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LETTERATURA: George Steiner: “Il correttore”. Garzanti, 1999

12 Dicembre 2007

di Alfio Squillaci

[L’ultimo libro di Alfio Squillaci: “Mare Jonio”, Sedizioni, 2007]

L’eroe di questo romanzo breve o racconto lungo (chi sa distinguere tra le due forme narrative vince   il gran premio della narratologia), è chiamato ora il Gufo, ora il Correttore, ora il Professore (Proofs è il titolo originale.

Proof in inglese vuol dire “Any effort, process, or operation designed to establish or discover a fact or truth; an act of testing; a test; a trial”.), e sembrerebbe essere esemplato, secondo le chiacchiere delle redazioni, sul   “professor” Timpanaro che invero non ha mai insegnato se non episodicamente, e ha vissuto sempre a Firenze facendo il correttore di bozze.
Comunque stiano le cose, Sebastiano Timpanaro, straordinaria figura di intellettuale italiano, sconosciuto ai più che ahimè venerano… Sgarbi, meriterebbe di essere eternato in generale per la sua leggendaria erudizione e in particolare per la strabiliante prefazione a Il buon senso di d’Holbach – ed. I grandi Libri Garzanti, 1984 -, che esorto tutti a leggere ).
Il correttore di Steiner è un personaggio da apologo o da operetta morale, per restare in ambiente leopardiano caro a Timpanaro. Comunista fervente tanto quanto correttore di bozze esatto fino a perderci la vista e la sinderesi (“Il comunismo significa togliere gli errata dalla storia. Dall’uomo. Correggere bozze”), il nostro eroe è colto negli anni della caduta del comunismo, durante infuocati dibattiti presso il Circolo Marxista operante dentro il Partito, alle prese con fitti dialoghi notturni   lungo gli argini di un fiume, durante le corse di un tram, nei bar aperti all’alba di una città che si indovina essere Pisa   – dialoghi   che perciò è facile definire galileanamente e pisanamente dei “Massimi Sistemi”.

Il libro è una stringata e sofferta meditazione – ma sarebbe meglio dire un surf   vista la tematica tempestosa – sul marxismo, sull’ebraismo, sugli ismi del secolo/millennio appena finito, alla luce dello schianto definitivo del “Dio che ha fallito”, e dove, il crollo del Muro di Berlino ha le stesse risonanze chialistiche della caduta delle Mura di Gerusalemme (quella terrena del potere sovietico, e quella celeste, delle aspettative soteriologiche).
Certo, ha trionfato il capitalismo con le sue turpitudini e l’Occidente che,   mercificando tutto, mette “l’etichetta con il prezzo sui sogni degli uomini”. Ma qual era l’alternativa? La menzogna del comunismo e gli orrori del Gulag? Meglio l’America che “è probabilmente la prima nazione e società nella storia dell’umanità a incoraggiare gli esseri comuni, fallibili e impauriti, a sentirsi a loro agio nella propria pelle”.
Il Correttore sembra vacillare, accogliere le obiezioni dei suoi interlocutori, e qualcosa –   ma è forse una mia impressione di lettore – come un orribile refuso sembra infiltrarsi nella sua coscienza. Sarà tempo, come dice Woody Allen, di cominciare ad avere delle idee che non condividiamo? Il pensiero sarà meno impeccabile di una pagina senza mende, ma catturerà di più l’imperfezione del reale?
Alla conclusione, dopo l’amore furtivo con una sconosciuta incontrata davanti ad una lapide, alle Botteghe Oscure, che commemora un eccidio di ebrei , l’azione più logica e la più degna che appare al Prof   sembra essere   quella di   andare di corsa ad iscriversi alla prima sezione del neonato Partito…(indovinate un po’ quale)…


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