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LETTERATURA: I MAESTRI: Upton Sinclair: L’ultimo romantico d’America

25 Febbraio 2017

di Claudio Gorlier
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, mercoled√¨ 27 novembre 1968]

Bound Brook, 26 novembre.

Lo scrittore Upton Sinclair √® morto ieri sera in una clinica del New Jersey all’et√† di 90 anni. Era in cura fin dal ¬≠l’anno scorso. Upton Sinclair, nato a Baltimora il 20 settem ¬≠bre del 1878, frequent√≤ per quattro anni la Columbia University e dal 1900 √Ę‚ÄĒ data del primo dei suoi tre matrimoni √Ę‚ÄĒ si dedic√≤ all’attivit√† lette ¬≠raria.

Il nome di Upton Sinclair, lo scrittore americano morto novantenne avendo all’attivo parecchie decine di romanzi, di raccolte di saggi e di lavori teatrali, richiama alla mente un periodo quasi remoto. La fama di Sinclair risale infatti al primo decennio del Novecen ¬≠to, e si tratt√≤ di fama per cos√¨ dire clamorosa, non limitata ai confini degli Stati Uniti, quan ¬≠do a lui e a Jack London si guard√≤ in sostanza come ai con ¬≠fratelli americani di Massimo Gorki.

Sinclair, che apparteneva a una famiglia decaduta della buona borghesia di Baltimora aveva iniziato la sua carriera, in effetti, nei panni di un epi ¬≠gono di un romanticismo al ¬≠quanto corrente e popolare, in ¬≠tinto di umanitarismo: erano i tempi in cui indicava, tra le fonti ispiratrici del suo pensiero, ¬ęGes√Ļ, Shelley e l’Amleto ¬Ľ. Ma egli sub√¨ poi profondamen ¬≠te in letteratura l’influsso del naturalismo, e sul piano ideolo ¬≠gico quello di un socialismo ab ¬≠bastanza genericamente marxi ¬≠sta. A questi presupposti si rial ¬≠lacciava il romanzo che gli pro ¬≠cur√≤ una vasta rinomanza, The Jungle (La giungla, pubblicato in traduzione italiana ancora nel 1954), ambientato realistica ¬≠mente e con polemica crudezza nei macelli e negli stabilimenti conservieri di Chicago.

Con La giungla, Sinclair prendeva posizione dal punto di vista della denuncia, a costo di trascurare o di respingere in seconda linea la riuscita nar ¬≠rativa, ci√≤ che gli fu rimpro ¬≠verato anche da alcuni compa ¬≠gni di fede socialista, come il critico Van Wyck Brooks o il pubblicista politico Walter Lippmann. Si era nel 1906, al culmine della battaglia scate ¬≠nata dai cosiddetti ¬ęmuckrakers ¬Ľ contro la corruzione poli ¬≠tica, lo strapotere delle grandi corporazioni, lo sfruttamento dell’operaio, che in letteratura avrebbe trovato la sua voce pi√Ļ persuasiva nei romanzi di Dreiser. Con il suo quadro alluci ¬≠nante della condizione operaia nella fabbrica, Sinclair ritene ¬≠va di recare un contributo non indifferente alla lotta, in un pe ¬≠riodo di fermenti che non a caso fu chiamato ¬ęProgressive Era ¬Ľ, l’et√† progressista, o pro ¬≠gressiva.

I risultati che si proponeva, Sinclair li ottenne. Furono pro ¬≠mosse inchieste sull’industria della carne in scatola, le cui vendite subirono una flessione persino in Europa, dove La giungla venne presto tradotta e ottenne un considerevole successo. Si mosse, sia pure con cautela, lo stesso presidente Theodore Roosevelt. In realt√†, la letteratura popolare america ¬≠na che per decenni aveva esal ¬≠tato il mito dell’uomo di suc ¬≠cesso, del self-made man ricco di iniziativa e dotato di rare virt√Ļ morali, ora di questo mito capovolgeva il senso e poneva l’eroe spietatamente sotto accu ¬≠sa. Era una crociata morale, che attingeva a motivazioni di ¬≠sparate, dall’umanitarismo di scuola tolstoiana a Marx, dalla predicazione religiosa all’ancor persistente influsso del deter ¬≠minismo soprattutto spenceriano.

Ma anche il socialismo di Sinclair conservava un aspetto oltre che populistico, largamen ¬≠te utopistico, caso non raro ne ¬≠gli Stati Uniti, dove l’intellettuale non trovava il riscontro di una classe operaia rivoluzionaria. Utopistico e tipicamente tardo romantico fu l’esperimen ¬≠to comunitario che per un bre ¬≠ve ¬† ¬† periodo ¬† Sinclair ¬† promosse nel New Jersey, in una colonia dal significativo nome di Helicon Hall, nella quale ebbe parte anche il giovane Sinclair Lewis, che ¬† doveva ¬† divenire poi una delle figure pi√Ļ rappresentative della scena letteraria americana. E nella sua opera di denuncia ¬† ¬† Sinclair ¬† ¬† prosegu√¨ ¬† ¬† poi con Oil! (Petrolio!), che √® del 1927, con Boston, del ’28, che si ¬† ispira ¬† al ¬† caso ¬† di ¬† Sacco ¬† e Vanzetti. Nel ¬† 1934 lo scrittore tent√≤ ¬†l’avventura ¬† politica ¬† come ¬† candidato ¬† democratico ¬† al governatorato della California. ma venne sconfitto.

Lo scrittore torn√≤ alla ri ¬≠balta nel 1940 con World’s End (Fine del mondo), un ciclo di romanzi il terzo dei quali, Dragon’s Teeth (I denti del drago), ¬† gli ¬† frutt√≤ nel ¬† 1943 ¬† il premio Pulitzer: un ampio affresco storico e insieme d’ambiente di non indifferente abilit√† ove si seguono le vicende, dall’Europa all’America, di un gruppo ¬† ¬† di ¬† ¬† famiglie ¬† ¬† borghesi scosse dalla crisi. Qui il pole ¬≠mista politico abbandon√≤ certe sue asprezze e sembr√≤ ricercare un ¬† maggiore ¬† distacco; ¬† ¬† senonch√© ormai Sinclair, al confronto con ¬† i ¬† maggiori ¬† narratori ¬† del tempo i quali, cominciando da Hemingway, lo ignoravano o non gli facevano alcun credito, appariva un attardato.

Pure, sarebbe ingiusto liquidare Sinclair a posteriori senza tenere conto dell’elemento ge ¬≠nuino di rottura, di schiettezza, di integrit√† che egli introdusse nella letteratura americana del suo tempo, e che altri ripresero con ben diversa consapevolezza ed efficacia, ma spesso non riconoscendo un debito che nei suoi confronti avevano con ¬≠tratto.

 


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