di Claudio Gorlier
[dal “Corriere della Sera”, giovedì 19 giugno 1969]
Roma 18 giugno
Lo scrittore Gabriele Bal dini è morto nel pomeriggio di oggi, all’ospedale S. Giaco mo, dove era stato ricoverato lunedì scorso a causa di una epatite virale. Era nato a Ro ma il 29 agosto del 1919. Giovanissimo si era laureato all’università di Roma in storia della lingua italiana, sostenendo la tesi con Alfredo Schiaffini.
Lascia la moglie, la scrit trice Natalia Ginzburg e la figlia, Susanna. Era professo re di lingua e letteratura in glese al Magistero di Roma.
I funerali di Gabriele Bal dini si svolgeranno venerdì mattina a Roma, dove sarà sepolto nel cimitero del Verano, accanto al padre.
Alla vedova e ai congiunti di Gabriele Baldini, autorevo le e apprezzato collaboratore del Corriere della Sera, l’e spressione del nostro commosso cordoglio.
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In tempi nei quali ci si tro va dinnanzi a tanta prosa im personale, priva di umori, di trasporti, di prese di posizio ne impopolari e nemiche del compromesso, Gabriele Baldi ni ha costituito una felicissima eccezione. Questa sua disposi zione a porsi di fronte a un testo, a un autore, a un pe riodo letterario, armato di una solida e sottile preparazione fi lologica, storica, documentaria, ma al tempo stesso costringen dolo â— si può dire â— con le spalle al muro, facendolo lie vitare nelle sue pagine, conse gnandolo al lettore in una di mensione quasi fisica, fatta di carne e di sangue, apparve fi no dalle sue prime prove.
La dimensione non soltanto critica, ma narrativa, percorsa da fermenti creativi, era ben sua, anche se si poteva pensa re che non fosse rimasta ina scoltata la lezione del padre, quel finissimo scrittore che fu Antonio Baldini. Così, parlare di lui come di uno specialista in senso stretto significherebbe offrirne un’immagine troppo angusta.
I suoi interessi andavano ben oltre i limiti dell’anglistica, nella quale era peraltro un’autorità riconosciuta non soltanto in Italia: non a caso aveva esordito con ricerche di letteratura italiana, pubblican do poi anche nel ’65 una viva ce autobiografia, Le rondini dell’Orfeo, e una raccolta di osservazioni e di acute anno tazioni sui problemi della te levisione, che lo affascinavano, come ogni aspetto dello spet tacolo, in particolare del me lodramma (con qualche civet teria Baldini vantava la sua voce baritonale, che non era quella di un dilettante).
Le opere saggistiche di Ga briele Baldini offrono contribu ti di primissimo piano, dal vo lume Teatro inglese della restaurazione e del ’70í“ (1955), a quello sulla Tragedia di Shakespeare, al densissimo e prezio so Manualetto shakespeariano (1964). La sua traduzione anno tata di tutto Shakespeare aveva fornito alla cultura italiana uno strumento insostituibile per una nuova e necessaria lettura del maggiore classico inglese. Ma anche le incursioni sul terreno della letteratura americana (un volume su Melville) rimangono su un elevato livello.
Il Baldini professore comple tava e arricchiva la figura del Baldini saggista. Si usa quasi con ritegno il termine, perché egli non era e non fu mai un accademico, ma un attivatore di energie, anche qui aperto e disponibile, entusiasta: istrione nel senso positivo della parola, come egli usava dire del tipo di insegnante che prediligeva. Per queste capacità di comuni cazione immediata, Baldini si presentava come un elzevirista eccellente. I lettori del Corriere hanno avuto modo spesso di ap prezzarlo in questa veste, e lo hanno ritrovato ancora dome nica scorsa, in un intervento pungente ma civilissimo sui rap porti fra Pound e Joyce.
Cresciuto in anni difficili, ap partenendo a una generazione trovatasi di fronte a problemi spesso angosciosi, Baldini so stenne la sua parte con estre ma dignità e coerenza. Anche per ciò la sua perdita provoca un vuoto doloroso, quello la sciato da uno dei pochi giovani maestri dei nostri anni.