Citazioni da alcuni autori stranieri

Purtroppo al tempo di queste letture non indicai sempre l’edizione, per cui si troverà indicato il numero della pagina, forse inutilmente. Ricercare l’edizione è impresa per me oggi proibitiva. Me ne scuso. (bdm)

Voltaire: “L’orgoglio dei piccoli consiste nel parlar sempre di sé, quello dei grandi nel non parlarne mai.”

Voltaire: “La necessità di parlare, l’imbarazzo di non aver nulla da dire e la brama di mostrarsi persone di spirito sono tre cose capaci di rendere ridicolo anche l’uomo più grande.”

Thomas Mann: “I medici non sono al mondo per facilitare la morte ma per conservare a qualunque prezzo la vita.”

Thomas Mann: “Tonio Kröger”, pag. 34: “le opere valide nascono soltanto sotto la pressione di una vita difficile”; pag. 40: “La letteratura non è affatto una vocazione, bensì una maledizione.”; pag. 88: “se c’è qualcosa che possa fare di un letterato un poeta è appunto questo mio amore borghese per l’umano, il vivo e l’ordinario.”

Thomas Mann: “La morte a Venezia”, pag. 112: “la conoscenza sa, comprende, perdona, è priva di decoro e di forma, ha simpatia per l’abisso, è l’abisso.”

Lamennais: “Non si conosce abbastanza tutto il male che una sola parola può fare a sé e agli altri: male quasi sempre irreparabile.”

C. Tillier: “Essere amato è più che essere ricco, perché vuol dire essere felice.”

Victor Hugo: “C’è chi si fissa a vedere il buio. Io preferisco contemplare le stelle.” “Nel poeta e nell’artista c’è l’infinito.”

Victor Hugo: “I miserabili”, pag. 655: “La tisi sociale si chiama miseria”; pag. 656: “Le idee non tornano indietro, come non tornano indietro i fiumi.”

Hofmannsthal: “Dio ci dà l’anima; ma il genio dobbiamo acquistarlo con l’educazione.”

Delacroix: “L’avversità restituisce agli uomini tutte le virtù che la prosperità toglie loro.”

Chamfort: “La calunnia è come una vespa che v’importuni e contro cui non si deve fare nessun movimento se non s’è sicuri di ammazzarla.”

F. M. Klinger: “Chi vive in una grande, popolosa città e capitale, dovrebbe, se i motti potessero consolarlo, dirsi ogni mattino il seguente verso di Cowper: ‘Dio fece la campagna, l’uomo la città’.”

La Rochefoucauld: “Si può essere più furbo d’un altro, ma non più furbo di tutti gli altri.”

Napoleone: “Il più pericoloso dei nostri consiglieri è l’amor proprio.”

Carlyle: “Un uomo che vuol lavorare e non trova lavoro è forse lo spettacolo più triste che l’ineguaglianza della fortuna possa offrire sulla terra.”

Kierkegaard: “La grandezza non consiste nell’essere questo e quello ma nell’essere se stessi; e questo ciascuno lo può, se lo vuole.”

Confucio: “Non preoccuparti del fatto che la gente non ti conosce. Preoccupati piuttosto del fatto che forse non meriti di essere conosciuto.”

Pascal: “Tutta l’infelicità dell’uomo sta nel non essere capace di stare solo, nella pro-pria stanza, con i suoi libri” (su il Giornale dell’8 novembre 1997, pag. 15)

Nietzsche: “Una donna può stringere legami di amicizia con un uomo; ma per mantenerla è forse necessario il concorso d’una leggera avversione fisica.”

Remy de Gourmont: “Gli uomini sono tanto sciocchi che, dando un nome nuovo a una cosa vecchia, credono di aver pensato una cosa nuova.”

A. Cechov: “Si dice che la verità trionfa sempre, ma questa non è una verità.”

Aleksandr Sergeevic Puskin: “La figlia del capitano”, pag. 39: “Si sa che gli autori a volte, fin-gendo di chiedere consigli, cercano un ascoltatore disponibile.”; pag. 70 (il precettore Savel’ic a Pëtr Andreic) “da un cane cattivo si può sempre prendere se non altro un ciuffo di peli.”

Lev Nikolaevic Tolstoj: “Anna Karenina” pag. 23: “bisogna vivere secondo le necessità della giornata, cioè, dimenticare.”; pag. 45: (Levin vede Kitty) “Scese, evitando di guardarla come si evita di guardare il sole, ma la vedeva come si vede il sole anche senza guardarlo.”; pag. 57: “Tutta la varietà, tutta la gioia, tutta la bellezza della vita sono formate di ombra e luce.”; pag. 101: “Fuori di casa si sta bene, ma a casa si sta meglio.” (La vecchia bambinaia a Levin); pag. 269: “che colpa ne ho se Dio mi ha fatta così?” e “Tutto è meglio della menzogna e dell’inganno” (Anna in procinto di lasciare il marito); pag. 336: “tutto questo nostro mondo non è altro che un po’ di muffa che cresce su di un mi-nuscolo pianeta.”; pag. 353: “Spesso si discute con calore senza capire quel che dice l’avversario.”; pag. 456: “se lavorerai amando il tuo lavoro, troverai in esso la tua ricompensa.”; pag. 457 (di Serëza, il figlio di Anna): “conosceva la sua anima e la proteggeva come la palpebra protegge l’occhio, e non vi lasciava entrare nessuno che non avesse la chiave dell’amore.”; pag. 603: “Non esistono condizioni tali a cui l’uomo non possa far l’abitudine”; pag. 631 (Anna a Vronskij): “Il rispetto è stato inventato per nascondere il vuoto che lascia l’amore.”; pag. 648: “La ragione è data all’uomo perché si liberi da ciò che gli dà noia.”; pag. 681 (Sergej Ivanovic, fratello di Levin): “Il popolo non può non capire: c’è sempre nel popolo la coscienza dei propri destini.”

Lev Nikolaevic Tolstoj: “I cosacchi”, pag. 104: “la felicità sta nel vivere per gli altri.”

Lev Nikolaevic Tolstoj: “La sonata a Kreutzer”, pag. 157: “Non ti fidar del cavallo quando corre per il campo, né della donna quando è a casa.”

Fëdor Michajlovic Dostoevskij: “I fratelli Karamazov”, pag. 90: “Nel popolo esiste un dolore taciturno e paziente; un dolore che si ritira in se stesso e rimane silenzioso. Ma esiste pure un altro dolore, un dolore che esplode: si manifesta con le lagrime e si effonde in lamenti, soprattutto nelle donne. Questo secondo dolore non è però più leggero del dolore taciturno. I lamenti non lo acquetano che corrodendo e lacerando il cuore. /Un simile dolore non chiede nemmeno di essere consolato; si nutre del sentimento della propria inestinguibilità. I lamenti non sono che la necessità di irritare sempre più la piaga.”; pag. 94: (lo stariez Zossima ad una donna peccatrice) “Non esiste e non può esistere su tutta la terra alcun peccato che Dio non perdoni a chi se ne pente veramente. Un uomo non potrebbe nemmeno commettere un peccato tanto grave da esaurire l’illimitato amore di Dio.”, e ancora: “Se provi pentimento, vuol dire che ami. E amando appartieni già a Dio… Coll’amore si compra tutto, si salva tutto.”; pag. 111: “Un socialista – cristiano è molto più da temere che non un socialista – ateo.”; pag. 114: (Ivan Feodorovic Karamazov) “Se non c’è l’immortalità, non c’è nemmeno la moralità.”; pag. 155: (Dmitri al fratello Alioscia) “Ma essere innamorato non vuol dire amare. Si può essere innamorati di una persona che si odia.”; pag. 159: (ancora Dmitri) “Se pur vado in pari tempo dietro al diavolo, sono sempre Tuo figlio, Signore mio, e Ti amo, e sento la gioia, senza la quale il mondo non potrebbe esistere.” e pag. 160: “La bellezza è una cosa terribile, una cosa spaventosa. È terribile perché è indefinibile, e non si può definirla perché Dio l’ha circondata di enigmi. In essa le opposte rive si congiungono, in essa tutte le contraddizioni vivono insieme.” e poco più avanti ancora Dmitri: “È terribile che la bellezza non solo sia una cosa spaventosa, ma anche misteriosa. Essa è la lotta fra Dio e il diavolo, e il campo di battaglia è il cuore umano.”; pag. 193: (Feodor Karamazov) “In tutta la mia vita non ho mai trovato che una donna fosse brutta”; pag. 300: “il modo migliore di conoscersi è di aprirsi l’animo al momento della separazione.”; pag. 307: (Ivan a Alioscia) “Non è Dio ch’io non accetto, capiscimi bene; è il mondo creato da Lui ch’io non ac-cetto e non voglio accettare.”; e ancora a pag. 308: “La stupidità è spiccia e niente affatto furba; l’intelligenza, invece, divaga e si cela. L’intelligenza è vigliacca; la stupidità è retta e leale.”; pag. 330 (è il grande Inquisitore): “il mistero dell’esistenza umana non consiste solo nel fatto di vivere, ma nel sapere la ragione per cui si vive.”; pag. 662 e 667 (il piccolo Kolia ad Alioscia): “Se Dio non esistesse, bisognerebbe inventarlo.”; pag. 708: “Ce n’è tanta di gente onesta soltanto perché è stupida.”; pag. 761: “di solito la verità è poco geniale” (lo dice il diavolo ad Ivan); pag. 878: “colui che ci ha messi al mondo non è ancora un padre; padre è soltanto colui che, oltre all’averci messi al mondo, ha meritato questo nome.”; pag. 881: “È meglio assolvere dieci colpevoli, che condannare un solo innocente.”; pag. 908: “Non v’è nulla di più alto, di più forte, di più sano e di più utile nella vita che un bel ricordo, specialmente se è un ricordo dell’infanzia, della casa paterna.”

