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La violenza è figlia dell’antiberlusconismo

16 Ottobre 2011

Non ci sono ma che tengano. Ciò che successe a Roma il 14 dicembre dell’anno scorso, nel giorno stesso in cui Berlusconi ebbe la fiducia, e ciò che è successo ieri, sempre a Roma, ossia la devastazione di mezza città, con vetrine infrante, negozi saccheggiati, auto incendiate, guerriglia che ha affrontato la polizia a suon di molotov e spranghe di ferro, è frutto di quell’antiberlusconismo viscerale innalzato da troppo tempo come proprio vessillo dalla sinistra più irresponsabile.

I Franceschini, le Bindi, i Bersani, i Di Pietro hanno molta responsabilità politica per ciò che è accaduto, e nessuna arrampicatura sugli specchi, nessun cavilloso e pretestuoso distinguo possono scollarli da tale responsabilità.

Se non hanno mai riflettuto che il loro odio, sconfinato venerdì in un aventino provocatorio e del tutto inutile, avrebbe causato il disastro di ieri, significa che tale odio ha distrutto in loro ogni capacità intellettiva, al punto che il Paese dovrà riflettere se una sinistra di questo tipo possa mai costruire qualcosa di buono per i cittadini.

Non vi nascondo che se fossi stato io a reggere il comando della polizia, al primo insorgere della violenza avrei fatto immediatamente blindare tutte le strade di accesso ai luoghi della manifestazione e avrei chiuso in una rete tutti i manifestanti, buoni e cattivi, e avrei poi provveduto a setacciarli per trovare i facili indizi su coloro che hanno provocato i disordini e le devastazioni.
E costoro li avrei trascinati ammanettati nelle patrie galere.

Mi si dirà: Anche il 14 dicembre furono tradotti in carcere i responsabili, ma di lì a poche ore la magistratura li aveva già rimessi in libertà, bell’e pronti a manifestare altrove con la stessa violenza.
È vero, siamo alle solite. La polizia arresta e la magistratura libera, anche davanti a fermi effettuati in flagranza di reato.

Ma questa volta, se dovesse accadere di nuovo, occorrerà prendere dei provvedimenti, e Napolitano, presidente del Csm, dovrebbe dare la sveglia a questo organo dello Stato che appare esclusivamente occupato a difendere la casta e a giustificarne ogni improntitudine.

I feriti tra le forze dell’ordine non meritano solo una solidarietà formale, bensì il riconoscimento nella concretezza del loro operato. Se arrestano in flagranza di reato, il magistrato deve procedere immediatamente all’arresto e a processare per direttissima.
Ossia: il giudice si riunisce seduta stante e pronuncia la condanna, e si dovrà andare dritti dritti in galera.
Se non si procederà in questo modo, non risolveremo mai il problema.

Inoltre chi indice tali manifestazioni di protesta e le proclama pacifiche, ne dovrà rispondere ove degenerino. Non importa se per colpa di infiltrati violenti. Sta a chi organizza allontanarli con potenti cordoni di vigilanza. Non tocca esclusivamente alle forze dell’ordine proteggere le città, ma anche agli organizzatori. I cittadini non hanno piacere di vedere le loro città poste in stato di assedio con la polizia schierata in tenuta da combattimento. Non è un bello spettacolo da vedersi. Se anche agli organizzatori verrà intestata la giusta parte di responsabilità, è probabile che in futuro potremo garantirci legittimi cortei di protesta rispettosi della democrazia e dei diritti altrui.
Negli Usa, Obama, qualche tempo fa, non ci pensò due volte a fare arrestare d’un botto più di settecento manifestanti violenti.

Ma il processo, oltre che ai manifestanti violenti, dovrebbe essere fatto anche alla sinistra italiana, e non certo dai magistrati, molto spesso simpatizzanti dell’odio antiberlusconiano, ma dagli elettori, i quali dovrebbero prendere le distanze da una politica guidata da personaggi astiosi quali Franceschini, Bersani, Bindi, Di Pietro.
Ora, vedrete, ci diranno che i black block sono un problema mondiale, e che noi lo subiamo  al pari di tante altre nazioni.

Così, secondo questi fini analisti, abbiamo che: per i black block il problema è mondiale, mentre per la crisi economica e finanziaria, essa non è mondiale, ma italiana.
Con costoro la politica è precipitata davvero nel pozzo profondo della desolazione e della paura.  

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