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Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: …Condoglianze

18 Novembre 2007

racconto di Nanni Perotto

Un altro, monotono e sonnacchioso pomeriggio di fine inverno, quando fra i viottoli del vecchio borgo comincia a farsi largo qualche tiepida carezza di sole. Da godersi standosene accovacciati sul pianerottolo davanti all’uscio di casa. Comodi i cuscini della sedia di nonna, i vasi dei sempre variopinti gerani a filtrare sguardi di improbabili passanti.

Eppure fin da subito era sembrato un giorno diverso. Già dal mattino attraverso la finestra socchiusa della cucina si erano sentiti inconsueti chiacchierii e frequenti passaggi di persone. Strano. Non era la solita atmosfera, aristocratica e distaccata, del vecchio borgo ligure. Quella che marcava la differenza con i paesi vicini.
Là il forte vociare delle donne durante la giornata e quello degli uomini la sera all’osteria davano una tonalità sanguigna ai carrugi. Radici profonde e umori antichi. Legami stretti e aviti come l’ostinata edera sui muri della canonica.
Invece qui il tempo era sospeso. Sospeso rispetto al passato, recisa ogni asperità e durezza, cancellato l’aroma aspro della fatica e il rumore sordo della povertà. Sospeso rispetto al futuro, discorsi e passeggiate ammantati di presente, lenta cernita di attimi, consapevolezza dell’oggi. Tutto intorno ulivi e profumo di lavanda intrufolatosi fra i ciottoli ordinati delle strade.

Pigramente Christophe scese i quattro gradini di ardesia sconnessa e risalì i pochi metri che lo separavano da Via del Parlamento. Percorrendola in discesa sentiva aumentare i pur sussurrati discorsi delle persone convenute davanti al Municipio; piccolo capannello di persone che con un gesto unisono e quasi meccanico si mise in moto ai primi rintocchi della campana.
Ecco di cosa si trattava! I rintocchi funebri stavano spiegando con un linguaggio antico e garbato il perché di quell’animazione. Qualcuno non aveva retto agli ultimi dispetti dell’inverno proprio quando questi stava per lasciare il posto alla deliziosa primavera mediterranea. O forse era semplicemente suonata l’ora fatidica per qualcuno dei deliziosi figuranti che ogni sera al tramonto si salutavano per ritrovare il caldo della stufa. Nel saluto la speranza non certa di ritrovarsi l’indomani. Lassù in alto, nella piccola piazza della chiesa, cappelli e baveri spuntavano dal bordo del muretto con sopra seduto qualcuno che cercava di prendere fiato.
Christophe salì con disinvolta tranquillità l’ultima rampa che immetteva nella piazza dopo una curiosa ansa. Quasi che l’architetto avesse pensato l’ingresso in piazza nascosto dagli occhi e dai rapidi e taglienti giudizi della gente.
Infatti quasi nessuno si accorse di lui, anche perché nel frattempo era salito il mormorio che accompagnava l’arrivo del feretro. Ancora i tocchi della campana, l’anziano sacerdote sulla porta come ad accogliere un ospite atteso. Alcuni fanno capolino alle sue spalle, accaparratisi i posti migliori dentro la piccola chiesa. Dietro alla bara di legno chiaro la piccola calca spinge per entrare e sedersi. Ai ritardatari resta il freddo del pavimento sconnesso e l’appoggio della antiche colonne, in alto lo sguardo benevolo di Sant’Antonio.
Nel primo banco il viso tenero di una donna, nei lineamenti ancora evidente una bellezza signorile, negli occhi commossi e verdi uno sguardo intriso di amore adolescente. Le labbra leggermente velate di rosa sembrano sussurrare un delicato: “A presto!”.
L’omelia scorre rapida fra molti assensi e qualche lacrima. Con un sottofondo di ricordi e di parole sempre uguali, le stesse per ognuna di queste occasioni. In disparte Christophe, a fianco del battistero, osserva con sguardo comprensivo l’anziana vedova con il suo fazzoletto di pizzo, le iniziali ricamate da mani sapienti.
Un momento di silenzio. L’anziano sacerdote si siede affaticato e commosso e con lui la gente.

Christophe senza rumore si porta verso il corridoio centrale, raggiunto dai primi sguardi stupiti. Con fare solenne e deciso raggiunge il feretro e si ferma ai suoi piedi, gli occhi di tutti ormai puntano su di lui. Solo il parroco non si è accorto di nulla, immerso nei suoi pensieri e nel velluto della poltrona.
Un delicato inchino, un saluto all’amico che non c’è più.
Lentamente Christophe volta il capo verso la propria destra. Si ferma ancora una volta incontrati due intensi occhi verdi che, già umidi, si riempiono di elegante e composta gratitudine. Un impercettibile cenno del capo ed eccolo prendere con decisione l’uscita, accompagnato lungo tutto il corridoio da occhi inquisitori. Tranne due, riconoscenti.
Fuori la piccola piazza sembra una conchiglia che il sole prossimo al tramonto sta accarezzando galante.
Christophe imbocca il viottolo in discesa e scompare nell’ombra lunga della sera.

“Ci spiace proprio di non essere stati presenti!”. Il sincero tono di compassione viene facilitato dallo sguardo colorato di dolcezza con sfumature di sereno smeraldo. “Abbiamo parlato così spesso di voi, del vostro amore senza tempo!”. Le donne sanno usare la tonalità giusta in ogni occasione.
“Siete veramente cortesi. E soprattutto grazie per avere mandato alla cerimonia il vostro Christophe. Mi ha fatto così piacere! Il suo sguardo è stato fin troppo eloquente.”
Marito e moglie si voltano di scatto, commossi e stupiti al contempo. Salutano con cortesia e si allontanano verso casa.
La campana suona allegra il mezzogiorno, il sole ha colorato ogni cosa di tinte pastello.
I due si guardano complici mentre si fa loro incontro l’inconfondibile sagoma di Christophe.
“È proprio straordinario il nostro gatto!”.


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1 commento

  1. Commento by Romano — 24 Novembre 2007 @ 21:08

    domenica sera passeggiavo in un borgo francese, La Turbie, dopo aver letto il tuo racconto…e mi è parso di veder sbucare Christofle, tanto lo hai reso “veritable” ! Bravo!

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