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La testimonianza di Ruby al tribunale di Milano

17 Maggio 2013

di Redazione
(dal “Corriere della Sera”, 17 maggio 2013). Qui l’articolo con i video. (anche qui).

Karima El Mahroug alias Ruby, la giovane marocchina al centro dei processi milanesi sui presunti festini di Arcore, venerdì mattina è entrata per la prima volta nel Palazzo di Giustizia di Milano per deporre come parte lesa nel dibattimento a carico di Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti, il cosiddetto processo «Ruby bis ». Al processo «Ruby », a carico di Silvio Berlusconi, la ragazza non è mai stata sentita, perché la sua testimonianza non è stata richiesta né dall’accusa né dalla difesa: da qui le proteste della giovane, che ha insistito per poter dare la sua versione e il 4 aprile scorso ha organizzato anche un sit-in davanti al Tribunale. La ragazza, convocata infine dai giudici della V Sezione Penale per testimoniare al processo «Ruby bis », si è presentata accompagnata dal suo compagno Luca Risso e dai suoi due avvocati.

FALSA IDENTITA’ – All’inizio della deposizione i magistrati hanno chiesto alla testimone di ricostruire il periodo dell’arrivo a Milano, la ricerca dei primi lavori e il suo ingresso nell’agenzia di Lele Mora. «Conoscevo dalla Sicilia l’agenzia e volevo incontrare il proprietario, perché la mia speranza era quella di lavorare nel mondo dello spettacolo e della moda », ha detto Ruby. «Mi hanno chiesto delle foto e ho dato quelle del mio profilo Facebook – ha aggiunto – e i documenti, che ho detto di avere dimenticato. Come nome ho dato quello di Ruby, preso da una telenovela, e come cognome Eiek, che è quello di una cantante. Come età – ha concluso – ho detto di avere 19 o 20 anni ».

LA PRIMA SERA – Karima ha raccontato il suo ingresso a Villa San Martino il 14 febbraio 2010 per una cena con Silvio Berlusconi e diverse altre ragazze. «Sono arrivata ad Arcore, ero sorpresa di essere a casa del Presidente del Consiglio, non mi sembrava vero, era una cosa stranissima », ha detto. Ruby ricorda bene la serata perché quella sera «avevo con me un grande cuore e volevo portarlo a un ragazzo, Domenico Rizza, di cui ero ancora innamorata e che mi aveva lasciato. Io pensavo di dover andare a fare la solita serata in discoteca con le ragazze di Mora e non vedevo l’ora, finito il lavoro, di portare quel cuore a Rizza ». Arrivata ad Arcore, però, «mi inventai una parentela con Mubarak », ha dichiarato, e ha poi raccontato che le ragazze le raccontarono della barzelletta del «bunga bunga » di Berlusconi e la portarono nel locale così soprannominato.

IL BUNGA BUNGA – «Ho visto Nicole Minetti vestita da suora, che a un certo punto, mentre ballava si è tolta i vestiti ed è rimasta in biancheria intima ». Inoltre, la ragazza ha detto che Marystelle Polanco si vestiva da «Obama e Ilda Boccassini, con una parrucca rossa e con quell’affare che ha lei » («Questo affare si chiama toga », ha spiegato il giudice), Iris Berardi da Ronaldinho, mentre altre partecipanti alle serate si travestivano da «infermiere sexy e dottoresse. Ballavano in modo sensuale, ma non ho mai visto contatti fisici con Berlusconi ». Al termine della seconda serata ad Arcore Ruby si è fermata a dormire e le è stata data una stanza solo per lei. La ragazza ha raccontato di aver lasciato Villa San Martino nel pomeriggio del giorno successivo, dopo aver fatto colazione e pranzato. «Per dormire mi diedero una tuta per farmi stare più comoda. Al mattino mi svegliò la Polanco, poi salimmo a fare colazione ».

LE BUSTE – La prima sera, ha raccontato Ruby, ricevette da Berlusconi una busta con duemila euro. Inoltre la ragazza ha detto di aver ricevuto 30mila euro dal ragioniere di Berlusconi, Giuseppe Spinelli, per «realizzare il sogno » di aprire un centro estetico. «Ho sempre ricevuto tutte le volte che andavo a cena delle buste con 2000 o 3000 euro. Poi ho insisto io per parlare al presidente Berlusconi e raccontargli il mio sogno di aprire un centro estetico, cosa che per l’età e per la mancanza di documenti non riuscivo a fare ». «Lui era sempre stato generoso – ha aggiunto – e gli ho chiesto un aiuto un prestito. Ho insisto io per incontrarlo al di fuori delle cene e delle serate. Lui mi ha detto che voleva qualcosa di scritto, qualcosa di cartaceo e poi ci avrebbe pensato lui ».

«NON SAPEVO FOSSE MINORENNE » – «All’ufficio casting Ruby aveva dichiarato di avere 24 anni e questo è stato esibito agli atti ». Lele Mora, imputato nel processo, ha negato quanto affermato dal pm Ilda Boccassini, che nella requisitoria del processo a carico di Silvio Berlusconi lo aveva indicato come una delle persone dell’entourage dell’ex premier a conoscenza della minore età della ragazza. «Ruby oggi dirà che non l’ho portata io ad Arcore », ha affermato l’ex «guru dei vip ».

