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Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Citazioni da alcuni autori italiani

6 Novembre 2014

Purtroppo al tempo di queste letture non indicai sempre l’edizione, per cui si troverà indicato il numero della pagina, forse inutilmente. Ricercare l’edizione è impresa per me oggi proibitiva. Me ne scuso. (bdm)

Giovanni Giolitti: “Governare gli italiani non è difficile, è inutile.”

C. Dossi: “Non si diventa grandi uomini, se non si ha il coraggio d’ignorare un’infinità di cose inutili.”

L’abate Galiani: “Il coraggio è l’effetto d’una grandissima paura. Quando abbiamo infatti una gran paura di morire, ci lasciamo tagliare coraggiosamente una gamba.”

Alessandro Manzoni: “Il linguaggio è stato lavorato dagli uomini per intendersi tra loro, non per ingannarsi a vicenda.”

Alessandro Manzoni: “Volete aver molti in aiuto? Cercate di non averne bisogno.”

Arrigo Benedetti: “Paura all’alba”, pag. 88: “La stranezza di certe condizioni umane consiste in questo: ci si illude di veder apparire un segno favorevole dove invece non è che cattiveria e avversione.”

Mario Tobino: “Il manicomio di Pechino”, pag. 12 ( sotto la data 23 settembre 1955): “Malinconia per la constatazione che dopo venticinque ininterrotti anni di lavoro letterario sono, per vivere, ancora obbligato a fare il medico di manicomio.”

Mario Tobino: “Tre amici”, pag. 140: “il mondo non si cambia, gli uomini sono quegli stessi tante volte soppesati dal Machiavelli, implacabili le leggi della poltica, del potere, del comando.”

Oriana Fallaci: “Lettera a un bambino mai nato”, pag. 33: “Solo chi ha pianto molto può apprezzare la vita nelle sue bellezze, e ridere bene. Piangere è facile, ridere è difficile.”; pag. 44: “Non troverai mai un sistema, mai un’ideologia, che possa mutare il cuore degli uomini e cancellarne la malvagità.”; pag. 50: “Il mondo cambia e resta come prima.”; pag. 67: “È solo rispettando se stessi che si può esigere il rispetto degli altri, è solo credendo in se stessi che si può essere creduti dagli altri.”; pag. 96: “Il sale della vita è la felicità, e la felicità esiste: consiste nel darle la caccia.”

Giuseppe Tomasi di Lampedusa, “Il gattopardo” pag. 21 (Tancredi a don Fabrizio, principe di Salina): “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi.”; pag. 49: “L’amore. Certo, l’amore. Fuoco e fiamme per un anno, cenere per trenta.” e “Finché c’è morte c’è speranza.”; pag. 58: “Brutte cose, pietruzze in corsa che precedono la frana.”; pag. 74: “le grandi gioie sono mute.”; pag. 76: “Io ho detto nero e loro mi fanno dire bianco!” (l’organista Ciccio Tumeo a don Fabrizio Corbèra a proposito del plebiscito); pag. 122 (don Fabrizio a proposito dei siciliani): “le novità ci attraggono soltanto quando le sentiamo defunte, incapaci di dar luogo a correnti vitali.”; pag. 125 (Chevalley al principe): “se gli uomini onesti si ritirano, la strada rimarrà libera alla gente senza scrupoli e senza prospettive.”; pag. 125 (a riguardo della conquista garibaldina): “Vengono per insegnarci le buone creanze ma non lo potranno fare, perché noi siamo dèi.”; pag. 127 (a Chevalley): “Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra.”; pag. 135: “L’ira e la beffa sono signorili; l’elegia, la querimonia, no.”; pag. 136 (pensiero di Padre Pirrone): “Signor mio, soltanto la Tua Omniscienza poteva escogitare tante complicazioni.”; pag. 158: “meglio annoiarsi che annoiare gli altri.”; pag. 159: (il colonnello Pallavicino a don Fabrizio, sull’unità d’Italia) “Mai siamo stati tanto divisi come da quando siamo uniti.”; pag. 165: “Perché mai Dio voleva che nessuno morisse con la propria faccia? Perché a tutti succede così: si muore con una maschera sul volto.” Pag. 168: “vi è un solo peccato vero, quello originale.” Pag. 183: “l’eternità amorosa dura pochi anni.” Pag. 184: “E così una nuova palata di terra venne a cadere sul tumulo della verità.”

