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Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Frammenti di lettere scritte fra i margini del tempo

18 Agosto 2012

di Fabio Strafforello

I confini che l’uomo crea ergono mura fra il giudizio, la condanna e la promessa di cambiare il mondo, ma mai di amare se stessi come gli altri “ è nel senso contrario alle cose che conosci un’altra verità”!

Incastri di un puzzle, ecco la definizione più semplice che serve a costruire, a ricomporre e a giustificare il valore cangiante della coscienza umana, fra metodi che cambiano e sentimenti che depositano e ristagnano sempre alla stessa maniera… questo è il rifiuto generato dall’egoismo e dall’orgoglio che vive in simbiosi con noi. Mi sono spostato da un luogo ad un altro ed ho conosciuto fra espressioni diverse uno stesso umore, dove il frutto imperfetto che la vita ci da va consumato migliore ad ogni stagione, ed allora ti chiedi perché dentro di te c’è sempre uno spazio per essere bambino, uno per essere ragazzo ed uno per sentir crescere e morire la vita ad ogni emozione! Lontano da me stesso ho provato ad immaginarmi abbandonando temporaneamente ogni mio riferimento personale e identificando in altre persone quello che mi sarebbe piaciuto essere o ciò che avevo riconosciuto in me di bello guardandolo fra loro e ne ho trovato grande illuminazione “ L’incontro di ciò che senti come una parte della tua immaginazione ha raccolto in un attimo il tempo nell’attesa di doversi scambiare”.

Ciao Melaniè

scusa il disturbo e se mi posso permettere ti darò del Tu, sono Fabio Strafforello, ci siamo conosciuti in modo superficiale e col poco tempo disponibile che reciprocamente ci accompagnava quel giorno del 2 luglio scorso, in occasione della nostra visita presso la vostra sede aziendale dove tu, assieme ad altri collaboratori svolgevi la tua ordinaria giornata di lavoro, ed io mi trovavo in compagnia di mia figlia Giulia del mio amico Maurizio di sua figlia e di sua cugina … ricordi?

Sono spiacente e mi scuso per il cesto di vimini nel quale avevo riposto alcuni prodotti Liguri locali, esso era incompleto ed insufficiente rispetto a ciò che avrei voluto fare per quell’occasione, ma è successo un po’ tutto all’improvviso e il tempo e l’idea per creare di meglio nei tuoi confronti non sono stati sufficienti, per me, per un ottimo risultato o per ciò che mi sarebbe piaciuto darti per questo speciale avvenimento in senso più compiuto.

In quel brevissimo incontro ho potuto cogliere di Te alcune importanti, positive e forti impressioni ed ho altresì notato la ben cadenzata, apostrofata e fluida parlata con la quale sai accompagnarti ed esprimerti in lingua italiana e il tutto mi ha fatto naturalmente molto piacere. La lingua italiana è un’armonia di parole piene di sfumature e colorito, che danno tono e voce alla gestualità umana ed ai pensieri, sanno adattarsi a molte inflessioni, sfaccettature e accenti e consentono di lasciare aperte espressioni che ancor più che al freddo vocabolario sembrano appartenere al richiamo dell’anima, sia per l’ampiezza delle gradazioni che per l’appropriata vocalità. Se ci fosse stata miglior e maggior occasione per parlare con Te avrei con piacere aperto una via di comunicazione per conoscere quali importanti caratteristiche personali porti nell’interiorità, ma purtroppo siamo sempre di corsa e la nostra vita sembra così non bastare mai, neanche per le cose più importanti… ad inseguire poi non si sa che cosa!

Sono un italiano al cento per cento e non rinnego la mia Patria, i miei sentimenti, la mia identità e la mia formazione culturale, anche se talvolta, ed accade per questioni amministrative, organizzative e di pensiero, applico modi di vivere e di vedere le cose in prospettiva più da uomo del nord che non da puro uomo latino. Comunemente da noi si dice: “Sai dove sei nato, ma non sai dove morirai “ apostrofando in modo generico, ancor più che il concetto della morte fisica, l’idea e la forma spirituale della nostra vita che talvolta ritroviamo, come se ci fosse già appartenuta e inaspettatamente in quel momento ripresentata come in un film, fra luoghi o in persone che giungono da molto lontano rispetto alla nostra visuale ordinaria e alla nostra cultura.