LA NOTTE IN QUESTURA – L’ormai famosa notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 in questura a Milano con Ruby c’erano «Nicole Minetti, Michelle Conceicao e Miriam Loddo », ha detto Ruby. Conceicao, stando al racconto di Ruby, le avrebbe detto: «Non ti preoccupare, faremo di tutto per non farti tornare in comunità ». «Non so se ero affidata a Nicole o a Michelle – ha proseguito Ruby – in questura io avevo detto che avevo 17 anni e non mi ricordo che generalità ho lasciato, se il nome di Karima o quello di Ruby ». Appena uscita dalla questura e affidata a Nicole Minetti, la ragazza ha detto di aver parlato al telefono con Silvio Berlusconi. Nicole Minetti «lo ha chiamato al telefono e me lo ha passato – ha aggiunto – e lui mi ha detto che era arrabbiato per tutte le cavolate che gli avevo detto ». In questo modo ha lasciato intendere che Berlusconi non sapesse che lei era minorenne.

LE ACCUSE RITRATTATE – Nel corso di un passaggio della sua testimonianza Ruby ha parzialmente accusato il pm di Milano. Riguardo alle dichiarazioni rese ai pm tra il luglio e l’agosto 2010 ha affermato: «So che le volte che mi hanno sentito non sono solo quelle quattro o cinque verbalizzate ». «Non siamo in una trasmissione tv – ha spiegato con calma il giudice Annamaria Gatto – questo è un processo e dobbiamo accertare la verità. Se lei dice una cosa del genere fa un’accusa molto grave e il tribunale sarà costretto a trasmettere gli atti e poi se la cosa non è vera lei sarà soggetta a conseguenze penali ». Così Ruby, che nella sua protesta davanti al tribunale aveva in sostanza affermato che i pm l’avrebbero costretta a mentire, davanti al giudice ha cambiato tono. «Io so che i ricordi sono una cosa e le sensazioni un’altra – ha spiegato – rileggendo i verbali mi sembra che mancavano delle cose ». E poi la ragazza ha cambiato argomento: «Oggi comunque sono qui per rettificare le bugie che ho detto in quei verbali ».

MAI SESSO CON BERLUSCONI – Rispondendo a una domanda del pm Antonio Sangermano, Ruby ha ribadito di non aver mai avuto rapporti intimi con Silvio Berlusconi, sostenendo che ad Arcore si è limitata a «ballare la danza del ventre » e che «il presidente Berlusconi aveva dei costumi » che lei e le altre ragazze avevano indossato. Sulle intercettazioni «Mi vantavo di cose mai successe – ha spiegato – dicevo di averlo sentito e che era innamorato, dicevo “mi coprirà d’oro”, ma erano tutte invenzioni ». Ruby ha anche negato di essere mai stata una prostituta. Quando il giudice, infatti, le ha chiesto se «ha mai avuto rapporti sessuali a pagamento con qualcuno », la ragazza ha risposto con un secco «no ». Il giudice le ha poi contestato alcune intercettazioni in cui Ruby pareva fare riferimento ad attività di prostituzione e la giovane ha replicato: «Erano solo cavolate, non ero normale in quel periodo ».

I 5 MILIONI – Al pm Sangermano che, citando alcune intercettazioni, le ha chiesto se ci fossero trattative tra lei e Berlusconi per ricevere dall’ex premier 5 milioni in cambio del silenzio e di «sembrare pazza » ai pm. Ruby ha risposto di no e ha spiegato che il riferimento ai 5 milioni nelle telefonate era una «cavolata » che raccontava. Mentre il pm le contestava una serie di intercettazioni in cui lei parla di soldi da ricevere da Silvio Berlusconi e fa riferimento a ciò che ha detto nei verbali ai magistrati, Ruby ripeteva che al telefono «dicevo a tutti tante cavolate solo per vantarmi ». La ragazza ha spiegato di aver detto bugie «per vanteria » sia al padre che alla madre che all’attuale fidanzato Luca Risso. Il pm, però, per nulla convinto delle risposte della ragazza, a un certo punto le ha chiesto: «Ma lei cosa faceva, portava avanti una strategia di falsi vantandosi a telefono e poi scriveva anche sull’agenda di dover prendere dei soldi? ». Il riferimento è a un appunto sequestrato nel quale Ruby scrisse di «4,5 milioni da B. ».


