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Lettera aperta al Presidente Giorgio Napolitano

25 Agosto 2010

Le hanno chiesto di intervenire sul caso Melfi e Lei lo ha prontamente fatto. Invece, sullo scandalo che pare coinvolgere il presidente della Camera, Lei continua a tacere. Dirà che è compito della magistratura interessarsi al caso, e ove risultassero dei reati, emettere le sentenze di condanna.

Se davvero questo fosse il Suo pensiero, mi permetta di dirLe che sta grossolanamente sbagliando.
Il presidente della Camera è una delle tre cariche istituzionali super partes che rappresentano i massimi vertici dello Stato. Esse devono risultare in qualsiasi momento esenti dal sospetto di aver commesso azioni lesive delle leggi che governano il nostro Paese.

Così non sembra essere per il presidente della Camera. Una serie di sospetti lo stanno pesantemente coinvolgendo. Egli parrebbe implicato nella vendita della casa di Montecarlo ricevuta da An in eredità dalla contessa Colleoni; lo stesso presidente Fini lo ha ammesso nella sua dichiarazione alla stampa:

“5) Verificato dagli Uffici di A.N. che l’offerta di acquisto era superiore al valore stimato (trecentomila Euro a fronte di quattrocentocinquanta milioni di lire) e in ragione del fatto che il bene rappresentava unicamente un onere per AN (spese di condominio ed altro), autorizzai il Sen. Pontone alla vendita come accaduto altre volte in casi analoghi.”

Tale vendita ha molti punti oscuri, tra i quali il prezzo esageratamente inferiore a quello di mercato, il compratore che è una società off-shore operante in un Paese messo all’indice dall’Ocse, la locazione dell’immobile al fratello della compagna del Presidente ad un affitto di favore, probabili evasioni fiscali nei confronti tanto del Principato di Monaco che del nostro Paese, ipotesi di truffa aggravata. E soprattutto l’ipotesi che Fini abbia mentito agli italiani.

Siccome la vendita, su ammissione dello stesso presidente Fini, fu da lui autorizzata, è ovvio che egli ne abbia l’intera responsabilità.

Molti cittadini, tra cui io stesso, sono arrivati a nutrire forti dubbi circa l’integrità morale della terza carica dello Stato. Il sospetto che egli non tenga conto e spregi le leggi del nostro Stato è forte e inquietante. L’episodio riportato dalla stampa di 10 cittadini che si sono avvicinati al presidente Fini per minacciarlo, la dice lunga sullo stato d’animo di una parte consistente dell’elettorato.

Lo stesso presidente Fini evita di sottoporsi alle domande della stampa per dare tutti i chiarimenti necessari, rimasti insoluti dopo la sua nota dichiarazione, alimentando e rafforzando tali dubbi.

Ciò che inoltre si va scoprendo sulla famiglia della compagna Elisabetta Tulliani genera anche il sospetto che Fini possa non essere più in grado di esercitare adeguatamente e correttamente il suo alto incarico. Non sono pochi a pensarlo tra gli stessi membri del Parlamento.

Domando a Lei, Presidente, se in presenza di interrogativi di tale gravità, non sia necessario ed urgente un Suo intervento.

Lasciar trascorrere altro tempo significherebbe incancrenire una situazione di estrema pericolosità. Chiarirla invece, e subito, metterebbe fine ad una campagna denigratoria che, in mancanza di risposte convincenti, rischia di allungarsi oltre misura, infangando il Paese.

A mio modesto avviso, Lei dovrebbe compiere un’azione molto semplice, molto logica e molto attesa: convocare il presidente della Camera e raccogliere da lui la verità. Non credo che a Lei Fini mentirebbe. Dopodiché informare i cittadini di ciò che è avvenuto. Non voglio credere che Ella tema la reazione indispettita di Fini. Le ricordo che tocca a Lei garantire l’onorabilità delle Istituzioni. Il suo immobilismo potrebbe essere scambiato per complicità.

Due soltanto potrebbero essere gli esiti immediati dell’incontro:

1 – Fini ammette le sue colpe e rassegna le dimissioni da presidente della Camera;
2 – Fini Le assicura e La convince di essere completamente estraneo alla vicenda.

Sono sicuro che chiarire agli italiani con urgenza una tale situazione che coinvolge la terza carica istituzionale dello Stato sia più importante o almeno importante quanto il caso degli operai di Melfi, ai quali ha avuto la sensibilità di rispondere prontamente.

Spero che faccia altrettanto con me.

Con ossequio.
Bartolomeo Di Monaco

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