Cerco sempre fra qualsiasi persona mi capita di incontrare quali animi mi sappiano incuriosire e maggiormente colpire, senza mai giudicare, se non oltre quanto è umanamente comprensibile e scrutabile col solo aspetto della curiosità, e mi sento gratificato dal poter ritrovare in ogni uomo una giustificazione sufficiente o necessaria al suo comportamento, conscio di quanto sia difficile affrontare e vincere la scommessa di vivere la nostra vita con costante ottimismo, rispetto, passione, fiducia, fortuna, forza e speranza, “ come figli di un Dio minore che sa sorridere solo a chi lo ama con gioia dovresti giungere alla vita.. “ questo è quanto scrissi già a suo tempo su “Il cristallo delle sensazioni”!

Melaniè, so già che non ti aspetti da me che possa dirti le stesse cose che ti scriverebbero altre persone, forse perché avendo sfogliato i   miei primi due libri ti sarai fatta un’idea abbastanza precisa della mia personalità e come la tua amica e collega Judith a suo tempo disse, ma forse in modo troppo generoso: “ sono una persona speciale o quanto meno particolare “ e devo quindi dire cose che altri non sanno e non possono trovare scritte da nessun’altra parte a meno che non la sappiano   ascoltare dentro se stessi. Quello che porrò fra queste poche righe alla tua lettura, verrà successivamente pubblicato sulla rivista web: rivistaparliamone.it ( rivista d’arte parliamone) di Bartolomeo Di Monaco e in seguito su un testo che farò stampare assieme ad una raccolta di altre lettere di vario genere e contenuto, avvisandoti dell’evento così che tu possa vederlo realizzato di persona.

A maggio del 2010 scrissi in una lettera indirizzata ad una persona speciale, spiegando quel che due anni dopo sarebbe accaduto.

I miei primi sei testi hanno visto la luce del sole nell’arco di un tempo molto breve, infatti dopo aver scritto “Pensieri senza tempo” nel 2009 e dopo averlo anche presentato il 26 giugno dello stesso anno e fino ad arrivare a maggio del 2011 ne sono nati altri cinque, ed ora ne ho in lavorazione due, ma il mio umore e le sensazioni negative che avverto provenire dal mondo esterno non mi danno il giusto equilibrio e la giusta concentrazione per continuarli e per chiuderli come vorrei. So che mi contraddico, in quanto io stesso ho definito i termini di ripartenza dell’economia Italiana ed Europea in genere, e già da tempo lo dissi, nel primo e secondo trimestre del 2013 con una tenue ripresa che genererà cauto ottimismo, quindi io stesso dovrei sentirmi maggiormente tranquillo e rinfrancato dal mio modo di sentire e di vedere le cose per quel che ho più volte sperimentato, ma spesso la mia razionalità e paura per quel che di negativo può accadere vincono sul mio credo ed hanno il sopravento sulle sensazioni e sulle intuizioni che ho intravvedute… dubitate di voi stessi è l’unico modo per continuare una ricerca che dura per tutta la vita.

Tutti i miei libri portano all’inizio del testo una frase di apertura ed una alla fine per chiuderne il significato e il contenuto stesso e al loro interno troverai   grandi visioni intuitive, pensieri riflessivi, cadenze poetiche e non ultimo un modo di spiegare l’uomo e il mondo che va oltre la razionalità e la pura interpretazione usuale degli avvenimenti. Naturalmente tutto quello che ho espresso nei miei scritti è soggettivo e frutto della mia esperienza, anche se tanti spunti di pensiero o intuitivi nascono proprio dal contatto diretto o indiretto con altri esseri umani colti nell’arco di questi anni e che hanno colpito maggiormente la mia sensibilità e curiosità di individuo riflessivo. Già da ragazzo, all’età di 17 anni, (1979) cominciai ad esprimere i miei sentimenti e quanto premeva nella mia interiorità utilizzando la via comunicativa della scrittura, con l’obiettivo di renderli più chiari a me stesso e questo è accaduto fino all’anno 1983, ma da lì in poi e per 25 anni interruppi ogni attività, fino a luglio del 2008, quando all’improvviso e con grandi ispirazioni emozionali riattinsi voce ed espressione dalla mia interiorità per dare vita a questa breve ma significativa produzione letteraria. So di non aver scoperto nei miei lavori, come si suol dire,” l’acqua calda” che già esisteva, ma di aver semplicemente riportato alla luce una parte di quello che vive nell’uomo, custodito, manifestato e spiegato attraverso la presenza interiore del suo animo.

La funzione che vorrei dare ai miei pensieri non è quella di imporre nessun credo o nessuna particolare teoria che possa convincere altri esseri umani a credere in me o nelle mie idee, ma la speranza è quella di creare in ogni individuo il desiderio di ritrovarsi a pensare e a interrogarsi su se stessi, creando una “via comunicativa aperta” con la parte spirituale della propria esistenza. Non occorre alcun livello particolare di intelligenza o di preparazione culturale per giungere ad ascoltarsi, ma occorre tanta buona volontà e umiltà nel volerlo fare. Non cercate di fare o di seguire i pensieri degli altri e dove non riuscite ad approdare ad un livello che definite superiore, abbandonatevi ad ascoltare voi stessi, quella voce interiore che è in ogni uomo e che egli identifica col termine di coscienza. Credo che mai come ora e per quel che il futuro riserverà come una suadente e drammatica sorpresa, occorra riscoprire e aumentare il valore e il peso del nostro pensiero e dei nostri sentimenti, creando una forza di contrasto e di alternativa a tanto plagio e a tanto concentrato potere.

Ricordo che la prima frase con la quale ricomincia a esprimere i miei sentimenti e i miei contenuti interiori recitava così : “ A volte è necessario sognare, lasciarsi trasportare da quel dolce desiderio, cose fini, brevi, indescrivibili emozioni… ecco la felicità dell’uomo,” frase pubblicata poi su Pensieri senza tempo. Da quella espressione in poi di cose ne sono accadute tante ed io fra poesie, immagini ed evocazioni varie ho dato rappresentazione scritta a circa 2000 pensieri, ma quello che un tempo sembrava essere la fonte della mia ispirazione, dandomi tanta emozione e felicità, ora pare essere un motivo di tensione e di deconcentrazione. E’ come se in un istante si fosse rotto l’incantesimo di una magia, interrompendo dentro di me e in modo definivo quello stato etero di armonia, di piacere, di sogno, di speranza e di desiderio per un sentimento forte e incorruttibile che pare oltrepassare ogni livello di tempo, sapendo richiamare ed esprimere fra due entità emozionalmente indivisibili ed eterne un legame razionalmente inspiegabile. Ci sono cose dentro di noi che non sappiamo spiegare con la sola logica di pensiero, ma che talvolta aprono ferite profonde che non possiamo richiudere e controllare a nostro piacere, esse servono, trovandone le giusta chiave di lettura, ad aumentare la conoscenza di noi stessi e a scoprire con più precisione quel che si identifica profondamente fra le nostre radici e per quel che ci portiamo dietro dal passato” queste immagini sono come il riporto di un tatuaggio incancellabile e invisibile all’occhio umano”. Proprio su questo argomento vorrei dirvi di credere d’aver già vissuto… fra il tempo passato i ricordi e le sensazioni nel presente sanno affiorare, come anime leggere che fra corpi cangianti nell’aspetto richiamano se stesse quei sentimenti a doverli ancor legare.

Non che io possa essere definito un filosofo, ne un poeta e tanto meno un uomo di cultura, ma ho ascoltato e prelevato da dentro di me tutte quelle voci e fluttuazioni che mi hanno coinvolto emotivamente per poi rappresentarle, più o meno bene, in una forma letteraria a volte inconsueta, ma sempre sincera, schietta e onesta, fino a determinarne e a definirne l’autenticità di un uomo che si pone domande importanti per la sua vita, nella speranza di scoprire almeno un segreto fra i tanti misteri che gli vivono accanto… la miseria di un uomo è la povertà di non sapere mai d’aver vissuto accanto alla presenza della morte.

Per me che non ho mai studiato materie umanistiche, avendo oltretutto fatto il nautico, e che mi sono avvicinato raramente alla visione di testi di questo filone e orientamento, finendone alla lettura ancor meno di quelli cominciati, è piuttosto curioso quanto mi è accaduto; oltretutto la memoria di cui dispongo per tenere a mente quello che ho visto, letto o ascoltato in varie occasioni in dibattiti o in programmi culturali è poca e labile assai da non permettermi di mantenere a ricordo argomenti così importanti, particolari, profondi e talvolta estremamente precisi da poterne dare una definizione o una buona giustificazione per quel che ho saputo di personale ed autentico esternare.

Qualche cosa di importante mi ha ispirato e condotto a parlare in modo così aperto e sensibile dei sentimenti umani, convinto come sono di voler lasciare ai miei figli tutto ciò di cui dispongo, nella materialità e non meno nell’aspetto spirituale e concettuale della vita. E se un giorno i miei figli vorranno darmi dei nipotini capirò con maggior chiarezza ed orgoglio d’aver anzi tempo lottato per loro, non tralasciando alcuna possibilità di renderli coscientemente felici per quel che la vita di prezioso ci ha concesso di poterne capire. Ciò che ho voluto trasmettere e dire pubblicando questi libri è però anche alla portata di tutti, infatti non ho tenuto e non terrò mai gelosamente nulla per me stesso, certo che a qualcuno possa servire anche quel poco di buono che ho saputo dire, per rendere coscienti alla vista e all’udito di se stessi chi lo voglia fare,   mettendosi e ad ogni età e ad ogni condizione sociale, direttamente in discussione.

Non sorridete per quel che dico…

Riesco sempre, o quasi sempre, a trovare un “senso aperto” a quanto di importante mi accade nelle vicissitudini della mia esistenza, sia pur impiegando tutto il tempo necessario, ma ancora non sono giunto a cogliere con l’importanza dei fatti in quali mani sia custodita la mia vita, il mio destino e tutto ciò che non so controllare con le mie decisioni e con la forza della mia mente. Forse è vero quello   che mi viene detto dagli amici e cioè che riesco a dare il meglio di me stesso raggiungendo un valore di realizzazione personale che in percentuale   va oltre il 100 per 100, basta solo che io lo voglia. Eppure sento sempre di non essere mai pienamente felice, se non a brevi sprazzi emotivi ed ho la necessità di dover continuare la mia ricerca per   trovare il mio “motivo d’esistere” nel senso ampio di un significato che va oltre l’umana pratica e materiale comprensione e questo è tutto ciò di quanto più forte e trainante mi possa condurre oltre le mie più semplici e ovvie motivazioni. Vorrei lasciare un segno di autenticità di me stesso, mostrando nell’aver superato con vigoria e con fatica quel che di strettamente personale mi contiene. “E’ nella visuale lontana e di prospettiva che ogni essere umano deve oltrepassare le soglia del proprio dolore, del proprio volere e della propria indifferenza, dando nella vita prova di coltivare frutti buoni per tutti da gustare”.

Sento spesso sfuggire dalla mia piena comprensione qualche cosa di più importante rispetto a ciò che appare come un’ ovvia spiegazione, ed è qualche cosa di molto significativo, che va oltre le ragioni imminenti   della vita e oltre la vita stessa. Potrei dire che il desiderio della felicità umana è legato imprescindibilmente alla necessità di dover provare malinconia e delusione, ed è dalla divergenza di queste due entità che nascono i due sentimenti importanti e di contrasto di cui ho parlato sopra. Mi sento   consapevole di intravedere solo da lontano il bagliore confortevole, avvolgente e appagante della felicità umana e della mia libertà spirituale ed emozionale e ciò mi sprona a continuare il mio viaggio di riflessione e di scoperta per una impressione che sappia migliorare la sensazione della mia vita.

Qualche cosa di misterioso percorre, con la sola forza delle sensazioni la mente umana, ed è descrivibile come l’elemento fluido di una forza inarrestabile ed inesauribile che apre allo spettacolo di un mondo nascosto agli occhi miseri di chi non osserva con curiosità   oltre i confini   dello scibile, per non lasciarsi trasportare liberamente nel mondo dell’irrazionalità e nella possibilità della conoscenza e della verità assoluta. E’ una impressione bellissima quella che vivo, insuperabile e imparagonabile ad ogni altra sostanza che si possa descrivere di questa   dimensione ed è speciale; come un lungo viaggio da percorrere nel tempo e talvolta all’incontrario rispetto alla nostra attuale identità umana, fermandoci ad ascoltare e ad osservare quel che comprendiamo solo immaginandolo o col cuore, decifrando man mano e tramite segni e accadimenti un codice di accesso, solo per noi, che ci porta ad aprire, a capire e a cogliere un valore diverso della nostra inaspettata vita… ho scoperto solo fra ciò che sento le ragioni della mia verità ed ora sono felice per il solo tempo che mi basta per ricominciare!

Ascolto me stesso col cuore in una mano e nell’altra pongo il peso dei sentimenti che mi sanno cogliere e trasportare oltre ogni semplice ragione, ed è come se accanto allo scorrere del sangue nelle mie vene, per alimentare il mio corpo di essere vivente, corrispondesse in ugual misura un valore di linfa emozionale che alimenta quel che noi definiamo comunemente col termine d’animo umano. Non temo di poter dire a voi altri che vivo la mia vita su due dimensioni, l’una che scivola o che inciampa, come voi preferite, sugli avvenimenti di tutti i giorni, e l’altra che non ha dipendenze alcune col tempo che viviamo e con le nostre scelte, svincolata com’è dalle decisioni umane…

“Ho lasciato sospeso quello che dovevo fare, ora i pezzi che mancano per completare un’opera che va oltre il tempo è ciò che manca al tempo stesso per poterla ultimare ed io raccolgo ad ogni passo e ad ogni momento fiori e frutti che un giorno potrò consumare in un solo luogo e in un solo istante… arriverà il tempo delle bacche rosse amare, ora è il luogo di continuare a viaggiare. “

L’obiettivo dei miei pensieri ed espressioni in genere è quello di descrivere il mondo dell’interiorità umana, dandone particolare rilievo ed importanza nei risvolti e nelle azioni della vita dell’uomo, nella prospettiva di conoscere al meglio noi stessi, le nostre caratteristiche e valori essenziali di riferimento. Tutto quello che siamo veramente nasce da lì dentro, da quel “pozzo” senza fine ne limitazione che è l’animo umano, parte infinita ed infinitesima dell’Universo intero, ed è lì che io ho potuto generosamente e onestamente entrare per coglierne e per spiegarne alcune comprensibili ragioni.

Il vivere affannoso e incerto   che si ripropone a noi ad ogni nuovo giorno della nostra vita a volte ci accompagna e ci allontana dalla prospettiva della felicità e della libertà individuale, comprimendoci e non meno costringendoci ad accettare passivamente il nostro destino e talvolta il nostro stesso comune senso di smarrimento e in alcuni casi di disperazione. “ L’uomo del futuro sarà superato e surclassato non dalla tecnologia, ma da un sistema personale obsoleto di comunicazione, egli vivrà la propria vita come un bacco avvolto e sospeso fra le tele del silenzio e affannato dalla depressione, violento contro se stesso e contro la sua stessa generazione, frustrato d’aver perso nella speranza di ritrovare dentro se stesso quel che lo possa nel verso giusto riportare. “

