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MUSICA: Intervista a Mario Lanfranchi

4 Febbraio 2009

di Antonio Guida

Mario Lanfranchi è stato il più grande regista d’opera del 900. Già in quei primissimi anni 50 infatti, quando mamma rai era ancora una “bambina in fasce”, fu proprio lui a gettare l’idea di produrre l’opera in versione film, e da allora, tale filone è diventato un “cult movie” che tutt’oggi viene portato avanti dalla televisione di stato.
Quel giovane talento, non tardò così a venire allo scoperto con quel bagaglione di idee che aveva in mente; idee che tra l’altro presero presto vita nella lirica, ma anche nella prosa, nel teatro, nel cinema; insomma nulla è sfuggito a questo straordinario artista dall’insaziabile passione per la conduzione scenica.
L’ottantaduenne Mario Lanfranchi ha rilasciato ad Antonio Guida un’intervista senza esclusioni di puntature di “cronaca rosa” riguardante la sua invidiabile carriera non solo di regista, ma anche di seduttore del gentil sesso. Donnaiolo con pochi eguali infatti, oltre alle innumerevoli storie, vanta un matrimonio con la meravigliosa Anna Moffo, una convivenza con l’inequiparabile Virginia Zeani e una relazione con la titanica Renata Tebaldi.  

  • 1) Lei ha girato tutto il mondo, è stato un autentico cosmopolita. Ma di che nazionalità si sente Mario Lanfranchi?

E’un po’ difficile dirlo; certo è che ho un po’ di nostalgia per Milano perché mi ricorda dei miei esordi negli anni ’50 quando appunto nacque la televisione; erano bei tempi, erano i tempi della creatività e Milano era un po’ la madre di tutti i nuovi “ideatori”, me compreso ovviamente.
Poi devo dire che mi manca anche New York perché mi ricorda la città che più di tutte forse era legata a certe tendenze giovanili; e non ultima, la mia Londra; città nella quale ho vissuto per  circa venti anni.
Dopo tanti anni però, credo che   Milano si sia spersonalizzata; prima era una piccola America ove se avevi l’inventiva giusta potevi facilmente emergere, oggi purtroppo non ci sono più tutte queste possibilità. Londra invece ritengo che abbia perso molto della sua londinesità per via delle nuove immigrazioni.

  • 2) Lei si è diplomato all’Accademia dei Filodrammatici (diploma in regia e recitazione). In quegli anni cosa aveva in mente?

Studiai in tale accademia perché aspiravo alla recitazione, mi sarebbe piaciuto molto fare l’attore di prosa e non lo nego che mi piace ancora tutt’oggi. Ma poi un giorno successe un fatto strano. Un attore di prosa infatti, venne da mio padre a chiedere dei soldi per portare dal veterinario il suo cane, al che mio padre mi disse “Ecco, vedi figliolo? Costui è il più grande attore italiano di prosa e non ha nemmeno i soldi per portare il proprio cane dal veterinario. Ora capisci perché ti dico che non vale la pena fare questo tipo di lavoro?”.

  • 3) Poi si è affermato prevalentemente come regista d’opera lirica. Ma chi sono stati i suoi miti della lirica?

Be anzitutto non tralascerei i fatto che io stesso fui tenuto a battezzo dal grande tenore Francesco Merli e dal soprano Mercedes Carpsia; posso poi dire che i miei miti sono stati un po’   tutti i grandi artisti della mia epoca con particolare riferimento a Franco Corelli e a Gina Cigna

  • 4) Nei primo quinquennio della sua produzione così, realizzò una dozzina di opere in versione film. Qual è stata la più soddisfacente?

Tutte mi diedero una grandi soddisfazioni perché tali produzioni furono una novità che proposi io allora ai vertici della “neontata” RAI e loro stessi ne furono entusiasti di un tale progetto.
L’opera che però più di tutte di tanto in tanto mi ritorna in mette è sicuramente la Madama Butterfly, perché in quella occasione conobbi quella che poi sarebbe diventata la mia futura moglie, la bellissima Anna Moffo.

  • 5) Secondo lei qual è l’opera che registicamente è più difficile in assoluto?

Credo l’Aida, per la sua mole che impegna molto la scena, ma a mio avviso anche la Turandot e la Boheme sono delle belle gatte da pelare come direzione scenica.

  • 6) Lei è stato anche un regista di film western. Dirigere un western è come dirigere un qualsiasi film oppure no?

Certo; rispetto agli altri generi, nei western bisogna avere sicuramente quella sensibilità che ti porta a cogliere i punti epici e fiabeschi del western per poi farli viverli e trasmetterli al pubblico.

  • 7) Lei è stato un grande appassionato di cavalli…cavalca ancora Mario Lanfranchi?

Be non più come una volta sicuramente; oggi ho 81 anni, ma di tanto in tanto qualche galoppata me la faccio ancora.

  • 8) Ci racconta di El Tenor?

Una sera un mio amico mi pregò di andare a vedere le corse dei levrieri e da allora è nata la mia passione

  • 9) Secondo lei com’è cambiato il modo di dirigere scenicamente l’opera?

Senza ombra di dubbio dico che per me le regie moderne sono sbagliate. L’opera è un monumento che va salvaguardato come tale; ogni manomissione impropria quindi non fa altro che alterare il fascino di questa immensa eredità culturale che ci hanno rilasciato i grandi del passato. Non esiste l’opera moderna.

  • 10) Il Comune di Parma, nel 2004, lo ha onorato con il massimo riconoscimento della città, il Premio “S. Ilario d’Oro”. C’è ancora un titolo che Mario Lanfranchi deve raggiungere?

Posso dire che sono contento perché ho sperimentato tutti i generi: film, prosa, opera, operetta. Ho un solo rimpianto: riguarda un attore americano di nome Robert Ryan, al quale negli anni 60 volevo far fare la parte di cattivo. Dopo avergliene parlato lui mi rispose che non voleva interpretare quel ruolo e mi disse che se io non avessi cambiato la sceneggiatura, lui avrebbe rinunciato alla scrittura. Purtroppo non ebbi il coraggio di cambiare la sceneggiatura e ciò ancora oggi mi porta qualche rimpianto.

  • 11) Lei è stato, e lo è ancora tutt’oggi un noto donnaiolo. Ma quante Donne ha avuto Mario Lanfranchi?

Ad occhio e croce credo più di mille e la mia arma segreta è stata sempre una filosofia molto semplice di seduzione e cioè che la donna si conquista parlando e di solito ho sempre preferito usare tale strategia con le brune perché a mio avviso esprimono una sensualità particolare.
Come storie importanti poi, note anche ai media, ho avuto un lungo matrimonio con Anna Moffo, una convivenza di quattro anni con Virginia Zeani, e una relazione con la Tebaldi.

  • 12) Chi è il suo erede?

Essere l’erede di Mario Lanfranchi vuol dire possedere un eclettismo artistico interno che ti porta ad aprire finestre su vari generi e tipi di spettacolo. Oggi in Italia abbiamo dei grandi registi, io ne stimo molti, ma tale qualità di polivalenza non la riscontro in nessuno di loro.

  • 13) Quali impegni per il futuro?

A questa età mi godo i miei anni ritornando alla mia vecchia passione di attore da prosa; nella mia villa a Parma infatti, tengo dei recital in cui parlo e recito Shakespeare.


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