Ignazio Buttitta, morto sabato 5 aprile 1997 all’età di 97 anni: “Quando l’uomo perde il dialetto, perde la libertà.” (La Nazione del 6.4.1997, pag. 20)

Italo Calvino: “Perché leggere i classici”, pag. 8: “nessun libro che parla d’un libro dice di più del libro in questione”

Guglielmo Petroni: “La morte del fiume”, pag. 90: “Gli uomini temono il proprio avvenire, ma è del passato che debbono aver paura. Se non lo sanno ritrovare in tutta la sua realtà, non trovano se stessi, ed il loro avvenire è l’incognito.”

Maria Corti: “L’ora di tutti”, pag. 183: “le cose semplici non si fanno con tanta facilità”

Francesco Jovine: “Le terre del Sacramento, pag. 186: “La carità è un eccellente esercizio spirituale per chi la esercita, ma un aumento di sofferenza morale per chi la riceve.”

Giovanni Papini: “Un uomo finito”, pag. 11: “Gli uomini son canaglie quando non sono imbecilli.”; pag. 66: “Ogni volta che una generazione s’affaccia alla terrazza della vita pare che la sinfonia del mondo debba attaccare un tempo nuovo.”; pag. 91: “vi dico che non c’è più sicuro segno d’un animo piccolo che l’esser contento di tutto. La serenità può giunger soltanto dopo la fine della giovinezza, quando s’è compiuto il giro attorno e dentro alle cose e ci si conforta dell’infinito nulla coll’assaporamento dell’attimo che non tornerà.”; pag. 94: “La poesia è scala alla divinità e il lavoro dell’arte è già principio di creazione. Poeta e profeta per oggi – e Dio, forse, domani!”; pag. 96: “Soltanto con loro, coi genî, coi grandi potevo ritrovare e risentire quell’ànsito che mi portava verso le alture, sopra alla torma bestiale dei piani.”; pag. 108: “So benissimo che la donna è, per sua essenza e necessità, una parassita, una sfruttatrice, una ladra. Io l’ho accettata com’è e l’ho presa com’è fatta e mi son fatto derubare e ho pagato puntualmente i miei tributi.”; pag. 125: “Gli altri vedono tutto il male che c’è in un uomo: la naturale malignità umana ha gli occhi acuti e la mente pronta. Niente scappa alla sua maledetta vigilanza.” ; pag. 127: “Non vi siete accorti, gazze del malaugurio, che l’ingegno è la mercanzia più comune che si trovi alle fiere degli uomini?”; pag. 157: “Qui è sotterrato un uomo che non poté diventar Dio”; pag. 158: “non ci sono altezze troppo alte ma soltanto ali troppo corte.”; pag. 165: “Non debbo nulla a nessuno e ho da fare i miei conti soltanto con Dio.”; pag. 167: “la più grande cosa che l’uomo possa fare è quella di aggiungere vita alla vita, spirito allo spirito, e non già rosicchiare, rimasticare e biascicare le opere degli altri” e “Se la creazione della tua opera, se la vita delle persone nate da te, se la pienezza delle immagini inventate da te, non bastano a contentarti e a farti lieto, cosa vai cercando tra gli uomini? Potranno darti essi, piccoli, freddi, mediocri, quel che il tuo stesso genio non ti ha dato? Crea senza pensare a loro, getta le cose tue fra gli uomini per spaventarli o confortarli, eppoi seguita a creare finché forza ti resta.”; pag. 168: “Date le ghiande ai porci se non avete gemme per gli eroi.”; pag. 186: “Essere debitore di Shakespeare è già abbastanza noioso ma dover qualcosa a un’infusione di portorico e sandomingo o di Ceylon tea è troppo umiliante.”; pag. 188: “Ma c’è un mestiere che non farò mai e poi mai, neppure se me l’ordinassero colle pistole alla gola. Quello dello scrittore buffone, dello scrittore che scrive per divertir la gente, per far passare il tempo ad annoiati e vagabondi, l’infame mestiere dell’uomo che da un gennaio all’altro inventa storie, fabbrica intrecci, cerca avventure, rinfresca ricordi, stende romanzi, improvvisa novelle e mette su commedie per far ridere o lacrimare chi lo paga e gli batte le ma-ni.”

Primo Levi, in “I sommersi e i salvati”: “La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace… I ricordi che giacciono in noi non sono incisi sulla pietra; non solo tendo-no a cancellarsi con gli anni, ma spesso si modificano, o addirittura si accrescono, in-corporando lineamenti estranei… Questa scarsa affidabilità dei nostri ricordi sarà spiegata in modo soddisfacente solo quando sapremo in quale linguaggio, in quale alfabeto essi sono scritti, su quale materiale, con quale penna: a tutt’oggi è questa una meta da cui siamo lontani.”, in Storia d’Italia, vol. XXIV di Piero Craveri, pag. 72.

Vasco Pratolini: “Cronaca familiare”, pag. 138: “Il tempo compone nella memoria gli episodi salienti, cancella le righe fitte dei giorni in cui i gesti e le parole sono fatti per durare da un’alba a un tramonto.”; pag. 181: “l’uomo è come un albero e in ogni suo inverno levita la primavera che reca nuove foglie e nuovo vigore.”; pag. 184: “… in un mondo ove anche l’agnello è costretto a difendere ferocemente la propria innocenza.”; pag. 187: “Il vero amore è dei poveri… Ma l’amore dei poveri è il più fragile.”; pag. 202: “penso sia ridicolo dire, scrivere e dimostrare di non credere in Dio. Bisogna che un uomo si sia trovato di fronte alla morte. Se in quei momenti, allorché non può sperare più nulla dal mondo degli uomini, sarà capace di fare a meno di Dio, solo allora potrà dire di non crederci.”

Grazia Deledda: “Canne al vento”, pag. 604: “L’arcobaleno c’è sempre, dietro la tempesta.”; pag. 624: “l’amore è quello che lega l’uomo alla donna, e il denaro quello che lega la donna all’uomo.”; pag. 640: “Il cuore non è mai vecchio.”

Italo Svevo: “La coscienza di Zeno”, pag. 43: “è un modo comodo di vivere quello di credersi grande di una grandezza latente.”; pag. 141: “le cose di cui nessuno sa e che non lasciarono delle tracce, non esistono.”; pag. 179: “Le lacrime non sono espresse dal dolore, ma dalla sua storia.”; pag. 202: “Anche una propria occhiata si ricorda quanto e forse meglio di una parola: è più importante di una parola perché non v’è in tutto il vocabolario una parola che sappia spogliare una donna.”; pag. 215: “Il mentitore dovrebbe tener presente che per essere creduto non bisogna dire che le menzogne necessarie.”; pag. 239: “Uno dei primi effetti della bellezza femminile su di un uomo è quello di levargli l’avarizia.”; pag. 248: “quando son roventi, le parole scottano chi le ha dette.”; pag. 273: “La vita non è né brutta né bella, ma è originale!”; pag. 281: “È una delle grandi difficoltà della vita d’indovinare ciò che una donna vuole.”; pag. 300: “La legge naturale non dà diritto alla felicità, ma anzi prescrive la miseria e il dolore.”; e “la natura non fa calcoli, ma esperienze.”; pag. 313: “I morti non sono mai stati peccatori.”; pag. 321: “Le lacrime sostituiscono talvolta un grido.”; pag. 338: “Quando si è vecchi si resta all’ombra anche avendo dello spirito.”

Italo Svevo: “scrivere a questo mondo bisogna, ma pubblicare non occorre” (in “Vita di mio marito” di Livia Veneziani Svevo). La citazione si trova nell’introduzione di Mario Lunetta al romanzo “La coscienza di Zeno), pag. 26.

Riccardo Bacchelli: “Il diavolo al Pontelungo”, pag. 24: “La natura indifferente, onnipotente e ignorante, fa tutto e fa tutto bene e non sa quel che fa. Forse il suo unico errore è stato di far gli uomini capaci d’intendere. Gli uomini han voluto sapere, e hanno imposto alla natura una coscienza e un padrone. Così fu creato Dio. Ma essa non considera di più lo scontro di due stelle che lo spiaccicamento di un formicaio, e tutto fu come tutto sarà.”; pag. 56: (è Bakùnin che parla) “Piace anche a me l’esperienza, ma non quella già fatta: quella da fare.”; pag. 85: “È spesso un torto della virtù d’esser più gretta del vizio.”; pag. 228: “È più facile fare un’azione generosa che contentarsi delle dimostrazioni di riconoscenza che se ne riscuotono.”; pag. 239: “sempre la maggior passione mette dalla parte del torto”; pag. 307: “la sovranità del popolo è la più sottile delle gherminelle politiche.” (Lo dice Bakùnin); pag. 337: “sarebbe troppo disperata la nostra condizione d’uomini se solo la verità, e non anche l’errore, ci prestasse soddisfazioni.”; pag. 371: “Al mondo ci sono uomini di un minuto solo.”; pag. 386: “fra le opere dell’uomo di gran lunga la più resistente nei secoli è il suo fragile ossame composto nella pia terra.”

Aldo Palazzeschi: “Il codice di Perelà”, pag. 188: “Caro Cimone, il vostro prestigio sta tutto nel disprezzo, cosa abbastanza facile.”

Dacia Maraini: “La lunga vita di Marianna Ucrìa”, pag. 125: “Uscire da un libro è come uscire dal meglio di sé.”; pag. 261: “non è dell’onestà la conquista rapida e trionfante del vantaggio sociale e del bene economico.”, pag. 262: “alla radice della letteratura c’è proprio il pettegolezzo.”

Elsa Morante: “Menzogna e sortilegio”, pag. 14: “io non ebbi mai da perdonare alle persone amate i loro vizi, perché non vidi mai nessun vizio in loro.”; pag. 20: “chi fugge per amore non può trovar quiete nella solitudine”; pag. 233: “Il passato e il futuro, infatti, sono due campi di nebbia e di vertigine, che i vivi non possono esplorare se non con la fantasia e la memoria.”; pag. 236: “un’opera d’arte vale, alla fine, non tanto per se stessa quanto per l’emozione che suscita.”; pag. 370: “Si dice che talvolta, nell’istante medesimo che una persona scompare, una larva di lei si mostra ai suoi cari lontani e inconsapevoli come per un addio.”; pag. 519: “chi non fa niente da vivo, si riposa anche dopo la morte.”; pag. 575: “l’arte è un fiore spontaneo, che talora può intristirsi nell’aria artifiziosa delle scuole.”

Elsa Morante: “L’isola di Arturo”, pag. 96: “la sola sopravvivenza è la gloria.”; pag. 301: “E così in eterno ogni perla del mare ricopia la prima perla, e ogni rosa ricopia la prima rosa.”; pag.

Carlo Emilio Gadda: “La cognizione del dolore”, pag. 112: “Ciò che più la soleva sgomentare fu sempre il malanimo impreveduto di chi non avesse cagione alcuna da odiarla, o da offenderla: di quelli a cui la sua fiducia così pura si era così trasportatamene rivolta, come ad eguali e a fratelli in una superiore società delle anime.”

Maurizio Maggiani: “Il coraggio del pettirosso”, pag. 42: “Avere troppa memoria non fa star bene nessuno.”

Mario Pomilio: “Il quinto evangelio”, pag. 55: “conquista se stesso chi rinunzia a se stesso e guadagna la Vita chi non fa conto della vita.” E: “l’aspirare alla perfezione è già principio di perfezione.”;

Carlo Sgorlon: “La tredicesima notte”, pag. 259: “Classico è ciò che sembra essere sempre esi-stito, che appare ai nostri occhi come necessario, ciò di cui sentiremmo decisamente la mancanza, se per caso dovesse sparire.”; pag. 262: “Nell’infinito gioco dell’universo l’amore era l’invenzione più appassionante del misterioso Autore del mondo.”

Ignazio Silone: “Fontamara: pag. 37: “Il punto da chiarire era un altro: su che cosa fosse ancora possibile mettere una tassa… Forse sul chiaro di luna?”; pag. 82: “Non serve avere ragione, se manca l’istruzione per farla valere:”; pag. 98: “Non basta comprarla, perché una terra sia tua. Diventa tua con gli anni, con la fatica, col sudore, con le lacrime, con i sospiri.”; pag. 130: “Ogni Governo è sempre composto di ladri.”; pag. 189: “Quando c’è la fame, i cafoni hanno sempre avuto un solo scampo: divorarsi tra loro.” E “Quando c’è la miseria, i motivi per litigare si presentano dodici volte al giorno.”

Giuseppe Dessì: “Paese d’ombre”, pag. 192: “I maschi sono egoisti, sempre pronti a farsi servire dalle donne.”; pag.280: “si comanda e si difendono meglio i propri interessi stando nell’ombra.”; pag. 348: “Non è niente; sto morendo.”

Curzio Malaparte: “Kaputt”, pag. 361 (di Galeazzo Ciano nei confronti di Mussolini): “Gli dice sempre di sì, anche lui, con un coraggio da leone.”; pag.

Eraldo Affinati: in “Rassegna lucchese” n ° 2/1999, pag. 111: “Se chi scrive smarrisce la consapevolezza della propria assoluta ininfluenza… difficilmente produrrà un’opera importante. Un immortale non scriverebbe perché la scrittura non è altro che la testimonianza della finitudine umana: da quest’ultima riceve tutta la sua intensità.”

“Tondelli, il mestiere di scrivere” (intervista a Pier Vittorio Tondelli): pag. 41 “… la scrittura. L’ho scelta in quanto era il mezzo più diretto, forse più semplice, attraverso il quale potevo mettermi lì, di notte, e immaginarmi una storia senza bisogno di niente.”; pag.44: “Poi c’è il piacere della manipolazione lin-guistica, la gioia di inventare e di divertirsi con il linguaggio.”; pag. 50: “Ogni romanzo che si scrive è un’avventura unica che ha bisogno di un proprio stile, di un proprio tempo di narrazione, di una propria du-rata.”; pag. 53: “Quando il romanzo è terminato, lo scrittore non sa, sinceramente, quanto è riuscito e quanto ha messo in gioco realmente e quanto arriva agli altri. C’è una sorta di divenire del libro stesso… [cut] Perché la lettura e le letture successive modificano il testo.”

Idelfonso Nieri, in “Vocabolario lucchese”, pag. 285: ” né cielo senza stelle, né libro senz’errori”; pag. 286: “nel sapere sarò vinto da tutti, nell’amore da nessuno”

Giorgio Bárberi Squarotti: “Visioni e altro” (poesie), pag. 65: “… il solo compito che ha/la lette-ratura, di inventare/ciò che si spera sempre invano di/non dover vivere.”

Giorgio Bárberi Squarotti: “Da Gerico” (poesie), pag. 43: “… Ho scritto un altro/poema, da ag-giungere a tutti gli infiniti/che sono stati scritti e che si scrivono/dentro questa marcia storia in cui mai nulla/cambia davvero.”

Giulio Mozzi: “Fiction”, pag. 137: “la scrittura è una cosa fuori di me, che non ha più bisogno di me per continuare ad esistere.”

Achille Giovanni Cagna: “Alpinisti ciabattoni”, pag. 80: “Non si osa più essere allegri se non a banchetto, non si canta se non si è ubbriachi; non si osa più confessare l’amore, la fede, l’entusiasmo, perché la caricatura, la satira, la freddura triviale, mortifera, sono lì in agguato per mettere la coda e le orecchie d’asino agli ingenui del sentimento.”

Carlo Sgorlon: “Il costruttore”, Mondadori 1995, pag. 189: “uno degli aspetti deliziosi delle fa-vole paurose, come del resto degli incubi, è, appunto, che abbiamo coscienza trattarsi soltanto di racconti inventati, di cui possiamo liberarci con un sorriso e una scrollata di spalle.”

Aldo Moro, dal discorso ai gruppi parlamentari della DC del 28 febbraio 1978 ( di lì a poco, il 16 marzo, sarà rapito): “Se fosse possibile dire, saltiamo questo tempo e andiamo subito al domani, credo che tutti accetteremmo di farlo, ma, cari amici, non è possibile; oggi dobbiamo vivere, oggi è la nostra responsabilità; si tratta di essere coraggiosi e fiduciosi al tempo stesso, si tratta di vivere il tempo che ci è stato dato con tutte le sue difficoltà. », in Storia d’Italia, vol. XXIV di Piero Craveri, pag. 698.

