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LETTERATURA: Gordiano Lupi: “Yoani Sanchez in attesa della primavera” (EdizioniAnordest)

7 Maggio 2013

di Marisa Cecchetti
(dal “Corriere Nazionale”)

Non serve più la “tarjeta blanca”.
Le nuove leggi migratorie in vigore dal 13 gennaio 2013 hanno ancora molti limiti, ma finalmente può viaggiare Yoani Sánchez, che si è vista rifiutare il permesso per cinque anni, anche quando doveva ritirare qualche premio prestigioso, o per l’uscita di un suo libro all’estero. Papà Stato, come lei scrive, ora le permette di uscire. Ed arriva anche in Italia, dove il suo traduttore è da sempre Gordiano Lupi che pubblica i post di Yoani su La Stampa. È stata messa tra i 50 intellettuali ispanoamericani più influenti nel 2012, candidata nello stesso anno al Nobel per la Pace. Laureata in Filologia Spagnola, ha lavorato per sette anni, illegalmente, a fare la guida ai turisti e ad insegnare loro lo spagnolo. Yoani Sanchez, protagonista del libro curato da Gordiano Lupi, con prefazione di Mario Calabresi, “Yoani Sanchez in attesa della primavera” (EdizioniAnordest), desidererebbe che i turisti vedessero e vivessero Cuba, quella vera, con pochi soldi in tasca, poco cibo, abitando in una catapecchia.

E portassero fuori dall’isola la verità. In un paese dove chi non si allinea col potere è cacciato dalle testate, Yoani riesce a far uscire le notizie da Cuba. Non ancora ventenne ha assemblato il suo primo computer con pezzi di fortuna, è diventata un’esperta di informatica ed ha usato la rete per spezzare l’isolamento. Da Cuba nessuno può uscire se non ha l’autorizzazione governativa, a Cuba non si è liberi di connettersi a Internet, non si può esprimere dissenso o critica, pena l’isolamento, la diffamazione, la fedina penale macchiata, il carcere e talvolta l’eliminazione fisica. La tecnologia è stata lo strumento con cui lei ha cominciato a distruggere, colpo dopo colpo, il muro che soffoca i cubani, che nega loro i diritti umani, primo tra tutti la libertà di pensiero e di parola. Nel suo blog “Generacií³n Y”, Yoani parla al mondo.

È divenuto «un’arma politica contro la mancanza di espressione a Cuba ».
Del resto «un blogger non può essere licenziato, solo intimidito, e il potere non può intervenire su un sistema di comunicazione planetario come Internet ». Quando hanno bloccato il sito nei server Internet degli hotel e dei cibercaffè in cui Yoani si connetteva, ha dovuto inventarsi un sistema alternativo per spedire ogni nuovo testo al gruppo di traduttori che rendono comprensibili i suoi scritti in 12 paesi. In Italia ha avuto ospitalità su LaStampa.it, diventata la casa italiana del blog “Generacií³n Y”. Ci vuole coraggio, perché al regime non sfugge niente. Ha provato per due volte la prigione. Ma la visibilità mondiale è il suo scudo protettivo, anche se un modo per restare nel mirino del governo. Lei ha deciso di non avere paura, per amore della sua isola, da dove vuole essere libera di uscire, tornando sempre, perché «la sua vera casa ha forma di Isola ». Ma deve diventare una casa vera, non una prigione. Yoani afferma di abitare in un’utopia che non è la sua. È pur figlia della Rivoluzione, ha studiato in scuole comuniste, orgogliosa, allora, di una divisa e di un foulard. Ma la consapevolezza è arrivata presto, insieme alle restrizioni ed alla fame del “periodo speciale”, seguito al crollo dell’Urss. Mancanza di libertà, miseria, degrado, scarsità di cibo, mercato nero, economia a pezzi, persecuzioni dei dissidenti, fughe da Cuba, questo ed altro denuncia sul suo blog.

Un quotidiano che agli occhi degli occidentali sembra surreale. La diffamano, la accusano di deviazione ideologica, la definiscono imperialista al soldo degli USA, la additano in TV. Ma lei sogna un futuro di libertà per suo figlio Teo, e soffre nel riconoscere l’indottrinamento e il lavaggio dei cervelli che si continua a fare nelle scuole, come è stato fatto a lei. Ha fiducia nel tempo, nel numero sempre crescente di chi usa, a proprio rischio, la moderna tecnologia della comunicazione per scalzare il regime. Sogna una primavera cubana che faccia dimenticare la Primavera nera del 2003, con l’arresto di 40 membri del Movimento Cristiano di Liberazione: «serve un’unità di intenti per abbattere il potere, mail potere tende a dividere ». Intanto si procede, a piccoli passi, e anche le maní­, le noccioline sfuggite al controllo del governo, sono diventate simbolo di resistenza.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart