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Sulla casa di Montecarlo sentiamo ora i finiani di Futuro e Libertà

3 Agosto 2010

Sono stato preceduto ieri da un articolo apparso sul Giornale: “Attaccarono Scajola e ora stanno zitti. Sulla legalità i finiani si imbavagliano” di Gian Maria De Francesco, ma desidero dire anche la mia.

I 43, fra componenti del Senato e componenti della Camera, che hanno seguito Fini costituendo il nuovo gruppo Futuro e Libertà per l’Italia, che ha issato a proprio simbolo il vessillo della legalità e della moralità, sanno qualcosa della faccenduola della casa di Montecarlo venduta a un prezzo stracciato da An e finita miracolosamente nella disponibilità del cognato del presidente della Camera e loro venerata icona?

Allora parlino loro, visto che Fini si limita a sporgere querela, ma nulla dice se non genericamente che si tratta di falsità. Se nessuno di An parla, lo facciano loro, in nome della legalità, della moralità e, perché no?, della trasparenza. Altrimenti le chiacchiere di questi giorni e di questi mesi appariranno più una messa in scena piuttosto che una esigenza sentita.

Hanno appartenuto alla grande famiglia di An. Sono stati tenuti all’oscuro? E perché? Nel partito non contavano nulla? Non contava nulla Bocchino? Non contava nulla Granata? Non contava nulla Briguglio?
Se sanno qualcosa aprano la bocca e muovano le labbra per dirci qualche parola un po’ più ricevibile di quella pronunciata da Fini, piuttosto generica e male impostata.
Oppure, non sapendo niente, temono dall’ex monarca assoluto di An di essere presi a calci nel sedere, se osano interpellarlo?
Bell’ammucchiata allora si rivelerebbe questo nuovo gruppo, che ha paura a porre domande legittime al proprio capo su una squallida vicenda.

Per loro sfortuna, il destino li ha voluti mettere alla prova troppo presto. Una nemesi?
Penso proprio di sì, se nessuno di loro avrà il coraggio di convocare il capo carismatico e irreprensibile e domandare spiegazioni.

Intanto alla querela di Fini ha già risposto Vittorio Feltri con un noto proverbio: “Quereli pure, ride bene chi ride ultimo”
Significa che il quotidiano che scoprì le magagne di Affittopoli ha altri assi da giocare?
Vedremo.

Il primo agosto si è interessato del caso anche il Fatto Quotidiano. Nell’articolo di Marco Lillo si legge:

“Se fossimo in Gran Bretagna Fini dovrebbe dimettersi da presidente della Camera non per la sua cacciata dal Pdl ma per la scarsa trasparenza sull’affaire monegasco a cavallo tra partito e famiglia. In mancanza di risposte convincenti sulla traettoria che ha portato il lascito della contessa dalla “giusta battaglia” all’uso personale del fratello della sua compagna, Fini sarebbe un politico finito.
Il suo ruolo impone al presidente della Camera di chiarire tutto e subito. Fini non si limita a suonare il campanello per sedare gli animi dei parlamentari più scalmanati ma guida un’istituzione che gestisce tra contratti e forniture un bilancio miliardario.”

E prosegue:

“Ciò posto, l’articolo di Gian Marco Chiocci rivela un fatto che interessa non solo all’uomo più potente d’Italia che è anche il fratello del suo editore ma anche al pubblico. E sbagliano i grandi quotidiani che non approfondiscono i profili oscuri della vicenda monegasca liquidando lo scoop del collega come “fango” lanciato da Berlusconi su Fini.”

Qualcosa, dunque, si sta muovendo. Però occorrerà vedere se sia solo un lampo isolato al solo scopo di coprirsi dalle accuse di omertà. Il Fatto Quotidiano promette di seguire l’affaire (“se fossimo in Gran Bretagna i giornali, tutti i giornali di destra e sinistra, cercherebbero di scoprire la verità sulle società off-shore delle Antille che hanno messo le mani sul lascito della contessa. E lo farebbero nell’interesse esclusivo del vero padrone che, almeno per il Fatto Quotidiano, è uno solo: il lettore. Ed è quello che faremo. Oh yes.”). Speriamo che lo stesso dovere lo sentano il Corriere della Sera, la Repubblica, la Stampa, oltre agli altri.
Ieri sera ne ha parlato anche il Tg1 delle ore 20.

Per il momento Fini ha solo risposto genericamente che si tratta di falsità e anziché rispondere al Parlamento, ai giornali e ai cittadini entrando nello specifico degli interrogativi sollevati, ha preferito affidarsi ai tempi lunghi della magistratura. Ma i cittadini non possono aspettare. Fini è la terza carica dello Stato. Se ne ricordino anche i media, ai quali spetta il dovere di pervenire al più presto a capo di questo intrigo.

A meno che i finiani di Futuro e Libertà per l’Italia non decidano di uscire dal silenzio e di darci una mano. La trasparenza, la legalità e la moralità pare siano nel loro dna. Staremo a vedere.
Noi rimaniamo in attesa.

NOTA. Mercoledì si voterà la mozione di sfiducia al sottosegretario Giacomo Caliendo. Sembra che il Pdl, tramite Cicchitto, si sia inviperito:

“Fabrizio Cicchitto, invece, giudica «inaccettabile » che «si proceda al voto sulla mozione di sfiducia quando è in corso ancora il procedimento giudiziario nei confronti di Caliendo ». «Se ne assume la responsabilità l’opposizione », ha detto il presidente dei deputati del Pdl. «Esamineremo con grande attenzione il risultato del voto sulle mozioni » ha aggiunto Cicchitto.”

E perché mai?
Certi conti e certe verifiche prima si regolano e meglio è.

Articoli correlati

“An e la casa di Montecarlo «Fu pagata 300 mila euro »” di Fabrizio Caccia. Qui.

“Montecarlo, ad An soldi da un paradiso fiscale” di Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica. Qui. Da cui estraggo:

“Ma il Giornale è riuscito a scardinare il segreto monegasco e a visionare il contratto di compravendita, ed è dunque in grado di dimostrare come quella casa sia stata ceduta direttamente da Alleanza nazionale a una finanziaria off-shore con sede a Saint Lucia, paradiso fiscale caraibico, nella lista grigia dell’Ocse come Paese a rischio riciclaggio, per una cifra di molto inferiore al suo valore di mercato. Quella del perché la casa sia stata alienata a un tale prezzo di favore è una delle tantissime domande alle quali potranno dare una risposta solo Fini e i suoi, che tacciono.”

E ancora:
“Ma lasciamo parlare l’atto.
«Di fronte al sottoscritto Paul-Luis Aureglia, notaio in Monaco (Principato), in boulevard des Moulins, 4, è comparso il senatore Francesco Pontone, che elegge domicilio a Roma, via della Scrofa, 39, di nazionalità italiana, nato a Napoli il 30 marzo 1927, che agisce in nome e per conto dell’associazione di diritto italiano chiamata “Alleanza nazionale”, partito politico la cui sede è a Roma, via della Scrofa, 39, identificato dal codice fiscale numero 80204110581, in virtù dei poteri generali che gli sono stati conferiti, compreso quello di disporre dei beni sociali, dal signor Gianfranco Fini, nella sua qualità di presidente della citata associazione, ai termini di una procura generale ricevuta da Mario Enzo Romano, notaio in Roma, il primo dicembre 2004 (…) ».”

E infine:

“Ma non tutti i misteri sono chiariti. C’è la cifra che An avrebbe iscritto a bilancio proprio per la cessione di un immobile ereditato da Anna Maria Colleoni, e che secondo quanto ipotizzato da Libero è proprio l’appartamento di Boulevard Princesse Charlotte, 14: 67mila euro. Oltre a essere risibile, non corrisponderebbe alla già bassissima quotazione che risulta dall’atto. E poi c’è il giallo di queste società off-shore create ad hoc, sarà la coincidenza, per l’operazione (entrambe «nascono » a maggio del 2008, le due compravendite sono di luglio e ottobre), in che modo An le ha individuate come potenziali acquirenti? E come mai proprio il «cognato » dell’ex leader di An ha finito per affittare quell’appartamento? Anziché tacere (e querelare) perché Gianfranco Fini non ci aiuta a dare una spiegazione ai lettori? E già che c’è, sul piano della legalità senza se e senza ma, può dirci se reputa normale questo giro di Monopoli nei paradisi fiscali?”

“I tesorieri di An finiscono sotto processo” Qui.

“Una domanda anche sui beni della Tulliani” di Alessandro Sallusti. Qui. Da cui estraggo:

“Ieri Elisabetta Tulliani ha dato mandato ai suoi legali di querelarci. La nostra colpa? Aver pubblicato atti giudiziari, quelli relativi alla causa che le ha intentato Gaucci. Strano, evidentemente lady Fini non la pensa come il marito, che di recente ha intrapreso feroci battaglie contro la legge sulle intercettazioni che limita la libertà dei giornali di rendere pubblici atti giudiziari. Prima di tutto, sostiene Fini, viene la libertà d’informazione, soprattutto se si tratta di personaggi pubblici che non devono avere diritto alla privacy. Evidentemente marito e moglie non si parlano. O forse si parlano, ma sono giunti alla conclusione che quello che deve valere per gli altri non deve valere per loro. Se questo è il «Futuro e libertà per l’Italia » che ci aspetta, siamo messi proprio bene.”

Frattini: «Sulla casa a Montecarlo Fini non può più tacere » di Adalberto Signore. Qui. Da cui estraggo:

“A proposito di legalità, che idea si è fatto dell’inchiesta de «il Giornale » sulla casa di Montecarlo?

«Si tratta di un fatto che scaturisce da giornalismo di inchiesta e questo merita delle risposte. Non si può semplicemente dire “risponderò in sede legale”. Qui non siamo davanti ad una intercettazione ma a un fatto alla luce del sole, come quando l’Espresso fece l’inchiesta sui centri di Lampedusa. In quel caso il ministro dell’Interno dovette dare spiegazioni ».”

“Fli/ Frattini: Fuori dal Pdl Fini non ha futuro. E sulla casa a Montecarlo non può più tacere” di Mdr. Qui.


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Bart