Sergio Ricossa, economista, su il Giornale del 12 ottobre 1996, con il titolo “La Repubblica è fondata sulle manette” scrive: «È presto realizzata la “democrazia delle mani pulite”: basta mettersi i guanti. È la “democrazia della coscienza pulita”, quella che ci manca e non sappiamo ancora realizzare. »

A. Pizzorno in “Familismo amorale e marginalità storica”, in “Le basi morali di una società arre-trata” a cura di D. De Masi, il Mulino, Bologna 1976, pag. 187 (citato in Pietro Craveri, “La storia d’Italia”, vol. XXIV, pag. 311): “La sede del progresso storico è là dove si elaborano i valori che contano per tutti, anche per coloro che stanno ai margini.”

La fiera letteraria del 20 aprile 1967. Winston Churchill scrisse nel 1897, quando aveva 23 anni, il romanzo “Savrola”, un intrigo politico – romantico ambientato in un immaginario Paese mediterraneo. L’unico che scrisse.

La fiera Letteraria del 4 maggio 1967. “È forse necessario uccidere fisicamente una donna, perché questa cessi di essere fisicamente donna? È sufficiente toglierle l’amore e la maternità. Così non è necessario uccidere fisicamente un pensatore; impeditegli di esprimere i suoi pensieri e ciò basterà.” (Mihajlo Mihajlov, in una lettera aperta di risposta al giornalista svizzero Jules Humbert – Dros). “Non v’è contraddizione maggiore fra il socialismo vero e il potere monopolistico di un solo partito.” (Ibidem). “E non dobbiamo dimenticare che le vittime del totalitarismo comunista non sono state meno numerose delle vittime del nazismo e del fascismo; che la ‘Norimberga’ comunista non c’è ancora stata, mentre le SS e la Gestapo staliniste circolano ancora liberamente per la Russia.” (ibidem)

La fiera letteraria del 20 luglio 1967, articolo di Pier Carlo Santini dal titolo “Ci difenderanno ancora”. “Oggi si può tranquillamente affermare che Lucca si è salvata, almeno quale eccezionale complesso urbano, grazie alla presenza e alla protezione delle sue mura. Non sarebbero bastati né la volontà di pochi né l’amore di molti; non sarebbero bastate le leggi né la inerzia demografica della città. Si sarebbero verificate tangenze, infiltrazioni, sostituzioni, ammodernamenti; si sarebbero avuti sventramenti e «correzioni » viarie in un tempo in cui per malintesa modernità sembrò ad alcuni indilazionabile la immissione del traffico motorizzato attraverso la serrata maglia dei percorsi medioevali. Ma la prima condizione perché tali «interventi » potessero apparire in qualche modo giustificabili e materialmente possibili era l’abbattimento delle mura. E fino a tanto non si arrivò. Le mura rimasero a distinguere l’ordine e la bellezza del centro storico dal disordine e dalle battute degli immediati dintorni: dentro, l’armonia; fuori la confusione e l’impotenza.”

La fiera letteraria del 31 agosto 1967. Pirandello: “Nessuno m’accompagni, né parenti né amici.. Il carro, il cavallo, il cocchiere e basta. Bruciatemi. E il mio corpo, appena arso, sia lasciato disperdere, perché niente, neppure la cenere, vorrei avanzasse di me.”

La fiera letteraria del 28 settembre 1967, pag. 9. Emilio Cecchi (morto il 5 settembre 1966) nel gennaio 1954 dice all’amico Giorgio Zampa: “Ma perché perdiamo tempo a leggere letterature straniere?”

La fiera letteraria del 5 ottobre 1967, in un’intervista Romano Bilenchi dice: “In definitiva sappiamo bene che lo scrittore non ha che un fine: esprimere se stesso.”

La fiera letteraria del 26 ottobre 1967, pag. 3. Italo Calvino: “Le parole come i cristalli hanno facce e assi di rotazione con proprietà diverse, e la luce si rifrange diversamente a seconda di come questi cristalli – parole sono orientati, a seconda di come le lamine polarizzanti sono tagliate e sovrapposte.”

La fiera letteraria del 14 dicembre 1967, Carpendras (alias Manlio Cancogni, rispondendo a Enzo Enriquez Agnoletti sul caso Benedetti, a pag. 2: “È sempre infatti in nome dell’unità, della concordia ecc. ecc. che i conformisti, di destra e di sinistra, gli zelatori dei regimi assoluti, escludono, condannano, eliminano, chi non è delle loro idee.”

La fiera letteraria del 16.11.1967, Manlio Cancogni, a pag. 2: “Direi anzi che più di un libro eccezionale nasca così: sbagliando la mira.” (a proposito del libro “Lettera a una professoressa”).

La fiera letteraria del 14 dicembre 1967, Pier Paolo Pasolini, a pag. 12: “L’Italia è una piccola nazione, meschina. Lo ripeto: non può dare un grande libro.” E: “Non bisogna essere saggi per scrivere dei capolavori.”

La fiera letteraria del 28 dicembre 1967, Alberto Moravia, a pag. 12: “Comunque, alla base dell’atto creativo d’alto livello, ci sono o delle facoltà inconsce, o delle facoltà razionali vertiginose.”

Storia d’Italia, vol. XXII UTET, di Nicola Tranfaglia, pag. 266. Scrive Antonio Gramsci in “Ordine Nuovo” del 12 giugno 1921, all’indomani delle elezioni politiche svoltesi il 15 maggio: “Nella coscienza delle masse, anche delle più arretrate, è scaduto il prestigio e la riverenza per le istituzioni, e queste svuotate di ogni spirito, private di ogni moralità, sopravvivono solo come paurosi vampiri.”

Storia d’Italia, vol. XXII UTET, di Nicola Tranfaglia, pag. 454. Alla voce Fascismo (redatta, almeno come bozza fondamentale, da Giovanni Gentile) della Enciclopedia Italiana si legge: “Il Fascismo, per quanto riguarda in generale lo sviluppo e l’avvenire dell’umanità, non crede alla possibilità né alla utilità della pace perpetua. Respinge quindi il pacifismo che nasconde una rinuncia alla lotta e una viltà di fronte al sacrificio. Solo la guerra porta al massimo di tensione tutte le energie umane e imprime un sigillo di nobiltà ai popoli che hanno virtù di affrontarla.” Vedi anche a pag. 571.

Storia d’Italia, vol. XXII UTET, di Nicola Tranfaglia, pag. 643. Promessa di Mussolini a Hitler, in occasione della sua visita in Germania nel settembre del 1937: “Quando io do la mia amicizia ad un amico, vado con lui fino in fondo.” Questo fu il commento di Dino Grandi: “Quelle parole furono il laccio che i tedeschi misero al collo di Mussolini e dal quale non poté liberarsi più.”

Storia d’Italia, vol. XXIII di Simona Colarizi, pag. 278: dalla relazione del Prefetto di Piacenza in data 20 luglio 1944: “La maggior parte del clero è contraria alla repubblica sociale. Consciamente o inconsciamente cerca di sabotare qualsiasi attività statale. Il prete di San Michele, certo don Giovanni, ostenta sulla tonaca un distintivo partigiano e porta sotto la tonaca una cintura piena di bombe a mano.” Pag. 632: dalla relazione riassuntiva del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri del marzo 1952: larga parte dell’opinione pubblica è convinta “che in politica, imperi il malcostume, senza discriminazione di partiti e tendenze.”

Pietro Craveri, in Storia d’Italia, vol. XXIV, pag. 257: “l’antiamericanismo, ovunque in Europa, e così in Italia, ebbe natura specificamente conservatrice e reazionaria, anche quando fu praticato da sinistra.”; pag. 835: “Il rapporto dell’Italia con le sue grandi comunità d’oltremare, siano esse costituite da cittadini italiani o d’origine italiana, naturalizzati nei paesi d’emigrazione, è sempre stato quanto di meno degno il nostro Stato abbia saputo esprimere.”;


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart