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LETTERATURA: I MAESTRI: Dialogo con Teilhard

29 Settembre 2016

di Franí§ois-Albert Viallet
[da ‚ÄúLa fiera letteraria‚ÄĚ, numero 12, gioved√¨ 23 marzo 1967]

I miei primi contatti con l’opera di padre Teilhard de Chardin risalgono al tempo dell’ultima guerra. Evaso dal ¬≠le carceri di Berlino e dal campo nazista di Wuhlheide, rientrato clandestinamente in Francia e rifugiato a Lione durante l’occupazione tedesca, fra cacce all’uomo e fucilazio ¬≠ni all’alba al Forte Montluc, venni coraggiosamente accol ¬≠to dai Padri gesuiti di Parigi del periodico Etudes e dell‘Action Sociale. In seguito, nel corso di alcuni colloqui, il padre Destauquois e il padre de Lestapis mi sottoposero delle pagine grige, ciclostilate SU Scadente carta di guerra: erano gli scritti di padre Tei ¬≠lhard, allora in Estremo Orien ¬≠te dove era stato onorevol ¬≠mente ¬ę esiliato ¬Ľ da circa vent’anni.

Da quei modesti quaderni, dai titoli insoliti come Abboz ¬≠zo di un universo personale, Cristologia ed Evoluzione, Co ¬≠me io credo, scaturiva per me una fiamma liberatrice che non manc√≤ di modificare in qualche modo la mia con ¬≠cezione del mondo e quindi il mio atteggiamento verso la vita, allora gravemente com ¬≠promesso dalle esperienze di prigionia e di guerra. Ancor oggi penso che il motivo prin ¬≠cipale dell’immenso successo riportato in seguito dalla vague teilhardiana (a parte lo snobismo che riduceva Tei ¬≠lhard a una specie di Fran√≠¬ßoise Sagan della metafisica) sia stata questa vampata libera ¬≠trice avvertita soprattutto dai cristiani insoddisfatti del ¬≠l’espressione dogmatica di una Chiesa che sembrava bloccata in una insostenibile rigidezza. Un padre gesuita che viveva sempre nella Chie ¬≠sa, un paleontologo conosciu ¬≠to per le sue opere, un intel ¬≠lettuale globe-trotter, osava negare il peccato originale, esaltava l’amore sessuale del ¬≠la coppia, insorgeva contro la Scolastica, predicava una fe ¬≠de ardente nella Vita e nel Progresso…

Per apprezzare fino in fondo il valore catalizzatore rap ¬≠presentato da Teilhard, √® as ¬≠solutamente necessario avere le proprie radici in una con ¬≠cezione cattolica o strettamen ¬≠te cristiana. L’ho ripetuto molte volte: Teilhard de Char ¬≠din non ha inventato un sistema, non ha voluto far ¬ę esplodere ¬Ľ la Chiesa; il suo contributo √® un’ottica nuova, un’apertura sul reale mai pen ¬≠sata prima di lui.

Una gran parte degli scritti di Teilhard de Chardin, bloccati e interdetti quand’era in vita, sono oggi accessibili ai lettori di tutto il mondo; ma una parte resta ancora (fino a quando? ) nei cassetti della ¬ę prudenza ¬Ľ. Una vera onda ¬≠ta poliglotta di letteratura, bio ¬≠grafie, commenti, esegesi su Teilhard, si alza negli scaffali delle biblioteche. Il fenomeno umano, grazie all’intervento di Roger Garaudy, filosofo uffi ¬≠ciale del comunismo francese, √® stato pubblicato a Mo ¬≠sca. E’ di moda a Parigi cita ¬≠re Teilhard a casaccio e no ¬≠minarlo in ogni articolo di ri ¬≠vista che si rispetti. ¬ę In nome di Teilhard ¬Ľ si organizzano un po’ dappertutto riunioni, giornate, settimane di studio dove distinti signori rumina ¬≠ne i soliti discorsi e ostentano quel dubbio ecumenismo ca ¬≠pace di cancellare con qual ¬≠che piroetta ogni contraddi ¬≠zione… Conosciamo gi√† la mu ¬≠sica; non molto tempo fa essa aveva trovato l’espressione pi√Ļ volgare e pi√Ļ falsa in un libro qualunquistico.

