Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Le ambiguità di Napolitano

20 Ottobre 2012

“Di dare  le  dimissioni,  dopo  le nuove carte dell’«Espresso » sulla casa a Montecarlo, Fini non ha la minima intenzione, anche su garbato  consiglio del Colle, dove, pare, non vogliono correre il rischio che un ramo del Parlamento resti paralizzato.”

Così scrive Ugo Magri su “La Stampa” di ieri e ancora una volta viene chiamato in ballo Napolitano. Se ciò che scrive il giornalista risponde al vero, ecco che ci troviamo davanti ad una nuova singolarità del capo dello Stato. Già dobbiamo fare i conti con quanto dichiara il pentito Massimo Ciancimino che va dicendo in giro che Napolitano abbia usato espressioni piuttosto forti contro persone e personaggi della politica e della società nelle sue conversazioni telefoniche con Mancino, al punto che se i nastri che le contengono venissero (Dio non voglia) distrutti, noi resteremmo sempre nel dubbio che Napolitano abbia tenuto un comportamento ben lontano da quella correttezza istituzionale che richiede la sua carica. Dunque, dopo qualche insinuazione fatta nei giorni caldi da “La Stampa” e subito dopo da “Panorama”, che oggi si sono chiusi nel silenzio, Napolitano ci abbandona nelle mani di un pentito che appare sicuro di quello che dice nonché depositario di vari misteri, se è vero che sin dallo scorso 28 agosto sapeva che le telefonate tra Mancino e Napolitano erano quattro.

Non vi pare che il comportamento del capo dello Stato sia in qualche modo ambiguo e censurabile? Io penso di sì, poiché il suo ricorso alla Consulta affinché i nastri vengano subito distrutti non potrà avere che uno di questi due risultati, di uguale gravità:

1 – se i nastri verranno distrutti, nessuno potrà togliere dalla testa di molti cittadini il dubbio che il capo dello Stato si sia comportato come dichiara Massimo Ciancimino. Per Napolitano un’autentica beffa quando gli storici prenderanno in esame il suo settennato. Vedere accostato il proprio nome a quello di Massimo Ciancimino non sarà certo gratificante;

2 – se invece i nastri saranno ascoltati dalle parti in causa, come chiede la procura di Palermo, la probabilità che il loro contenuto arrivi all’opinione pubblica sarà molto forte, e dunque sapremo la verità. E se questa somigliasse, come io credo a causa del silenzio di Napolitano, alle anticipazioni dei due giornali surricordati e di Ciancimino, non credo che il capo dello Stato ne uscirebbe senza macchia.

Continui dunque il suo illogico silenzio, con il quale di sicuro non scanserà una di queste due spiacevoli conseguenze, facilmente evitabili, invece, con una dichiarazione pubblica di verità.

Se non bastasse, ora Magri ci informa che Napolitano ha sconsigliato a Fini di dimettersi dalla presidenza della camera, poiché sarebbe dannosa in questo momento una vacatio della carica (ma non ci sono i vice presidenti?).

Anche in questo caso, le giustificazioni che Napolitano avrebbe addotto – secondo quanto riferisce il giornalista – appaiono pretestuose. Infatti, già nel 2010 sui giornali apparvero notizie che segnalavano l’esistenza di rapporti diretti tra il presidente della camera e il latitante Francesco Corallo, ma a quel tempo – quando le dimissioni erano possibili – Napolitano si guardò bene dal sollecitarle. Oggi le cose si sono vieppiù aggravate nei confronti di Fini, ma Napolitano in pratica continua a schierarsi dalla sua parte.

Che cosa avrebbe dovuto dire la Germania che in un anno è stata costretta a cambiare ben due presidenti della Repubblica a causa di scandali meno gravi di quelli che coinvolgono il nostro presidente della camera?

Ieri è apparsa la lettera in cui il dirigente della Rai Guido Paglia mette nero su bianco circa le voci che correvano già nel 2010 di una insistita raccomandazione a lui rivolta da Fini affinché la Rai stipulasse un buon contratto a favore del cognato Giancarlo Tulliani.

La vicenda è di così estrema gravità, trattandosi della terza carica dello Stato, che non è possibile giustificare il comportamento del presidente della Repubblica sia allora, nel 2010, che oggi.

È lecito domandarsi: Perché non si mosse nel 2010, e perché sostanzialmente non si muove oggi? Napolitano invoca dalla politica onestà, spirito di servizio e moralità, ma non fa nulla affinché siano proprio le massime cariche dello Stato a dare il buon esempio.


Letto 1237 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart