Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Giorgio Perlasca, un eroe scomodo

27 Gennaio 2010

di Stefania Nardini

“Il mio è stato un atto umanitario che non c’entrava niente con la politica”.
Scomodo, troppo scomodo quel nome. Giorgio Perlasca. Che era stato fascista, che aveva combattuto come volontario prima in Africa orientale poi nella guerra civile spagnola in appoggio alle truppe franchiste.

Eppure un uomo profondamente libero.
Tanto libero da mettere in discussione le sue scelte passate.
Un commerciante, Perlasca.
Spesso in viaggio per lavoro. In quell’Europa travolta dalla guerra. Dove i suoi occhi videro i nazisti compiere i primi massacri a Zagabria e a Belgrado.

L’8 settembre del 1943 era a Budapest, dove lavorava come agente per una ditta di Trieste che si occupava di importazione di bovini. Si rifiutò di aderire alla Repubblica Sociale ed era ricercato dai tedeschi. Perlasca si rifugiò nell’ambasciata spagnola con una falsa cittadinanza e un passaporto spagnolo in cui fu ribattezzato Jorge.

Lo stesso Jorge che lavorava per l’ambasciatore spagnolo Angel Sanz Briz con l’obiettivo di salvare gli ebrei con il rilascio di salvacondotti per le “case protette”.

Nel novembre del ‘44 Sanz Briz lasciò Budapest, così l’ex commerciante si fece passare come sostituto del console falsificando documenti e timbri che lo nominavano ambasciatore.

Giorgio Perlasca gestì in prima persona la situazione salvando più di 5000 ebrei attraverso sistemi a dir poco rocamboleschi.

Una storia, la sua, che in Ungheria, in Spagna ed Israele conoscevano tutti.

Premi, riconoscimenti, festeggiamenti a Washington. Rientrato in Italia scrisse al ministro degli Affari Esteri Alcide De Gasperi.
Non ottenne mai risposta.

Solo nel 1990 il programma della Rai “Mixer”, condotto da Gianni Minoli, si occupò di lui. Un eroe scomodo. Poco celebrabile a sinistra (era stato fascista) come a destra (non aveva aderito a Salò).

Sullo Schindler italiano dopo la trasmissione del 1990 a rendergli giustizia fu il libro di Enrico Deaglio “La banalità del bene. Storia di Giorgio Perlasca” (ed. Feltrinelli) da cui la Rai trasse il film egregiamente interpretato da Luca Zingaretti . Oggi la sua storia, la sua testimonianza è raccolta in un’opera di grande valore “Giorgio Perlasca, un italiano scomodo” di Dalbert Hallenstein e Carlotta Zavattiero (ed. Chiarelettere).

“Un doppio anniversario, i cent’anni dalla sua nascita e la celebrazione della Giornata della Memoria – dice Filippo Tuena, scrittore, autore di “Tutti Sognatori”, un romanzo storico ambientato nella Roma del ‘43 – Perlasca era un uomo qualunque, nato e cresciuto nell’ideologia fascista che, nei più terribili mesi dello sterminio degli ebrei ungheresi (più di mezzo milione trovarono la morte nei campi di concentramento sulle sponde del Danubio) si adoperò per salvarne quanti più riuscì.   Sembrerebbe superfluo ricordare che di quel che riguarda quest’ uomo raro, se ne consiglia la lettura anche slegata alle ricorren-ze, per tutti i giorni di tutti gli anni a venire. Sembrerebbe superfluo, ma di questi tempi è forse necessario rammentarlo con forza”.

Un eroe dimenticato e una storia tutta italiana. Perché Perlasca, che con le sue mani strappò i ragazzini ai treni che portavano all’inferno, è stato condannato al silenzio. Aveva inviato il suo diario anche al “Messaggero Veneto”, ma nessuno era interessato a quel “giusto tra i giusti” come lo riconobbero allo Yad VaShem di Gerusalemme. Si, da noi “va” così. Nella nostra storia più recente, in cui il fascismo ha gestito il potere per un ventennio, i cosìddetti intellettuali organici, tranne gli esuli, hanno avuto la capacità di essere riassorbiti e magari incasellati in icone. E non si tratta di scribacchini. Dopo il 45 chi ha mai più reso conto di ciò che aveva scritto su giornali, riviste, saggi, romanzi, biografie durante la dittatura?

Il difetto di Perlasca? La sua difficile omologazione. Quel suo aver aderito “prematuramente” al fascismo. Un uomo che ha vissuto di lavori precari, in una misera casa. E solo dopo 50 anni, l ´Italia lo nominò cavaliere attribuendogli il vitalizio della Legge Bacchelli che fu tentato di rifiutare. Profetico fu Angel Sanz Briz quando gli scrisse: “Non si aspetti niente da nessuno. Né il suo governo, né qualche altro riconosceranno i suoi meriti. Si accontenti della soddisfazione di aver fatto un’opera buona”.

(Dal “Corriere Nazionale”)


Letto 5553 volte.


2 Comments

  1. Commento by Marina — 27 Gennaio 2010 @ 16:24

    mi sembra un omaggio molto giusto da fare proprio oggi, nel giorno della memoria, a questo eroe misconosciuto, personaggio “scomodo”; quindi sia memoria anche per lui, come per gli ebrei perseguitati e sterminati
    marina

  2. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Giorgio Perlasca, un eroe scomodo — 27 Gennaio 2010 @ 20:47

    […] Per approfondire consulta la fonte:   Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Giorgio Perlasca, un eroe scomodo […]

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart