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LETTERATURA: Geometrie

3 Febbraio 2009

di Fabio Fracas

[Fabio Fracas ̬ autore, editor, giornalista e sceneggiatore. Oltre a racconti, libri e poesie scrive per il cinema, per il teatro, per i fumetti e su varie testate giornalistiche cartacee e Web. Suoi brani e suoi lavori sono stati rappresentati in vari festival e da diverse compagnie. Ha ricevuto una serie di riconoscimenti letterari e nel 2004, assieme alla poetessa Federica Castellini, ha fondato MacAdam РMacAdemia di Scritture e Letture.]

[Il racconto “Geometrie” è risultato primo fra i pezzi segnalati del Premio Tina Accardi 2004, Lo Stormo Bianco, organizzato dalle Edizioni d’if. Le stesse Edizioni d’if lo hanno generosamente incluso nel port-folio “Lo stormo bianco” dato alle stampe nel novembre 2005 e attualmente ancora disponibile in catalogo.]

Linee, solo linee parallele e orizzontali che corrono indietro mentre corro in avanti.

Linee più spesse, verticali, a intervalli regolari che si contraggono e si espandono rispettando mutue distanze prefissate che colgo soltanto per una frazione di istante.

Ancora linee, diagonali fallaci rivolte verso un punto lontano. Oltre l’orizzonte. Mi scorrono sotto veloci, a fianco più lente. Ma solo per il mio occhio.

Oltre le linee, geometrie sfuggenti: instabili visioni di cose, di case, di alberi e uomini, animali reali e dipinti su muri scrostati e graffiati, su stalle in rovina in mezzo alla bruma di un luogo che adesso non è.

Non è solo acqua, rafferma e malsana, o fango o sterpaglie o canneti sconnessi rivolti ora qua ora la, che fanno laguna. Ma è storia, realtà, ricordi di tempi lontani, ma senza rimpianti, nei quali quell’acqua melmosa portava, e la porta, la vita.

Non è solo un nome, una scritta stampata su un foglio di carta, una mappa anche aerea, di un lembo di terra con dentro Venezia, questa nostra laguna. È un momento di sosta, un fermarsi sospeso fra il dovere e il potere, fra il sentirsi felice di chissà mai che cosa e il guardarsi affannati allo specchio del tempo.

Che non è mai abbastanza.

Che non è più abbastanza per vivere.

Se di vita si tratta.

E osservo le linee che passano e corrono e ripenso alle mie geometrie, ai contorni sfumati dal dubbio del mio essere uomo. Che certezze non ha.

E mi immagino spazi diversi e faccio di acque insozzate, naturali piscine ridenti di vita e di amore. Ricolme di grida di gioia di rabbia di pena di sassi di pesce di isole e terre che ancora ci sono ma non vedo così.

Mentre guardo, seduto al riparo di un finestrino del treno, ciò che resta di un sogno.

 


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3 Comments

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 3 Febbraio 2009 @ 18:42

    Linee-simbolo in ogni direzione: temporale e spaziale. Quadro realizzato con perizia creativa, in cui immagini, sentimenti, sensazioni, dubbi, inganni, ricordi, senza essere esposti esplicitamente, si manifestano attraverso la sensibilità discreta di un animo che rivive, quasi sfiorando, ciò che è stato e ciò che è. Con sobrietà, delicatezza di cenni ricchi di significato e d’emozione. L’elegante grazia-sostanza della scrittura eleva il testo su un piano di autentica poesia. Ed è ancora vita, anche se si raccolgono solo briciole di sogno
    Gian Gabriele Benedetti

  2. Commento by Fabio Fracas — 4 Febbraio 2009 @ 15:07

    Caro Gian Gabriele Benedetti, Geometrie rappresenta un momento fondamentale della mia personale evoluzione artistica. Quando la scrissi stavo cercando di far emergere contemporaneamente due distinti aspetti del mio sentire in netta opposizione fra loro: quello concreto e quello onirico. Pur trattandosi di poche righe, ci misi qualche mese a completarne la stesura definitiva e solo quando Nietta Caridei mi chiamò al telefono per parlarmene e per testimoniarmi l’opinione di Alfano sul mio lavoro fui ragionevolmente certo di essere riuscito a esprimermi in maniera compiuta. Oggi la sua analisi, partecipata e profonda, mi consente di potermi confrontare con lei e con il suo sentire e di verificare che – a distanza di qualche anno – le parole che ho scritto continuano a mantenere inalterata la propria essenza. Grazie di cuore.

  3. Commento by Eugenio Tiengo — 7 Febbraio 2009 @ 17:28

    In Geometrie c’è l’onda di consapevolezza in continuo movimento tra realtà sognata e sogno reale.

    Luoghi che furono si distingono e fondono in ricordi mai vissuti nell’incertezza del tempo. Scandito però dal ritmo implacabile di una perizia linguistica assoluta ed asciutta, estrema nella forma e cruda nel sentimento.
    Vivido. Limpido.
    In continuo movimento.

    Eugenio Tiengo

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