L’uomo d’un tempo viveva di realtà ed identificava nella forma materiale e ancestrale della vita tutte quelle mancanze che ne assillavano l’esistenza e che lo facevano disperare giornalmente, come ad esempio la possibilità di procurarsi il cibo, la necessità irrealizzabile di curarsi dai propri malesseri ed altro, ma ritrovava con la fede e con le azioni ripetute, consolidate e tramandate dal passare delle generazioni, quei luoghi e quelle presenze di conforto e di riferimento essenziali per vincere e per superare le sue paure e per riempire gli spazi vuoti lasciati dalla forma innata dell’ignoto come parte costante della forma espansiva dell’struttura umana. Nell’attesa dell’avvicendarsi delle stagioni della vita, nella curiosità e nella necessità di conoscerne nuovi aspetti, l’uomo consumava nel desiderio, nella ricerca e nella speranza il tempo e il significato di ritrovare le ragioni   della propria esistenza, lasciando sospese, per chi lo avrebbe seguito, quelle risposte che non aveva saputo dare… quel che lasci come un sogno è la magia della vita.

L’uomo moderno si allontana dalla realtà d’un tempo cavalcando felicemente, inconsciamente e maldestramente la tecnologia, vivendo di prospettiva nella condizione e nella speranza della propria realizzazione ideale, costruendo appositamente il sogno di un mondo virtuale che di riflesso lo porrà lontano da un realismo legato al suo stato di essenza fisica e di presenza interiore che difficilmente in tempi brevi egli potrà modificare. La costruzione di questo mondo immaginario, che definirei di passaggio verso una nuova identità, per l’uomo in essa coinvolto, riaprirà nella via transitoria al suo ritorno verso una forma di dispersione e di disperazione collettiva, derivante dalla depressione generata e consumata attraverso elementi virtuali indefiniti, indefinibili e inafferrabili, ma di forma, forza ed efficacia ancor più devastanti di quelli legati alla dura realtà dell’esistenza di cui viveva l’essere umano d’un tempo.

L’uomo del futuro vivrà con ossessione e smarrimento la forza silenziosa e corrosiva della depressione che lo coglierà indifeso fra le azioni della sua vita, perché essa ne avrà usurpato dentro di se il posto lasciato libero dalla fantasia, dalla libertà d’immaginazione, dalla coscienza formata nella realtà, allontanandolo da quell’istinto innato che lo vorrebbe riportare al ritrovamento della suo stato originale. L’effetto contrario e di sbilanciamento per questa azione incontrollata sarà una forma di violenza che si esprimerà nell’aspetto pratico dell’esistenza fra gli esseri viventi “L’uomo del futuro sarà cattivo, scarno e gretto nel comunicare con i sentimenti umani, incomprensivo delle ragioni altrui, desideroso e bisognoso di fare del male verso la razza umana e vivente in genere e a nulla varrà il tentativo di ritorno alla fede per contenerne e compensarne l’animo aggressivo … saremo figli amorfi di una coscienza astratta che troverà ragione, gioia e compimento nel   colpire e nel far soffrire tutti con lo stesso dolore”.

Quel che sento mancare fra me stesso è ciò che non ho ancora smarrito.

 Il sentimento   della solitudine è forse l’ultimo campanello d’allarme che suona nell’animo umano prima di giungere al vuoto esistenziale e per avvertire l’essere vivente che qualche cosa di importante sta accadendo dentro se stesso. Attraverso il sentimento della solitudine l’uomo ha la possibilità di mobilitarsi in modo adeguato per raccogliere le sue migliori forze, ritrovando fra i   suoi più grandi desideri qual motivo occorra per guardare al futuro, non come individui solitari, ma come protagonisti uniti dalle scelte comuni ad altri esser viventi, attingendo dal proprio impegno per coalizzare con altre identità fisiche e spirituali… Intenderei fra i compiti della solitudine quello di risuonare nell’uomo l’ultima chiamata prima di giungere ad abbandonarsi alla morte.

L’uomo moderno e ancor più del futuro, così come tenta in ogni maniera di sfuggire dall’esistenza e dalla presenza della morte che lo accompagna da sempre e ad ogni istante, allo stesso modo cerca di allontanarsi dalla solitudine, lasciando però indifeso quello spazio interiore che lo ha riempito con un sentimento insostituibile e forte dall’alba del suo tempo, ma che a seguito di questa mutazione potrà diventare spazio libero per un contenuto vuoto. Per effetto di questa azione di sostituzione di un sentimento positivo con un elemento ancora da definire, come trattasi del vuoto, si genererà dentro l’animo umano uno stato di angoscia permanente che sfocerà, col passare del tempo, in un’ampia e incontrollata depressione. Col passare inesorabile della nostra esistenza sembra che tutti quegli elementi, come ad esempio la fantasia, la passione, l’amore, la curiosità ed altro ancora, necessari per continuare il percorso della nostra vita, vengano scollati e gettati via dalla nostra forma   interiore, lasciandoci smarriti e stanchi ma mano che procediamo verso il traguardo della nostra esistenza   “soli ad affrontare l’ultimo atto di una presenza che ha perso per strada il suo desiderio e la ragione di volersi trovare”. La solitudine è ciò che spinge gli uomini a viver uniti, sorpassando quelle barriere personali che li vorrebbero tener lontani, nella necessità e nel piacere di colmare, anche se non in modo definitivo, quello che manca di importante per sentirsi sempre felici.

Amare se stessi come gli altri, è quanto ci può far capire come sia imprescindibile dall’animo umano sentirci legati da uno stesso umore.

Rimaniamo quindi tutti uniti accanto ai nostri più cari affetti e a chi sappiamo ci possa amare, questo è l’unico modo per superare, a minor danno, quel che sarà uno sfacelo sociale e di basso umano profilo. Ricorda comunque Melaniè, se mi posso permettere, come uomo di pensiero e di età ormai matura rispetto a Te, che non c’è mai un luogo dove arrendersi al peggior nemico di noi stessi e che quindi occorre sempre lottare, rinfrancati dal fatto che esiste un aspetto dentro di noi dove siamo e dove ci sentiamo vincitori, sia pur essendo o avendo vissuto in apparenza come perdenti. E’ la capacità che l’uomo ha di rimanere se stesso e di convivere con le proprie paure e con i propri sentimenti, sia pur continuando una ricerca complessa e articolata che dura una vita intera  “ fra molteplici forme di se stessi a ricercar chi siamo, fra ricche sensazioni e contorte situazioni, nelle quali la vita ci ripropone sempre come individui unici di fatto e con determinate espressioni di valore “ .

L’uomo moderno, inseguendo il miraggio di una felicità in vendita o di scambio gratuito con la solitudine che prova e a tutti i costi, regala o abbandona nelle mani della disperazione lo spirito giuda di dover vivere una vita di sacrificio, di impegno e di coerenza, le uniche condizioni che lo porterebbero ad averne in cambio della propria abnegazione del dolore, la serenità, la pace e la ragione sufficiente per concepire il valore fittizio dell’esistenza umana, visionando e cogliendo in profondità d’animo tutte quelle autentiche verità che lo accompagnano oltre il tempo… E’ più facile immaginare quel che siamo rispetto a ciò che ci fa credere quel che vorremmo essere!

Melaniè non ti scriverò altre cose, per non crearti eccessive paure o crescenti patemi d’animo che nascono dal mio modo di pensare e per non rovinare quello che potrebbe essere stato un momento importante nell’averti conosciuta, ma altresì per non dare l’impressione che io stesso, in certi momenti, mi sono arreso anzi tempo al desiderio di sognare e di sperare in un’altra vita, sottomettendomi ai disegni del destino e alla forza irrazionale che regola certe nostre azioni.

Vorrei, approfittando della bella opportunità di averti conosciuta, farti dono del mio secondo e del   mio sesto libro, “La verità del sentire” e “Il cristallo delle sensazioni” da me scritti e interamente pensati in un tempo rapidissimo, nella speranza che essi possano lasciare in te stessa o in chi li leggerà, un segno positivo che possa andare oltre il tempo, nella visione e nella speranza di vivere con te stessa e con maggior positività e consapevolezza, l’attesa del futuro che verrà.