Ruby davanti ai giudici: “Mai avuto rapporti intimi con Silvio Berlusconi”
di Luca Fazzo
(da “il Giornale”, 17 maggio 2013)

16:53
Nuova pausa. Ma a questo punto l’interrogatorio di Ruby da parte dei pm va avanti con uno schema fisso.il dottor Sangermano contesta alla testimone-vittima le telefonate intercettate durante le indagini preliminari, e Ruby quasi sempre risponde che al telefono si inventava tutto, un po’per vantarsi, un po’ per una sorta di abitudine compulsiva a mentire. È così per le telefonate in cui raccontava di ricevere decine di migliaia di euro da Berlusconi in cambio del suo silenzio ; ed è così anche per le domande successive, in cui il pm cerca di dimostrare sulla base delle telefonat che Ruby faceva abitualmente la prostituta: e Ruby nega, “erano tutte invenzioni”.
16:14
Il pm contesta una telefonata in cui parlando con un personaggio non identificato Ruby raccontava di ricevere ventimila euro ogni martedì. “Non mi ricordo questa telefonata. Ma di soldi non ne ricevevo” ribadisce la testimone.
15:32
Il pm chiede ancora dei soldi che Ruby si vantava di dover ricevere da Berlusconi. Il dottor Berlusconi glieli ha mai dati o promessi? “No nella maniera più assoluta” Ha mai fatto trattative con Berlusconi per averli? “No”
15:23
Il pm contesta a Ruby una telefonata in cui dice: “io ho negato il fatto che Silvio sa che sono minorenne. Io ho detto che lui sa che sono maggiorenne perché non voglio metterlo nei casini”. Chiede il pm: il dottor Berlusconi sapeva la sua età? “Lui sapeva che avevo 23 o 24 anni” Perché allora dice questa cosa? “Come avevo raccontato bugie ai pubblici ministeri le dicevo anche alle mie amiche. Non so perché raccontavo delle cavolate, so che ne raccontavo tante, era divenuto uno strumento di difesa”
15:16
Il tribunale ha finito. La palla passa alla procura. Il pm Sangermano premette a Ruby che la procura “userà la stessa delicatezza e lo stesso rispetto con cui è stata finora trattata per il suo ruolo di persona offesa e di testimone”. Poi però va subito al sodo: ha mai avuto rapporti intimi con Silvio Berlusconi? “No” Ha mai partecipato nelle serate di Arcore a queste danze che ha descritto? “Si, in una serata ho fatto una danza del ventre”. Danza normale e priva di connotazioni erotiche? “Il presidente ci ha fatto vedere dei caffettani che gli aveva regalato Gheddafi. Io mi sono sentita di fare la danza del ventre”.
15:11
Il giudice contesta a Ruby l’intercettazione in cui parlando con un amico gli dice, parlando di Berlusconi: Noemi è la pupilla, e io sono il culo. “È una battuta. Di Noemi Letizia non ho mai saputo niente, quando è uscito il caso Ruby ho visto che mi associavano al suo caso, e da li è nata la battuta”. Obietta il giudice: questa non è una vanteria, questo è umiliarsi. “In tutta la telefonata non può essere presa solo una frase, io stavo scherzando con un amico”.
15:09
Lei ha mai avuto rapporti sessuali a pagamento con qualcuno? “No”
15:08
Non ho mai ricevuto soldi da Berlusconi dopo il 27 maggio, e le cose che raccontavo in giro erano vanterie senza fondamento. Così Ruby ha risposto al giudice Gatto che le chiedeva di spiegare un appunto trovato a casa sua in cui elenca cifre già ricevute da Berlusconi e altri quattro milioni e mezzo ancora da ricevere “Quando è scoppiato il caso Ruby ho parlato con tantissime persone dicendo di ricevere dei soldi e vantarmi di somme enormi per giustificare quello che era uscito sui giornali. Cosi avevo scritto questa cosa che facevo vedere alle mie amiche quando venivano a trovarmi. Dicevo tre milioni, cinque milioni, sei milioni, ho detto tantissime cifre ma se erano cose vere non c’era bisogno di scrivere delle cifre su un foglio”. In una delle intercettazioni parlando con una amica lei dice: mi ha detto di fare la pazza, che mi coprirà d’oro. Mi spiega il contenuto di questa telefonata? “Io appena uscito il caso ho visto su tutte le prime pagine la mia fotografia, così ho cominciato a fare questa telefonate alle amiche vantandomi di cose che non erano mai successe. Dicevo che il presidente mi aveva chiamato e che diceva di essere innamorato. Invece non avevo più sentito il presidente dopo il 27 maggio, ma mi vergognavo di quello che era uscito sui giornali e mi inventavo queste storie”
14:39
Pausa pranzo: buon per Ruby, che stava iniziando a dare segni di stanchezza e nervosismo. E adesso dovrebbe aprirsi un filone interessante: quello delle dichiarazioni rese dalla ragazza nel corso delle indagini preliminari, assai più esplicite di quelle rese oggi in aula, e che Ruby ha già preannunciato di voler rettificare.
13:40
Tema delicato: ci sono stati degli interrogatori durante le indagini preliminari di cui non c’è traccia nel processo? Ruby dice di sì, raccontando di quando, dopo essere finita in una comunità di Genova, iniziò a ricevere le visite dei pm milanesi Forno e Sangermano. “Non so quante volte sono stata sentita, non so perché sono iniziati questi incontri, di sicuro non sono state solo le 4 o 5 volte di cui ho letto i verbali sui siti” Ricorda di avere avuto incontri ulteriori rispetto a quelli che risultano a verbale? “Si” E ha rilasciato dichiarazioni che non sono state verbalizzate? “Si. Gli incontri con i pm duravano tantissime ore. Quando li ho letti, di tre ore trovavo solo una pagina e mi sembrava strano”. A questo punto il giudice Gatto ammonisce Ruby sulle conseguenze cui andrebbe incontro se accusasse ingiustamente i pm. E lei dice: “io dico quello che mi ricordo”, ma non insiste. Però aggiunge che “nei verbali ho detto delle bugie che vorrei rettificare”.
13:32
Ruby racconta dal suo punto di vista la notte del 27 maggio 2010, quando venne fermata e portata in questura, e rilasciata dopo l’intervento di Berlusconi. “Mi vennero a prendere la Conceicao, la Minetti e la Miriam Loddo. Non so come sia andata la situazione, tutti i retroscena che ci sono stati con li conosco. Non ho capito bene se ero affidata a Nicole o a Michele, poi sono andata comunque a casa di Michelle. L’unica cosa che mi interessava era non andare in comunità. stata una liberazione quando ho capito che potevo andare. Sono uscita dalla questura con le tre ragazze. Poi la Minetti mi ha detto che c’era il presidente Berlusconi arrabbiato per tutte le cavolate che gli avevo raccontato. Lo ha chiamato e me lo ha passato. Lui mi ha sgridato perché gli avevo detto tutte quelle cavolate, poi si è fatto ripassare la Nicole”.
12:36
Pausa di un interrogatorio che si annuncia lungo e che forse non si esaurirà nella udienza di oggi. Finora Ruby ha fornito una versione con alcuni particolari piccanti, come quello di Nicole Minetti in biancheria intima (che alcuni testimoni avevano già fornito a che altre avevano smentito ) ma ha escluso qualunque contatto ravvicinato tra lei e Berlusconi era anche escluso di aver visto Berlusconi lasciarsi andare d effusioni con altre ospiti. Ma è sicuro che, dopo che il giudice Gatto avrà concluso il suo interrogatorio, il controesame dei pm Forno e Sangermano non sarà leggero.
12:11
“Alla fine le ragazze hanno iniziato ad andare via, eravamo tutti un po’ stanchi. Il clima era meno festoso di prima. A un certo punto mi è stato detto dal presidente che potevo restare a dormire li”. Ha dormito da sola? “Sono salita, c’era un corridoio, mi è stata data una stanza che non ho diviso con nessuno. Mi sono svegliata al mattino, mi ha svegliato la Marystelle. Mi è stata data una tuta da indossare, siamo scese al piano di sotto dove abbiamo fatto colazione. C’era anche il presidente che andava e veniva. Dopo pranzo siamo andate via” Nella seconda occasione ha ricevuto un altro aiuto dal presidente? “Si, sempre. Mi sembra che fossero duemila euro in banconote da 500”.
12:07
“La seconda sera si svolse nello stesso modo, con lo stesso menù. Dopo cena venni invitata ad andare nel posto del bunga bunga, che prendeva il nome da una barzelletta che aveva raccontato il presidente. C’era una scalinata che scendeva giù, si entra in questa stanza enorme che aveva accanto una atra stanza. C’era una cosa che sembrava una lampada di quelle che si usano nei centri estetici”. Chiede il giudice:c’era il palo della lap dance? “Si. All’inizio ci siamo sedute, mi hanno fatto vedere una stanza con altre bevande che sembravano vini. Mentre la musica andava alcune ragazze hanno iniziato a ballare. Altre ragazze si erano vestite con vestiti come quelli che usavo io in discoteca per fare la cubista. Si vestivano da infermiera sexy, da dottoressa, la Nicole Minetti si era vestita da suora” Suora come l’infermiera sexy o con la palandrana lunga? “Con questo affare lungo che mentre ballava alzava per fare vedere le gambe. C’era a che la Marystelle che si vestiva da Obama e da un’altra che io non sapevo chi era, l’ho saputo dopo che si chiama Ilda Boccassini, una parrucca rossa con un affare…” L’affare si chiama toga… “Ecco. Facevano dei balletti ballando con questo palo, facevano balli sensuali con le canzoni di Apicella, la Minetti sollevava questo vestito da suora, poi se l’era anche tolto ed era rimasta in biancheria intima”. Qualcun altro si è tolto il travestimento? C’erano contati fisici tra il presidente e le ragazze? “Le ragazze travestite si avvicinavano a lui con modo sensuale e ammiccante, facevano questi balletti, ma non ho mai visto contatti” Neanche in braccio, carezzerarsi, darsi un bacio? “No”
11:52
Cosi Ruby racconta il commiato da Berlusconi la prima sera : “C’era un piccolo ufficio, mi diede una busta dicendo che era un piccolo aiuto per aiutarmi e che gli avrebbe fatto piacere avermi come ospite in altre cene. Io andai via con un taxi. La busta conteneva duemila o tremila euro. Non ricordo esattamente, perché ci sono state altre serate con altri aiuti”. “Il giorno dopo ricevetti una telefonata dal presidente Berlusconi che mi chiese come stavo, se mi aveva fatto piacere il suo aiuto e se volevo tornare il prossimo weekend che aveva un’altra cena. Ci siamo sentiti un altro paio di volte prima della serata successiva. Chiamava sempre lui”
11:50
“In macchina io e Fede non parlammo. Arrivammo a questa villa ad Arcore, all’entrata trovai il presidente Berlusconi. Per me era una cosa stranissima, non mi sembrava vero essere arrivata a casa del presidente del Consiglio. Lui si presentò, io mi presentai come Ruby. C’era una tavolata con una ventina di belle ragazze vestite benissimo, mi presentano queste ragazze, si svolge una cena. Non sapevo come ero finita lì, non mi sono posta nessuna domanda, vivevo la cosa… Io pensavo che sarei andata all’Hollywood, mi ero portata dietro un cuore grande perché era San Valentino e pensavo che dopo sarei andata a cercare Domenico..” “Nella villa c’erano ragazze che chiacchieravano, altre in un salotto che fumavano. Sembrava più un aperitivo che una cena, c’era la musica in sottofondo. Io raccontai la mia storia inventata, quella che di solito usavo… Dipendeva anche dal contesto in cui ero, raccontava una versione sempre diversa. Li dissi che ero Ruby, che ero metà brasiliana e metà egiziana, dissi che mia madre era una cantante famosa, e col computer di Apicella feci vedere il video. E dissi che mia madre era parente del presidente dell’Egitto”. Il giudice Gatto contesta a Ruby che altri testimoni non raccontano che già in quella occasione parlò della sua falsa parentela con Mubarak, ma Ruby insiste sulla sua versione.
