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LETTERATURA: Conversazione con Oliva di Collobiano

24 Aprile 2009

di Nicola Dal Falco

Il giardino formale di Villa Le Corti  

Oliva di Collobiano, alias Andrea Borenstein, il giardiniere errante e smarrito del suo ultimo libro (Il giardiniere smarrito, editrice@lef.firenze.it) parla e fuma con lo stesso metodo, pescando fili di tabacco e immagini che rolla nella cartina ben tesa. Il discorso prende così il largo, a volute dense e chiare, seguendo un proprio corso che sembra vago, ma non è. Da quando si è trasferita a San Casciano Val di Pesa, Oliva di Collobiano vive a Villa Le Corti e arrivando si è occupata di ciò che separa o piuttosto unisce la villa ai campi: da una parte lo spazio residenziale che comprende la cantina, il frantoio e l’orciaia, dall’altra la campagna coltivata a vigna e ulivo e in mezzo il giardino.

La presenza di queste colture e il fatto che si tratti di una produzione non industriale, ha permesso alla natura di mantenere un proprio contorno di siepi, più o meno profonde e spontanee. Qui, la mano dell’uomo corre più lieve, lasciando a se stessi i pendii in ombra, i lati del sentiero o di una strada. L’insieme, pur avendo un’impronta ben definita lascia assaporare la sensazione del tempo, quella di una visione e di un lavoro che ci hanno preceduti.

Più asciutto, più giusto, più toscano

«Il mio compito – spiega Oliva di Collobiano – è stato di togliere i rimasugli, accumulati negli anni, salvando le rose vicino ai portali di passaggio, abbassando le siepi che fiancheggiano i cipressi, restituendo chiarezza al disegno del giardino formale, afflitto da piante, piantine, pianticelle. Ora, con la siepe di bosso ribassata, i quattro diosperi che fanno compagnia all’olivo, piantato per una lieta ricorrenza, è tornato più asciutto, più giusto, più toscano.

«Un giardino all’italiana come dicono gli inglesi, formale, ma meglio ancora toscano che a Le Corti svolge un ruolo tutt’altro che scenografico, mettendo due volte in evidenza l’idea da cui trae origine. Idea estetica e funzionale a cui ridurre una porzione di terreno, contigua alla casa di campagna e usata per avere a portata d’occhio e di mano le aiuole di aromatiche, quelle piante non curative, al massimo lenitive che addolciscono, profumano e insaporiscono la cucina dei giorni: rosmarino, salvia, melissa, pimpinella, camomilla. «Abbiamo tralasciato i limoni, sempre presenti nel giardino formale, perché sarebbe stata necessaria troppa mano d’opera. Un giardino, quindi, utile, misurato e sobrio che fa, per così dire, da cerniera alla fuga di colline di fronte, da piano di passaggio e camera di compensazione con la campagna rurale vera e propria. Dobbiamo immaginarlo e viverlo così: come una sosta dello spirito e del corpo tra villa, fattoria e cicli lavorativi della terra. «In più, ed è la caratteristica di Villa Le Corti, questo giardino si trova qualche gradino più in basso del prato che fa da soffitto alle cantine seicentesche, costruite sotto la villa per sfruttare la termica del terreno. Solo un breve dislivello che agevola un passo sereno in direzione del fuori ».

La bellezza del paesaggio è l’opera che vi si svolge

Il giardino formale nacque, quando l’Italia ancora non esisteva, tra Firenze e Siena. L’occhio che ne codificò la forma è quello di Peruzzi, Bramante, Raffaello. Molto dopo, nella loro discesa verso sud, piacque agli inglesi che lo chiamarono “all’italiana”. Ma torniamo a guardare la campagna di San Casciano Val di Pesa. Il giardino prende vita da lì.

«Arrivando a Le Corti – precisa Oliva di Collobiano – ho capito una cosa importante. Puoi leggere il paesaggio, podere per podere, dove ogni casa agricola ha il suo pino. Su questo ordito si tesse la trama delle stagioni con i loro colori e lavori corrispondenti. La vigna, poi, richiede uno studio costante, aggiustamenti, modifiche. Alla fine ti rendi conto che la bellezza del paesaggio coincide con l’opera che vi si svolge ogni giorno. «Anche il singolo sasso e qui la terra quasi ne ribolle, spaccando i macchinari, ha una sua qualità. Insieme alla fioritura degli anemoni sui ciglioni selvatici, alle macchie di querce, frassini e ontani o al grande mandorlo, lasciato crescere davanti casa .

«Cosa serve allora? Soprattutto pulizia, ordine che non vuol dire pratini rasati. Bisogna solo evitare la trasandatezza, quella sì, e per il resto c’è il vivere normale: foglie morte, polvere, spifferi… Ad esempio, la strada bianca che porta in villa. Asfaltarla sarebbe negare il posto in cui si è scelto di vivere ».


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2 Comments

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 24 Aprile 2009 @ 16:18

    Sono encomiabili l’amore e la cura riservati a questo giardino all’italiana ed alla conservazione di una natura, che va rispettata e non stravolta.
    Ciò mi suggerisce una considerazione non secondaria, anzi! Un tempo chi viveva in campagna e dalla campagna traeva sostentamento teneva nel massimo ordine il “pezzo” di proprietà o assegnato a mezzadria. Si rinforzavano i poggi, si predisponevano scoli adeguati per le acque, si conservavano e potavano le piante, si ripulivano terreni dalle erbacce e dai rovi… Tutto era in funzione non solo della buona produzione, ma anche della salvaguardia del territorio.
    Oggi, con l’abbandono pressoché forzato della terra e con la conseguente fine dell’attenzione mirata dell’uomo, spesso assistiamo ad eventi a volte anche catastrofici: incendi continui, frane ad ogni pioggia, alluvioni, oltre alla perdita di una produzione di sicura genuinità. Ed è ancora una volta che ritorna il dubbio: se il cosiddetto progresso moderno abbia portato benefici paralleli ed adeguati oppure no.
    Fa piacere e tenerezza la figura di Oliva intenta ad accudire, quasi con affetto, nel migliore dei modi, il suo giardino e ci commuove il suo attaccamento al luogo, dove ancora la campagna ha una sua importanza, una sua “eleganza” d’aspetto, un suo “respiro” umano
    Gian Gabriele Benedetti

  2. Commento by giovanna canevari caldani — 28 Giugno 2010 @ 09:29

    ho scoperto da poco Oliva da Collobiano e ne sono rimasta affascinata, traspare dal suo lavoro il sapere accumulato in anni di felici intuizioni, esperienze e perchè no, anche di errori. Un giardino è anche magia e buon senso. Grazie!Buon lavoro Oliva! giovanna:lol: :lol: :lol:

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