Dovunque, poi, in Francia e all’estero, spuntano degli ¬ęami ¬≠ci intimi ¬Ľ del Padre che smer ¬≠ciano i loro incontrollabili ri ¬≠cordi. Come se non bastasse, due ¬ęsorelle nemiche ¬Ľ: il ¬ę Comitato Teilhard ¬Ľ di Pari ¬≠gi e la ¬ę Societ√† Teilhard de Chardin ¬Ľ di Bruxelles vigila ¬≠no con zelo sull’eredit√† spiri ¬≠tuale del Padre.

E’ noto che, in vita, Tei ¬≠lhard de Chardin rischi√≤ di vedere la propria voce soffo ¬≠cata dalle proibizioni della censura romana; oggi, ad ol ¬≠tre dieci anni dalla morte (av ¬≠venuta nel 1955, a New York) Teilhard corre un pericolo al ¬≠trettanto grande: quello cio√® di essere accettato e assimila ¬≠to nel cielo dei santi sansulpiziani come un ¬ę buon catto ¬≠lico ¬Ľ, un moderno Tommaso d’Aquino, precursore di un nuovo tipo di santit√†.

Per fortuna esiste anche una controcorrente che si op ¬≠pone a questo funerale di pri ¬≠ma classe del pensiero di Tei ¬≠lhard; in Francia, Germania, Inghilterra vi sono dei con ¬≠traddittori scientifici, filosofi ¬≠ci e teologici: i pastori protestanti Crespy e Huged√©, un Premio Nobel per la chimica, il professore inglese Medawar, Karl L√∂with (dell’Universit√† di Heidelberg) e molti altri che, con lucidit√†, analizzano e correggono Teilhard de Char ¬≠din. E’ inutile dire che, all’in ¬≠terno delle ¬ę parrocchie ¬Ľ Tei ¬≠lhard, non √® ammessa nessuna critica dell’idolo e che il ¬ę Comitato Teilhard ¬Ľ e i suoi esecutori vigilano con una sorprendente gelosia su tutto ci√≤ che chiamano ¬ę deforma ¬≠zione ¬Ľ del pensiero del Mae ¬≠stro per richiamare all’ordine chi osi avanzare un’interpre ¬≠tazione diversa da quella uf ¬≠ficiale, secondo la quale il Pa ¬≠dre √® un eccellente pensatore ortodosso.

Cercheremo dunque, in que ¬≠sta sede, di chiarire e di giu ¬≠stificare altre possibilit√†, quel ¬≠le che non si limitano al ¬ę s√¨ ¬Ľ o al ¬ę no ¬Ľ, analizzando l’atteg ¬≠giamento di padre Teilhard de Chardin nel corso di diver ¬≠se conversazioni, di lettere e di rapporti di terzi degni di fede. La psicologia del profon ¬≠do ci insegna la prudenza: non ci si pu√≤ pi√Ļ permettere di giudicare un uomo e il suo pensiero come un tutto indivisibile: gli ¬ę strata ¬Ľ di uno psichismo individuale posso ¬≠no coesistere pur essendo con ¬≠traddittori, incrociarsi in pun ¬≠ti drammatici, oppure armo ¬≠nizzarsi a certe condizioni, cio√® omogeneizzarsi, dissol ¬≠versi, almeno teoricamente, in un punto zero che tuttavia non pu√≤ segnare che un arre ¬≠sto momentaneo. Perch√© ogni Materia, ogni Vita, ogni Pen ¬≠siero, crediamo ora di saperlo, non √® possibile se non attra ¬≠verso correnti antagoniste; senza tensione non esiste la vita, il pensiero, l’Evoluzione.

Non √® affatto mia intenzio ¬≠ne scrivere su Teilhard in modo esauriente o delineare un quadro d’insieme come ho fatto nelle mie precedenti biografie e critiche dell’opera teilhardiana. Intendo fare qui solamente una testimonianza molto personale che si potreb ¬≠be intitolare: Esperienze con Teilhard. Come le telecrona ¬≠che che ci conducono all’in ¬≠terno di uno studio, di un la ¬≠boratorio, o di una sala d’ope ¬≠razione, cercher√≤ di mostrare l’immagine del pensatore co ¬≠me mi √® apparsa, con le sue luci e le sue zone d’ombra, il suo coraggio e le sue esitazio ¬≠ni la sua gloria e la sua scon ¬≠fitta. Parler√≤ dei miei contatti con Teilhard e della sua cre ¬≠scente partecipazione ai miei scritti intorno al suo pensie ¬≠ro; perch√© Teilhard ha attiva ¬≠mente cooperato al libro che, dopo la sua morte, doveva formare la sua prima biogra ¬≠fia.

