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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Celeste, la mia rondinina

14 Febbraio 2022

di Bartolomeo Di Monaco
(Estratto dal romanzo “Celeste”, 2003)

Per un po’, distratto dal tennis, ho dimenticato Celeste. Ora mi affaccio. La chiamo. Subito mi riconosce, scuote le alucce, alza il capino. Può ruotare il capino fino a 180 °, e guardarsi la coda!
Non posso fare a meno di immaginarla maestosa e rapida nel volo, lassù nel cielo, capace di raggiungere altezze elevate e distanze di molti chilometri. Ora è lì, tutta minuta, bisognosa di ogni cosa, piena ancora di incertezze. Ma quando sarà il tempo, l’istinto la renderà pronta, capace di cogliere dentro di sé la sua natura. Dove se ne andrà? È un pensiero banale, questo, ma provatevi ad immergervici dentro, provate a vedere Celeste lassù nel cielo, che scompare alla mia vista, poi guardatela mentre attraversa le città e le campagne, poi è sul mare: sotto ha l’enorme distesa di acqua azzurra come il cielo che sta sopra di lei. Che cosa penserà? Come la guiderà l’istinto in mezzo a queste due immense entità, nelle quali c’è il pericolo di smarrirsi? Allora, rivolgerà il suo pensiero a me? Ricorderà la sicurezza che aveva quando era chiusa nella sua scatola, quando muoveva le ali distesa sopra l’erba del mio prato? Sì, non posso rinunciare a credere che un pensiero simile a questo l’attraverserà. Forse rivedrà anche la mia immagine. Passato il mare, troverà l’Africa con le sue temperature calde, nelle quali ricomporrà il proprio vigore naturale. Vedrà il deserto? Si fermerà in Egitto, magari ad Alessandria dove è nato il grande Ungaretti? Oppure prenderà la direzione del Marocco, o della Tunisia, della Libia, del Sudan? E perché non ancora più a sud, magari verso l’equatore? Avrà una nuova casa, formerà una coppia, avrà dei figli a cui accudire. Penserà a me? Quale parte infinitesimale di lei sarà costituita dalla presenza del mio ricordo? Poi verrà il tempo del ritorno. A quale gruppo si assocerà? Sceglierà l’Italia, o la perderò per sempre? Se sceglierà l’Italia, come credo – giacché è nata qui e ci deve pur essere un legame che entra nel sangue – tornerà da me? Come mi ritroverà? Anche questo può apparire un pensiero banale, ma non lo è, credetemi: è un pensiero di una tale intensità da sconvolgere tutti i sentimenti. Pensate al paese lontano dove ha allevato i suoi figli, dove ha conosciuto altri paesaggi, ha ricevuto sensazioni nuove e diverse. Eppure l’istinto potrebbe guidarla a ritornare da me. Quando arriverà quel tempo della nuova migrazione, si alzerà nel cielo, sempre più in alto, incontro a quel colore azzurro che le ha dato il nome: Celeste; rivedrà il deserto, il mare, ritroverà la sensazione dell’immensità in mezzo alla quale sta volando. Forse di nuovo proverà lo smarrimento; infine vedrà le città e le campagne della mia Italia. Ecco, ora l’immagino che mi si avvicina; sì, è possibile questo. Annusa l’aria per cercarmi, con i suoi occhietti guarda giù in basso, ha addosso il mio odore, l’odore della mia terra, della mia casa. Annusa l’aria e muta direzione, finché non trova la rotta definitiva. Non pensate che ciò sia grandioso? E poi da lassù, qualcosa la scuote, le fa vibrare le ali, non più mingherline come adesso, ma salde, robuste, sperimentate nel volo; china il capino verso il basso perché ha visto la mia casa. Oh, potessi trovarmi ad aspettarla nel momento in cui scende verso la mia casa! Come potrò riconoscerla? Non voglio pensare al miracolo di trovarmi lì mentre lei ritorna. Allora non avrei dubbi, perché sarebbe lei a farsi riconoscere da me, ed io non avrei incertezze di sorta per la mia Celeste. Pensate che non sia mirabile tutto questo? Pensate che non valga la pena resistere ai dolori, alle sofferenze, alle delusioni che la vita ci prepara ogni giorno, per arrivare ad un momento come quello? Aprirei il palmo della mano e Celeste non potrebbe che calarsi dolcemente in esso, chiudere le alucce, alzare il capino verso di me, così come sta facendo ora, che sono alla finestra, e dai suoi occhi, dal suo becco che si spalanca verso di me, non potrebbe che esclamare: «Sono tornata! Vedi? Non ti ho dimenticato! »
Ed io risponderei con tutto il cuore: «Celeste! Celeste, sei tornata! »
Torno a osservarla, e il pensiero vive ancora i residui di questa mia fantasia, e mi accorgo di guardarla con tenerezza. Mi trattengo dalla commozione che mi sta avviluppando la mente. Vorrei scendere, ma resisto, mi faccio forza.
Sì, non scendo; vado al computer, invece, a fare un altro tipo di navigazione, meno fantastica, meno risanatrice, e mi collego a Internet. Il mio sito ora è ben visibile. Chiunque può ammirare due luoghi a me molto cari: Montuolo e il rione di Pelleria.
Sono luoghi della memoria, perciò colmi di una ricchezza molteplice ed inesauribile.
Guardo le due foto: le scattai molti anni fa. Ero assai più giovane, i miei figli erano piccoli quanto Celeste.

Il libro qui (c’è anche la versione inglese).


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Bart