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LETTERATURA: Gli anni Trenta in Germania rivisitati attraverso le poesie di Bertolt Brecht ed illuminati da alcune riflessioni di Willy Brandt (14)

30 Dicembre 2010

di Nino Campagna

[Nino Campagna, presidente dell’Acit di Pescia (Associazione Culturale Italo-Tedesca) (acitpescia@alice.it), che conosco da vari anni, è un infaticabile messaggero della cultura, in particolare di quella tedesca, di cui si può dire sappia tutto. Affascinato da quella letteratura va in giro a parlarne davanti a studenti e professori, incantando tutti con il suo eloquio da oratore tanto preparato quanto appassionato. Non si finirebbe mai di ascoltarlo. Della cultura tedesca conosce non solo la letteratura, ma la musica e in modo tutto speciale – al contrario di quanto accade in Italia – la fiaba, che nella Germania gode di grande considerazione, quasi a livello di vero e proprio culto. Per la sua attività ultra quarantennale è stato insignito della croce al merito culturale concessagli dal Presidente della Repubblica Federale di Germania Horst Köhler. Essendo la sua opera protesa alla diffusione della cultura tedesca, la rivista è lieta della sua collaborazione, che ci farà conoscere molti aspetti interessanti di quella Nazione, e per questo lo ringrazia.]

Die í„ngste des Regimes (Le paure del Regime), 703 – 1937 –

1
Un viaggiatore straniero, tornato dal Terzo Reich
E richiesto di chi in effetti lì regnasse, rispose:
La paura.

2
Pieno di paura
Si blocca il dotto nel mezzo di una disputa e osserva
Sbiancato le sottili pareti della sua stanza. Il maestro
Giace insonne, riflettendo su
Un’oscura parola che l’ispettore ha buttato lì.
La vecchia nel negozio di spezie
Porta il dito tremante alla bocca per trattenere
La parola d’ira sulla farina cattiva. Pieno di paura
Guarda il medico i segni di strangolamento del suo paziente, pieni di paura
Guardano i genitori ai loro figli come a potenziali delatori.
Perfino i morenti
Smorzano la voce già flebile, quando
Si accomiatano dai loro parenti.

3
Perfino le stesse camicie brune
Temono l’uomo il cui braccio non si leva in alto
E si atterriscono davanti a colui, che
Augura loro un buon giorno.
Le voci potenti dei comandanti
Sono piene di paura come gli strilli
Dei porcellini in attesa del coltello del macellaio, e
i culi più delicati
Sudano paura nelle sedie degli uffici.
Spinti dalla paura
Irrompono nelle abitazioni e ricercano nei gabinetti
E paura è quella
Che li porta a bruciare intere biblioteche. Così
La paura non domina solo quelli che sono dominati, ma
Anche quelli che dominano.

4
Perché
Temono così tanto la parola franca?

5
Se confrontati con la forza violenta del Regime
Dei suoi campi di concentramento e delle sue celle di tortura
Dei suoi poliziotti ben foraggiati
Dei giudici intimoriti o corrotti
Delle sue cartoteche con le liste dei sospetti
Che riempiono interi edifici fino al soffitto
Bisognerebbe credere che non dovrebbero
Temere la parola franca di un semplice individuo.

6
Ma il vostro Terzo Reich ricorda
La costruzione della Tar degli Assiri, quella imponente fortezza
Che, così dice la leggenda, non poteva essere conquistata da
Nessun esercito, ma che
A causa di una sola parola a voce alta pronunciata nell’interno
Cadde in rovina.

Brecht, che nel futuro “migliorabile” ha sempre intravisto la vera speranza per una società diversa e addirittura “freundlicher” (più amabile), non poteva trascurare di dedicare qualche riflessione alla gioventù, proprio a quei giovani potenzialmente così disponibili ai facili entusiasmi e allora letteralmente soggiogati dalle promesse di un Führer, che era generoso di riconoscimenti per tutti e lasciava intravedere una gloria futura ed imperitura per la Patria. Difficile resistere a seduzioni e ammiccamenti per coloro che non si erano ancora confrontati con la dura realtà del quotidiano.

