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LETTERATURA: I MAESTRI: Allen Ginsberg

27 Settembre 2016

di Gian Franco Vené
[da ‚ÄúLa fiera letteraria‚ÄĚ, numero 31, gioved√¨ 3 agosto 1967]

Spoleto, luglio

Ora si dice che Allen Ginsberg sar√† candidato alle elezioni americane. Sol ¬≠tanto se lo vorr√†, ossia se accetter√† il tuffo nella politica ufficiale, Allen Ginsberg, poeta indiscusso, drogato, protestatario e misticheggiante, avr√† il suo posto al Senato. Secondo le sta ¬≠tistiche s’√® formata in America negli ultimi anni una schiera foltissima di elettori disposti a votare per uno co ¬≠me Ginsberg: gli scontenti dell’una e dell’altra parte, i delusi della politi ¬≠ca di Johnson e delle mondanit√† dei Kennedy, ma soprattutto i giovani che sino a oggi avversi a ogni forma di partecipazione politica raggiunge ¬≠rebbero l’et√† del voto in concomitan ¬≠za con la conversione del loro idolo Ginsberg alla politica. Jonas Mekas, che √® il leader dei registi rivoluziona ¬≠ri, provocatori, apolitici (e drogati) del New American Cinema ha detto a un giornalista italiano che ¬ę il gior ¬≠no in cui Ginsberg si presenter√† can ¬≠didato, sar√† eletto con una grossa maggioranza a qualsiasi carica egli desideri ¬Ľ.

Sta succedendo dunque qualcosa di sconcertante tra i beats d’America e d’Europa. Dopo anni di anarchismo bianco, di individualismo esasperato nelle solitarie esperienze dell’LSD e di sberleffi alla vita sociale, alcuni gruppi vanno tentando lo sfruttamen ¬≠to delle istituzioni per tanto tempo rifiutate, offese, ignorate. Perch√© que ¬≠sto?

Oggi Ginsberg, come ieri Carducci: vien voglia di dire. Anche lui, Carduc ¬≠ci, fu il demonio della destra e della sinistra, il bestemmiatore arrabbiato: finch√© in vecchiaia divent√≤ poeta au ¬≠lico, amico della monarchia. Il para ¬≠gone va oltre la cerchia dei letterati, naturalmente: Andrea Costa e la Kuliscioff, anarchici bakuminiani, finiro ¬≠no deputati al Parlamento. E altri. La questione non √® nel cambiar ban ¬≠diera. Se mai, √® nell’ammainabandiera. Rispetto alla cronaca politica dei loro tempi n√© i Carducci n√© i Costa n√© le Kuliscioff passarono dalla sinistra alla destra: saltarono semplicemente il fosso che li separava dalle istitu ¬≠zioni sociali, dal Parlamento, dalla opposizione riconosciuta.

Un poeta beat che ama Petrarca

Dunque, i precedenti storici alla conversione di Allen Ginsberg esisto ¬≠no. Ma si sa quanto valgono le ana ¬≠logie in storia. Tanto pi√Ļ che Allen Ginsberg, con le sue smanie mistiche e la sua disperata ricerca di una co ¬≠scienza originaria scalzata da ogni influsso della societ√† attuale, non de ¬≠ve dar molto credito alla storia.

Allen Ginsberg √® poeta: e tra i no ¬≠stri poeti, mi diceva lui stesso qual ¬≠che giorno fa, ama Petrarca. Un poe ¬≠ta che ama Petrarca √®, secondo i no ¬≠stri schemi, un rivoluzionario discu ¬≠tibile. In effetti Allen Ginsberg sareb ¬≠be prontissimo a discutere, e anzi a respingere, i nostri schemi di ¬ęrivo ¬≠luzionario ¬Ľ e no.

L’anno scorso, quando accolse in ca ¬≠sa sua a New York un redattore dell‘Europeo e facendosi intervistare mezzo sbronzo raccont√≤ tutto di s√©, rifiut√≤ ogni accostamento con il mo ¬≠vimento beat. ¬ę Non ho niente a che fare ¬Ľ, disse Ginsberg, ¬ę col mondo dei beats. Questo soprattutto perch√© il cosiddetto mondo dei beats esiste solo nelle menti dei giornalisti di Ma ¬≠dison Avenue. Il mondo dei beats √® un’allucinazione dei giornalisti. Il ter ¬≠mine fu inventato da un reporter di San Francisco di nome Cohen qual ¬≠che anno fa. Cohen mor√¨ in un inci ¬≠dente aereo due giorni dopo che l’ar ¬≠ticolo con la parola beatnik usc√¨. Eb ¬≠be il premio che si meritava ¬Ľ.

Pare una boutade, e non la √®. Gente come Ginsberg (il poeta Ginsberg √® uno solo, ma il terreno sul quale egli vive √® assai popolato ed esteso, or ¬≠mai) ha per le definizioni una vera e propria idiosincrasia. Le sfugge con la stessa facilit√† con la quale noi, gio ¬≠vandoci di dati esteriori, gliele affib ¬≠biamo. Questa corsa e rincorsa den ¬≠tro e fuori degli schemi e delle defi ¬≠nizioni √®, in realt√†, forse la caratteri ¬≠stica pi√Ļ evidente e stupefacente dei beats d’oggi.

Giovent√Ļ in carcere e giovent√Ļ in libert√†

Cos√¨ come non esiste un’ideologia beat (soltanto in via accademica e astratta se ne potrebbe discutere) non esistono neppure degli atteggia ¬≠menti beats seriamente prevedibili. Questo per dire che Allen Ginsberg, diventasse senatore USA o addirittu ¬≠ra Presidente o Camerlano o quel che volete, non accetterebbe mai e poi mai l’accusa di aver cambiato idea o filo della sua logica.

Ho incontrato Ginsberg al Festival di Spoleto, giorni fa, e abbiamo par ¬≠lato abbastanza a lungo, davanti a una finestra, con tanta gente monda ¬≠na alle spalle. Gente che un lettore accorto, s√© non astuto, non s’aspette ¬≠rebbe mai di vedere attorno a Gin ¬≠sberg. La notizia che questo poeta barbuto, scamiciato, con la borsetta e gli amuleti a tracolla, si sarebbe pre ¬≠sentato alle elezioni degli Stati Uniti non era ancora stata ventilata, alme ¬≠no in Italia. Tuttavia: la presenza di Ginsberg a Spoleto, ripensandoci, √® un segno abbastanza vistoso della sua conversione.

Quando gli chiesi cosa fosse mai venuto a fare in un Festival come quello di Spoleto, Allen Ginsberg mi rispose che ¬ę in Italia ci sono molti cuori spaccati, ed √® stupido perdere l’occasione di penetrarvi ¬Ľ. Disse an ¬≠che molte sciocchezze sull’Italia, Gin ¬≠sberg, quella sera. Si mostr√≤ convin ¬≠to, per esempio, che nel nostro Paese sotto la pressione * sadica ¬Ľ (√® una sua parola) delle forze conservatrici schiere consistenti di ragazzi cerchi ¬≠no scampo nella marijuana e nel- l’LSD e di conseguenza gemano in prigione.

Grosso modo, secondo Ginsberg, la principale differenza tra la giovent√Ļ italiana e quella americana consiste nell’essere la prima in carcere e la seconda in libert√†: l’una e l’altra di ¬≠speratamente tuffate alla ricerca di una nuova coscienza. In base a que ¬≠sta valutazione il poeta Allen Gin ¬≠sberg crede sia giunto il momento di trasferire le ricerche etico-poetiche sinora compiute per conto proprio agli altri. Di trasformare, insomma, la propria esistenza individuale in un esempio da proporre.

¬ę Non vuol dir niente ¬Ľ, mi diceva Ginsberg ¬ę se i vostri arrabbiati non hanno dato niente, per ora, alla poe ¬≠sia o all’arte in genere. Se √® vero, co ¬≠me io credo vero, che anche in Ita ¬≠lia comincia ad emergere una gene ¬≠razione che non trova niente, ma pro ¬≠prio niente, di buono nella societ√†, e se questa generazione si sta accorgen ¬≠do della schizofrenia che mina la so ¬≠ciet√† stessa e quindi cerca dentro di s√© qualcosa di nuovo, di integro, gio ¬≠vandosi della droga, dell’LSD, dei metodi yoga, di qualsiasi cosa induca alla meditazione solitaria, se tutto questo accade, allora esiste una situa ¬≠zione poetica nuova. Anche senza poeti ¬Ľ.