A ristampe effettuale ti farò avere anche gli altri due libri che mi mancano ora e se ne avrò l’ispirazione stamperò il settimo testo per il periodo di Natale che naturalmente di darò. Ti porgo ora i miei più sinceri e cordiali saluti, augurandoti di vivere al meglio la tua vita e di ritrovare la vera sostanza di te stessa, non abbandonandoti mai, o per il solo tempo necessario a ritrovare le forze, alla disperazione di raggiungere, di conoscere e di interpretare la “Pietra Filosofale” che regola e che alimenta il senso speciale della nostra esistenza.

Grazie per l’impegno intenso e passionale che metti nel tuo lavoro, sai Melaniè come spesso accade a chi rimane nelle retrovie di un lavoro di gruppo, ed è uno dei protagonisti di tale creazione, è sovente di non figurare come dovrebbe invece accadere, per cogliere apertamente al pari di altri che vi partecipano i giusti frutti di tanto impegno e di tanto sudore. Sappi che per quanto bene tu farai nella vita in pochi sapranno cogliere, rispettare e capire lo spirito, la passione e l’intensità che hai posto nel tuo operato…   non occorre essere nel ricordo di tutti, basta sapere d’esser ricordati da qualcuno.

Chiudo ora la mia lettera nella speranza di aver acceso in TE qualche cosa di speciale e di molto importante che potrai ritrovare nel tempo giusto fra i tuoi ricordi e pensieri.

“E’ fra le tue emozioni e fra i tuoi desideri che spero di avere acceso la fiamma della speranza e della consapevolezza, così che essa possa illuminarti nei momenti più oscuri che potrai incontrare, come ognuno di noi, nella tua vita”.

Bellissimi (di Dolcedo)           26/07/12


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1 commento

  1. Commento by Fabio strafforello — 19 Agosto 2012 @ 15:22

            Anche attraverso questo ampio scritto, sotto forma di lettera, si affrontano e si ampliano le analisi del complesso macrocosmo e microcosmo esistenziali. Vi affiorano, oltre alla gentilezza del rapportarsi con chi riceve, le linee ascensionali dei pensieri, linee sempre ricche di contenuti e immancabilmente legate ai principi intangibili, rivolti alla ricerca di una non semplice verità e di comportamenti sostanziali da “spalmare” lungo il difficile percorso umano.

     

    L’autore mai sale in cattedra, non dà lezioni, non vuole imporre convinzioni proprie, bensì cerca continuamente, manifestando anche comprensibili incertezze e naturali manchevolezze, i giusti indirizzi per i comportamenti suoi e per i passi del mondo, sollecita un proficuo confronto, auspica un solido raffronto in chi lo ascolta. Spoglia la sua identità da superflui ornamenti e fonda la sua speranza nel bilanciare al meglio vita e pensiero. Tende a cogliere quegli istanti essenziali (interiori ed esteriori) per una realtà intenzionale, proiettata al bene futuro. Così fluiscono aneliti, fortemente avvertiti da una coscienza che si interroga, al fine di trovare spazi di luce, togliere il non indispensabile all’agire e a significare appieno l’essere. Emerge quindi tutta la positività di un uomo teso a dare un senso effettivo e profondo alla sua avventura umana e ad offrire un sostegno a chi vuole avvicinarsi al suo itinerario speculativo. Una prassi, quest’ultima, di grande ed umile apertura a diverse possibilità a sostegno di un animo sempre da arricchire e di un reale sempre da migliorare.

     

    Gian Gabriele Benedetti

    Ringrazio Gian Gabriele per una così attenta, corretta e  significativa analisi del testo e  per avermi concesso l’opportunità di un suo commento al mio lavoro,  e questo è per me un onore molto speciale. Lo ringrazio altresì per la migior definizione della lingua italiana riportata in questo breve saggio.

    Fabio Strafforello  

     

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