Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

La sinistra dei profeti

27 Maggio 2010

Non so quanti punti in più la sinistra ritiene di avere nei confronti della destra. Forse non bastano le palline del pallottoliere. Troppo presuntuosa. Ma uno in più ce l’ha di sicuro: quello di poter contare su almeno due profeti. Forse, nascosti in qualche angolo, nell’ombra, chi sa quanti altri si tengono pronti, ma due si sono già mostrati a viso scoperto, gonfi di spocchia e di vanità.

Il primo fu D’Alema, una specie di Sibilla Cumana. Disse che fra poco se ne sarebbero viste delle belle, e tacchete, dal profondo sud, proprio dalla sua terra, esce nientemeno che Patrizia D’Addario con la sua registrazione carpita a Berlusconi sul lettone di Putin. La notizia finisce su tutti i giornali e fa gongolare il nostro. Se non che la Patrizia D’Addario non gli porta fortuna, come immaginava, e scoppia lo scandalo della sanità in Puglia, dove si scopre che la sinistra s’impaperonava alla faccia degli italiani. A ciascuno, la sua bella fetta di soldi, a dimostrare che la corruzione fa scattare le mani tanto della sinistra quanto della destra, salvo quelle che invece dovrebbero scattare e non scattano: le manette.

L’altro profeta è Bersani, una specie di Cassandra. Lui questa crisi l’aveva avvertita per tempo. Così dichiara davanti allo specchio mentre si fa la barba, e davanti agli italiani quando gli mettono sotto il naso un microfono. Sembra che abbia il disco incantato. Tutte le volte che, nei mesi scorsi, Berlusconi diceva che la crisi era alle spalle, lui pronto a dire che la crisi non era finita. E oggi se ne vanta.

Eppure all’Italia venivano assegnati dei riconoscimenti lusinghieri. E tuttavia Bersani, giù ad insistere: Berlusconi dice le bugie.

Ora tutti sappiamo che, almeno in Italia, è più facile dire che tutto va male piuttosto che rimboccarsi le maniche.

L’altro giorno ho citato il grande Gino Bartali, e lo cito anche oggi. Bartali ad ogni domanda che gli veniva rivolta, rispondeva “Gli è tutto da rifare”. Si parlasse di bicicletta o si parlasse, che so, dell’aroma delle noccioline americane, la sua risposta non cambiava: Gli è tutto da rifare.

Non mancherà molto che la sinistra eleggerà il nostro terziario francescano (“Bartali è morto povero e col saio da terziario francescano”), che aveva fatto della bicicletta la sua opera di missione, a suo santo protettore, fino a reclamare per lui l’onore degli altari.

Bersani gli somiglia. “Il governo ha fallito” sentenzia. E se lui fosse stato al posto di Berlusconi cosa avrebbe fatto? Non c’è da indovinare. Lo disse qualche mese fa. Prendete l’esempio dalla Spagna, dal Portogallo, gridava nelle piazze e nei microfoni della tv. E a fargli da coro il mondo viola. La ricetta di Bersani, regalata gratis a tutti gli italiani, come l’offerta alla Nazione di un genio che si spremeva il cervello per il proprio Paese, era di seguire, ma subito, ma in fretta, le politiche di quei Paesi.

Ora uno che ci stava guidando sull’orlo del precipizio, convinto di salvarci, come lo si deve giudicare? Beh, almeno stesse zitto. Ma lui no: più sbaglia più gli si scioglie la parlantina. Un vero guaio, se nessuno dei suoi gli consiglia di chetarsi, almeno fin tanto che il governo Berlusconi non avrà guidato la nave fuori dalla tempesta. Probabilmente s’è preso, a forza di guardare la Spagna e il Portogallo, un robusto torcicollo e non riesce a rigirarsi per rendersi conto che il nostro Paese sta prendendo delle misure appropriate che le autorità internazionali gli riconoscono.   L’Ue ci dice che la nostra manovra va nella direzione giusta, e Bersani continua a scambiare il nostro Paese per la Spagna e il Portogallo.

Il motto di Bartali lo ha fatto suo, e ha scelto la via più facile e comoda, che è sempre quella di criticare senza sporcarsi le mani. Avete mai visto (una volta succedeva) una squadra di operai pubblici intenti al lavoro? Uno lavorava e gli altri stavano a guardare, ma mica in silenzio. Eh no, troppo lusso. Che gusto c’era a starlo solo a guardare. Criticarlo era tutta un’altra goduria. E perciò: Scava qui, no scava là. Prendi la pala, no prendi il piccone. Fai la buca più fonda, no falla più larga. E il poveretto lì a sudare le sette camicie. Così fa Bersani, attorniato dagli oppositori, Di Pietro in testa. Ma fa di peggio: non dice nemmeno scava qui o scava là. Si limita a dire che Gli è tutto sbagliato. E con quello paga gli italiani, il maestro.

Abbiamo ricordato D’Alema profeta, perché ora Bersani ci deve spiegare se, quando lui sostiene che è da due anni che ammonisce il governo che la crisi non è finita, anzi si sarebbe aggravata, sapesse già allora della crisi della Grecia. Se lo sapeva (magari aveva raccolto qualche confidenza dall’esperto Prodi), perché non ce lo ha mai fatto sapere? Perché Prodi non ci ha mai detto, magari in sancta sanctorum, che i conti della Grecia erano truccati?

Ma non diamo a Bersani (né a Prodi) questa grossa colpa. Cerchiamo di risparmiarlo. Ma allora ci deve spiegare se rispetto alla crisi del 2008 non sia successo qualcosa di imprevisto, che ha reso la crisi ben diversa e più drammatica. Ci deve spiegare, ossia, se è vero o non è vero, che oggi la speculazione ha preso di mira non banche, multinazionali e chi più ne ha più ne metta, ma gli stessi Stati Europei, essendo convinta della loro debolezza in conseguenza degli sprechi con cui hanno illuso e ingannato i cittadini.
Di questi sprechi tutta la nostra classe dirigente è responsabile, nessuno può tirarsi indietro.

E allora Bersani deve riconoscere che a mentire non è il governo, ma è lui il Pinocchio dei nostri giorni. Le cose non sono quelle che lui ha fotografato nel 2008, ma sono cambiate. Non sono cose nostre, ma di tutta l’Europa. L’avrà sentita Bersani la regina d’Inghilterra? Tirano tutti la cinghia. Tutti sono colpiti dalla crisi. Tutti l’hanno capito, meno Bersani, che continua a fare la Cassandra. Ostinato profeta di sventure.

Sarebbe tempo che Bersani, invece di gridare Gli è tutto da rifare, si rimboccasse le maniche e aiutasse il governo, e dunque gli italiani, ad uscire dalla crisi. Gian Antonio Stella scrive: “E non c’è dubbio che parallelamente ai tagli dolorosi presentati ieri, tagli che hanno guadagnato l’apprezzamento al governo delle autorità europee ma anche l’immediata rivolta delle sinistre, di una parte del sindacato, dei magistrati e altri ancora, ci son pezzi di questo Paese riottosi all’ipotesi di condividere i sacrifici.”

Per concludere, fatevi ora quattro risate. La prima leggendo qui il tira e molla di Michele Santoro, a cui la libertà di stampa da fastidio e vorrebbe maggior rispetto per la privacy.
Vedrete che prima o poi dirà che i giornalisti che violano la privacy devono andare dritti dritti in galera. Oggi la tutela della privacy interessa anche a lui.

La seconda, fatevela ripensando al povero Gad Lerner che, non sapendo più come denigrare Berlusconi, lunedì si è messo a spiattellare di nuovo ai sonnolenti e schifati telespettatori, le vicende di Veronica Lario con annessi e connessi.
Che Gad Lerner abbia scelto di fare il pettegolo e di cercare le notizie spiando dal buco della serratura?

Per la terza risata basterà leggere Umberto Eco, il quale è rimasto il solo ad insistere che Berlusconi sta lavorando per una forma di dittatura, quando tutti a sinistra lo danno (a torto, secondo me) addirittura per spacciato e in mano a Tremonti. Il nostro fine intellettuale, come già Scalfari qualche giorno fa, si diverte, inoltre, a ridicolizzare le maggioranze uscite dalle urne. In pratica, sono masse di buoi. Verità e capacità illuminano soltanto i pochi, tra cui ovviamente lui.

La quarta risata la dovete a Luca Cordero di Montezemolo (che nome lungo, pieno di boria) che un mese fa pensò bene di far sapere agli italiani che le nostre ferrovie, Trenitalia, lo avevano fatto arrivare con un ritardo di un’ora. Approfittò astutamente per farsi pubblicità. Infatti, oggi sappiano che insieme ad altri mette su una società concorrente a Trenitalia. Nella sua testa forse c’è l’idea di fare dei treni per vip, con tutti i lussi a bordo e prezzi da capogiro. Carrozze da nababbi. Alle stazioni vedremo i treni proletari, al massimo un Eurostar, messi a confronto con i treni montezemolini.

Invece di unirci nella ricorrenza dell’unità d’Italia, vedrete che ci divideremo ancora di più.


Letto 4077 volte.


4 Comments

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » La sinistra dei profeti — 27 Maggio 2010 @ 15:32

    […] Prosegue Articolo Originale: Bartolomeo Di Monaco » La sinistra dei profeti […]

  2. Commento by Ambra Biagioni — 27 Maggio 2010 @ 20:14

    Dal Legno

  3. Pingback by La sinistra dei profeti- Rivistaeuropea — 27 Maggio 2010 @ 22:20

    […] Vai alla fonte Condividi questo post: […]

  4. Commento by nicola — 28 Maggio 2010 @ 14:59

    Ho trovato interessante questo progetto cercate su Google nuova democrazia europea la vera alternativa , dateci un occhiata.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart