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Sfidiamo Monti

5 Gennaio 2012

di  Maurizio Belpietro
(da ‚ÄúLibero‚ÄĚ, 5 gennaio 2012)

Ieri Monti ha fatto la voce grossa. Dopo aver appreso – grazie a Libero – che non sono ba ¬≠stati sei mesi per stabilire di quanto la busta paga dei nostri parlamentari sia pi√Ļ pesante di quella dei colleghi stranieri, ha convocato il presidente della Commissione incaricata del confronto per urgenti delucidazioni. Se ¬≠condo l’agenzia Stefani di Palazzo Chigi, il premier si sarebbe lamentato con Enrico Giovannini, vale a dire con il gran capo della statistica, per il fallimento. Lo studio avreb ¬≠be dovuto essere il documento base per decidere di quanto dovessero essere tagliati gli emolumenti di deputati e senatori, ma non essendo andata a buon fine la ricerca, c’√® il rischio che i risparmi annunciati sulle in ¬≠dennit√† della Casta slittino a data da desti ¬≠narsi e ogni promessa di riduzione finisca nel dimenticatoio.

Per il presidente del Consiglio si tratterebbe di una magra figura. Quando present√≤ la manovra con cui ha tartassato gli italiani, Monti giur√≤ che la stangata avrebbe riguar ¬≠dato anche i costi della politica, lasciando intendere che i primi a fame le spese sarebbero stati proprio gli inquilini di Montecitorio e Palazzo Madama. Sar√† perle resistenze dei parlamentari a farsi tosare, sar√† per l’inefficienza della Commissione preposta alla valutazione, sta di fatto che l’impegno sembra destinato a rimanere disatteso. Gi√† il capo del governo ha dovuto fare retromar ¬≠cia sull’abolizione delle Province (se ne parler√† negli anni avvenire), con il rinvio della riduzione delle indennit√† parlamentari si pu√≤ dire addio al contenimento delle spese del Palazzo. Con quel che ne consegue: con quale faccia di bronzo i cosiddetti rappre ¬≠sentanti del popolo chiederanno al popolo di tirare la cinghia quan ¬≠do la loro cintura dei pantaloni non si stringe mai? Ma soprattutto: a chi toc ¬≠cher√† pagare il conto delle mancate en ¬≠trate se deputati e senatori non paghe ¬≠ranno quanto dovuto?

La questione non √® di poca impor ¬≠tanza e, senza i tagli annunciati, Monti rischia di rimetterci la faccia, con gran ¬≠de discredito del supertecnico e dei suoi collaboratori presso gli italiani. Proprio per evitare un simile disastro e salvare la buona reputazione del pro ¬≠fessore, ci siamo impegnati per capire come fosse possibile aggirare le furbizie con cui si ritarda il taglio alle onorevoli indennit√† (16mila euro se si conteggia ¬≠no le diarie e le spese di rappresentan ¬≠za). Lasciando perdere la ricognizione della supercommissione e senza nulla togliere agli esperti dell’Istat e degli altri istituti di ricerca, il nostro Franco Bechis in poche ore si √® collegato a Inter ¬≠net e ha trovato la soluzione, aggirando il minuetto con cui i membri della Ca ¬≠sta provano a difendere i propri stipen ¬≠di. Preso atto che, a causa della manca ¬≠ta uniformit√† delle buste paga, i tecnici non riescono a confrontare le cifre cor ¬≠risposte ai nostri parlamentari con quelle dei colleghi stranieri, il nostro vi ¬≠cedirettore si √® concentrato sui costi delle diverse istituzioni. Come potrete vedere nella tabella a pagina 2, per ca ¬≠pire quanto si deve tagliare basta con ¬≠frontare quanto costano Camera, Se ¬≠nato e Presidenza della Repubblica ita ¬≠liani rispetto alle equivalenti istituzioni dei principali Paesi europei.

Tanto per fare un esempio, se da noi Montecitorio spende ogni anno quasi un miliardo di euro, la britannica Ca ¬≠mera dei Comuni supera di poco i 300 milioni, costando al contribuente in ¬≠glese oltre due terzi in meno di quella italiana. E mentre per Palazzo Madama ogni anno lo Stato stacca un assegno di 526 milioni di euro, in Germania se la cavano con 21, con un risparmio di mezzo miliardo. Non meglio va il con ¬≠fronto tra i costi del Quirinale e la dota ¬≠zione dei reali di Spagna: mentre la no ¬≠stra presidenza della Repubblica costa 228 milioni di euro, gli iberici ai Borbo ¬≠ne versano un appannaggio 24 volte pi√Ļ basso. Insieme le nostre istituzioni spendono un miliardo e 747 milioni di euro ogni anno, mentre in Europa la media degli equivalenti palazzi supera di poco i 450 milioni di euro. In pratica, volendo andare fino infondo, si posso ¬≠no risparmiare quasi un miliardo e 300 milioni.

Di fronte a queste cifre e all’esigenza di ridurle, di solito l’obiezione √® che la decisione di tagliare √® di competenza di Montecitorio, Palazzo Madama e Qui ¬≠rinale, i quali essendo organi costitu ¬≠zionali sono indipendenti e non sog ¬≠getti al governo. Vero. Palazzo Chigi non pu√≤ decidere di quanto limare lo stipendio di deputati e senatori, n√© di ridurre l’appannaggio al presidente della Repubblica. Per√≤, avendo la cassa in mano, pu√≤ stabilire con la legge fi ¬≠nanziaria un taglio lineare alle sopraci ¬≠tate istituzioni, proprio come Tremonti faceva con le amministrazioni locali e le Universit√†. Non c’√® scritto nella Costi ¬≠tuzione che i Palazzi della Repubblica possono spendere quanto vogliono e sono irresponsabili di fronte alle esi ¬≠genze di bilancio. Non servono perci√≤ studi complicali per decidere come e di quanto limare le indennit√† parlamen ¬≠tari : √® sufficiente che il ministero del Te – soro chiuda i rubinetti e ogni anno ero – ghi l’equivalente di quanto si eroga nel resto dei Paesi europei. Con quei soldi poi Giorgio Napolitano vuol circondar ¬≠si di 100 corazzieri invece che di 100 val ¬≠letti? Affari suoi. Gianfranco Fini non ha commessi a sufficienza per farsi servire come si deve e gli onorevoli non hanno chi porta loro la borsa? Pazienza, do ¬≠vranno far da soli. Per noi verranno solo vantaggi: occupati a sbrigare qualche impegno in pi√Ļ, √® probabile che ¬°mem ¬≠bri della Casta producano qualche leg ¬≠ge astrusa in meno.

Ecco, caro presidente Monti. Se vuo ¬≠le salvare la faccia e non gli stipendi dei suoi colleghi onorevoli (dal 9 novembre scorso Lei √® un parlamentare, e pure a vita) il sistema c’√®. Cos√¨ avr√† l’occasione per dimostrare che Lei non tassa solo la gente comune.

Altri articoli

“Caro prof, ecco come pu√≤ farlo” di Franco Bechis. Qui. Da cui estraggo:

“Per Nicolas Sarkozy, che ha ben altri poteri, si sono spesi nel 2010 poco pi√Ļ di 112 milioni di euro. Per Giorgio Napolitano la dotazione quell’anno √® stata di 228 milioni di euro: un vergognoso sproposito, ancora pi√Ļ evidente se si confronta con le spese per i palazzi della Regina di Inghilterra: 46,4 milioni di euro. Fra il Quirinale e la media della presidenza della Repubblica o delle case reali europee c’√® una differenza di 192 milioni di euro all’anno. Basta tagliarla, perch√© si tratta di un trasferimento dalla tabella del ministero dell’Economia. Poi decideranno i collaboratori di Napolitano cosa fare con la dotazione ridotta, in piena autonomia istituzionale. L’unico limite √® imposto dalla legge: l’ultima √® quella del 23 luglio 1985 a firma di Bettino Craxi. Stabiliva aumento della dotazione del Quirinale da 180 milioni a 2,5 miliardi di vecchie lire, che dovevano essere rivalutate ogni anno secondo l’indice dell’inflazione programmata.
Usando le tabelle Istat sulla rivalutazione della lira, la dotazione del Quirinale stabilita per legge oggi dovrebbe ammontare a poco meno di 3 milioni di euro. Invece √® salita a 228 milioni: si dovrebbe tagliarne 225, per stare in media con palazzi assai pi√Ļ potenti del Quirinale basta invece tagliarne 192 milioni.”

“Uno Stato troppo controllore soffoca i principi liberali” di Piero Ostellino. Qui.


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Bart