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LETTERATURA: La Lucca di Benedetti

1 Dicembre 2010

di Alberto Marchi

Fin dai suoi vent’anni, Arrigo Benedetti aveva già fissato Lucca come chiave di volta della propria esperienza letteraria. Nella sua opera prima infatti, quel Tempo di Guerra che pubblicò in volume per le edizioni de Il   Selvaggio di Mino Maccari nel 1933, dopo essere uscito a puntate sulla stessa rivista, ma che è risalente almento al 1931 (mentre nel 1997 è stato meritoriamente riproposto da La Vita Felice di Milano), il tema di fondo, accanto alla rievocazione della grande guerra, è proprio Lucca.

Certo, una Lucca che è vista in un periodo di storia dal carattere straordinario, tremendo più che esaltante, ma la capacità di Benedetti sta proprio nello stabilire un equilibrio tra l’enormità degli eventi che si svolgono in Italia e in Europa in quei tre anni così decisivi e l’ambiente in cui vive, con notazioni che oggi ci risultano preziose per comprendere non solo l’ambiente familiare in cui viveva da bambino, ma anche il contesto sociale e cittadino. Già dalle prime righe dei diciannove capitoli-racconti di cui si compone il libro, a proposito di Lucca sono fissati i termini di una indagine e di un interrogarsi che rimarranno quelli di tutta una vita: “La città doveva essere come ora attiva ma calma, prudente da popolo mercantile; forse più raccolta nelle sue mura, che io pure ben rammento i dintorni di queste intatti, tenuti a spalti con rare ville sul viale di circonvallazione, con quelche borgo all’imbocco delle grandi strade che conducono in Garfagnana, in Versilia, a Firenze“. Questa è appunto la Lucca del 1915, dell’inizio dell’immane conflitto, quando Benedetti aveva solo cinque anni: e per questo l’autore si premura di informare subito il lettore di Tempo di guerra che è soprattutto con l’aiuto dell’immaginazione che riesce a formarsi un’idea della sua città e particolarmente attraverso i discorsi delle persone adulte (e le donne più gli uomini): “Io non ricordo Lucca di quel tempo; e se riesco a formarmente un’idea forse, sia pure approssimativamente, giusta è con l’aiuto dell’immaginazione. Semmai, come ho già accennato, mi aiutano a ciò discorsi uditi da persone allora già adulte: uomini e donne e forse più donne; giacché gli uomini o avendo fatto la guerra tengono a raccontare ben altro, o non avendola fatta non intendono parlare di quegli anni“. Un onesto modo di porsi al lettore che però non può fare passare in secondo piano quanto lo spirito di osservazione del poco che più ventenne scrittore riuscisse a cogliere gli elementi illuminanti di un carattere cittadino che possiamo ritenere come dati fissi attraverso i decenni che scorrono: “Dentro le mura molti caffé, sia nel centro che nei sobborghi; caffé calmi accoglienti, con tavolini di marmo e sedili imbottiti: dove di domenica si distribuiva la cittadinanza per classi e abitudini. In essi certo, nel 1914-15, si lottò pro e contro l’intervento. Ma in una città come Lucca questa parola non deve far pensare a lotte forsennate; di discuteva; eccetto s’intende le dimostrazioni antiaustriache per le vie e contro un giornale che si chiamava “Esare”, nome antico del nostro Serchio“. Il punto di vista è quello del Benedetti bambino, tra l’incosciente e lo smaliziato, con “intromissioni” di un narratore più adulto  

I brevi e scorrevoli racconti di cui è composto Tempo di guerra si succedono poi con leggerezza, mescolando come accennato il dato autobiografico (la morte di un amico, le veglie scandite dalla lettura dei bollettini di guerra, le sgradite lezioni di pianoforte, fino alla gioia della vittoria) alle atmosfere di questa Lucca che appare in certi squarci quasi come estranea o disinteressata al drammatico contesto storico che fa da sfondo ai quadretti familiari, mentre altre volte sembra   partecipe degli eventi nella loro progressione. Fa qui la comparsa una certa atmosfera rarefatta che costituirà   una delle cifre più caratterizzanti di molte delle successive opere di Benedetti.

Lucca sarà sempre protagonista dei suoi romanzi. Si può ben dire quindi che il Benedetti narratore abbia mantenuto una costanza di interessi lungo l’arco della sua produzione, che testimonia in ogni caso la ferma volontà di uno scavo interiore che lo rende in fondo sempre attuale, anche per il distratto lettore odierno.


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1 commento

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: La Lucca di Benedetti — 1 Dicembre 2010 @ 08:36

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