Wislawa Szymborska, poetessa polacca nata nel 1923, premio Nobel per la letteratura nel 1996, nella poesia “Alcuni amano la poesia”, ultimi due versi: “Io so e non so e a questo mi tengo/ come a una sponda di salvezza.”, Sinopia, n ° 25, marzo 1997.

Borí­s Pasternàk ne “Il dottor Zivago” pag. 146. “Bisognava prepararsi al freddo, fare scorta di viveri, di legna. Ma in giorni di materialismo trionfante, la materia si era trasformata in concetto e la questione alimentare, la questione dei combustibili sostituivano gli alimenti e la legna.”

Ne “Il dottor Zivago”, pag. 377: “Essere condannati a un gusto mediocre è peggio che esserne sprovvisti.”

Lara (Larisa Fëdorovna Antipov), ne “Il dottor Zivago” (pag. 236), a Jurij Andrèevic Zivago: “Con tutti i governi, vedete, ho avuto rapporti e protettori e con ogni sistema ho sofferto e perduto qualcosa. Solo nei libri mediocri gli uomini sono divisi in due campi e non vengono in contatto. Ma, nella realtà, tutto è così intrecciato! Che assoluta nullità si dev’essere per sostenere nella vita una parte sola, per occupare un posto solo nella società, per significare sempre la medesima cosa!”

Il rivoluzionario Streze, ne “Il dottor Zivago” (pag. 259): “Catturate il ragazzo. Non ho ancora deciso che ne farò, ma se si scoprirà qualcosa, lo impicco senza pietà, per dare una lezione.” Così si comportava parte della magistratura italiana (alcuni pm) a metà degli anni ’90, prima arrestavano e poi cercavano le prove.

Zivago a Lara, pag. 134: “Io non amo la gente perfetta, quelli che non sono mai caduti, non hanno inciampato. La loro è una virtù spenta, di poco valore. A loro non si è svelata la bellezza della vita.”

Larisa Fëdorovna, pag. 339: “Per paura di sembrare arretrati siamo pronti a ripudiare ciò che ci è più caro, a lodare cose che ci ripugnano e accettarne altre che non comprendiamo.”

Michail Bulgakov: “Il Maestro e Margherita” (trad.. di Vera Dridso), pag. 86: “bisogna am-mettere che anche tra gli intellettuali si trovano persone d’intelligenza non comune” (lo pensa Ivan di Stravinskij, primario della clinica psichiatrica dove è stato rinchiuso); pag.

Edith Wharton, in “L’età dell’innocenza”, pag. 57: “La vera solitudine consiste nel vivere in mezzo a tutte queste persone gentili che mi chiedono soltanto di fingere” (la giovane contessa Ellen Olenska); pag. 87: “Il signor Welland era un uomo mite e silenzioso, privo di idee ma ricco di abitudini.”; pag. 107: “non voleva che May avesse quel tipo di innocenza, l’innocenza che isola la mente dalla fantasia e il cuore dall’esperienza!”; pag. 127: “Non posso amarti, se non rinuncio a te.”(Olenska a Newland); pag. 152: “Guardati dalla monotonia; è la madre di tutti i peccati mortali.”; pag. 174: “Mi sembra sciocco aver scoperto l’America per poi farne la copia conforme di un altro paese.”; pag. 194: “Com’è giovane! Per quanti interminabili anni questa vita dovrà continuare!” (Newland guardando la moglie May); pag. 255: “L’aspetto peggiore del fare il proprio dovere consisteva evidentemente nel fatto che rendeva incapaci di fare qualcosa di diverso.”

Jack Kerouac: “Sulla strada”, pag. 42: “in qualche punto lungo il tragitto mi sarebbe stata donata la perla.”

Edgar Lee Masters: “Antologia di Spoon river”, pag. 36: “Non ci sono matrimoni in cielo,/ma c’è amore.”; pag. 45: “il silenzio avvelena l’anima.”; pag. 48: “il sesso è la sventura della vita.”; pag. 105: “state in guardia dall’uomo che sale al potere/e un giorno portava una sola bretella.”; pag. 158: “e per anni la Morte m’ignorò/come si schiva un maiale.”; pag. 169: “La Morte è migliore della Vita!”; pag. 208: “l’immortalità non è un dono,/l’immortalità è una conquista”; pag. 210: “E capii che se un dio, condotto in terra,/dovesse manifestare ciò che vede e pensa,/non potrebbe vivere in questo mondo di uomini/e agire tra loro fianco a fianco/senza continui urti.”; pag.

Ernest Hemingway: “Fiesta” (The Sun Also Rises), pag. 19: “Non si può andar via da se stessi solo spostandosi da un posto a un altro.”; pag. 41: “È straordinariamente facile fare il superiore su ogni cosa di giorno, ma di notte è un’altra faccenda.”; pag. 153: “Il conto arriva sempre. Questa è una delle fantastiche cose su cui potete sempre contare.”

Ernest Hemingway: “I quarantanove racconti” (La capitale del mondo), pag. 47: “la mancanza di lavoro ammazza.”; (Le nevi del Chilimangiaro), pag. 65: “quando non c’entrano più gli affetti si comincia ad attribuire al denaro un valore molto maggiore.”

Nathaniel Hawthorne: “La lettera scarlatta”, pag. 83: “Quando una massa ignorante cerca di vedere coi propri occhi, è estremamente facile che si sbagli. Quando però essa si forma un giudizio, come avviene di solito, partendo dalle intuizioni del suo cuore caldo e generoso, le conclusioni che raggiunge sono spesso così profonde e così esatte da possedere gli stessi caratteri della verità rivelata per vie soprannaturali.”; pag. 104: “Bisogna dire a favore della natura umana che essa, quando non entri in gioco l’egoismo, è più disposta all’amore che all’odio.”; pag. 114 : “Temano gli uomini di ottenere la mano di una donna, quando ad essa non si accompagni anche la più profonda passione del suo cuore!”; pag. 138: “Nessuno può presentare due volti diversi a se stesso ed alla gente per un periodo di tempo considerevole senza finire col dubitare quale sia il vero.”

Mario Puzo: “Il padrino”:, pag. 204: “ogni uomo non ha che un solo destino.”; pag. 216: “I grandi uomini non sono nati grandi, ma lo diventano”; pag. 224: “Gli avvocati possono rubare più soldi con la loro borsa che mille uomini con revolver e maschere.”; pag. 261: “il tempo attenua la gratitudine più rapidamente che non faccia con la bellezza.”; pag. 405: “un amico deve sempre sottovalutare le tue virtù e un nemico sopravvalutare i tuoi difetti.”

Bertolt Brecht (vero nome Eugen), in “Bertolt Brecht per i suoi cento anni” di Nino Campagna, pag. 47: “Invece di essere solo buoni, fate in modo/ Di creare condizioni, che rendano possibile la bontà e meglio/ La rendano superflua! – Invece di essere solo liberi, fate in modo/ Di creare condizioni, che rendano tutti liberi/ Che rendano superfluo anche l’amore per la libertà. – Invece di essere solo ragionevoli, fate in modo/ Di creare condizioni, che rendano l’irragionevolezza del singolo un cattivo affare!” (nella poesia “A che serve la bontà”); e “Scrivere senza fama/È difficile.”; pag. 49: “Quando quelli in alto parlano di pace/ Il popolo minuto sa già/ Che ci sarà guerra – Quando quelli che stanno in alto imprecano contro la guerra/ Gli ordini per l’arruolamento sono stati già firmati.”; pag. 54: “Tu dici:/ La nostra situazione è grave./ L’oscurità aumenta. Le forze diminuiscono./ Adesso, dopo aver lavorato tanti anni/ Ci troviamo in una situazione peggiore che all’inizio. – Il nemico tuttavia è più forte che mai./ Le sue forze sembrano aumentate. Ha assunto/ Un aspetto invincibile…”; pag. 61: “Ma non si dirà: i tempi erano bui/ Piuttosto: perché hanno taciuto i loro poeti?”; pag. 97: “Massima felicità è regalare/ A quelli che hanno difficoltà/ Con slancio, a piene mani/ Spargere i bei doni – Nessuna rosa è più bella/ Del volto di chi ha ricevuto un dono/ Quando, gioia grande,/ Le sue mani piene si sono ritratte. – Nulla rende così felici/ Del regalare a tutti, a tutti!/ Ma se do quello che ho e niente altro/ Non posso tuttavia essere contento.”; pag. 112 (dalla scena IX del dramma Vita di Galilei): “Statemi a sentire: chi non conosce la verità è soltanto uno sciocco; ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un malfattore!” pag. 117: “Se durassimo in eterno/ Allora tutto cambierebbe/ Dato però che siamo mortali/ Molto rimane come prima.”; pag. 119: “Nessun reazionario è più impietoso dell’innovatore fallito.” (In Bertolt Brecht: Poesie e canzoni, Einaudi, 1964, pag. 195) “solo la fossa/ non mi insegnerà più nulla.”

Laurence Sterne: “Vita e opinioni di Tristram Shandy”, pag. 51: “Non esiste svago idealmente più perfetto di un totale mutamento di idee, né vi sono idee così inconstanti come quelle dei vari ministri e degli innamorati innocenti.”

Oscar Wilde: “Tanti significati ha la bellezza, quanti umori ha l’uomo. La bellezza è il simbolo dei simboli. La bellezza rivela tutto, perché non esprime nulla. Quando ci si mostra, ci mostra tutta la varia magnificenza del mondo.”

Oscar Wilde in “De Profundis”: “In ogni singolo momento della vita si è ciò che si deve diventare non meno di ciò che si è stati.” E: “Nell’anima di chi è ignorante vi è sempre posto per una grande idea.” E: “Mi sembra che tutti noi guardiamo troppo alla Natura e viviamo troppo poco con essa.” E: “Il vizio supremo è la superficialità.”

Oscar Wilde in “L’importanza di chiamarsi Ernesto”, pag. 22: “Più della metà della cultura moderna dipende da ciò che non si dovrebbe leggere”; pag. 43: “L’ignoranza è come un delicato frutto esotico; lo si tocca, e perde freschezza.”; pag. 50: “Ogni donna diventa come sua madre. È la sua tragedia. L’uomo, no. Ed è la tragedia sua.”; pag. 74: “Nessun uomo sposato è attraente, salvo per sua moglie.”; pag. 146 (Guendolina a Jack): “Se non ci metti troppo, ti aspetto qui per tutta la vita.”; pag. 153: “È terribile per un uomo scoprire tutt’a un tratto che per tutta la vita non ha detto che la verità.”

Oscar Wilde: “Il ritratto di Dorian Gray”, pag. 27: “Non esistono libri morali o libri immorali. I libri sono o scritti bene o scritti male: nient’altro.” E: “Nessun artista desidera dimostrare alcunché.”; pag. 28: “La divergenza di opinioni a proposito di un’opera d’arte dimostra che l’opera è nuova, complessa e vitale.”; pag. 33: (Lord Henry Wotton a Basil Hallward “posso credere qualunque cosa, a condizione che sia perfettamente incredibile.”; pag. 38: “Un artista dovrebbe creare delle cose belle, ma senza mettervi nulla dell’anima sua.”; pag. 43: “ciascuno di noi è al mondo per tradurre perfettamente in realtà la propria natura.”; pag. 46: “La gioventù è l’unica cosa che valga la pena di avere:”; pag. 46: “la Bellezza è una forma del genio, anzi, è più alta del genio perché non richiede spiegazioni. È uno dei grandi fatti del mondo, come la luce solare o la primavera o il riflesso in un’acqua cupa di quella conchiglia d’argento che chiamiamo luna. Non può essere messa in discussione: possiede un suo diritto divino di sovranità.”; pag. 47: “Il vero mistero del mondo è il visibile, non l’invisibile…”; pag. 52: “L’uomo è molte cose, ma non è ragionevole.”; pag. 53: “I giovani vorrebbero essere fedeli e non lo sono; i vecchi vorrebbero essere infedeli e non possono.”; pag. 58: “bisogna che il mondo sia in travaglio, perché possa sbocciare il più umile dei fiori.”; pag. 63: “Per recuperare la giovinezza basta ripetere le proprie pazzie.”, e “le cose che non si rimpiangono mai sono gli errori.”; pag. 66: “la puntualità è la ladra del tempo.”; pag. 67: “Oggigiorno la gente conosce il prezzo di tutte le cose e non conosce il valore di nessuna.”; pag. 69: “Una donna è perfettamente soddisfatta finché può apparire dieci anni più giovane di sua figlia.”; pag. 76 (a proposito dei consigli): “La gente ama molto dare quello che avrebbe bisogno di ricevere.”; e “I buoni artisti esistono soltanto in quello che fanno e per conseguenza non sono affatto interessanti in quello che sono.”; pag. 77: “la vita ha i suoi capolavori complicati come li ha la poesia, o la scultura, o la pittura.”; pag. 85: “I figli cominciano con l’amare i genitori; crescendo li giudicano e qualche volta li perdonano.”; pag. 92: “non ci sono vite rovinate all’infuori di quelle il cui sviluppo viene arrestato. Quando si vuol rovinare un carattere non c’è che da riformarlo.”; pag. 95: “le sole cose che si possono usare nella letteratura sono quelle che non usiamo nella realtà.”; pag. 96: “Il teatro mi piace: è tanto più vero della vita.”; pag. 120: “Se di una cosa non si parla, non è mai esistita; è soltanto l’espressione che conferisce realtà alle cose.”; pag. 141: “c’è un’amarezza anche nella rimembranza della gioia e una pena nel ricordo del piacere.”; pag. 149: “la società, o almeno la società civilizzata, non è mai molto propensa a credere alcunché di male sul conto di coloro che sono a un tempo ricchi e affascinanti.”; pag. 162: “ognuno di noi porta in se stesso il cielo e l’inferno.”; pag. 166: “la gioventù sorride senza alcun motivo, ed è questa una delle maggiori sue attrattive.”; pag. 177: “Forse un uomo non sembra mai trovarsi tanto a suo agio come quando recita una parte.”; pag. 180: “Quando una donna si risposa è perché detestava il primo marito; quando un uomo si risposa è perché adorava la prima moglie. Le donne tentano la fortuna e gli uomini l’arrischiano.”; pag. 181: “Un uomo può esser felice con qualunque donna, a condizione di non amarla.”; pag. 190: “Nei suoi rapporti d’affari con l’uomo il Destino non chiude mai il conto.”; pag. 195: “Definire è limitare.”; pag. 212: “Le cose delle quali ci sentiamo assolutamente sicuri non sono mai vere.”

Oscar Wilde in “Il ventaglio di Lady Windermere”, pag. 28: “credo che la vita sia una cosa troppo importante per poterne parlare seriamente.”; pag. 34: “Le lacrime sono il rifugio delle donne brutte e la rovina di quelle belle.”; pag. 64: “Tra uomo e donna non vi è amicizia possibile. Vi è passione, odio, adorazione, amore, ma non già amicizia.”; pag. 74: “Quando gli uomini rinunciano a dire cose belle, rinunciano anche a pensarle.”; pag. 95: “Le donne cattive ci dànno delle noie, le donne buone sono noiose. Questa è l’unica differenza che esiste tra loro.”; pag. 99: “siamo tutti nel fango, ma alcuni di noi guardando le stelle”.

Oscar Wilde in “Il critico come artista”: “Per quel che riguarda il giornalismo moderno, non è affare mio difenderlo. Giustifica la sua esistenza attraverso il principio darwiniano della sopravvivenza del più volgare. Io ho soltanto a che fare con la letteratura.” E: “- Qual è la differenza tra la letteratura e il giornalismo? – Oh! Il giornalismo è illeggibile e la letteratura non viene letta. Questo è tutto.” E: “È solo il battitore d’asta che può ammirare egualmente e imparzialmente tutte le scuole d’Arte.”

Oscar Wilde (fiabe), “Il principe felice”: “Non c’è Mistero più grande del Dolore.” “Il razzo ecce-zionale”: “se si continua a ripetere una cosa, alla fine diventa vera.” “Il giovane Re”: “In guerra i più forti fanno schiavi i più deboli, e in pace i ricchi fanno schiavi i poveri.” e “il nome del fratello ricco è Caino.” e “Il fardello di questo mondo è troppo pesante perché un uomo possa reggerlo, e il dolore del mondo troppo grande perché il cuore di un uomo possa sopportarlo.”

Emily Brontë: “Cime tempestose”: pag. 37: “A un uomo ragionevole deve bastare la propria compagnia!”; pag. 68: la signora Nelly Dean – narratrice – a Heathcliff: “Un cuore buono ti darà un bel volto, caro ragazzo, anche se tu fossi realmente brutto, ed un cuore cattivo può rendere peggio che brutto anche il volto più bello.”

Charlotte Brontë: “Jane Eyre”: pag. 49: “Molto meglio sopportare con pazienza una punizione che senti tu sola, che commettere una ribellione le cui conseguenze ricadono su quelli che s’interessano a te.”; pag. 59: “Noi crederemo quello che dimostrerai di essere”; pag. 128: “Si dice che il genio ha coscienza di sé.”; pag. 130: “La bellezza è nell’occhio di chi guarda.”; pag. 146: “L’interesse dell’uditore muove la lingua del narratore.”; pag. 159: “i filosofi mancano di saggezza e i cristiani di carità.”; pag. 178: “Non vi è più grande felicità di quella d’essere amati dai propri simili, e di sentire che la nostra presenza porta loro gioia.”; pag. 213: “Gli amici dimenticano sempre gli abbandonati dalla fortuna.”; pag. 230: “Si sa che Dio è dappertutto; ma la sua presenza si sente maggiormente quando le sue opere si rivelano nella loro immensità; in una notte pura, allorché i mondi seguono il loro silenzioso corso nel cielo si sente ch’Egli è infinito, on-nipresente, onnipotente.”; pag. 262: “Spesso le persone riservate hanno più bisogno di quelle espansive di parlare francamente dei loro sentimenti e dei loro dolori.”; pag. 276: (del pastore St. John) “Era fatto della pasta di cui la natura foggia i suoi eroi, sia cristiani che pagani, i suoi legislatori, i suoi uomini di Stato, i suoi conquistatori: un solido pilastro per reggere gli interessi su cui poggia il mondo; ma, nel cantuccio del focolare, una colonna ingombrante, fosca, e fuori posto.”; pag. 294: “Oh! la gentilezza, come è più potente della forza!”

Jane Austen: “Orgoglio e pregiudizio”, pag. 25: “L’orgoglio si riferisce soprattutto a quello che pensiamo di noi stessi; la vanità a ciò che vorremmo che gli altri pensassero di noi.”; pag. 27: “La felicità nel matrimonio è solo una questione di fortuna.”; pag. 43: “Nulla è più ingannevole dell’apparente modestia. Spesso non è che indifferenza alle opinioni altrui, e spesso è una forma indiretta di vanagloria.”; pag. 84: “la rassegnazione non è mai così perfetta, come quando la fortuna intravista perde qualcosa del suo valore ai nostri occhi.”; pag. 96: “Le donne credono sempre che l’ammirazione significhi qualcosa di più di quello che è in realtà.”; pag. 105: “se il mio fosse realmente stato un vero e proprio amore, a quest’ora detesterei anche il suo solo nome e gli augurerei ogni sorta di mali.”; pag. 107: “Dopo tutto, gli uomini stupidi sono i soli che vale la pena di conoscere.” e : “Che cosa sono gli uomini rispetto alle rocce; alle montagne?”

Charles Dickens: “David Copperfield”, pag. 155: “niente è più vero delle tasse.” (Il vetturale Barkis a David); pag. 316: “Oh, Agnese, oh, anima mia, possa il tuo viso essere accanto a me quando chiuderò veramente la mia vita; così possa io, quando la realtà si allontanerà da me, come i fantasmi che ora lascio, ancora trovarti accanto a me nell’atto di indicarmi il Cielo!”.

Charles Dickens: “Oliver Twist”, pag. 144: “ci sono libri di cui la copertina e il dorso sono la parte migliore.”

Charles Dickens: “Il circolo Pickwick”, pag. 69: “Di rado, nel corso della sua vita, l’uomo conosce momenti di così ridicolo imbarazzo, o incontra così scarsa pietà nei suoi simili, come quando rincorre il suo cappello.”; pag. 106: “Gli uomini conobbero le sue sofferenze; Iddio le sue virtù.”; pag. 211: “non è affatto necessario che una folla conosca il motivo del suo proprio entusiasmo.”; pag. 280: “Con le lacrime non si è mai caricato un orologio, o fatto andare una macchina a vapore.” (Il domestico di Pickwick, Samuel Weller, al domestico di Mr. Alfred Jingle, Job Trotter); pag. 364: “di rado la disperazioe ci coglie al primo duro colpo della sfortuna.”; pag. 434: “Non c’è magistrato in carica che, per ogni provvedimento che prende, non prenda anche due cantonate.”; pag. 446: “la bruttezza e la cattiveria non debbono mai fare amicizia con la bellezza e la bontà.”; e : “posate le labbra su questo calice, così potrò baciarvi per procura.” (Samuel Weller ad una bella cameriera in casa del magistrato Nupkins); pag. 475: “Felice, felice Natale, che ci restituisce alle illusioni della nostra infanzia, che risuscita nel vecchio le gioie della sua gioventù, che riporta il marinaio e il viaggiatore, mille miglia lontano, fino al canto del fuoco, alla sua casa tranquilla.”; pag. 500: “amici e dipendenti costituiscono un ottimo pubblico”; pag. 544: “Quando un uomo sanguina dentro di sé, è pericoloso per lui; ma quando ride dentro di sé, non si annuncia nulla di buono per gli altri.”; pag. 554: “Un credito, sia detto per inciso, è la più straordinaria macchina locomotrice che il genio dell’uomo abbia mai creato. Continuerebbe ad andare avanti per tutta una lunga vita, senza mai fermarsi una volta per conto suo.”; pag. 729 (a proprosito dell’indebitamento): “Mise in gara le entrate con le uscite, e le uscite vinsero.”; pag. 792. “Ma la sua vita era divenuta così simile alla morte che non si erano accorti del trapasso.”; pag. 876: “un uomo non sa mai di che cosa è capace, finché non ha provato”; pag. 937: “Nessuno dovrebbe amare più di due cose: la prima è se stesso, e la seconda le donne.”

Daniel Defoe: “Moll Flanders”: pag. 50: “la bellezza è una dote, e con un buon carattere per giunta è una dote doppia.”; pag. 56: “Ci sono due categorie di persone con cui è inutile discutere, e sono i saggi e gli stupidi.”; pag. 139: “coi soldi in tasca ci si trova a casa propria dappertutto.”; pag. 147: “lasciarsi abbattere dalle disgrazie significa raddoppiarne il peso, e chi vuol morire di dispiacere, finisce per morirci davvero.”; pag. 191: “che importa morire a chi non sa come vivere?”

Joseph Conrad: “Lord Jim”, pag. 47: “Non c’è niente di più terribile che osservare un uomo che sia stato smascherato, non da un crimine ma da una debolezza più che criminale.”; pag. 130: “La felicità si beve a grandi sorsi da una coppa d’oro a qualsiasi latitudine: l’aroma è in noi – in noi soltanto, e lo possiamo rendere inebriante a piacere.”; pag. 151: “L’uomo è sorprendente, ma non è un capolavoro”; pag. 160: “chi non sente non conta.”; pag. 162: “Ci manca sempre il tempo di dire la parola definitiva”; pag. 267: “Alcuni grandi uomini devono la loro grandezza in massima parte all’abilità di riconoscere in coloro di cui intendono servirsi l’esatta qualità di forza occorrente al loro lavoro”.

David Herbert Lawrence: “Figli e amanti”, pag. 95: (Gertrude Coppard Morel riguardo al marito Walter Morel)”Le venne da ridere guardandolo, ma si sentiva un’amarezza dentro, perché lo aveva amato.”; pag. 498: “L’amore è un cane davanti a un osso.”

Edward Morgan Forster, in “Passaggio in India”, pag. 16: “Il denaro che compra l’esatta verità non è stato ancora coniato.”; pag. 24: “La vita non ci dà mai quello che vogliamo nel momento che ci sembra giusto.”; pag. 74: a proposito di Fielding: “L’unica cosa che gli importava era la verità dell’anima.”; pag. 99: “Priva di sostegno l’idea morì, o fu riassorbita in quella zona della mente che di rado parla.”; pag. 117: “Alla maggioranza delle creature viventi importa assai poco quello che desidera o decide la minoranza che si definisce umana.”; pag. 124: dice Cyril Fielding: “Io sono un santo senza la santità.”; pag. 187: dice il prof. Godbole, indù: :”Quando il male succede, esprime l’intero universo. Analogamente quando succede il bene.” ; pag. 222: “Gli uomini anelano alla poesia, anche se non sempre lo confessano.”; pag. 223: “Dove impera la burocrazia ogni rapporto umano ne soffre.”; pag. 259: “Solo i propri morti contano.” E “Come può infatti un solo essere umano dolersi di tutta la tristezza in cui si imbatte sulla faccia della terra, della pena che affligge non soltanto gli uomini, ma gli animali e le piante, e forse le pietre? L’anima si stanca subito, e nel timore di perdere quel poco che capisce, si ritrae verso i principî permanenti che l’abitudine o il caso hanno dettato, e là soffre.”; pag. 267: “Le persone non sono veramente morte finché non si sente che sono morte. Fino a quando c’è un equivoco sul loro conto, posseggono una specie di immortalità.”; pag. 282: dice Aziz: “Non sarò mai ricco in nessun posto, è contrario alla mia natura.” E, sempre Aziz: “Ci sono molti modi di essere un uomo; il mio è di esprimere quello che c’è di più profondo nel mio cuore.”; pag. 341: ancora Aziz, a Fielding, riferendosi agli inglesi occupanti dell’India: “Non possiamo odiarci l’un l’altro, ma odiamo di più voi.”

Edward Morgan Forster, in “Casa Howard”, pag. 39: “Credere nella gente è un lusso al quale possono indulgere solo i ricchi; i poveri non possono permetterselo.”; pag. 56: “L’abisso più basso non è l’assenza di amore, ma l’assenza di denaro.”; pag. 67: “La discussione tiene una casa viva. Non può stare in piedi solo con mattoni e calce.”; pag. 70: “È la vita pri-vata che porge lo specchio all’infinito.”; pag. 85: “occorrono tutti i generi di persone per formare un mondo.”; pag. 87: “Il più grande insuccesso non è quello dell’uomo che viene colto impreparato, ma di colui che si è preparato e non ha mai avuto l’occasione.”; pag. 101: “l’indipendenza di pensiero, in nove casi su dieci, è il risultato dell’indipendenza dei mezzi.”; pag. 109: “Quando gli dèi sono potenti, apprendiamo poco su di essi. È solo nei giorni della loro decadenza che una forte luce illumina i cieli.”; pag. 133: “L’Inghilterra… gridava gioia attraverso le bocche di tutti i suoi gabbiani.”; pag. 175: “La realtà è il denaro e tutto il resto è sogno.”; pagg. 176 e 232: “La Morte distrugge l’uomo; l’idea della Morte lo salva.”; pag. 182: “Non è pagano chi vive per l’Oggi e può essere più saggio di tutti i filosofi.”; pag. 224: “Sono quelli che non sono in grado di connettere che scagliano la prima pietra.”

Edward Morgan Forster, in “Camera con vista”, pag. 27: “Non si viene in Italia a cercare le cose gradevoli. Ci si viene a cercare la vita.”; pag. 32: “Ma alle volte perdere le staffe è tanto difficile quanto lo è, certe altre volte, mantenere il dominio di sé.”; pag. 66: “L’italiano, nella bocca degli italiani, è un fiume dalla voce profonda, con inattese cataratte e scogli che servono a preservarlo dalla monotonia.”; pag. 70: “Gli italiani nascono con il senso dell’orientamento. Sembra che tutta la terra si stenda davanti a loro non come una mappa, ma come una scacchiera, sulla quale osservano continuamente i movimenti delle pedine, oltre ai riquadri. Chiunque è in grado di trovare un posto, ma trovare le persone è un dono di Dio.”; e: “Alle volte l’ignoranza di un italiano è più notevole della sua conoscenza.”; pag. 92: “È difficile che i giovani si mostrino critici di fronte a un fatto compiuto.”; pag. 114: “Avere dei segreti presenta questo inconveniente: perdiamo il senso delle proporzioni e non ci rendiamo più conto se il nostro segreto è importante o no.”; pag. 115: “ci vuole un carattere ben saldo per vivere tra tanta gente.”; pag. 132: “Se è facile raccontare la vita, ben più difficile è viverla.”; pag. 139: “In questo mondo la quantità di gentilezza disponibile è limitata.”; pag. 170: “Chi si sposa fa bene, ma chi non si sposa fa ancora meglio.”; pag. 179: “La faccia di Mr. Emerson era gonfia e flaccida, ma nei suoi occhi, profondamente scavati, brillava ancora il coraggio d’un bambino.”; pag. 184: “l’amore lo si può trasformare, ignorare, confondere, ma non estirparlo da dentro di sé.” e: “l’amore parte dal corpo.”; pag. 186: “combattiamo per qualcosa di più che l’Amore o il Piacere; e cioè per la verità.”

Edward Morgan Forster, in “Monteriano”, pag. 17: “Ricordati che soltanto fuori dalle piste battute si può conoscere il paese. Vai a vedere le piccole città… Ti scongiuro di non andare con quella tremenda idea turistica che l’Italia sia solo un museo di arte e di antichità. Fa’ in modo di amare e di comprendere gli italiani, perché è gente meravigliosa anche più del paese stesso.”; pag. 20: “sono persuaso che l’Italia davvero purifica e nobilita tutti quelli che la visitano. È la scuola, ed anche il terreno da giuoco, del mondo.”; pag. 24: “Lascia che Philip dica quello che vuole, e lui ci lascerà fare quello che vogliamo.”; pag. 27: “Una sciocchezza a portata di mano è molto più importante di una cosa grossa ma lontana.”; pag. 64: “un paese va giudicato dai suoi uomini.”; pag. 78: “L’Italia è troppo, troppo pericolosa.”; e: “l’Italia è veramente tale solo al termine dell’estate, quando se ne vanno i turisti, e la sua anima si desta sotto i raggi perpendicolari del sole.”; pag. 92: “tale è la nostra vanità che consideriamo immutabili i nostri caratteri, e siamo restii a riconoscere che siamo cambiati, magari in meglio.”; pag. 100: “È bello venire ricordati con amore, ma non è poi tanto terribile venir dimenticati del tutto.”; pag. 103: “Tutti noi emaniamo qualcosa di stranamente intimo quando pensiamo di essere soli.”; pag. 110: “uno straordinario legame fisico salda i genitori ai figli e – per una triste e strana ironia – non salda noi figli ai nostri genitori.”; pag. 117: “verremo giudicati per le nostre intenzioni, non per quanto abbiamo realmente fatto.”; pag. 121: “l’impedimento della lingua talvolta è una benedizione, che lascia filtrare solo quello che va bene.”

Jonathan Swift, in “I viaggi di Gulliver”, pag. 73: “Nulla è grande o piccolo in sé, ma solo comparativamente.”; pag. 209: “Quando in una famiglia nasce un figlio cretino, i genitori pensano subito di fargli fare l’avvocato.”; pag. 213: “Il primo ministro non dice mai la verità, se non quando è sicuro che può essere presa per menzogna, e non dice mai una menzogna se non quando è sicuro che può essere presa per verità.”

Thomas Hardy: “Via dalla pazza folla”, pag. 65: “La natura esige un po’ di bestemmie al momento opportuno”; pag. 128: “L’uomo non è mai così credulo come nel ricevere opinioni favorevoli sulla bellezza di una donna di cui è semi o completamente innamorato.”; pag. 134: “la decisione di evitare un male raramente prende corpo prima che il male non sia tanto progredito da rendere impossibile evitarlo.”; pag. 137: “Il silenzio ha qualche volta lo straordinario potere di apparire quasi come l’anima disincarnata di un sentimento che erri senza il proprio scheletro, ed è allora più impressionante della parola.”; pag. 176: “Le donne non la fan mai finita di muover lamento sull’incostanza maschile, ma sembra che esse sole ne disprezzino la costanza.”; pag. 223: “Coloro che possiedono il potere di rimproverare col silenzio, possono ritenerlo un mezzo più efficace della parola. Vi sono accenti negli occhi che non si trovano sulla lingua, e più discorsi ci giungono da pallide labbra di quanti ne possan entrare nell’orecchio.”; pag. 254: “Dove vi è molta parzialità, vi deve essere anche qualche ristrettezza di mente.”; pag. 405: “Una buona moglie è un bene, ma la migliore delle mogli non vale il non aver moglie.”; pag. 420 (di Batsceba): “Era fatta della stoffa di cui son fatte le madri dei grandi uomini.”

Thomas Hardy: “Jude l’oscuro”, pag. 259: “in una società civile, la paternità di un bimbo è una faccenda che riguarda esclusivamente la donna che lo ha partorito.”; pag. 283: “il cuore di un uomo torna sempre ad accostarsi a colei che gli fu sincera.”; pag. 291: “L’amore ha una sua oscura moralità quando la rivalità entra in ballo.”; pag. 346: “La crudeltà è la legge che governa l’intera natura e la società. Non possiamo sottrarci, neanche volendo.”; pag. 396: “gli uomini migliori, i più grandi, sono quelli che dal mondo non hanno avuto nulla.”; pag. 401: “L’influenza delle donne è così misteriosa ch’esse riescono a tentare l’uomo a far cattivo uso anche della bontà.”

Thomas Hardy: “Vita e morte del sindaco di Casterbridge”, (nel testamento di Michael Henchard) pag. 359: “che nessuno si ricordi di me.”

Thomas Hardy: “Il ritorno del nativo”, pag. 109: “L’amore è una cosa squallida quando l’innamorato è veramente onesto e fedele.”; pag. 220: “Bisognerebbe essere in anticipo sul proprio tempo solo entro certi limiti; avere aspirazioni troppo all’avanguardia può essere pericoloso e fatale.”

Thomas Hardy: “Tess dei d’Urberville”, pag. 684: “La cosa migliore è dimenticarci che la nostra natura e le nostre azioni trascorse sono state in tutto eguali a quelle di migliaia e migliaia di persone, e che la nostra vita e le azioni avvenire saranno simili a quelle di migliaia e migliaia di altri.”

Archibald Joseph Cronin: “Anni verdi”, pag. 271: “Volevo essere come Giulio Cesare e Napoleone. Ma non ero che me stesso.”; pag. 430: “Non puoi credere quanto stanchi il riposare.”

Robert Louis Stevenson: “Il Master di Ballantrae”, pag. 96: “Uno dei peggiori inconvenienti del sentimento è ch’esso dà più importanza alla voce che non alle parole e all’oratore piuttosto che al discorso.”

Flann O’Brien, in “La miseria in bocca”, pag. 66: “Non c’è vacca che non si possa mungere, levriere che non si possa far correre e denaro che non si possa fregare.”
Nello stesso libro, pag. 120, il personaggio Sitric O’Sanassa: “Tutto quello che mi ritrovo davanti all’ora di pranzo è la fame stessa, senza neanche un po’ di sale per condirla.”