Diceva ancora Ginsberg: ¬ę Se cos√¨ √®, tra me e il pi√Ļ sbandato dei capel ¬≠loni, come li chiamate voi, esiste un rapporto assai stretto, una possibilit√† di comunicare ¬Ľ.

A parte le ipotesi sullo stato delle cose in Italia (e tuttavia √® un segno dell’allegria di prospettive politiche con cui Allen Ginsberg si preparereb ¬≠be ad entrare nel senato americano), √® chiaro che Ginsberg reputa per ora superato il momento della ricerca so ¬≠litaria, dell’autoeducazione, della me ¬≠ditazione pura, come lui dice, e intravvede una possibilit√† di comuni ¬≠care attraverso le vie consuete della politica. Ma perch√©? Che cosa √® cam ¬≠biato da dieci anni a questa parte: ossia dagli anni in cui Ginsberg si chiuse in s√© stesso a ragionare e pro ¬≠dusse una poesia (valida, dicono) che √® tutto meno che comizio, messaggio, predicazione?

E’ cambiato questo. Una qualsiasi indagine d’ordine sociologico stabili ¬≠sce che nei Paesi capitalisticamente pi√Ļ evoluti la forza numerica della giovent√Ļ beat ha raggiunto livelli pa ¬≠ri a quelli necessari per un’azione po ¬≠litica considerevole. Oggettivamente. Questa forza numerica sinora s’√® astenuta dal voto o ha regalato sem ¬≠plici voti di simpatia. Adesso, incon ¬≠trando sulle liste elettorali un Allen Ginsberg, ossia un esponente di se stessa, la forza numerica dei beat pu√≤ entrare nell’arengo politico. Vo ¬≠tando per Allen Ginsberg, ogni gio ¬≠vane beat vota per il proprio modo di vivere. Non assegna a Ginsberg una leadership ch’egli non ha e che non si √® mai sognato di avere: vota sem ¬≠plicemente per un proprio modello: meglio, per se stessa.

Ci√≤ che sta succedendo nel mondo beat americano (uso, come vedete, la definizione che Allen Ginsberg ripu ¬≠dia, ma lo faccio per comodo) ha pre ¬≠cedenti assai chiari in Europa. Nel momento stesso in cui Allen Gin ¬≠sberg pone su di un medesimo piano la propria individualit√† poetica e l’atteggiamento sociale di qualsiasi ragazzo beat, accetta il confronto con gruppi che pur non avendo dato da fare alla critica letteraria ne hanno dato ai tutori dell’ordine sociale. Per esempio, i provos olandesi. I provos olandesi hanno compiuto intera la pa ¬≠rabola che oggi Allen Ginsberg va delineando con il proprio comporta ¬≠mento. Anzi: nella parabola sono an ¬≠dati pi√Ļ in l√†. Si sono autoeliminati dalla scena morale, sociale, politica. E questa autoeliminazione, per para ¬≠dossale che possa sembrare, √® l’estre ¬≠mo segno della coerenza loro.

Non esiste la letteratura ‚Äúprovos‚ÄĚ

Il movimento provos non ha gene ¬≠rato poeti nel senso consueto del ter ¬≠mine. Ci sono intellettuali ad Amster ¬≠dam che hanno prestato ai provos, tra il ’65 e il ’66, il loro appoggio in ¬≠condizionato: hanno scritto articoli per i loro volantini, si sono persino offerti di offrire questi volantini ai passanti all’angolo delle strade. Tut ¬≠tavia non esiste, secondo i nostri schemi, una letteratura provos, e nep ¬≠pure un abbozzo di essa. Eppure, Gin ¬≠sberg direbbe che la carica animatri ¬≠ce dei provos non √® distinguibile dal ¬≠la carica che anima la sua poesia.

Quando giunsero in Italia, assolutamente imprecise, le prime notizie sui provos, tutti noi credemmo che si trattasse di un movimento giova ¬≠nile catalogabile sotto l’insegna logo ¬≠ra del qualunquismo. Punto e basta.

Il loro disprezzo della politica cor ¬≠rente sembrava esserne il sigillo di garanzia. Soltanto la constatazione della crisi ideologica lambente ormai anche il nostro Paese ci indusse a de ¬≠dicare un po’ pi√Ļ d’attenzione a que ¬≠sti ragazzi che invocavano una socie ¬≠t√† bianca. Ossia: una societ√† di egua ¬≠li, egualmente capace di voltare le spalle a ogni adescamento che pro ¬≠manasse dalla civilt√† dei consumi.

L’assoluta eguaglianza, nella conce ¬≠zione un po’ primitiva dei ragazzi provos, non deriverebbe tanto da una equa distribuzione dei beni, quanto da un comune disprezzo dei beni a vantaggio del patrimonio essenziale della vita dell’individuo: l’intelligen ¬≠za, la salute fisica, la libert√† di fanta ¬≠sia. Per la piena emancipazione di ognuno di questi valori i provos pre ¬≠dicavano l’affrancamento assoluto dal ¬≠la societ√†, e in particolare dalla so ¬≠ciet√† neo-capitalista olandese fondata sul lavoro, s√¨, ma anche sulla produ ¬≠zione e il consumo pi√Ļ rapido possibi ¬≠le di oggetti di lusso.

Mezzi radicali e innocenti

Raccogliendo e facendo propri i da ¬≠ti pi√Ļ comuni della sociologia e della filosofia contemporanea, l’alienazio ¬≠ne, la non integrit√† dell’individuo e cos√¨ via, i provos rivendicavano il proprio diritto alla riscossa, alla pu ¬≠rezza, alla ¬ę salute ¬Ľ opponendosi alla societ√† e ai beni. Disprezzavano le automobili e i jukes box, la ricchezza e il potere, la societ√† e la socialit√†, poich√© vedevano in ognuno di questi ¬ę mostri ¬Ľ un pericolo per l’individuo: un segno della sua schizofrenia.

L’opposizione dei provos consiste ¬≠va nel rifiuto: nel rifiuto di qualsia ¬≠si valore riconosciuto dalla societ√†, positivo ma anche negativo. Con la stessa forza con la quale combatte ¬≠vano, poniamo, il lavoro sistematico o il risparmio, essi respingevano l’idea del furto. (Non c’√® niente di strano se lo scorso anno, per stronca ¬≠re una pacifica manifestazione provos ad Amsterdam, la polizia accett√≤ l’aiu ¬≠to delle squadracce della malavita, inviperite contro il moralismo attivo degli anarchici bianchi).

Con la stessa violenza con la quale schernivano la monarchia, i giovani provos schernivano ogni tipo di dommatismo politico, a cominciare dal co ¬≠muniSmo. I loro mezzi di lotta erano altrettanto ambiziosi, radicali e so ¬≠stanzialmente innocenti, dei princ√¨pi. La negazione assoluta della violenza li portava a colorire le loro continue manifestazioni di piazza di una tinta pagliaccesca tutt’altro che guerriera. Poich√© il loro fine non era di per ¬≠suadere gli altri, ma di far riflettere gli altri, usavano il mezzo della pro ¬≠vocazione sistematica ai confini del ¬≠l’irrazionale. I capelli lunghi, la vi ¬≠ta apparentemente estranea ad ogni morale codificata, lo stesso disprezzo per il benessere, costituivano altret ¬≠tante armi provocatorie destinate a far scoppiare la testa del borghese o a indurlo a meditare.

Mi spiegavano i ragazzi provos, lo scorso anno, e in particolare uno dei loro teorici, un docente di filosofia, che uno dei fini principali era sovvertire i termini tradizionali della comunicazione tra individui. Oggi due individui comunicano non grazie ai valori propri del loro essere, ma grazie al valore che a essi ha conferi ¬≠to la societ√†. Abbiamo cos√¨ comunicazioni gerarchiche stabilite in base a valori esterni e convenzionali (il de ¬≠naro, il potere, eccetera) e comunica ¬≠zioni alla pari condizionate anch’esse dalla funzione che gli interlocutori assolvono nella societ√†. Contro que ¬≠sto tipo di rapporti ¬ęfalsati ¬Ľ i ragaz ¬≠zi provos opponevano un solo rap ¬≠porto da stabilirsi sulle capacit√† in ¬≠ventive dell’individuo. In parole po ¬≠verissime: un uomo, secondo i pro ¬≠vos, non vale perch√© √® un ingegne ¬≠re. perch√© √® un ricco, perch√© √® un sol ¬≠dato. perch√© √® riuscito nella vita: va ¬≠ie nella misura in cui sa contrappor ¬≠re agli apparenti valori della realt√† pratica una sua realt√† fantastica, im ¬≠provvisata. L‘happening, questo ri ¬≠tuale dei provos, era precisamente la concentrazione corale di un simile poco di fantasia.

Nessun uomo è vuoto in se stesso

Era facile rispondere ai provos che certi princ√¨pi facevano entrare l’egua ¬≠glianza dalla porta per cacciarla subi ¬≠to via dalla finestra. Non tutti, √® chia ¬≠ro, possiedono eguali doti intellettuali e fantastiche: sicch√©, abolite le differenze di censo altre se ne sarebbero riproposte. Qui i provos olandesi replicavano con un’idea che Allen Ginsberg pi√Ļ volte ha ripetuto pari pari. Nessun uomo √® totalmente vuoto in s√© stesso: nella peggiore delle ipo ¬≠tesi √® distratto, √® diseducato a guar ¬≠darsi dentro.

E’ chiaro che cos√¨ predicando tra loro stessi, i ragazzi provos non cer ¬≠cavano di far proseliti, tantomeno in ¬≠tendevano diffondere un’ideologia. ¬ę Non c’√® nessun modo per diventa ¬≠re provo ¬Ľ, mi diceva uno di loro poi diventato famoso, Bernhard De Vries, ¬ę se non sentirsi provo. Noi non abbiamo niente da insegnare. Tutt’alpi√Ļ possiamo indurre gli altri a riflettere in s√© stessi ¬Ľ. In altre paro ¬≠le, quello che dice il poeta Allen Ginsberg.

Ma lo scorso anno, fine maggio, i ragazzi provos di Amsterdam decise ¬≠ro di presentarsi alle elezioni ammi ¬≠nistrative con una propria lista. Alle ¬≠stirono una campagna elettorale mi ¬≠serabile: un solo manifestino ciclostilato con una mela bacata come in ¬≠segna. Bernhard de Vries fu invitato a un dibattito televisivo con il sinda ¬≠co della citt√†, e garbatamente lo in ¬≠sult√≤: ¬ę Tra me e lei, il vero provo ¬≠catore √® lei: poich√© quando noi mani ¬≠festiamo le nostre idee, lei ci manda contro la polizia a cavallo ¬Ľ. Tuttavia Bernhard De Vries fu eletto al consi ¬≠glio comunale.

Gli domandai, qualche giorno dopo, se la vittoria elettorale non era una resa incondizionata alle istituzioni. La stessa domanda che oggi viene vo ¬≠glia di rivolgere al poeta Allen Ginsberg. E la risposta fu identica a quel ¬≠la che potremmo ricevere dai beats americani: ¬ę Per niente. Ormai erava ¬≠mo in tanti, e nessuno di noi avrebbe votato per alcuno dei partiti esistenti. Cos√¨ ci siamo costituiti in partito o quasi. E in sede al consiglio comuna ¬≠le (o al Parlamento, o al Senato) la nostra funzione sar√† essenzialmente quella di regolare la vita pubblica in modo da permettere a chi sente come noi le pi√Ļ ampie possibilit√† di agire ¬Ľ.

¬ęVi aspettate una conquista del po ¬≠tere? ¬Ľ, chiedevo.

¬ę Non sappiamo nemmeno cosa sia il potere ¬Ľ, rispondevano.

A un anno dalla prima vittoria elet ¬≠torale, i provos olandesi non esisto ¬≠no pi√Ļ. Sono falliti? Integrati? Che cosa? Bernhard De Vries fa l’attore cinematografico, e questo potrebbe consentire altrettanta ironia della partecipazione ufficiale di Allen Ginsberg al Festival di Spoleto.

In realt√† i provos hanno fatto i fu ¬≠nerali a se stessi per aver constatato che la loro azione provocatrice, or ¬≠mai, divertiva anzich√© provocare. La citt√†, il Paese, s’era abituato a loro. Le loro dimissioni, come gruppo, so ¬≠no un ritorno, ancora, all’individuali ¬≠t√† dei singoli. E’ nato in Olanda un nuovo partito, tra il liberale e il socia ¬≠lista, privo di un programma e di una ideologia ma strettamente legato alle contingenze, il D 66 (Democrazia 66), e i provos hanno votato per esso con ¬≠tribuendone al successo elettorale. I provos votano ora per il D 66, ma il D 66 non √® i provos. Dei provos uno solo continua a escogitare magici, fan ¬≠tastici giochi ad Amsterdam: √® un ex attacchino, artefice della pi√Ļ ingegno ¬≠sa campagna anti-fumo che mai abbia avuto l’Europa, una specie di pugile biondo dagli occhi ceruli, che veste da ciclista fine secolo ed √® mago di happening. Si chiama Grotweld: √® quasi un poeta.

Una serie di questioni impreviste e sconcertanti

Tutto questo per dire che √® almeno temerario togliere dalla cronaca il pretesto che Allen Ginsberg si vuol presentare alle elezioni americane per dedurne conseguenze tradiziona ¬≠li: che Ginsberg si rassegni e venga assorbito dal sistema, o che Ginsberg, compiuta questa esperienza, veda mo ¬≠rire attorno a s√© il suo mondo. Nelle prospettive di questa gente, Gin ¬≠sberg, beats o provos, (il valore poe ¬≠tico di Allen Ginsberg qui √® escluso) ci possono essere e ci sono senz’altro degli errori macroscopici. Sintomi marginali a loro appaiono talvolta co ¬≠me perentori, e la possibilit√† di passa ¬≠re dall’indagine interiore alla comuni ¬≠cazione esteriore √® forse meno imme ¬≠diata di quello che essi credono. Tut ¬≠tavia √® cos√¨ fluida la logica di questi personaggi, cos√¨ coscientemente estra ¬≠nei essi sono alle nostre categorie e alle nostre nozioni della storia, che non si pu√≤ parlare n√© di pericolo, n√© di vittoria probabile, n√© di sconfitta. Per tutto ci√≤ essi hanno un rifugio: se stessi, la ricerca interiore.

Un’eventuale vittoria di Allen Gin ¬≠sberg alle elezioni americane porreb ¬≠be sicuramente i politici dinanzi a una serie di questioni impreviste e sconcertanti. E prima di tutte: abbia ¬≠mo convertito al Senato un asociale, oppure abbiamo dato a un asociale la possibilit√† legittima di dimostrare la infondatezza delle nostre istituzioni? Perch√© questo accadrebbe se Gin ¬≠sberg, eletto, rinunciasse dopo un po’ di tempo, come hanno fatto i provos di Amsterdam. Si dimostrerebbe che le istituzioni sono, a un tempo, troppo accessibili e troppo divoratri ¬≠ci. Al punto che uno, avendole acco ¬≠state, pu√≤ rifiutarle di nuovo in dife ¬≠sa della propria ricerca interiore.

ALLEN GINSBERG √® venuto a Spoleto, al Fe ¬≠stival dei Due Mondi, per recitare alcune sue poesie e alcune poesie di Ungaretti in inglese. Uno spettatore del teatro Caio Me ¬≠lisso ha denunciato Allen Ginsberg per osce ¬≠nit√†. Dopo essere stato interrogato per due ore, Ginsberg √® stato rilasciato ed ha rega ¬≠lato al poliziotto che l’aveva fermato un gran mazzo di fiori. ¬ę Soltanto attraverso i fiori ¬Ľ, ha detto Ginsberg al poliziotto, ¬ę posso esprimervi la purezza delle mie intenzioni ¬Ľ.

 

 


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