11:44
Inizia il racconto delle serate in discoteca con l’agenzia di Lele Mora, cui Ruby spiega di non avere mai consegnato i documenti per non rivelare la sua età. “Un giorno mi arrivata la telefonata di Lele Mora, c’è questa serata, devi venire sotto l’ufficio, trovi una macchina e ti porta al lavoro”. Quanto prendeva per queste serate? “Duecento euro, ma so che altre ragazze prendevano anche cinquecento. Eravamo li per fare immagine, per fare contorno a Lele Mora. Più che lavoro era divertimento”. “Io sono arrivata pensando che fosse una serata qualunque. Sull’auto c’era un autista, gli chiesi dove andavamo ma non mi diede spiegazioni, andammo a palazzo dei Cigni e li salì Emilio Fede, che a Milano avevo rivisto all’Ibiza di corso Garibaldi. Siccome in Sicilia mi aveva detto che mi avrebbe aiutato, all’Ibiza gli chiesi se si ricordava e non mi sembrò che si ricordasse, per educazione rispose annuendo, io gli lasciai di nuovo io numero chiedendogli se poteva farmi lavorare”.
11:28
Sarà evidentemente un interrogatorio lungo, perché il giudice Gatto sta chiedendo a Ruby di ricostruire meticolosamente anche la sua vita prima dell’incontro con Berlusconi. In questo momento sta raccontando il suo arrivo a Milano e i primi lavori come cameriera e ragazza immagine.
11:26
“Simona Loca mi aveva proposto di fare la prostituta. Mi disse che era un colloquio di lavoro e mi portò al Four Seasons o al Bulgari, dovevo salire nella stanza di questa persona, mi sembrava strano fare un colloquio in una stanza d’albergo…. Alla fine lei mi disse che il lavoro era fare la escort e avremmo diviso i soldi. Io me ne sono andata incavolandomi con lei. Quella sera sono andata a ballare all”Hollywood”.
11:13
“Io desideravo venire a Milano. Non avevo soldi, avevo preso il treno senza biglietto, pensavo che se il controllore mi trovava mi avrebbe portato al massimo in comunità. Era fine ottobre 2009 quando arrivò a Milano. Sono andata da una ragazza che avevo conosciuto in Sicilia, la conoscevo come Simona Loca, e mi ha ospitato. Conoscevo il nome di una agenzia molto conosciuta anche in Siclia, quella di Lele Mora. La mia speranza era lavorare nel mondo della moda. Ho cercato di avere un colloquio con il titolare. Ho parlato direttamente con Lele Mora. Mi hanno chiesto di lasciare un curriculum e delle foto, i documenti me li hanno chiesti ma mi sono inventata di essermeli dimenticati”. Che generalità ha dato? “Il solito Ruby, preso da una telenovela, e il cognome di una cantante. Come età dissi diciannove o vent’anni”.
11:07
“Il primo concorso di bellezza l’ho fatto a sedici anni senza il permesso dei miei genitori. Avevo visto l’hotel dove si svolgeva il concorso, mi sono intrufolata compilando da sola il modulo mettendo le mie generalità e inventando la firma di un adulto”. Chiede il giudice: nella giuria c’era Emilio Fede.”Si”. Ha avuto contatti con lui? “No, noi ragazze dovevamo raccontare la nostra vita e i nostri sogni futuri. Avevo inventato un’altra vita sempre con l’età di sedici anni”.
11:03
È iniziato l’interrogatorio di Ruby. La ragazza parla con un filo di voce, le prime domande riguardano la adolescenza in Sicilia e il primo affidamento in comunità. “Sono uscito di casa a dodici anni. Mi allontanavo spesso da casa, è stato un continuo scappare e tornare perché mi riportavano”.
10:47
Ruby è arrivata in tribunale accompagnata dal suo legale Paola Boccardi e dal fidanzato Luca Risso. È entrata da un passaggio secondario e attualmente è in corridoio accanto all’aula di udienza. Transenne e carabinieri tengono a distanza fotografi e giornalisti.
10:03
È arrivato in aula Lele Mora, per ora unico imputato presente, che parlando con i cronisti ha negato di avere mai saputo che Ruby fosse minorenne. In un appunto, la ragazza sosteneva che era stato proprio Mora ad avvisare Berlusconi della sua vera età. Ma Mora ha escluso la circostanza. “Il nostro ufficio casting le aveva fatto compilare una scheda che è agli atti da cui risultava che aveva 24 anni”.
09:45
Qual è la verità che Ruby si prepara ad offrire oggi ai giudici di uno dei processi che portano il suo nome? Resterà attestata sulla trincea delle dichiarazioni pubbliche, che scagionano in pieno il Cavaliere, o sotto interrogatorio farà qualche concessione alle tesi dell’accusa? Comunque vada a finire, quella di oggi si annuncia come una udienza decisiva nel caso giudiziario che da due anni e mezzo scuote la politica italiana. Il processo in cui oggi viene interrogata Ruby non è quello a carico di Berlusconi (dove, curiosamente, sia accusa che difesa hanno rinunciato ad interrogarla) ma quello contro Emilio Fede, Nicole Minetti e Lele Mora. Anche qui, però, la testimonianza di Ruby è cruciale, perché proprio per averla introdotta nelle serate di Arcore i tre imputati devono rispondere della accusa più pesante, ovvero induzione alla prostituzione minorile. Delle dichiarazioni che farà oggi Ruby non si potrà tecnicamente tenere conto nel processo a Berlusconi, che è già prossimo alla sentenza, dopo che la Procura ha chiesto la condanna del Cavaliere a sei anni di carcere. Anche se non si può escludere che l’eco di quanto avverrà oggi in aula raggiunga in qualche modo anche le tre giudici che devono emettere la sentenza nel processo principale. In questo momento Ruby non è ancora arrivata in tribunale dove è attesa da un nutrito schieramento dei media.


