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Le orde di Gengis Khan

26 Marzo 2010

La parola d’ordine di Gengis Khan era quella di sterminare i nemici. Grazie ad essa costruì uno degli imperi più vasti della storia umana, se non il più vasto. Tutto ciò accadeva nell’Asia del medioevo.
Chi avrebbe mai immaginato che oggi a distanza di quasi mille anni, qualcuno cercasse di imitarne le gesta?
Eppure è successo.

“Raiperunanotte” è stata una scorreria barbara, in cui Michele Santoro si è creduto per un istante di essere il redivivo Gengis Khan, e gli altri tapini i suoi consiglieri. Vedere, infatti, schierati con lui, Marco Travaglio, Gad Lerner, Giovanni Floris, Daniele Luttazzi, Lilli Gruber, Serena Dandini, ha suscitato l’impressione di trovarsi di fronte ad una vera e propria pantomima. Da strabuzzare gli occhi. Dire che hanno fatto pena, è dir poco.

E poi… Roberto Benigni, il toscanaccio che ha recitato Dante, aggrupparsi ad una masnada di veri e propri barbari della democrazia. E il viareggino Mario Monicelli… (mi mancano le parole).

Dicono che in Italia non c’è la libertà d’espressione, né quella di stampa. E poi, di questa libertà approfittano per gettare fango sul nemico che non riescono ad abbattere.

Schiumavano, l’altra sera, per la rabbia. Sembrava l’ultimo assalto di un’orda di sbandati che hanno perso il lume della ragione.

Scendere così in basso non era facile. C’è voluta da parte di Santoro tutta la sua presunzione di essere il nuovo Gengis Khan.

Credo che se la sinistra fa davvero assegnamento su queste scariche sgangherate di odio, abbia ormai poco da dire al popolo italiano. La scelta è evidente: ed è quella di distruggere il Paese, invece di contribuire a migliorarlo.

Mancava a Santoro di indossare la pelliccia del grande mongolo. La stessa sua ambizione di essere il padrone della terra è stata frustata nel momento in cui ha presentato il suo esercito e i suoi condottieri. Forze da esibire al massimo in un cabaret, con tanto di can-can. Cosa volete che siano, se non ballerine fiacche e stremate, quelle che giovedì sono salite sul palcoscenico?  

Ma Michele Santoro il suo tornaconto ce l’ha. Finché riesce a tenere la scena, il suo cachet resta alto. Nelle sue trasmissioni, da abile conduttore qual è, fa comparire sempre la piaga dei nostri giorni, la disoccupazione, ma lui con i lavoratori disoccupati che cosa ci ha mai da spartire?

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6 Comments

  1. Commento by Ambra Biagioni — 26 Marzo 2010 @ 18:57

    Dal Legno

    Ma che orde di Gengis Khan, questa è l’Italia dell’avanspettacolo e Santoro è nient’altro che un Fanfulla da Lodi con tanti soldi.
    Ma la farina del diavolo va tutta in crusca.

  2. Commento by Ambra Biagioni — 26 Marzo 2010 @ 19:06

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  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 26 Marzo 2010 @ 22:33

    Ottimi tutti e tre, Ambra.   Grazie.

  4. Commento by daniela toschi — 26 Marzo 2010 @ 23:08

    Bel pezzo, Bartolomeo, complimenti. Ma la situazione a me crea tanta amarezza e timori. La folla scatenata e rabbiosa fa paura, è barbara, non mette bene, per niente. Mi ricorda altre epoche storiche, che hanno anticipato tragedie. Naturalmente mi auguro con tutto il cuore di sbagliarmi.

  5. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 27 Marzo 2010 @ 00:28

    Si è seminato molto odio, Daniela.
    Questo odio l’ho visto scritto in faccia a tutti coloro che hanno fatto dell’antiberlusconismo la loro bandiera. Credo che a costoro, al di là di quanto vanno sproloquiando, di una Italia migliore non interessa nulla.
    Come vedi, sono alcuni mesi che ho deciso di scrivere anche di politica; lo ritengo un dovere in questo momento. Anche se in Italia la politica in generale non è mai stata una bella e sana politica.

  6. Commento by Ambra Biagioni — 27 Marzo 2010 @ 16:46

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