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La sobrietà degli onorevoli

5 Gennaio 2012

Per carità, ciascuno è libero di comportarsi come meglio crede, purché nel rispetto ovviamente della legge.
Per cui le vacanze tanto chiacchierate in questi giorni, godute alla Maldive da alcuni esponenti della politica nostrana, sono del tutto legittime.

Però è pure legittimo il dibattito che ne è scaturito, e che si può riassumere in questa domanda: È opportuno che in un momento di crisi come l’attuale, in cui i cittadini stanno soffrendo la stretta prodotta da una tassazione improvvida, alcuni esponenti della politica, che ricoprono cariche importanti, come esempio diano quello di trascorrere delle vacanze eccellenti e per di più all’estero, vacanze che i cittadini possono solo sognare?

Non vi è dubbio che l’esempio che è stato dato è mortificante. Dimostra che non vi è nessuna corrispondenza tra la politica e la realtà. Nessun feeling.
La Nazione soffre e i suoi esponenti più in vista vanno a spassarsela in luoghi da sogno.

Mentre la maggior parte degli italiani è stata costretta dal magro borsellino ad accontentarsi di un tradizionale cenone fuori porta, magari centellinando le offerte per scegliere dove si potesse spendere meno, altri che hanno approvato in parlamento la pioggia di tasse che ha costretto costoro a tirare la cinghia, non si non fatti mancare nulla, quasi che in questi giorni si fossero dimenticati della condizione di ristrettezza in cui vive il loro Paese.

Ci si lamenta dell’antipolitica, ma questi fatti possono diventare esempi destinati ad alimentarla, allo stesso modo che la alimentano le ipocrite resistenze alle denunce della stampa circa i numerosi privilegi di cui i nostri parlamentari (la casta) godono.

Il fiorentino Matteo Renzi, qualche giorni fa, ha lanciato una provocazione, ma a mio avviso non è lo è poi tanto visto che anch’io sono andato da tempo in quella direzione. Ha dichiarato che un parlamentare dovrebbe guadagnare quanto un sindaco. Io scrivevo che dovrebbe guadagnare quanto un dirigente dell’amministrazione pubblica.
La sostanza è la stessa. Il parlamentare deve essere un lavoratore come gli altri. Qualificato, ma sempre un lavoratore. Quindi niente privilegi, niente stipendi e indennità da capogiro.

In questo modo si sortirebbe anche un altro risultato, eccellente e straordinario: alla politica – non più appetibile economicamente – si dedicherebbero soltanto coloro che desiderano servire il Paese, e non di arricchirsi personalmente.

È di questi giorni la ricca documentazione apparsa sui maggiori quotidiani che dimostra quanto esagerate siano le remunerazioni offerte dal nostro Stato ai suoi parlamentari.
Le giustificazioni e le resistenze che si vanno organizzando da parte dei parlamentari sono, allo stesso modo delle vacanze natalizie di alcuni di loro, la dimostrazione di un distacco che non fa ben sperare per il futuro.

Questa classe politica ormai è inadatta, vive in un altro mondo. Se ne deve andare; ed ad essa, con nuove e più suntuarie regole, deve succederne un’altra.

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