Hans Christian Andersen: “La regina della neve”. Il piccolo Kay viene preso dalla regina della neve, e condotto nel suo castello in Lapponia, vicino al Polo Nord, su di un’isola chiamata Spitzberg. La sua amica Gerda va a cercarla.

Robert Walser: “Jakob von Gunten” (trad. Emilio Castellani), pag. 27: “Tutte le donne meritano cortesia. Ogni donna ha qualcosa di fine in sé. Ho già visto delle lavandaie che si muovevano come regine.”; pag. 28: “A che servono a un uomo i pensieri e le idee, se ha, come me, la sensazione di non saper cosa farsene”; pag. 32: “Non aver il permesso di fare una cosa è qualche volta così attraente, che non si può fare a meno di farla”; pag. 33: “Sì, lo sento vivamente: io amo gli uomini. Amo e apprezzo le loro mattane e impennate più di qualsiasi prodigio della natura.”; pag. 113: “A volte il tacere su una faccenda vuol dire aver già vinto la partita”; pag. 121: “Sento quant’è scarso il mio interesse per ciò che si chiama mondo, e come invece mi appare grande e affascinante quello che, nel più profondo silenzio, chiamo mondo io.”; pag. 137: “Ecco cos’è a volte la cruda realtà: un lestofante matricolato, che ruba cose di cui poi non sa che farsi. Si direbbe proprio che si diverta a diffondere malinconia.”

Gustave Flaubert, in “Madame Bovary”, pag. 143: “Ho un amante! Un amante!”; pag. 166: “Ce ne sono di più belle di me, d’accordo, ma io, io so amare meglio!”; pag. 199: “con quella risolutezza dei vili che non conosce ostacoli.”; pag. 202: “La parola è una specie di laminatoio che affina i sentimenti.”; pag. 238: “Denigrare coloro che amiamo equivale sempre a staccarcene un poco: non bisogna toccare gli idoli, se non si vuole che la doratura ci resti sulle mani.”; pag. 261: “Di tutte le tempeste che possono abbattersi sull’amore una richiesta di denaro è senz’alcun dubbio la più crudele e sconvolgente.”; pag. 269: dice a proposito del farmacista Homais: “Per temperamento non poteva separarsi dalla gente celebre.”; pag. 273: quando Emma Bovary muore, scrive: “Non esisteva più.”; pag. 290: la frase che Charles Bovary pronuncia davanti all’amante di Emma, Rodolphe: “Colpa della fatalità!”.

Gustave Flaubert: “L’autore dev’essere nella sua opera d’arte come Dio nell’universo, onnipre-sente e invisibile.”

Émile Zola: “Thérèse Raquin”, pag. 155: “Quando il futuro è privo di speranze, il presente acquista un’ignobile amarezza.”; pag. 173 (è la prefazione alla seconda edizione): “Avete un immenso difetto che vi sbarrerà tutte le porte: non potete discutere più di due minuti con un imbecille senza fargli capire che è un imbecille.”; pag. 175: “Occorre tutta la cieca faziosità di certa critica per costringere un romanziere a scrivere una prefazione. Poiché, per amore di chiarezza, ho commesso l’errore di scriverne una, imploro il perdono delle persone intelligenti, le quali, per vedere chiaro, non hanno bisogno che si accenda per loro una lanterna in pieno giorno.”; pag. 185: “Quando scrivo un libro, come ho già detto, scrivo per me; ma, quando scrivo in un giornale, lo faccio in modo da poter esser letto da tutti.”

Émile Zola: “Il ventre di Parigi”, pag. 45: “Si trova sempre qualcuno che offre da bere, ma non s’incontra mai nessuno che offre da mangiare.”; “Che canaglie, le persone oneste!” (è la frase pronunciata dal pittore Claude Lantier a chiusura del romanzo).

Émile Zola: “Nanà”, pag. 61: “avete mai visto una donna amata farsi monaca?”; pag. 200 (di Nanà): “orgogliosa di potersi metter nuda ogni momento e davanti a chiunque senza dover arrossire.”; pag. 246: “i grandi disordini conducono alle grandi devozioni.”; pag. 274 (parlando del sesso di Nanà): “Lei, aveva un’altra cosa, una piccola sciocchezza di cui si rideva, un po’ della sua nudità delicata, e con quel nonnulla, vergognoso ma tanto potente, la cui forza sollevava il mondo, da sola, senza operai, senza macchine inventate dagli ingegneri, aveva sconvolto Parigi e costruito quel patrimonio sul sonno di cadaveri.”; pag. 276: “Si dà la colpa alle donne, mentre sono gli uomini che esigono certe cose…”

Émile Zola: “L’ammazzatoio”, pag. 52: “Molto spesso gli uomini si sposano per una notte, la prima, e poi le notti si susseguono, tutte uguali, i giorni diventano sempre più lunghi, per tutta la vita, e loro sono profondamente scocciati…”; pag. 146: “l’onestà è una buona metà della felicità.”; pag. 164: “Viene un momento in cui si è contenti di andarsene.”; pag. 166: “Una volta che non si è più in grado di lavorare, bisognerebbe mettersi a letto, e morire:” (il vecchio papà Bru); pag. 273: “Ci sono sempre anime buone felici di rendervi un cattivo servizio.”; pag.

Émile Zola: “Germinal”, pag. 162: “il modo di vivere senza mangiare, nessuno ancora l’aveva inventato, disgraziatamente!”; pag. 204: “Quando le ragazze dicono di no, è perché preferiscono per la prima volta essere prese con la violenza” (lo pensa Stefano, quando vede Gran Chaval sedurre Caterina); pag. 360 (di Gianlino, il fratello storpio e ladro di Caterina): “senza luce d’intelligenza e dotato di selvaggia astuzia, riassorbito a poco a poco dall’animalità primordiale.”; pag. 446: “l’unico bene sulla terra era di non esistere, e se pur si esisteva, d’essere albero, d’essere pietra, meno, meno ancora, d’essere il granellino di sabbia che non sanguina sotto il tallone che lo calpesta.”; pag. 538 (è la Maheude che lo dice): “Andata che se ne sia la speranza, se ne va anche il piacere di vivere”; pag. 548 (Suvarin): “se con l’uomo giustizia non era possibile, l’uomo doveva essere soppresso. Avrebbero dovuto aver luogo tanti massacri quante società marce esistevano, e ciò fino allo sterminio dell’ultimo essere”; pag. 550: “una folla che muore di fame non ha nessuna forza”.

Émile Zola: “La bestia umana”, pag. 72. (Del giudice istruttore Monsieur Denizet) “viveva in quella situazione di dipendenza dalla magistratura, mal pagata, accettata soltanto dai mediocri, e nella quale le persone intelligenti mordono il freno, in attesa di farsi corrompere.”; pag. 190: “quando si ha un dolore troppo grosso non c’è più posto per un al-tro.”

Honoré de Balzac: “Eugénie Grandet”, pag. 77: il pianto è contagioso al pari del riso.” E “questo giovanotto non è buono a nulla… S’occupa più dei morti che del danaro.” (lo dice papà Grandet, quando il nipote Charles apprende del suicidio del padre); pag. 83: “Gli avari non credono nella vita futura, poiché per essi il presente è tutto”; pag. 90: “la miseria produce l’uguaglianza.” e “Questo ha la donna di comune con l’angelo: gli afflitti in lei trovano rifugio.” ; pag. 116: “Mamma, come vorrei avere per un istante la potenza di Dio!” (Eugénie alla mamma, al momento della partenza di Charles).

Honoré de Balzac: “Papà Goriot”, pag. 25: “la felicità è la poesia delle donne, come la toeletta ne è il belletto”; pag. 28: “Forse è proprio della natura umana il far sopportar tutto a chi tutto soffre per vera umiltà, per debolezza o per indifferenza.”; pag. 32: “esistono individui nati mercenari che non fanno mai del bene ai loro amici o conoscenti, perché vi sarebbero obbligati, mentre, rendendo un servizio a sconosciuti, ne riscuotono un guadagno d’amor proprio; più la cerchia degli affetti è vicina a loro, e meno amano; più si estende, e più essi sono servizievoli.”; pag. 73: “non diverrete mai niente in questa società, se non avrete una donna che s’interesserà di voi.”; pag. 74: “la fortuna è la virtù!”; pag. Il cuore d’una sorella è un diamante di purezza, un abisso di tenerezza!”; pag. 86: “Chi non ha frequentato la riva sinistra della Senna, tra la via Saint-Jacques e la via dei Saints-Pères, non sa nulla della vita umana!”; pag. 96: “Se vi posso dare un altro consiglio, mio caro, è di non tenere né alle vostre opinioni né alle vostre parole. Quando ve le chiederanno, vendetele.” (Vautrin a Rastignac); pag. 97: “Avrò un’opinione incrollabile il giorno in cui avrò trovato tre teste d’accordo sull’uso di un principio, e attenderò a lungo!” (Vautrin a Rastignac); pag. 98: “I popoli venerano la libertà come un idolo; ma dov’è sulla terra un popolo libero?”; pag. 114 (lo studente in medicina Bianchon a Rastignac) “La nostra felicità, mio caro, starà sempre tra la pianta dei nostri piedi e il nostro occipite: e costi un milione l’anno o cento luigi, la percezione intrinseca della felicità è la stessa.”; pag. 128: “le donne sono sempre sincere, anche nelle loro più grandi falsità, perché cedono a qualche sentimento naturale.”; pag. 132: “Un sentimento non è forse il mondo in un pensiero?”; pag. 168: “I padri debbono sempre dare, se vogliono essere felici. Dare sempre, è il vero modo di essere padre.”; pag. 180: “Il denaro è la vita.”; pag. 198: “l’amore non è forse che la riconoscenza per il piacere provato.”; pag. 209: “La patria perirà, se i padri sono calpestati… tutto crolla se i figli non amano i loro padri.”; pag. 212: “Oh, sì, c’è un Dio, e deve averci preparato un mondo migliore, altrimenti la nostra terra è un non senso.”; 222: “Ed ora, a noi due!” (è l’esclamazione finale di Eugenio, con la quale sfida la società corrotta di Parigi).

