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LETTERATURA: Giuseppe Pulina “L’angelo di Husserl” (ed. Zona)

1 Febbraio 2009

di Stefania Nardini  

Dov’era Dio?
Dov’era Dio nei campi di sterminio? Quel Dio dell’amore divenuto oggetto del Male, forse falcidiato dalla mannaia di quell’orrore estremo compiuto da esseri umani contro esseri umani? E’ una domanda complessa. Che non é in quel “cambiamento epocale” di cui parla Nietzsche nell’affermare che “Dio è morto”, ma qualcosa di più profondo, che va al di là dell’uso strumentale di un pensiero filosofico che in qualche modo si è fatto passare come ideologia di un “oltreuomo” che avanza al di là della “morsa” dei pregiudizi e delle fedi.
Per trovare una risposta a questo interrogativo al quale hanno provveduto pensatori e pensatrici come Simon Weil o MaxScheler, c’è una figura di donna, Edith Stein, ebrea, che si convertì al cattolicesimo entrando a far parte dell’ordine delle Carmelitane.
In monastero il suo nome sarà Suor Teresa Benedetta della Croce.
Ed è a lei e al suo pensiero che è dedicato il libro di Giuseppe Pulina “L’angelo di Husserl” (ed. Zona), un vero e proprio viaggio nel percorso di una donna che non solo non ha mai rinunciato alla sua lucidità intellettuale, ma che nel suo lavoro di studiosa ha cercato risposte. Allieva di Edmund Husserl, Edith abbandonò la carriera accademica per entrare nel chiostro delle Carmelitane.
Allo scoppiare della prima guerra mondiale scrisse: ” Ora non ho più una mia propria vita”. Dopo un corso d’infermiera prestò servizio in un ospedale militare austriaco. Un’esperienza dove la morte, come il dolore le lasceranno un grande segno. Alla chiusura dell’ospedale militare, nel 1916, seguì Husserl a Friburgo nella Brisgovia dove nel 1917 si laureò. Poi qualcosa cambiò nella sua vita. Osservando una donna che entrava nel Duomo di Francoforte la seguì.
Furono una breve preghiera e quella chiesa deserta a innescare in lei il desiderio della conversione.
Edith Stein fece della croce la sua vita. “La sperimentò – scrive Giuseppe Pulina – prima dei suoi giorni ad Auschwitz. Molte furono rotte della sua ricerca: dagli sull’empatia, all’esigenza di conciliare il rigore scientifico della fenomenologia Husserliana con riscoperta di Tommaso d’Aquinol’interesse per l’angeologia, tematizzazione profetica del motivo della Croce”.
“L’angelo di Husserl”, come Pulina l’ha giustamente ribattezzata nel suo bel libro, finì i suoi giorni in campo di concentramento.
Il giorno 9 novembre 1938 mondo occidentale spira il vento dell’odio. Vengono bruciate sinagoghe e per gli ebrei è il terrore.
La madre Priora delle Carmelitane di Colonia fa tutto il possibile per portare Suor Teresa Benedetta della Croce all’estero. Nella di capodanno del 1938 attraversa il confine Paesi Bassi rifugia nel monastero Carmelitane Echt, in Olanda. In quel luogo stila il 9 giugno 1939 il testamento: Già ora accetto con gioia, completa sottomissione secondo la santissima volontà, la morte che Iddio ha destinato.
Io prego Signore che accetti la mia vita e la mia morte in modo che il Signore venga riconosciuto dai Suoi e che il Suo regno venga in tutta la sua magnificenza per la salvezza della Germania e la pace del mondo… “.
Dal luogo dell’orrore dove Edith Stein fu deportata con la sorella Rosa, non fece più ritorno.
Il primo maggio 1987 fu beatificata. “Suor Teresa Benedetta Croce, una personalità che nella sua intensa vita una sintesi drammatica del nostro secolo, una sintesi ricca di ferite profonde che ancora sanguinano; nello stesso tempo la sintesi di una verità piena al di sopra dell’uomo, cuore che rimase così a lungo inquieto e inappagato, “fino a quando finalmente trovò pace Dio””. Queste parole vennero pronunciate da Giovanni Paolo Dov’era Dio nei campi di sterminio? Le risposte possono essere tante. Negli esempi di vite come quella di Edith Stein le verità della storia.  

(dal “Corriere Nazionale”)


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5 Comments

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 1 Febbraio 2009 @ 18:07

    Analisi lucida ed intensa di un libro e della straordinaria storia di un personaggio, che trova la via della conversione, della carità e della santità.
    Certo la domanda: dov’era Dio al tempo dell’orrore dei campi di concentramento, è ancora attuale e ce la ripetiamo, talvolta, pur noi credenti, quando anche ai nostri tempi assistiamo a guerre, ad indicibili sofferenze, a violenze di ogni genere, a soprusi indegni… Questa domanda ci sconvolge e ci lascia profonde perplessità. Poi troviamo, come dice Stefania, esempi simili a quello di Edith Stein, che ci fanno capire che Dio non è indifferente. Spesso Dio permette il male, per ricavarne il bene. E che dire di un Dio, calatosi a livello umano, vestendone i panni umili, accettando la sofferenza, per farsi addirittura crocifiggere per noi?
    Gian Gabriele Benedetti

  2. Commento by Carla Ferrari — 9 Febbraio 2009 @ 09:28

    Dopo la recensione del Corriere nazionale ho letto il libro. Credo che sia il miglior libro su Edith Stein pubblicato in Italia negli ultimi anni.

  3. Commento by stefania nardini — 9 Febbraio 2009 @ 14:19

    Grazie, questo mi fa piacere. Selezionare dei libri con un valore é l’obiettivo della pagina da me curata. Grazie Bart e grazie Gian Gabriele.
    A presto stefania

  4. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 9 Febbraio 2009 @ 17:41

    Grazie a te, Stefania, per la preziosa collaborazione.

  5. Commento by Nicola Bianchi — 16 Febbraio 2009 @ 11:58

    Grazie a voi per tutto quello che fate. Certe segnalazioni sono occasioni di belle scoperte.

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