Marina Berlusconi contro Repubblica: “Su mio padre solo fango e calunnie”
di (I.S)
(da “Libero”, 17 maggio 2013)

Sul caso Ruby tutta la stampa di sinistra è mobilitata. L’antica usanza dell’antiberlusconismo ha sedotto ancora le penne rosse. Corrado Augias però su La Repubblica si è spinto oltre. Ha in pretica criticato anche la figlia del cav, Marina Berlusconi per la sua legittima difesa del padre, tirato in mezzo ad una vicenda giudiziaria che si basa su prove inesistenti. Scrive Augias sul quotdiano di Ezio Mauro: “La considerazione verso un padre non dipende anche dalla stima che i suoi comportamenti possono suscitare? Marina stima un genitore che si è coperto di ridicolo davanti all’Europa e al mondo? Lo difenda in pubblico ma faccia anche, in privato, qualcosa per salvarlo da una così penosa vecchiaia”. Insomma quella di Augias è stata una vera e propria ingerenza nella vita privata del av e di sua figlia.

Fango e calunnie –  Marina non ci sta e scrive ad Ezio Mauro per sottolineare come Augias abbia davvero esagerato: “Egregio direttore, nel suo intervento dedicato principalmente alla vicenda Ruby, Corrado Augias arriva dove nessuno aveva ancora osato arrivare. Arriva a criticarmi per i sentimenti, la stima e la considerazione che ho per mio padre, giunge addirittura a farmi la predica su come dovrei o non dovrei comportarmi con lui. Ma come si permette, il signor Augias? Non si rende conto che tutto ciò appartiene alla peggiore inquisizione? Su questa storia di fango e calunnie, mio padre ha già spiegato più volte come sono andate davvero le cose. Io posso solo ribadire quello che ho già detto”, afferma la Berlusconi. Marina dopo aver respinto l’attacco di Augias sottolinea ancora la voglia di difendere suo padre in ogni sede, sulla stampa e nei tribunali.

So chi è mio padre –  E passa al contrattacco: “Conosco molto bene mio padre, conosco la persona che è e la profonda correttezza con cui si è sempre comportato, il rispetto che ha sempre avuto nei confronti degli altri, sono orgogliosa di lui e di essere sua figlia e non c’è stato mai nulla, assolutamente nulla, che potesse anche minimamente mettere in discussione questo orgoglio. Non è d’accordo, il signor Augias? Affari suoi. Ma il suo intervento è la migliore, o peggiore, dimostrazione degli enormi guasti che sono stati provocati da chi, in modo spesso consapevole, continua a non distinguere tra opinioni personali di tipo morale, o moralistico, giudizi politici, procedimenti giudiziari. Augias avrà le sue opinioni su mio padre, milioni di italiani, a cominciare dalla sottoscritta, ne hanno altre, radicalmente diverse”, ha aggiunto.