Honoré de Balzac: “Le illusioni perdute”, pag. 24: “Dove cessa la povertà, lì comincia l’avarizia.”; pag. 34 “i ricchi pagano bene la salute quando ne vengono privati.”; pag. 44: “il nostro lato ridicolo è spesso frutto d’un bel sentimento, di virtù o di doti spinte all’esagerazione.”; pag. 55: “il genio è sempre nobile.”; pag. 59: “La nobiltà dei sentimenti non dà inevitabilmente la nobiltà dei modi.”; pag. 84: “prima di riconoscere una qualsiasi superiorità, il mondo richiede lampanti successi. Ebbene, il successo letterario non si conquista che nella solitudine e mediante ostinate fatiche.”; pag. 109: (Louise a Lucien) “Per un artista, il grande problema da risolvere è quello di mettersi in vista.”; pag. 116: “le riflessioni sono gli avvenimenti della vita morale”; pag. 120: “la forma è così leggiadra che occorre molto tempo prima di ri-conoscervi la mancanza di contenuto.”; pag. 130 (la marchesa d’Espard, cugina di Louise, al poeta Canalis, riferendosi a Lucien): “Non ha ancora dei nemici che possano fare la sua fortuna attaccandolo.”; pag. 151: “il genio è pazienza. La pazienza è, infatti, ciò che nell’uomo somiglia maggiormente al modo di procedere della natura quando crea.”; pag. 157: “Ciò che rende le amicizie indissolubili e raddoppia il loro fascino è un sentimento che manca all’amore, la certezza.”; pag. 160: “l’egoismo è il veleno dell’amicizia.”; pag. 161 (l’amico d’Arthez a Lucien): “Il giornalismo è un inferno, un abisso d’iniquità, di menzogne, di tradimenti che si può attraversare uscendone puri solamente se protetti, come Dante, dal lauro divino di Virgilio.”; pag. 169: “negli scrittori, il silenzio e la sgarberia… tradiscono la gelosia provocata da una bella opera, così come la loro ammirazione indica il piacere ispirato da un’opera mediocre che rassicura il loro amor proprio.”; pag. 190: “Ogni uo-mo superiore s’innalza al di sopra delle masse, il suo successo è quindi in ragione di-retta col tempo necessario per apprezzare l’opera. Nessun libraio vuole aspettare. Il libro di oggi dev’essere venduto domani. Con questo sistema, i librai rifiutano i libri sostanziosi ai quali occorrono alti, lenti consensi.”; pag. 198: “La coscienza è uno di quei bastoni che ognuno prende per picchiare il proprio vicino, e di cui non si serve mai per sé.”; pag. 212: “Il giornalismo, invece di essere un sacerdozio, è divenuto uno strumento per i partiti; da strumento, si è fatto commercio; e, come tutti i commerci, è senza fede né legge.”; pag. 245: “La stampa sta ai manoscritti come il teatro sta alle donne, essa mette in risalto le bellezze e i difetti; uccide così come fa vivere: un errore salta allora agli occhi altrettanto vivamente che i bei concetti.”; pag. 290: “I partiti sono ingrati verso i loro uomini più esposti, essi abbandonano volentieri le loro pattuglie avanzate. Soprattutto in politica, è necessario a quelli che vogliono arrivare di andare con il grosso dell’armata.”; pag. 314: “esiste un uomo a un tempo attore, principe e rivestito d’uno splendido sacerdozio, il poeta, il quale sembra non far nulla e nondimeno regna sull’umanità, quando ha saputo ritrarla.”; pag. 337: “A forza di parlare, un uomo finisce col credere a ciò che dice” pag. 413: “I francesi hanno inventato, nel 1793, una sovranità popolare che si è conclusa con un monarca assoluto.”; pag. 413: “I grandi commettono quasi altrettante bassezze dei miserabili; ma le commettono nell’ombra e fanno pompa delle loro virtù: essi rimangono grandi. I piccoli prodigano le loro virtù nell’ombra, espongono le loro miserie alla luce: vengono disprezzati.”; pag. 418: “l’uomo ha orrore della solitudine. E, di tutte le solitudini, la solitudine morale è quella che lo spaventa di più.”

Honoré de Balzac: “Un tenebroso affare”, pag. 54: “Niente risulta così formativo per il carattere di una persona quanto una costante dissimulazione in seno alla propria famiglia.”; pag. 146: “Da quando la società civile ha inventato la Giustizia, non ha mai trovato i mezzi per dare all’imputato innocente un potere uguale a quello di cui dispone il magistrato contro il criminale.”; pag. 155: “Se è vero che, durante i processi, la verità assomiglia spesso a una bugia, è anche vero che la bugia assomiglia molto alla verità.”; pag. 167: “La società umana procede come l’oceano, riprende il suo livello, il suo cammino dopo un disastro e ne cancella le tracce con l’avvicendamento dei suoi divoranti interessi.”.

Honoré de Balzac: “La cugina Bette”, pag 73: “I nobili sentimenti spinti all’assoluto producono dei risultati simili a quelli dei più grandi vizi.”; pag. 75: “Le opere degli uomini di genio non posseggono tutte in egual misura quel fulgore, quello splendore visibile agli occhi di chiunque, anche a quelli degli ignoranti.”; pag. 77: “gli innamorati puri di cuore non sanno fingere o dissimulare nulla.”; pag. 94: “La verginità, come tutte le cose mostruose, ha ricchezze sue particolari, grandezze esclusive. La vita, le cui energie sono state risparmiate, ha nell’individuo vergine, qualità incalcolabili di resistenza e di durata. Il cervello si è arricchito nell’insieme delle sue peculiari qualità. Le persone caste, quando hanno bisogno del proprio corpo o della propria anima, quando ricorrono all’azione o al pensiero, trovano improvvisamente dell’acciaio nei loro muscoli o una scienza infusa nella loro intelligenza, una forza diabolica o la magia nera della volontà.”; pag. 98: “L’oro non si è mai lasciato sfuggire la più piccola occasione per mostrarsi stupido.”; “Succede nelle rivoluzioni come nei naufragi: i valori solidi vanno a fondo, le cose leggere salgono a galla.”; pag. 131: “Al primo sguardo gettato in una casa, si sa che cosa vi regna, l’amore o la disperazione.”; pag.144: “Nelle classi inferiori la donna non è soltanto superiore all’uomo, ma quasi sempre è lei che comanda.”; pag. 169: “L’uomo prende sempre qualcosa dall’ambiente in cui vive.”; pag. 170: “Molti uomini vogliono avere queste due edizioni della stessa opera, sebbene sia un’immensa prova di inferiorità in un uomo il non saper fare di sua moglie la propria amante. La varietà in questi casi è un segno di impotenza. La costanza sarà sempre il genio dell’amore, l’indice di una forza immensa, quella che costituisce l’essenza d’un poeta! Bisogna saper avere tutte le donne nella propria donna”.; pag. 249: “La vita è un abito: quando è sporco, lo si spazzola; quando è bucato, lo si rammenda; ma si rimane vestiti finché si può.”; pag. 306: “L’ignoranza è la madre dei delitti. Un delitto è, prima di ogni altra cosa, mancanza di ragionamento.”; pag. 315: (riferendosi al conte Wenceslas Steinbock) “Da ultimo, si diede alla professione di critico, come tutti gli impotenti che lasciano naufragare le promesse della gioventù.”; “La vita non continua se non si riesce a dimenticare.”

Honoré de Balzac: “Scritti critici” (La “Certosa di Parma” di Stendhal), pag. 66: “Non esistono capolavori caduti nell’oblio; e le menzogne, le compiacenze della penna non possono dare vitalità a un brutto libro.”; (da “La cronaca di Parigi”), pag. 136: “Il suicidio è il figlio d’una miseria combattuta con orgoglio; il figlio della disperazione patita dagli uomini di cui s’inganna l’avvenire”.

