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La sfacciataggine di Monti

26 Dicembre 2012

Tra gli uomini pubblici è il primo che mi capita di vedere ben forrnito di una così aberrante faccia tosta. Scelgo il termine aberrante giacché non si tratta tanto di una faccia tosta generata essenzialmente da una eccessiva vanità, ma di una faccia tosta che è basata spudoratamente sulla ipocrisia. Nella conferenza stampa di domenica scorsa, il sommo si è guardato bene da chiedere alle cifre la conferma degli osanna di cui stava incensando se stesso. Sapeva che le cifre lo avrebbero smentito e così le ha bellamente sorvolate, limitandosi a dichiarazioni programmatiche che lasciano il tempo che trovano, come l’esperienza ci insegna. Peraltro si è perfino scoperto che il senatore a vita, nominato senza che avesse (né li ha oggi) i requisiti necessari, non si è nemmeno seduto alla scrivania per redigere la sua leggendaria agenda Monti. Sarebbe stato meschino che una personalità come la sua si fosse imbrattata d’inchiostro per vergare obiettivi che lui stesso non ha saputo né sa come raggiungere. Questo compito è stato affidato ad uno scrivano transfuga dal Pd, Pietro Ichino. Così l’esimio bocconiano non solo non si abbassa a fare campagna elettorale e a chiedere voti agli italiani, ma nemmeno si è abbassato ad usare penna e calamaio, con il rischio che gli avrebbero imbrattato le dita. Incontaminato dunque dagli umilianti riti popolani che non avrebbero fatto onore alla casta dei grand commis, sempre pronta a servire i potenti, il nostro ha deciso di cinguettare su twitter, spinto dal timore che, dopo essere uscito dalla ribalta, qualcuno lo dimentichi. Intorno a sé vanno radunandosi, a suo disdoro, antiche scamorze della politica. Dinosauri che hanno resistito al cataclisma di Mani Pulite e che nella loro vita hanno abilmente evitato ostacoli e scontri per conservare il passaporto che li abilita a salire sul carro di qualunque vincitore, sia esso di centrodestra o di centrosinistra. Salirebbero perfino sul carro di Robespierre, se oggi ne comparisse uno.
Il professore, che per distinguersi da Berlusconi non scende ma sale in politica (che stupida espressione, propria più di un uomo che vive nelle nuvole piuttosto che di un uomo che scende nell’arena del confronto politico),in tale scombinata compagnia finirà per diventare lo zimbello di una campagna elettorale che si preannuncia piena di colpi bassi e intenzionata a non fare prigionieri né a lasciare feriti sul campo. Chi sa come ne uscirà il professore messo sotto radiografia da commentatori spregiudicati e invadenti i quali, proprio in occasione di tali competizioni, danno il meglio di sé.
Colui che dai lacchè del potere è stato considerato il capolavoro di Napolitano si tramuterà in quattro e quattr’otto in una malinconica statua di sale.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart