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Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Glaucopide

19 Ottobre 2009

di Marisa Cecchetti  

– Tu ti devi innamorare! – dice Augusta avvicinandosi lentamente al lavandino. ¬† – E di un uomo pi√Ļ giovane. Che cosa ci fai senza un uomo?
Si ferma con le mani puntate sui fianchi, lo sguardo deciso fisso su di lei, senza un battito di ciglia.
Augusta √® un’amazzone dai capelli bianchi sempre raccolti in uno chignon regale, ha occhi che vedono anche sotto la pelle, un corpo dritto, asciutto, saldo. Oggi indossa jeans scampanati e una felpa azzurra, ampia.
Ottant’anni.
Fiora rimane con la patata in una mano e il coltello nell’altra, la pelle sbucciata penzola a mezz’aria. La cucina sa di pane caldo, i vetri appannati della portafinestra non lasciano vedere fuori. Appoggia sul lavandino coltello e patata, si volta con calma, rimane viso a viso.
– E’ successo qualcosa? Stai bene?
– Certo – fa l’altra, ancora con le braccia da anfora.
Fiora le √® distante di una intera generazione, e l’amica ci prova a invaderle il campo, a indicare vie, a dare suggerimenti che suonano come ordini. Fiora ascolta per rispetto dell’et√†, ed educatamente controbatte con voce altrettanto decisa.
-Mi tratti come un extraterrestre ogni volta che ti faccio capire che ho bisogno di innamorarmi. Mi fai sentire malata. A che cosa devo questo cambiamento? E’ un gioco?
-Ho cambiato idea. Ti devi innamorare e basta. Quando si ama si sta meglio. Aumentano anche le difese immunitarie. Io lo dico per il tuo bene.
– Grazie. Mi trovi sciupata?
– No, no.
¬†L’amica afferra un pezzetto di pane ancora caldo.
-Mi dai un po’ di olio e di pepe?
Augusta passa un filo d’olio sul pane, con un movimento circolare, lo innaffia di pepe nero e vi affonda i denti.
-Buonissimo. Sei un’artista. Ma il pane non ti basta.
-E tu come lo sai? Delle difese immunitarie e via dicendo. Tu che hai evitato l’amore come se fosse la malaria?
Augusta cerca un tovagliolo di carta. Non risponde.
-Buonissimo. Ti √® venuto meglio dell’altra volta.

                                                                                                              *

Fu una cena di donne ¬† quella sera. Non che gli uomini fossero stati esclusi, anzi. Il fatto √® che il virus dell’influenza li aveva tagliati fuori tutti e due. Contemporaneamente. Lo avevano comunicato all’ultimo momento, perch√© avevano sperato fino in fondo nell’effetto degli antipiretici.
-Che uomini! Che fisico! Aspetta, aspetta pure! Ci hanno fatto ritardare la cena. Per fortuna ho mangiato qualcosa, perch√©, vedi, quando sono nervosa devo fermare lo stomaco√Ę‚ā¨¬¶a proposito, ci starebbe bene anche un po’ di pecorino√Ę‚ā¨¬¶
-Dove?
-Sul pane caldo. E un filetto di acciughe.√Ę‚ā¨¬¶Che erano malati lo sapevano, per buona educazione dovevano disdire prima√Ę‚ā¨¬¶ E poi che cosa volevano fare? Portare il virus dell’influenza a una donna di ottant’anni?
Fiora non commenta ma le rivolge un’occhiata eloquente, come a dire madovesonoituoiottantanni
E’ arrivata Viola, con un decolt√® che sfida la sera fredda, segue Fiora in cucina e si appoggia al termosifone bollente.
-Peccato ¬† – fa – che siano tutti e due ammalati. Ma guarda un po’ che sfortuna. Per√≤ una cosa √® chiara√Ę‚ā¨¬¶
РChe cosa? Рchiede Fiora che teme di sentirsi dire che il virus è stata una scusa.
– E’ chiaro che siamo pi√Ļ forti dei maschi. Non credi?
– Mah! Bisogna vedere i parametri presi in considerazione. E’ un problema molto dibattuto, lo sai. ¬†
E rimescola il riso coi carciofi.
– Non ci vuole nemmeno l’influenza, noi! – fa Viola ridendo. – Quanto manca a quel riso?
-Poco√Ę‚ā¨¬¶hai visto che occhi azzurri ha Tommaso?
-Vuoi che non li abbia visti? Alla conferenza, quando parlavo degli ultimi reperti archeologici rinvenuti sotto la città, me li ha piantati in viso. Gli occhi. Una scossa elettrica.
-Credo che l’archeologia per lui sia una passione. Per te √® un lavoro. Senza dubbio lo affascini.
-Ma anche il suo amico non √® male. Asciutto, abbronzato. Deve essere uno sportivo. Forse va in montagna – fa Viola ammiccando ¬† all’amica con un sorriso complice. – Comunque il glaucopide √® interessante. Penso che ci siano tante cose da approfondire, con questo fatto dell’archeologia.
-Ah! Sì? In che senso? Рfa Fiora mentre manteca il riso con un pezzo di burro.
-Ecco la maliziosa che pensa subito male. Approfondire la conoscenza in senso artistico.

-Glaucopide a chi?
Augusta è ferma sulla porta di cucina.
Fiora scodella il riso.
-E’ uno degli assenti.
-Siamo proprio sicuri che l’aggettivo sia giusto? – ¬† fa Viola.
-Glaucopide come Atena! – incalza Augusta. – Se ha gli occhi azzurri va bene di sicuro.
-Glaucòs, azzurro, no? Рfa Fiora.
-S√¨, ma credo che abbia anche molti altri significati, per esempio, lucente. Controlla un po’ il vocabolario.
– Dopo vediamo, Viola. Ora tocca al riso.
-Io ne voglio poco, ho mangiato il mio pane con l’olio!
Fiora lancia un’occhiata infuriata ad Augusta.
– E’ diventata impossibile. Ogni volta che arriva vuole il pane appena sfornato. E poi chiede il t√® ogni quarto d’ora, col biscottino, quello solito, altrimenti non gradisce. E poi mi riempie la testa di citazioni filosofiche. Oggi, ad un tratto, √® andata in camera sua e ne uscita declamandomi una sua poesia in spagnolo. E ha chiesto un commento scritto che ho dovuto buttare gi√Ļ, subito. Non importa se sto lavando i piatti, o se brucia l’arrosto√Ę‚ā¨¬¶Poi mi ha cantato un pezzetto dalla Boheme, ce l’aveva con la gelida manina. Te la regalerei volentieri!
Viola ride divertita alla sfuriata giocosa di Fiora.
-Davvero sei così inquieta?
-L’arte, ragazze, la poesia, la filosofia, la musica√Ę‚ā¨¬¶
-C’√® altro? – Chiedono loro due in coro .
-Sì, il tuo pane!- Anche Augusta ride.
-L’arte, la poesia√Ę‚ā¨¬¶sono vita, ragazze. Sono pi√Ļ dell’amore per un uomo.
-E’ pura retorica -fa Fiora – e sei caduta in contraddizione, perch√© poco fa hai parlato in altro modo con me.
– Ho parlato per te, rifletti sulla differenza. Mi adeguo ai tuoi bisogni.
Viola è incuriosita.
– Che cosa ti ha detto? ¬† Comunque io credo che ci sia altro, c’√® altro, ci dev’essere ancora qualcos’altro nella nostra vita.
Ma Augusta non   prende sul serio la domanda.
-Altro? S√¨, la confettura di cedro che Fiora ha preparato. E’ ambrosia. Manca solo Ganimede per sentirci nell’Olimpo.
Viola sta al gioco.
-E il nettare dov’√®?
-Nettare è questo rosso di cantina, novello. Prendi il vocabolario, Fiora.  

E’ il vecchio Rocci rilegato in rosso, su cui il rilegatore tanti anni fa ha scritto per sbaglio vocabolario di Latino e che lei riconosce dalla mole. Alfa, beta, gamma√Ę‚ā¨¬¶ glauc√≤s.
-Non saprei pi√Ļ arrivare alla fine dell’alfabeto.
-Ti √® mancata la pratica – fa Augusta – io l’ho insegnato al ginnasio.
Vedi se viene dalla radice ghel√†o√Ę‚ā¨¬¶
-Ecco√Ę‚ā¨¬¶glauk√≤s, lucente, scintillante, splendente, ma anche azzurro, ceruleo, glauco, bigio, verde grigio, verdastro√Ę‚ā¨¬¶da ghel√†o, hai ragione√Ę‚ā¨¬¶vediamo un po’√Ę‚ā¨¬¶rido, risplendo.
Viola è alla visibile ricerca di qualcosa.
– Mi sembra che abbia a che fare anche con la civetta.
– Vediamo√Ę‚ā¨¬¶glaux/glauk√≤s, ¬† civetta√Ę‚ā¨¬¶ per gli occhi lucenti. Vero!
-Perfetto. Il nostro glaucopide potrebbe permettersi una vasta sfumatura di colori e di rimandi – fa Viola.

Sulla tovaglia bianca il vocabolario rosso ora occupa il posto di un assente. La bottiglia di rosso novello è scesa sotto la metà.
Fiora ne versa ad Augusta: – Complimenti, hai una bella memoria.
-Pratica, pratica – fa lei ¬† – ognuno si muove bene nel suo campo, Viola sa datare a colpo d’occhio anche un’unghia di statua, tu tireresti fuori poesie anche dal riso e carciofi. E non saresti la prima.
Fiora si alza e prende dallo scaffale le poesie di Neruda.
Il carciofo/ dal tenero cuore/si vest√¨ da guerriero,/ispida edific√≤/una piccola cupola,/si mantenne all’asciutto/sotto/le sue squame√Ę‚ā¨¬¶
La alcachofa/de tierno coraz√≠¬≥n/se visti√≠¬≥ de guerriero√Ę‚ā¨¬¶ripete Augusta come rapita. – Vado a lezione di spagnolo solo per il piacere di leggerlo senza traduzione.
-E’ provato che lo studio di una lingua tiene in esercizio la memoria, quando si va avanti con l’et√†√Ę‚ā¨¬¶
Augusta appoggia il bicchiere ammezzato sulla tovaglia.
-Di’ pure quando si invecchia.
-Se preferisci√Ę‚ā¨¬¶ quando si invecchia √® considerato una prevenzione contro certe malattie dell’et√†.
-Di’ pure dell’Alzheimer.
Fiora non raccoglie l’allusione, in una ¬† serata di festa rimuove i pensieri della vecchiaia.
-Io voglio continuare con il russo. Cominciai anni fa, ora ho dimenticato tutto.
-Io voglio studiare il portoghese per leggere Pessoa.

Le poesie di Neruda hanno occupato il posto dell’altro convitato assente.
Il vino novello è sceso in fondo alla bottiglia. Al centro tavola una pentola di coccio esala ancora profumi speziati di spezzatino. Gusci di noci ricamano la tovaglia.
-Che cosa ci manca, a noi donne?- fa Augusta. Considerate questa nostra serata. Sarebbe stata pi√Ļ interessante se ci fossero stati due uomini?
– Che discorsi! – Viola non gradisce. – E’ una questione di relazioni umane, non si pu√≤ fare gruppo soltanto tra noi.
-Abbiamo la cultura, noi!
-Non pu√≤ bastare – Viola √® categorica come non mai – ci dev’essere altro.
-Comunque io gliel’ho detto a Fiora che si deve innamorare.
-Tu? Dunque è questo che le hai detto. Che cosa ti è successo? Ti contraddici. Perché?
-Lo dico solo per voi, siete ancora giovani√Ę‚ā¨¬¶
-A proposito – fa Augusta rivolta a Fiora – domani non rimango da te, devo rientrare a Firenze prima di pranzo. Prendo il treno delle nove.
-Qualche problema?
-No, no.
-Domani non ho impegni fuori casa, puoi rimanere, lo sai. Non stai bene da me?- incalza Fiora.
-S√¨, s√¨√Ę‚ā¨¬¶ ma √Ę‚ā¨¬¶vedi√Ę‚ā¨¬¶√® che√Ę‚ā¨¬¶
C’√® un’aria sospesa.
-E’ che esco a pranzo.
-Con chi? Mi tradisci?
-No, no√Ę‚ā¨¬¶ E’ che l’ho incontrato in biblioteca√Ę‚ā¨¬¶
-Chi? Quando? Come? Com’√®? Et√†?
-Eh! Quante domande! E’ stato un mese fa.
Ha gli occhi azzurri.
Studia spagnolo.
Facciamo lunghe passeggiate sui lungarni.
– Tu? Ma non hai sempre detto che√Ę‚ā¨¬¶?
Fiora e Viola lo gridano insieme.  

– Dimenticavo. Ha sessant’anni.

 


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ÔĽŅ

7 Comments

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco ¬Ľ LETTERATURA: Glaucopide — 19 Ottobre 2009 @ 15:16

    […] Continua la lettura con la fonte di questo articolo: ¬† Bartolomeo Di Monaco ¬Ľ LETTERATURA: Glaucopide […]

  2. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 19 Ottobre 2009 @ 22:13

    Prosa agile ed in assoluta coerenza con la dinamicit√† della trama. I dialoghi serrati, di stampo moderno, offrono una notevole vitalit√† comunicativa, procedendo a sottolineare la caratterizzazione dei personaggi, che emergono soprattutto nell’intera alchimia del loro mondo interiore ed esteriore. Ed √® proprio la rivisitazione emozionale che prende vita da un’analisi particolarmente sottile sull’universo femminile e sfocia in un privilegio meditativo, assecondando con disinvoltura il vario percorso umano, psicologico e culturale.
    C’√® estrema vitalit√† in tutta la tematica, che mantiene sempre una intelligente raffinatezza ed un suggestivo rapporto tra idee, persone e cose.
    La figura maschile diviene come il fluire di un passaggio (non del tutto secondario) di cui, per√≤, aleggia sempre l’immagine riflessa ed il ricordo, tanto da suscitare anche una disquisizione sull’origine di una parola e sul suo valore semantico, per definire gli occhi di uno. Pare, tuttavia, che non se ne senta poi tanto la mancanza, fino√Ę‚ā¨¬¶ alla sorpresa finale.
    Gian Gabriele Benedetti

  3. Commento by Marisa Cecchetti — 20 Ottobre 2009 @ 10:00

    grazie Gian Gabriele, sei sempre molto attento a ci√≤ che scrivo. Questo √® un racconto della raccolta che cerco da tempo di pubblicare, spero di farcela un giorno o l’altro. A leggere di fretta potrebbero sembrare racconti “al femminile”, in realt√† c’√® nostalgia di un rapporto vero.La raccolta si intitolerebbe “Maschile, femminile, plurale”. L’ho mandato in rete anche in attesa di stroncature…

  4. Commento by mariapia frigerio — 21 Ottobre 2009 @ 16:34

    ci siamo anche noi a tavola con Fiora, Augusta e Viola, tutte noi donne che ci crediamo per cultura indipendenti dagli uomini, che crediamo di poterne fare a meno. Ma √® dalla vecchia Augusta che ci giunge l’unica verit√†: che arte e poesia non “sono pi√Ļ dell’amore di un uomo”. Una grande piacevolezza di lettura dovuta a uno stile sempre tenuto a freno, mai con una parola di troppo, ci accompagna per tutto il racconto fino al delizioso finale.

  5. Commento by claudio grosset — 23 Ottobre 2009 @ 14:27

    La trama si esaurisce nell’arco di poche ore d’una serata, una cena in fondo√Ę‚ā¨¬¶ andata a buca! L’atto consueto del cucinare e del desinare, mette per√≤ in risalto l’originalit√†, il valore intellettuale, l’intelligenza, il fascino√Ę‚ā¨¬¶ delle ‚Äútre donne‚ÄĚ:
    AUGUSTA ‚ÄúOttantanni√Ę‚ā¨¬¶(ex) amazzone..in jeans√Ę‚ā¨¬¶(insegnante di greco al ginnasio)√Ę‚ā¨¬¶ declama (poesie proprie) in spagnolo√Ę‚ā¨¬¶‚ÄĚ; FIORA, cuoca donna di casa, interrompe le sue faccende per ‚Äú…un commento scritto‚ÄĚ all’amica, erudita in poesia ne declama una di Neruda in tema d’un suo piatto ‚Äúriso e√Ę‚ā¨¬¶ carciofi‚ÄĚ; VIOLA, archeologa, ironica, sagace, sortisce lei l’epiteto Glaucopide, titolo e ‚Äėdisquisitorio’ del racconto.
    Quel modo di porsi egocentrico di Augusta – dej√† vu -, per cui ci√≤ che √® bene per me √® bene anche per gli altri ‚ÄúTu ti devi innamorare√Ę‚ā¨¬¶di un uomo pi√Ļ giovane√Ę‚ā¨¬¶‚ÄĚ, √® il rebus che si risolve nel comico finale. Peraltro nel caso nostro √® calzante, in quanto quale donna non desidera innamorarsi di un uomo, cosi come quanti uomini potrebbero davvero perdere la testa per ‚Äútre donne‚ÄĚ cos√¨!

  6. Commento by daniela — 24 Ottobre 2009 @ 18:44

    Questa √® la donna, una e trina…

  7. Commento by marisa — 6 Aprile 2012 @ 00:25

    Ce l’ho fatta a pubblicarlo! La raccolta si intitola proprio Maschile femminile plurale. Giovane Holden editore. Sar√† in libreria- alla Fuori Porta e a Luccalibri di corso Garibaldi, appena lo porter√† il distributore, spero presto. La presentazione di sabato scorso, in sala Accademia, √® stata molto bella. Luciano Luciani relatore, Daniela Toschi intervistatrice.

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