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Lavitola al Tg1 e la dichiarazione video di Fini

25 Settembre 2010

Se Lavitola, come credo, potrà dimostrare quanto ha dichiarato al Tg1 delle 20 di stasera, tutto combina a ritenere la casa di Montecarlo di proprietà di Giancarlo Tulliani. Questo, in sintesi, ciò che ha riferito Lavitola: Ho ricevuto una e-mail qualche tempo fa secondo la quale i gestori delle due società off-shore, La Printemps e la Timara Ltd, stavano pensando di abbandonare la gestione in quanto il loro cliente era fratello della compagna del presidente della Camera che era implicato in uno scontro durissimo con il presidente del Consiglio.
Dunque, una nuova e ulteriore conferma circa la proprietà Tulliani.

Invece appare lacunosa e poco credibile quella rilasciata dall’avvocato Ellero, sempre allo stesso Tg1, che ammette di non sapere se il suo cliente sia ancora proprietario, visto la facilità con cui le proprietà cambiano nelle società off-shore.

Fini (qui) non ha rivelato nulla di nuovo, scarica tutto sul cognato e ammette che forse è stato ingenuo nel gestire la faccenda e che se risultasse che il cognato è il proprietario della casa di Montecarlo, si dimetterà da presidente della Camera. Dice anche di averlo invitato a lasciare l’appartamento.

Fini, insomma, si è reso conto delle difficoltà in cui si trova e ha cercato di ammorbidire i toni. Ma nessuno dimentica quanto dure erano le sue smentite nei giorni scorsi e le sue accuse.

Questi sono i punti deboli della sua video dichiarazione:

1 – Dice: “Il fatto mi ha provocato un’arrabbiatura colossale, anche se egli mi ha detto che pagava un regolare contratto d’affitto e che aveva sostenuto le spese di ristrutturazione.”

Risulta invece che le spese di ristrutturazione furono pagate dalla Timara Ltd (qui):

“Terrana conferma anche quanto già anticipato a Il Giornale, ovvero che è stata la Timara   a pagare le due fatture emesse dalla Tecabat per i lavori. Timara ha sede a Saint Lucia,   ma per saldare i professionisti coinvolti  e i tre operai che per mesi hanno sventrato la casa   ha utilizzato un conto corrente monegasco che ha goduto di accrediti di una certa consistenza. Chi ha effettuato questi versamenti?”

E anche qui.
Dunque Timara Ltd e Giancarlo Tulliani coincidono.

2 – Dice: “È stato scritto: ma perché venderla ad una società off shore, cioè residente a Santa Lucia, un cosiddetto paradiso fiscale? Obiezione sensata, ma a Montecarlo le off shore sono la regola e non l’eccezione.”

Si è dimenticato di dire che la società off-shore aveva ed ha sede in un paradiso fiscale messo all’indice dall’Ocse e evidenziato come da evitare nel libro del Ministero degli Esteri redatto proprio quando lui era ministro.

3 – Dice: “Certo anche io mi chiedo, e ne ho pieno diritto visto il putiferio che mi è stato scatenato addosso, chi è il vero proprietario della casa di Montecarlo? È Giancarlo Tulliani, come tanti pensano? Non lo so. Gliel’ho chiesto con insistenza: egli ha sempre negato con forza, pubblicamente e in privato. Restano i dubbi? Certamente, anche a me.
E se dovesse emergere con certezza che Tulliani è il proprietario e che la mia buona fede è stata tradita, non esiterei a lasciare la Presidenza della Camera. Non per personali responsabilità – che non ci sono – bensì perché la mia etica pubblica me lo imporrebbe.”

Dunque, non è più sicuro circa la proprietà, come appariva nei giorni scorsi, anche per bocca dei suoi fedelissimi (Bocchino per tutti).

4 – Dice: “Non penso ai nostri servizi di intelligence, la cui lealtà istituzionale è fuori discussione, al pari della stima che nutro nei confronti del Sottosegretario Letta e del Prefetto De Gennaro.”

Questa è la seconda smentita a Bocchino, dopo quella del punto 3, il quale ha sollevato un polverone chiamando in causa i servizi segreti italiani e di mezzo mondo. Direi che da questa dichiarazione sono messi Ko dal loro stesso capo, sia Bocchino, sia Raisi, sia Briguglio e sia Granata. Chi sa se stasera la cena è andata loro di traverso.

In conclusione, restano in piedi tutti gli indizi che lo coinvolgono, e come ho già scritto, il depositario della verità è l’ex tesoriere di An, Franco Pontone, l’unico che potrebbe inchiodare Fini alle sue responsabilità.

Deve sapere, Pontone, che se Fini fosse colpevole, egli si macchierebbe di corresponsabilità, almeno morale, per aver tenuto il Paese in questa situazione di incertezza e di scandalo. Fini lo ha blandito ma non ha detto che egli ha eseguito un suo ordine perentorio, che non ammetteva dubbi e riserve:

“L’atto è stato firmato dal Segretario   amministrativo, senatore Pontone da me delegato, un autentico galantuomo che per 20 anni ha gestito impeccabilmente il patrimonio del partito, e dai signori Izelaar e Walfenzao.”

Tutte le dichiarazioni rilasciate alla stampa, da ultimo qui, fanno capire che c’è dell’altro che Pontone potrebbe rivelare e non ha rivelato.
Perché dovere riconoscenza ad uno che lo ha malamente scaricato?

Comunque, come ha detto, sempre al Tg1 delle 20 di stasera, Piero Ostellino, Fini deve dimettersi a prescindere dall’affaire monegasco, in quanto non può più essere considerato, anche per lo scontro feroce di questi giorni, un presidente della Camera super partes.

Cosa ne pensa Napolitano, che continua a non vedere, a non sentire e a non parlare?

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“Bossi: “Fini dice basta gioco al massacro? Allora si dimette” Bersani: “Crisi profonda, niente di buono per il Paese”. Qui.

“Montecarlo. Parla Fini”. Qui.

“Gianfranco Fini sventola bandiera bianca”. Qui.

“Fini: “Se il proprietario è mio cognato sono pronto a lasciare la Camera”. Qui. Da cui estraggo:

“Nell’opposizione l’Idv continua ad attaccare il presidente della Camera. Antonio Di Pietro gli chiede di porre termine a «questa manfrina » chiarendo i dubbi che lo stesso Fini ha ammesso di avere. E Felice Belisario lo invita a dimettersi da presidente della Camera. Più cauto il Pd con Pier Luigi Bersani che vede «sincerità » nelle parole di Fini, anche se «c’è ancora molto da chiarire ». Ma soprattutto, dice Bersani , il video non potrà evitare «la crisi profonda » della maggioranza.”

“Fini racconta la sua verità tra imbarazzi, accuse e molte omissioni” di Lucia Bigozzi. Qui. Da cui estraggo:

“Ma la casa è stata donata al partito (An) del quale Fini è stato per decenni il leader e questo dato non può essere derubricato alla sfera privata. Tanto più che su questa vicenda c’è un’inchiesta della magistratura i cui esiti lo stesso Fini ha ripetuto più volte di attendere con serenità e fiducia.”

E ancora:

“Peccato che il presidente della Camera applichi il principio (sacrosanto) solo al suo caso e non abbia invece speso una parola sulla campagna mediatico-politico scatenata da Repubblica e per tre mesi, sulle presunte amanti del premier Berlusconi. Allora no, non era il buio della democrazia, oggi evidentemente sì.”


Letto 2394 volte.


4 Comments

  1. Commento by giuseppe — 25 Settembre 2010 @ 22:27

    quest’articolo rivela l’idiozio di chi l’ha scritto

  2. Commento by giuseppe — 25 Settembre 2010 @ 22:27

    idiozia*

  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 25 Settembre 2010 @ 22:52

    E il commento rivela l’idiozia di chi l’ha scritto.

  4. Commento by Mario Di Monaco — 26 Settembre 2010 @ 09:07

    Bart, devi essere più comprensivo con Giuseppe ed i suoi amici. Pensa alla rabbia e alla delusione  che stanno provando per veder svanire il sogno che li aveva illusi di poter far fuori Berlusconi.

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