mediatico, cio√® di un processo irregolare che non mette sullo stesso piano accusa e accusato. Questo tipo di processo non √® ammesso dalla nostra Costituzione e deve essere impedito. Le sentenze di condanna le emette un organo soltanto, previsto dalla nostra Carta: la magistratura.”

    Lo dici tu: le sentenze di condanna le deve emettere solo la magistratura. Dunque non si capisce perche’ Fini dovrebbe chiarire. Non credo che per ora sia neppure indagato di alcunche’.

    Naturalmente il punto e’ tutto diverso, ed ha a che fare con una banale questione di opportunita’ politica. Fini puo’ non essere neppure indagato, puo’ anche non aver commesso alcun reato, ma e’ opportuno che spieghi all’opinione pubblica questa vicenda. E’ una regola banalissima, ¬† uno dei capisaldi della democrazia liberale, che niente ha a che fare con reati e magistratura: il controllo dei media e dell’opinione pubblica sulla politica.

    Solo, non si capisce perche’ questa regola banale debba valere per Fini e non per Scajola o Berlusconi.

  13. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 3 Agosto 2010 @ 17:11

    Ho cercato di spiegartelo. Sul piano generale hai ragione, ma Fini (come accadde a Boffo, condannato per molestie nei confronti di una donna) si è eretto a custode della legalità e della moralità, oltre che della trasparenza.

    Bene, costoro, che condannano gli altri e addirittura li hanno fatti dimettere con un processo mediatico, si devono sentire moralmente obbligati a fare lo stesso.
    Ma non lo fanno. Pretendono prima l’eventuale sentenza di condanna della magistratura, ci√≤ che si sono guardati bene ¬†dal concedere ¬†agli altri.
    Questa √® l’accusa che faccio a Fini e ai suoi. Si deve dimettere per coerenza con i principi che ha sbandierato. Egli √® nelle stesse condizioni di Scajola, di Cosentino, di Caliendo. Perch√© quando la stessa cosa capita a lui si ritiene superiore agli altri, una specie di intoccabile? ¬†
    Deve capire che non può pretendere per sé una chance che non ha voluto concedere agli altri.

    Questa è la differenza tra Fini, Bocchino e i suoi seguaci, da una parte e gli altri che non hanno mai speso sermoni mettendosi sopra tutti.

    Chi lo fa, peccando di superbia, di presunzione e di arroganza, è giusto che subisca la nemesi della Storia.

    Non si tratta di condannare i fatti, ai quali penserà la magistratura, ma i comportamenti falsi e contraddittori.

  14. Commento by Cesare — 3 Agosto 2010 @ 21:12

    Sostanzialmente stai dicendo che, se non avesse chiesto le dimissioni di Cosentino o Scajola, tu ora non attaccheresti Fini per questa vicenda e non ti importerebbe che si facesse chiarezza (o almeno, che non sarebbe una necessita’ cosi’ pressante come invece ritieni sia ora). Non sono d’accordo con questa logica, Bart.

  15. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 3 Agosto 2010 @ 23:29

    Ho scritto:
    “Questa √® l’accusa che faccio a Fini e ai suoi. Si deve dimettere per coerenza con i principi che ha sbandierato.”
    Uno non pu√≤ andare in giro a parlare di legalit√†, di moralit√† e di trasparenza, e poi, come accadde a Boffo, avere gli scheletri nell’armadio.

    Oggi su Libero Franco Bechis ha scritto:

    ‚ÄúIl lascito era stato fatto alla persona di Gianfranco Fini in qualit√† di presidente nazionale di An e quindi la gestione del patrimonio veniva rendicontata a lui e ogni cessione √® stata espressamente autorizzata (anche per firma) da lui.‚ÄĚ

    ‚ÄúNegli ultimi cinque anni oltre alla vendita della casa di Montecarlo An ha ceduto dell’eredit√† Colleoni, sempre con l’autorizzazione di Fini, due terreni a Monterotondo.‚ÄĚ

    Fini in questi fatti illeciti e immorali (quando conosceremo l’affitto del cognato
    ce ne sar√† uno in pi√Ļ) sembra ci sia immerso fino al collo.

    E non si degna, lui il paladino della moralità, della trasparenza e della legalità, di darci delle spiegazioni.

    Non è un parlamentare qualsiasi. Ricopre una carica istituzionale. Non può, ricoprendo quella carica, consentire che si compiano atti illeciti. La morale, la trasparenza e la legalità  che predica da quel solenne pulpito non possono essere ridicolizzate dallo stesso che le predica.

    Spero di essere stato chiaro.

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