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LETTERATURA: Edward C. Banfield “Le basi morali di una società arretrata” – Il mulino, Bologna 2008 (ristampa ed. 2006)

31 Gennaio 2009

di Alfio Squillaci  

Ritorna in libreria, con una nuova prefazione di Arnaldo Bagnasco, dopo oltre un trentennio dalla sua seconda edizione italiana del 1976, il libro di Edward C. Banfield.

Nella metà degli anni ’50 del secolo scorso, il sociologo americano Edward C. Banfield raggiunse un paese del nostro Mezzogiorno e vi si installò con la moglie e la prole per un periodo di nove mesi. Il paese era Chiaromonte (PZ) e divenne Montegrano nella ‘finzione sociologica’. Banfield fece molte domande in giro, somministrò questionari, redasse la sua ricerca… insomma ci studiò come se fossimo una tribù di irochesi!
Bardato degli strumenti tipici delle indagini “sul campo” della sociologia   (questionari, test, tabelle ecc) ma in effetti con la mente presa dalle idee “chiare e distinte” del Tocqueville della Democrazia in America, Banfield compara inizialmente Montegrano a St. George (Utah, USA). Nota che a St. George c’è tutto un pullulare di attività associazionistiche che perseguono scopi che vanno al di là dell’interesse materiale ed immediato del proprio nucleo familiare: nuove adesioni per la Croce Rossa, raccolta di fondi curata da un’associazione tra professionisti e dirigenti per costruire una nuova camerata della locale scuola media, raccolta di iscrizione per la difesa antiarea in caso di attacco straniero… Un’industria locale regala i volumi di un’enciclopedia alla scuola, la camera di commercio promuove un pubblico dibattito per collegare con una strada i paesi circonvicini, l’Associazione Genitori ed Insegnanti si rivolge alla cittadinanza con un manifesto egoriferito che dice: «Come cittadino responsabile della nostra comunità, tu appartieni all’Associazione! », che ricorda un po’ i manifesti di reclutamento dei soldati americani, dove appariva uno zio Sam che con l’indice proteso si rivolgeva al cittadino medio chiedendogli cosa intendesse fare lui per l’America. Insomma i comportamenti degli individui e delle associazioni a St. George sono per lo più community oriented.
E a “Montegrano”? Niente di tutto ciò. L’orfanotrofio e il convento sono cadenti, i contadini non sono disposti a cedere nemmeno una giornata lavorativa per ripararli, tutto ciò che è pubblico è alla malora e nessuno è disposto a sacrificare una briciola del proprio tempo e delle proprie risorse se non ha in vista un ritorno personale. Insomma a Montegrano tutti i comportamenti degli individui sono family oriented.  

Perché, si chiede Banfield? Per delle ragioni mentali-culturali, è la risposta, a Montegrano si riscontra un’assenza di quella particolare forma di socialità detta civcness,   “senso civico”, che è il nerbo della democrazia. Tale senso civico altro non è che lo spirito associativo (da Tocqueville considerato alla base della democrazia in America) di chi mette a disposizione il proprio tempo, le proprie specifiche attitudini e talvolta il proprio denaro in una organizzazione che persegua finalità che non ricadono nell’interesse immediato e diretto del singolo ma della collettività. Orbene, non sono i fattori strutturali, quali la miseria, l’ignoranza o la patologica diffidenza verso lo Stato che possono spiegare il comportamento dei montegranesi. «Ognuna di queste teorie contiene elementi di verità, ma nessuna basta da sola a spiegare i fatti che debbono venir presi in esame ».
I Montegranesi agiscono così perché la loro base morale è il contrario del senso civico, essa si fonda cioè sul ‘familismo amorale’, ovvero la regola: «massimizzare i vantaggi materiali e immediati della famiglia nucleare; supporre che tutti gli altri si comportino allo stesso modo ».  

Questa incapacità di associarsi (di uscire dal guscio del proprio nucleo familiare o della propria consorteria) è fattore di arretratezza   economica e ostacolo al progresso politico. Per Banfield : «Non si può attuare un sistema economico moderno se non si sa curare e mantenere in vita un’organizzazione professionale; in altri termini, più elevato è il livello di vita che ci si propone di raggiungere, tanto più risulterà indispensabile l’organizzazione. L’incapacità di organizzarsi costituisce ugualmente un ostacolo al progresso politico: infatti proprio dalla possibilità di coordinare, in relazione ai problemi di interesse pubblico, le linee di condotta di un gran numero di persone dipende, tra l’altro, l’attuazione di forme di autogoverno. In breve, i medesimi elementi che concorrono alla formazione di un’associazione ai fini economici, concorrono altresì alla formazione di associazioni di carattere politico ».  

Questa incapacità di fondo di sapersi associare ed evolvere verso forme più alte di economia e democrazia deriva per Banfield   da un ethos, quello del familismo amorale appunto –   e qui si colloca il nucleo segreto della sua   ipotesi di tipo culturalista, ossia sovrastrutturale, mentale-culturale-, ethos che egli definisce con William Graham Sumner (Folkways. A study of mores, manners, customs and morals) come «l’insieme delle usanze, delle idee, dei termini di giudizio e di comportamento comuni che individuano e differenziano un gruppo da altri gruppi ».  

È noto che il dibattito che ne seguì si incentrò proprio sulla contrapposizione dell’elemento culturale/sovrastrutturale versus quello economico/strutturale (insomma Weber versus Marx) e soprattutto nell’accento posto dai critici di Banfiled sulla convinzione che bastasse far avanzare la struttura economica per rendere inoffensivo il familismo amorale. A questa ipotesi Banfield contrappose il suo pessimismo già nel proprio libro. Anche qualora cambiassero le condizioni economiche è ben difficile che cambi qualcosa a Montegrano. Occorre innanzi tutto un   mutamento di mentalità (el repulimiento de las cabezas direbbe Ortega y Gasset) e tutto ciò potrebbe giungere come prodotto sussidiario di una missione protestante!   Banfield segnala, con una punta di perfidia,   successi in tal senso in Brasile.   Insomma la sua tesi è   totalmente inscritta nell’esperienza economico-culturale dell’angloprotestantesimo.  

Non possiamo addentrarci nelle spire di tale   dibattito. Solo possiamo ricordare che in Italia le idee di fondo di Banfield sono state riprese in qualche modo dall’antropologo Carlo Tullio-Altan,   e avranno una singolare incidenza nello studio di Robert Putnam Making democracy work (La tradizione civica nelle regioni italiane) dove il rendimento delle istituzioni democratiche (in questo caso le nostre Regioni) è sottoposto alla capacità “culturale” pregressa (risalente addirittura all’esperienza dei Comuni) di sapersi associare. Da ciò il maggior rendimento delle Regioni del Nord rispetto a quelle del Sud..


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1 commento

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