Lo difenderò ovunque – Infine la numero uno di Mondadori sottolinea come la requisitoria del pm Ilda Boccassini sia stata detata più dalle opinioni personali che dall’evidenza di indizi e prove giudiziarie: “I tribunali – prosegue Marina Berlusconi – però non si occupano, o non si dovrebbero, occupare di opinioni. E la Procura di Milano pochi giorni fa ha chiesto per mio padre la condanna a 6 anni di reclusione e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Su questa enormità Augias non ha nulla da dire. Anzi, liquida il tutto con un inciso sconcertante: ‘ammettiamo pure’, bontà sua, ‘che tutte queste cose non abbiano rilevanza penale’. Di che cosa stiamo parlando, allora? È proprio nell’inciso l’ennesima conferma del fatto che il processo Ruby proprio per questo è stato costruito, nessuna prova, nessun reato, solo una grancassa mediatica per poter infangare chi non ha fatto nulla per meritarselo. Su quali basi, secondo Augias, si dovrebbe dunque arrivare a una condanna? Perché a lui e a quelli che la pensano come lui non piacciono, cito testualmente, ‘il buon gusto’ di mio padre e ‘le barzellette’ che racconta? Non si permetta, il signor Augias, di insegnare a una figlia che cosa deve pensare di suo padre. Si preoccupi di rispettare, di fronte ai propri lettori, – conclude – chi ha idee diverse dalla sua. E soprattutto non tenti di spacciare le opinioni per assolute verità”. Avrano finalmente capito la lezione le penne rosse che vogliono il Cav dietro le sbarre? (I.S)


Monti, improponibile “coscienza critica”
di Arturo Diaconale
(da “L’Opinione”, 17 maggio 2013)

Scelta Civica prima ha perso Futuro e Libertà, cancellato dalla scena politica dal risultato elettorale. Ed ora perde l’Udc, che dopo essere uscito dimezzato dal voto, si è reso conto che continuare a rimanere legato al carro di Mario Monti avrebbe provocato la sua definitiva dissoluzione. Al cartello elettorale dell’ex Presidente del Consiglio rimangono dunque due solo componenti ed un garante. C’è il gruppo di Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo e di Nicola Rossi, che però ha già annunciato di non avere alcuna intenzione di trasformarsi in una mini-corrente di un mini-partito. E c’è la componente cattolica proveniente dalle Acli e dalla Comunità di Sant’Egidio che, a differenza dei montezemoliani, non avrebbe alcuna difficoltà a calarsi nei panni della corrente ma non sembra avere la consistenza necessaria ad essere tale.

C’è, infine il garante, Mario Monti, che però non ha alle spalle né una qualche organizzazione, né una qualche esperienza di attività politica di base. E che, nella consapevolezza di queste carenze, non può far altro che sperare di tenere insieme i due pezzi niente affatto omogenei o complementari del suo cartello (montezemoliani e cattolici di sinistra sono culturalmente e politicamente agli antipodi) autonominandosi, sull’esempio di quanto fatto a suo tempo da Ugo La Malfa nei confronti del centro sinistra classico, “coscienza critica” delle larghe intese e del governo Letta-Alfano. Bastano questi elementi per assicurare un qualche futuro politico a Scelta Civica? L’Udc ha dimostrato di non credere ad una prospettiva del genere ed ha scelto di uscire dal cartello incominciando, in vista delle elezioni europee del prossimo anno e della comune appartenenza al Ppe, una lenta ma decisa marcia di avvicinamento al Pdl. Ciò che rimane di Fli, dopo aver liquidato per “incapacità politica “Gianfranco Fini, ha dimostrato di pensarla allo stesso modo.

Ed ha incominciato a riprendere i contatti con la vecchia area di provenienza, cioè la destra degli ex An, e sembra destinato a ritornare, magari non con una trasmigrazione collettiva ma sotto forma di iniziative singole, alle proprie origini nel centro destra. Le due componenti restanti del cartello e lo stesso Monti, approfittando del fatto che Scelta Civica rimane comunque la terza gamba dell’alleanza delle larghe intese, appaiono ancora incapaci di fornire una risposta all’interrogativo e rinviano la risposta al momento in cui le larghe intese si esauriranno e una scelta per il futuro dovrà essere presa comunque. Questa paralisi, di cui Italia Futura sembra essere cosciente molto più della componente cattolica, è di per se un pessimo viatico per il prossimo cammino di Scelta Civica. Lascia presupporre che, in assenza di una decisione rapida sulla strategia politica da seguire, il cartello di Monti finirà col perdere progressivamente pezzi ed arrivare alla fine della parabola del governo Letta-Alfano senza aver più il fiato per poter andare avanti.

Se l’ex Presidente del Consiglio non fosse un tecnico imprestato occasionalmente alla politica e non un politico dilettante saprebbe che per svolgere il ruolo di “coscienza critica” nei confronti delle larghe intese sull’esempio di Ugo La Malfa verso il centro sinistra bisognerebbe essere La Malfa. Cioè un leader politico che nei confronti del centro sinistra aveva l’autorità di padre non solo fondatore ma anche ideatore e teorizzatore. Ma Monti non ha questa autorità. Perché non ha mai teorizzato o ideato la formula di governo attuale indicandola come indispensabile ed irreversibile. Ha solo guidato per un anno un governo occasionalmente sostenuto dall’esterno dal Pd e dal Pdl e l’unica scelta politica che ha compiuto non è stata di cercare di avvicinare ed armonizzare le forze alternative ma di fare concorrenza ad entrambe nella temeraria pretesa di scompaginarle per condizionarle e conquistarle. E allora? La conclusione è prevedibile. L’unica incertezza riguarda la data dello “sciogliete le righe”. In autunno o nella primavera del prossimo anno?