Die Jugend und das Dritte Reich (La gioventù e il Terzo Reich), 706 – 1937 –

1
Il Regime afferma, la gioventù
È già conquistata dal Terzo Reich
Il che significa tra dieci, venti anni
L’intero popolo sarà composto solo
Da seguaci del Regime.
Che errore di calcolo infantile!

2
Coloro che ancora non si devono guadagnare il loro pane
Ma lo ricevono bello e pronto sul tavolo dicono:
È facile avere pane. Deve ciò significare, quando essi
Tra dieci anni si devono guadagnare il loro pane e disporlo
In tavola ai loro bambini, che continueranno
Ancora a dire: è facile?

3
A coloro a cui il midollo non è stato ancora succhiato, questi
Lodano il regime, deve ciò significare, una volta che a loro
Sarà succhiato il midollo, che continueranno
Sempre a lodare il Regime?

4
Coloro che ancora non hanno sentito fischiare le pallottole, dicono:
È bello sparare. Deve ciò significare, una volta
Che hanno sentito fischiare le pallottole, che continueranno
Sempre a dire: la guerra è bella?

5
Sì, se i bambini rimangono bambini, allora
Si potrebbe raccontare loro sempre fiabe
Dato però che diventano grandi
Non lo si può.
….

Un’intera poesia viene poi dedicata a smitizzare la figura di Hitler e a far piazza pulita del luogo comune che lo voleva “vittima” inconsapevole dei misfatti della banda di criminali che gli stava attorno. L’immaginario collettivo, per il quale Hitler era diventato un’icona sacra, si rifiutava letteralmente di veder scalfita l’immagine del suo idolo. Brecht in un crescendo di situazioni perverse, ma terribilmente reali, arriva all’assurdo di ipotizzare un Führer finalmente al corrente di come stavano realmente le cose e capace di trarre le legittime conseguenze. Assolutamente utopica e illusoria, anche se di grande suggestione, l’idea di vedere un Führer che, scegliendo autonomamente la gogna, attraversa la Germania con un cartello al collo…

Was der Führer nicht weiss (Quello che il Führer non sa), 709 – 1937 –

A parere di molta gente semplice
Il Führer non sa
Che il suo Ministro per l’istruzione è sempre ubriaco e
Il suo Capo del fronte del lavoro mai sobrio
Che il suo Ministro per la propaganda mente quando apre la bocca
Che il suo Ministro per la guerra prepara la guerra
Che il suo Ministro della polizia ha prove contro il suo Ministro per l’aviazione
Che dimostrano che egli, corrotto con soldi, consente ai suoi Capitani d’industria
Di fornire pessimi aerei allo Stato.
Secondo il parere di molta gente semplice
Il Führer non sa neppure
Che nelle sue prigioni e nei suoi campi di concentramento
Uomini vengono torturati fino alla morte
Che i bambini delle sue associazioni denunciano
I genitori alla polizia
Che i soldi per gli aiuti invernali spariscono ed alcuni
Vivono di questi ancora d’estate
Che i figli delle madri tedesche vengono venduti e mandati in Spagna
Che gli industriali triplicano i loro guadagni.
Se il Führer sapesse tutto questo
Cosa che a parere di tanta gente semplice non sa
Lascerebbe prendere alcune persone per bene
(Meglio da uno dei suoi campi di concentramento)
e le pregherebbe di appendergli al collo un cartello con la scritta:
Sono stato un Führer nell’abisso
E così, con il cartello al collo, correre attraverso il Paese in rovina
Affinché tutti sappiano?
Lo farebbe? Cosa pensate?

La satira acquista toni violenti quando ad essere prese di mira sono le “preoccupazioni” che turbano il Cancelliere, fino a impedirgli il sonno. Questo personaggio talmente sensibile ai bisogni del suo popolo da non potere spesso trattenere le lacrime. Quella del pianto, ora di coccodrillo ora del bambino cui si è tolto il giocattolo, è una storiella che ricorre spesso nella biografia di Hitler. Stando ad alcune testimonianze, di certo non benevole, il Führer era solito inscenare questi atti di disperazione, per venire fuori da dispute e scontri difficili da gestire. Quando argomenti e minacce non bastavano a risolvere la situazione, era il pianto ora convulso, ora disperato, qualche volta irrefrenabile, a dimostrarsi la carta vincente…

Die Sorgen des Kanzlers (Le preoccupazioni del Cancelliere), 711 -1937 –

1
Quando il Ministro della propaganda parla dei bisogni del popolo
Di tanto in tanto si blocca atterrito e allora arriva un grido:
Al nostro Führer i capelli diventano grigi!

2
Se il Cancelliere grida alla radio
La gente dice: quanto si affatica!
Dato che essi si sono affaticati per l’intero giorno
Non potrebbero gridare così.

3
Tutti sanno: la guerra che verrà
Non fa dormire il Cancelliere.
Come sarebbe
Se il Cancelliere si godesse il sonno e
Non ci fosse guerra alcuna?

4
I paesi vicini
Parlano solo con disprezzo del nostro Paese
Scelte economiche sbagliate e azioni di violenza
Vengono da loro condannate ad alta voce.
Significa che il Cancelliere quando legge i giornali stranieri
Spesso piange.
Allora il Ministro della propaganda invita il popolo
Ad asciugare le sue lacrime.

5
Anche quando il Cancelliere ha massacrato i suoi amici
Perché i suoi finanziatori questo pretendevano
Deve essere stato molto serio.
Se il popolo non ha nulla da mangiare
A lui brontola lo stomaco.

6
Di sicuro, una volta che ha gettato in guerra il nostro Paese,
Piangerà come un bambino.
Quando i vostri figli e mariti cadranno
Egli sospirerà. Quando mangerete di nuovo erba
Egli guarderà severo.
Allora capirete
Di avere un buon Cancelliere.

Nelle “Chroniken”, che fanno parte dello stesso ciclo ma hanno un taglio più pacato e meno violento, ad imporsi è ancora una volta il “maestro” di sempre, quello che ha speso gran parte della sua vita nel tentativo di insegnare ad essere migliori, per un mondo migliore. La poesia in questo caso diventa un giusto riconoscimento sia per il lavoro oscuro di milioni di individui del passato, sul cui sacrificio è stata costruita la fama e l’immortalità di pochi, sia per lo sfruttamento di tante odierne formichine, che, con in mano l’ideale testimone ricevuto dai loro colleghi del passato, continuano a garantire continuità alla catena degli oscuri, ma indispensabili, protagonisti di tutte le conquiste del mondo moderno.

Fragen eines lesenden Arbeiters (Domande di un lavoratore che legge), 656 – 1935 –

Chi ha costruito Tebe dalle sette porte?
Sui libri ci sono i nomi di re.
Hanno questi re trascinato i blocchi di roccia?
E Babilonia più volte distrutta –
Chi la ricostruì tutte le volte? In quali case
Di Lima rilucente d’oro abitavano i lavoratori?
Dove andavano la sera, una volta completata la Muraglia cinese,
I lavoratori? La grande Roma
È piena di archi di trionfo. Chi li ha costruiti? E su chi
Hanno trionfato i Cesari? La tanto decantata Bisanzio
Aveva solo palazzi per i suoi abitanti? Perfino nella
leggendaria Atlantide
Nella notte, in cui il mare li ha inghiottiti, coloro che stavano
Per annegare imprecavano in direzione dei loro schiavi.

Il giovane Alessandro conquistò le Indie.
Solo lui?
Cesare ha sconfitto i Galli.
Non aveva con sé perlomeno un cuoco?
Filippo di Spagna ha pianto quando
La sua flotta andò a picco. Non pianse nessuno oltre lui?
Federico II vinse la guerra dei Sette anni. Chi
Vinse oltre a lui?

Ogni pagina una vittoria.
Chi ha cucinato i banchetti della vittoria?
Ogni dieci anni un grande uomo.
Chi ha pagato le spese?

Tante notizie.
Tante domande.


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2 Comments

  1. Commento by S.BERTONCINI — 23 Gennaio 2011 @ 18:38

    Fra ironia e satira scorrono profetiche scene di ordinaria follia e amari interrogativi ma dobbiamo concludere forse “nemo phrofeta in patria”?Non basta!

  2. Commento by Clarissa — 29 Luglio 2013 @ 16:20

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