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Legare il decreto al 9 dicembre

7 Dicembre 2011

Monti ha ricevuto il plauso della Bce e dell’Ue per i contenuti del decreto legge che ha messo in ginocchio i ceti medio e medio basso.

Nessuno di costoro ha valutato però seriamente gli effetti recessivi che l’aumento della tassazione avrà sui consumi e quindi su quella stessa crescita che il governo vorrebbe stimolare.
Aumentare la produzione a che potrà servire se non a riempire le scorte di magazzino fino a farle andare in malora?
Dov’è il mercato che possa riceverle? Non si vede. In Europa specialmente, dove l’Italia si trova a mal partito rispetto alla voracità di Paesi come la Germania e la Francia.
Fuori dall’Europa non se ne parli nemmeno. Là, caso mai, la faceva da padrona, fino a poche settimane fa,la Cina, e se anch’essa oggi ha dei problemi di esportazione, figuriamoci come l’economia mondiale si trovi combinata.

Ma a Monti – così lui stesso afferma e così affermano i suoi sostenitori- il decreto sarebbe servito per presentarsi all’incontro europeo del 9 dicembre con una forte credenziale tale da dare nuovamente all’Italia quell’autorità che, dicono, era andata perduta con la politica berlusconiana.
Se è così, allora sarà necessario tenere gli occhi puntati su quell’incontro giacché, come molti sostengono (tra i quali il sottoscritto), il decreto nella parte in cui ha deciso di tartassare il solito popolo bue si potrebbe rivelare un vero e proprio colabrodo, che farebbe disperdere al vento (a favore della speculazione) i sacrifici degli italiani.

Monti ha una responsabilità enorme nei confronti del nostro Paese.
Ha preteso di imporre una manovra profondamente iniqua, giustificandola con la necessità di avere più voce in capitolo in Europa.
Ora a quell’appuntamento siamo arrivati.

Monti potrà apparire a Sarkozy e alla Merkel come l’uomo della provvidenza che è stato capace di far rinsavire un Paese che si era perso in bisbocce e altre vaghezze simili. Ma non basterà.
Il peso che questo uomo dovrà avere per il destino dell’euro e della Ue è ben altro, ed è tutto da misurare.
Ho forti dubbi, infatti, che Monti riuscirà ad imporre ciò che la Merkel e Sarkozy non abbiano già deciso di fare.
L’accoglienza all’Italia avrà, ahimè, solo una cortesia e un rispetto formali.

Mi auguro, ovviamente, che Monti, provi a tutti noi il contrario, e che d’ora in poi l’Italia si siederà al tavolo europeo con il prestigio paritario che compete ad ognuno dei tre Stati fondatori.
Se sarà così tanto di cappello.

Ma se le decisioni dell’Europa saranno ancora un cumulo di pannicelli caldi, e si riveleranno ridicole agli occhi vigili della speculazione, sarà bene che il parlamento italiano, chiamato a trasformare in legge quel decreto, ci pensi su due volte, e lo modifichi immediatamente eliminando le vessatorie ed inique tassazioni, in favore di una crescita che trovi le risorse propulsive nella diminuzione della spesa pubblica (la grande malata, e malata di peste bubbonica)   e nella vendita del nostro patrimonio pubblico inutilizzato.

Stamani Angelo Panebianco rimarca le debolezze dell’azione di governo, scrivendo tra l’altro:

“Ma il grosso degli interventi pro crescita è rinviato a un secondo tempo. Sono rinviate quasi del tutto le liberalizzazioni. E non si parla per ora di privatizzazioni. È rinviata la riforma della disciplina del lavoro. Sono rinviati gli interventi più incisivi sui costi della politica. Mancano infine provvedimenti volti a colpire la palla al piede rappresentata dalla inefficienza della macchina amministrativa.”

Il che ci costringe a porci la domanda: Ma dove mai andranno a finire i nostri sacrifici?
È bene, perciò, che gli italiani smettano di pagare ogni volta a piè di lista

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Quale?
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Bart