Trattativa Stato-mafia, Napolitano chiamato a testimoniare nel processo
di Giuseppe Pipitone
(da “il Fatto Quotidiano”, 17 maggio 2013)

Il capo dello Stato testimone nel primo processo in cui lo Stato processa se stesso. E’ la richiesta avanzata dai magistrati palermitani titolari dell’inchiesta sulla trattativa Stato-Mafia. C’è anche il nome di Giorgio Napolitano nell’elenco dei 176 testimoni che il procuratore aggiunto Vittorio Teresi e i sostituti Antonino Di Matteo, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia hanno depositato nella cancelleria della corte d’assise. Il processo sul patto sotterraneo siglato tra pezzi delle istituzioni e Cosa Nostra prenderà il via il prossimo 27 maggio a Palermo. E l’accusa vuole che sul banco dei testimoni salga anche il capo dello Stato, recentemente riconfermato per la seconda volta al Quirinale. L’oggetto della testimonianza di Napolitano è legato ad uno scambio di lettere con il suo ex consigliere giuridico Loris D’Ambrosio, deceduto nel luglio scorso. Quei documenti furono svelati per la prima volta nell’ottobre del 2012, quando vennero pubblicati nel volume Sulla giustizia, distribuito durante l’inaugurazione della scuola superiore della magistratura a Scandicci, alle porte di Firenze.

In quel volume era contenuta una lettera di D’Ambrosio a Napolitano del 18 giugno del 2012 e la successiva risposta del capo dello Stato. Era appena scoppiato il caso Mancino, l’ex ministro dell’Interno intercettato più volte mentre cercava l’appoggio di D’Ambrosio e del Quirinale per essere tutelato dall’inchiesta della procura di Palermo, in cui oggi è accusato di falsa testimonianza. Sono decine le telefonate intercettate tra Mancino e il consigliere giuridico del Colle. E a giugno D’Ambrosio decise quindi di scrivere al Quirinale per spiegare di non aver mai cercato di favorire l’ex ministro dell’Interno. Quella lettera ha colpito molto i pm palermitani, soprattutto nel passaggio in cui l’ex consigliere del Colle raccontava il suo timore per “essere stato considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi”. E’ su questo punto che i pm vogliono sentire Napolitano, dato che il timore di D’Ambrosio è riferito al periodo che va dal 1989 al 1993, gli stessi anni su cui si focalizza l’inchiesta palermitana.

I pm vorrebbero però ricostruire tutto il Romanzo Quirinale svelato nei mesi scorsi dalle intercettazioni telefoniche. Nell’elenco dei testi, infatti, è contenuto anche il nome del procuratore generale della Cassazione, Gianfranco Ciani. I magistrati vorrebbero che testimoniasse “in ordine alle richieste provenienti dall’imputato Nicola Mancino aventi ad oggetto l’andamento delle indagini sulla cosiddetta trattativa,   l’eventuale   avocazione delle stesse e/o il coordinamento investigativo delle Procure interessate”.   A Ciani era anche destinata una lettera proveniente dal segretario generale della Presidenza della Repubblica. “Il Capo dello Stato – si legge nella lettera dell’aprile scorso – auspica che possano essere prontamente adottate iniziative che assicurino la conformità di indirizzo delle procedure (…) e ciò specie al fine di dissipare le perplessità che derivano dalla percezione di gestioni non unitarie delle indagini collegate”.

Una lettera che D’Ambrosio leggeva a Mancino al telefono: “Ho parlato sia con Ciccola (Pasquale Ciccolo, sostituto pg della Cassazione, ndr) che con Ciani hanno voluto la lettera così fatta per sentirsi più forti” commentava il consigliere giuridico del Colle. E infatti appena due settimane dopo, Ciani convocava l’allora procuratore antimafia Pietro Grasso. Anche l’attuale presidente del Senato e tra i testimoni richiesti dall’accusa dato che, spiegano i magistrati, “il dottor Grasso dovrà riferire in ordine alle richieste provenienti dall’odierno imputato Nicola Mancino aventi ad oggetto l’andamento delle indagini sulla trattativa,   l’eventuale   avocazione delle stesse e/o il coordinamento investigativo delle Procure interessate”. Il nome di Grasso viene citato più volte nelle conversazioni Mancino-D’Ambrosio. “Io ho visto Grasso in una cerimonia, stava davanti a me – racconta Mancino – Mi ha detto: ‘Quelli lì danno solo fastidio. Ma lei lo sa che noi non abbiamo poteri di avocazione  ?E io gli ho detto: ‘Ma poteri di coordinamento possono essere sempre esercitati”. Qualche settimana dopo le bobine della Dia registreranno anche la prima delle quattro telefonate in cui oltre alla voce di Mancino rimane impigliata anche quella dello stesso Napolitano. Telefonate di cui non è mai stato svelato il contenuto e che sono state distrutte appena qualche settimana fa.


I ladri dell’agenda di Borsellino, qui video.


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Bart