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LETTERATURA: Enrico Costa: “Il muto di Gallura” – Ilisso

6 Giugno 2014

di Bartolomeo Di Monaco

A Maggio, ho visitato la parte nord della Sardegna e sono sceso fino ad Orgosolo e a Tempio Pausania (mi trovavo lì il giorno dei funerali delle tre vittime dell’efferato delitto) e ad Aggius, un grazioso paese circondato da alte rocce di granito, ho sentito parlare del Brigante Bastiano Tansu, il sordo-muto dalla nascita, che operò in quella zona nella metà del 1800 seminando paura e morte. C’è un libro che ne parla, ed è quello di Enrico Costa.

In primis vi ho ritrovato ben descritto il paesaggio aspro che suscitò nella mia visita una profonda suggestione, poi ho ritrovato nella storia i tratti della razza sarda, caratterizzata da asciuttezza e da poche parole. Devo dire che sono rimasto colpito dalla gentilezza dei modi nei confronti del forestiero da parte di uomini che avevo immaginato fortemente chiusi in se stessi, e inospitali. Tutto il contrario. Il libro di Costa, che uscì nel 1884 o 1885, ne tramanda la dura storia che l’ha segnata per secoli, e di cui ancora oggi restano le tracce.

Due famiglie i Mamia e i Vasa (allo stesso modo dei Montecchi e Capuleti), entrano in contrasto tra di loro per dissapori futili, e a farne le spese è Mariangiola, figlia di Antonio Mamia e promessa sposa al duro Pietro Vasa, il quale, dopo il rito dell’abbraccio, che è una cerimonia con cui lo sposo si impegna al matrimonio, per ripicca la ripudia.
Bastiano Tansu è cugino di Pietro Vasa e si scatena allorché, nella faida che consegue al ripudio, i Mamia fanno uccidere suo fratello Michele.

Il libro contiene pagine che ricordano tradizioni forse del tutto scomparse come quella della festa dell’abbraccio, il cui rito trasuda di cortesie e gesti cavallereschi, o come quella della nenia cantata dalla prefica davanti alla bara di Michele Mamia, le cui parole ricordano bellezze e suggestioni incontrate nei canti e negli inni della Bibbia o nei cori delle tragedie greche.

Al contrario di Michele Tansu, Michele Mamia è un ragazzo, fratello di Mariangiola, e un delitto contro un ragazzo o contro una donna non è permesso dal codice malavitoso, sicché la vendetta deve essere altrettanto crudele. Scrive Costa: “Per una legge barbara, convalidata in Gallura da un’antica consuetudine, alla morte violenta d’un fanciullo non potevasi opporre che la morte d’altro fanciullo o di una donna.” Sarà la vecchia madre di Pietro Vasa a morire, creando nel paese una situazione di terrore così descritta: “Sul far del giorno, prima di recarsi in campagna, i figli abbracciavano i padri, le sorelle abbracciavano i fratelli, come se mai più si dovessero rivedere. Non erano sicuri di ritornare la sera in seno alla famiglia.

Nel periodo dal 1850 al 1856 – tanto durò la faida – le vittime toccarono la settantina.
Ma finalmente il 26 maggio del 1856, quando nella grande pianura di san Sebastiano si svolge la cerimonia della riappacificazione, finisce il periodo della paura ed inizia quello di una pace attenta e vigile. Ed è in questa nuova situazione che Bastiano ha l’occasione di conoscere una ragazza di 16 anni, Gavina, e di innamorarsene. Sembra che per lui si avvii una fase nuova della sua vita. Lui, sempre così feroce e cinico, avverte quel sentimento finora sconosciuto dell’amore da cui si sente avvinto e prigioniero. Anche Gavina nutre simpatia per quest’uomo che, conosciuto come duro d’animo, in realtà ha molte delicate attenzioni per lei. Sa perfino disegnare, incidere, fare il sarto, il calzolaio, il falegname, “e in tutto riusciva assai bene.”

Sebbene nel testo si parli di bruttezza del muto, in un rapporto steso dal giudice di Aggius, e che appare in una nota, di lui abbiamo questa descrizione: “Il famigerato bandito sordo-muto Sebastiano Razzu Addis Tansu, detto per antonomasia il terribile, era un bell’uomo che a prima vista affascinava: i suoi occhi esprimevano un’eletta intelligenza, da non resistere a lungo se si fissava”.

Finita la mattanza tra le famiglie rivali dei Vasa e dei Mamia, sarà però questa storia d’amore e di gelosia (un giovane di bell’aspetto, Giuseppe, si farà avanti a corteggiare la propria cugina Gavina) a resuscitare nel muto gli istinti bestiali dell’omicidio e della vendetta.

Un romanzo non pretenzioso, ma godibilissimo poiché il lettore vi troverà descritta negli uomini e nei paesaggi la Sardegna di oltre un secolo fa.

 


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