Henri Beyle (Stendhal): “La certosa di Parma”: pag. 4 (avvertimento): “gl’Italiani sono sinceri, alla buona, e, non intimiditi, dicono quel che pensano; la vanità in loro non si desta che ad ac-cessi; allora diventa passione, e prende il nome di puntiglio. Inoltre la povertà non è per loro cosa ridicola.”; pag. 145: “una persona d’ingegno ha un bel tenrsi nei migliori principii ed anche di buona fede, sempre da qualche lato è fratello cugino di Voltaire e di Rousseau.”; pag. 157: “questa bella lingua italiana è fatta apposta per l’amore”; pag. 288: “I cortigiani, non avendo nulla da contemplare nel loro animo, sono attenti a tutto.”; pag. 537: (è la conclusione del romanzo) “To the happy few”.

Guy de Maupassant: “Bel – Ami”, pag. 53: “il miglior modo per giungere a una transazione, è sempre quello di lasciare che i debiti si accumulino.”; pag. 115 (riguardo alla morte, il poeta Norbert de Varenne a Georges Duroy): “Alla sua età essa non significa nulla. Alla mia, è una parola tremenda.” E a pag. 116: “vivere è morire”; pag. 193: “… fra tutti gli spostati e i falliti da cui si cavano i parlamentari.”; pag. 250: “le parole d’amore, che son sempre le medesime, prendono il gusto delle labbra che le pronunciano.”

André Gide: “Il libro che viene scritto influisce su colui che lo scrive proprio nel corso di tale processo. Uscendo da noi esso ci cambia, modificando il corso della nostra vita.” (In Kazimierz Brandys: “Hotel D’Alsace e altri due indirizzi”, pag. 48)

Marcel Proust: “La strada di Swann” (trad. Natalia Ginzburg), pag. 107: “Noi siamo assai lenti a riconoscere nella fisionomia particolare d’uno scrittore nuovo il modello che nel nostro museo d’idee generali porta il nome di ‘grande talento’”.

Marcel Proust: “All’ombra delle fanciulle in fiore” (trad. Franco Calamandrei e Nicoletta Neri), pag. 8: “la natura che noi facciamo apparire nella seconda parte della nostra vita, non è sempre, anche se spesso è tale, la nostra prima natura sviluppata o appassita, ingrandita o attenuata; talvolta è una natura inversa, un vero e proprio vestito rovesciato.”; pag. 101: “gli uomini non cambiano dall’oggi al domani, e cercano in ogni nuovo regime la continuazione del vecchio.”; pag. 113: “La ragione per cui un’opera di genio difficilmente è ammirata subito è che chi l’ha scritta è un uomo straordinario e che pochi gli rassomigliano.”; pag. 138: “produce opere geniali non chi vive nell’ambiente più fine, chi ha la conversazione più brillante, la cultura più vasta, ma chi, cessando bruscamente di vivere per sé, ha avuto il potere di rendere la propria personalità simile d uno specchio.”; pag. 140: (Bergotte per giustificare l’uscita dei suoi ultimi libri) “Nonostante tutto, vi sono cose abbastanza esatte, non del tutto inutili al mio paese.”; pag. 160: “le donne non chiedono mai di meglio che fare all’amore.”; pag. 164: “Le risoluzioni definitive si prendono sempre e soltanto per uno stato d’animo che non è destinato a durare.”

Paul Léautaud: “Il piccolo amico” (trad. Lanfranco Binni), pag. 23: “Naturalmente non mi dispiacerebbe se questo libro potesse avere qualche lettore.”; pag. 87: “Ecco cosa capita quando si prestano libri di persone che si conoscono: si ascoltano sul loro conto cose che in fondo pensiamo anche noi.”; pag. 112: “quando si sta lavorando a un libro, questo passa da-vanti a tutto”

Marguerite Yourcenar: “L’opera al nero”, pag. 145: “Non si è liberi finché si desidera, si vuole, si teme, forse finché si vive.”; pag. 267 (Zenone al canonico Bartolomeo Campanus): “La rivolta che vi angustia era in me, o forse nel secolo.” E ancora a pag. 268: “Gli uomini uccideranno l’uomo.”; pag. 272 (è ancora lo stesso dialogo): “La verità possiede mezzi segreti per insinuarsi in un’anima che non si barrica più contro di essa.”

Pietro Abelardo: “Non si può credere se prima non si è capito.”, in “I grandi enigmi storici del passato”, vol. IV, pag. 221

Sándor Márai (scrittore ungherese, 1900 – 1989): “L’eredità di Eszter” (Adelphi editore, aprile 1999, trad. Giacomo Bonetti. È la storia di una donna, Eszter, che è stata spogliata di ogni cosa dall’unico uomo da lei amato, Lajos, un bugiardo che mente “come urla il vento”), pag. 33 (il giudice Tibor a Laci, fratello di Eszter): “Gli amori infelici non finiscono mai.”: pag. 119 (Lajos ad Eszter): “La legge del mondo esige che ciò che è iniziato una volta debba essere condotto a termine. E questo non è davvero motivo di gioia. Nulla arriva mai in tempo, la vita non ci dà mai qualcosa nel momento in cui siamo preparati a riceverlo.”; pag. 122 (Lajos ad Ester, di cui aveva sposato a sorpresa la sorella Vilma): “Noi due non ci siamo amati con coraggio… Ecco qual è stato il guaio. Ed è colpa tua, perché il coraggio degli uomini in materia di amore è una cosa ridicola. L’amore è compito vostro. Voialtre siete grandi soltanto in questo. È qui che hai fallito, e insieme a te è naufragato tutto ciò che avrei potuto realizzare: doveri, compiti, il contenuto di una vita intera. Non è vero che gli uomini sono responsabili dei loro amori. Siete voi a dover amare eroicamente.”

Sándor Márai: “Le braci” (Adelphi editore, marzo 1999, trad. Marinella D’Alessandro. Un incon-tro, dopo molti anni, sul filo di un’amicizia finita. Il vecchio generale Henrik e l’amico Konrad, che fu amante della moglie, i protagonisti: Krisztina, la moglie defunta e infedele del generale, una presenza che incombe nei loro ricordi), pag. 20: “Esiste una fratellanza particolare che è più stretta e più profonda di quella che unisce i gemelli nell’utero materno. La vita aveva mescolato i loro giorni e le loro notti, ciascuno dei due era consapevole del corpo e dei sogni dell’altro.” (Il vecchio generale Henrik e la sua balia Nini); pag. 88: “L’uomo vive finché ha qualcosa da fare su questa terra.”; pag. 112: “Essere diversi da ciò che siamo, da tutto ciò che siamo, è il desiderio più nefasto che possa ardere in un cuore umano. Giacché l’unico modo per sopportare la vita è quello di rassegnarci ad essere ciò che siamo ai nostri occhi e a quelli del mondo.”; pag. 126: “Sì, le parole ritornano. Tutto ritorna, le cose e le parole girano in cerchio, talvolta fanno il giro del mondo, poi un bel giorno si incontrano, si riuniscono e il cerchio si chiude.”; 139: “Non è vero che il destino si introduce alla cieca nella nostra vita: esso entra dalla porta che noi stessi gli abbiamo spalancato, facendoci da parte per invitarlo a entrare.”; pag. 154: “la stima di sé è il contenuto più profondo della vita umana.”; pag. 157: “Si invecchia così, un pezzo dopo l’altro. Poi a un tratto invecchia la tua anima: anche se il corpo è effimero e mortale, l’anima è ancora mossa da desideri e ricordi, cerca ancora la gioia. E quando scompare anche questo anelito alla gioia, restano solo i ricordi e la vanità di tutte le cose; a questo stadio si è irri-mediabilmente vecchi.”

Isabel Allende: “La casa degli spiriti”, pag. 247: “Morire è come nascere: solo un cambiamento.”

Gabriel Garcí­a Márquez: “L’autunno del patriarca”, pag. 96: “ogni cosa finiva per trovare il suo posto nel mondo”

Vassili Rozanov (filosofo russo): “Il meccanismo di estinzione della civiltà europea occi-dentale consiste nell’indifferenza per l’ingiustizia.” (Citato da Mihajlov nella lettera aperta sopra ricordata)

William Dean Howells, in “Tuscan Cities”, 1882 (riportato in Attilio Brilli: “Viaggiatori stranieri in terra di Lucca”, pag. 157: “Sono lieto di essere plebeo e americano, un cittadino qualsiasi di questa smisurata democrazia, ma se fossi seriamente messo alle strette, vorrei proprio essere un Signore del Piccolo Cerchio di Lucca, un marchese ed un Mansi.”

Pablo Richard, teologo della liberazione del Costa Rica: “Oggi, anche se si prende il potere non si va molto lontano. Alle soglie del Duemila, quando si può governare solo entro i limiti imposti dal Fondo Monetario, dalla Banca Mondiale, è irrilevante chi governi. La speranza si sposta dalla politica alla società civile, ai movimenti popolari, affinché costruiscano un nuovo potere dal basso. Qualcosa di alternativo, di bello, di gioioso, di felice, che, con grinta, crei nuove culture, nuove preghiere, nuove maniere di vivere insieme, nuove prospettive economiche, perché vinca la vita.” (In: “Inno alla vita – il grido dei poveri contro il vitello d’oro” (Editrice Missionaria Italiana, Bologna, 1998)

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