Il lettore sar√† invitato, per cos√¨ dire, a essere il diretto testimone del dialogo di un notevole pensatore con uno scrittore che √® stato degnato della sua paterna amicizia; amicizia, vedremo, che com ¬≠porter√† urti e contraddizioni. Tali discussioni, a volte anche aspre, hanno recentemente spinto alcuni biografi confor ¬≠misti come Claude Cu√©not a scrivere che Teilhard si era allontanato dal proprio bio ¬≠grafo e che la testimonianza di quest’ultimo non aveva va ¬≠lore. Su questi particolari ri ¬≠torneremo pi√Ļ avanti per ret ¬≠tificare in modo utile le in ¬≠formazioni incomplete di Cu√©not e per dimostrare il preci ¬≠so comportamento di Tei ¬≠lhard all’uscita del mio volu ¬≠me L’avenir de Dieu (Pari ¬≠gi, 1950) .

In questo senso, il presente saggio persegue anche un fine apologetico per cui √® necessa ¬≠ria l’utilizzazione di fonti im ¬≠portanti. D’altro canto cerche ¬≠remo di raggruppare intorno ad alcuni soggetti importanti il dialogo Teilhard-Viallet: con ¬≠versazioni orali e scritte che non hanno niente di sistema ¬≠tico.

Il lettore esperto non si aspetter√† delle rivelazioni sen ¬≠sazionali: nel suo insieme, il pensiero di Teilhard, frugato da mani amiche e nemiche, competenti e incompetenti, √® ormai di dominio pubblico: davanti a noi si stende un gi ¬≠gantesco mosaico composto di testi autentici, di lettere, di testimonianze oculari. Parten ¬≠do da questo presupposto la ambizione di queste pagine si limita a voler fornire un con ¬≠tributo limitato, modesto ma vissuto e, per questo, veritie ¬≠ro del ¬ę fenomeno ¬Ľ Teilhard, senza idolatria e senza ironia. Perch√© in questo gesuita tra ¬≠gicamente conteso tra molti linguaggi (quello della Scola ¬≠stica e della scienza evoluzio ¬≠nistica, quello della Chiesa di Trento e delle nuove aspira ¬≠zioni dello spirito), fra peren ¬≠neit√† e relativit√†, fra il Male e la speranza radicale, vi √® qualcosa che supera l’indivi ¬≠dualit√† dell’uomo Pierre Tei ¬≠lhard. In lui si riflette la sen ¬≠sibilit√† di tutta un’epoca; √® per questo che Teilhard de Chardin rappresenta per mol ¬≠ti uomini una parte della loro stessa coscienza, della loro in ¬≠certezza o certezza. E per que ¬≠sto possiamo anche esprime ¬≠re la speranza che ¬ę qualcosa rester√† ¬Ľ, anche quando la marea teilhardiana, oggi al suo massimo livello, avr√† lasciato il posto a un apprezzamento pi√Ļ sfumato e a una critica pi√Ļ giusta.

 

 

Primo contatto

Nel giugno 1946 il padre Teilhard fu autorizzato a rien ¬≠trare dalla Cina in Francia do ¬≠ve si sistem√≤ in una cella del ¬≠la comunit√† dei confratelli gesuiti in via Monsieur 15, a Parigi. Senza conoscerlo, senza nessuna presentazione bus ¬≠sai alla sua porta per dirgli… Sarei molto imbarazzato se dovessi ricordare l’inizio del nostro primo colloquio. Ricor ¬≠do solo la sua calda presenza,’ il dialogo incisivo che entra ¬≠va subito nel cuore delle co ¬≠se, l’espressione giovanile e spesso ironica della bocca, lo sguardo luminoso.

Avevo portato a Teilhard, come presentazione, una co ¬≠pia del mio libro La cuisine du diable, in cui riferivo le mie esperienze di deportato politico della Gestapo. Feci delle domande, esitante all’ini ¬≠zio, poi via via rassicurato. Teilhard prendeva sempre e immediatamente contatto con

i suoi interlocutori, per lo me ¬≠no con quelli che lo interessa ¬≠vano. Pi√Ļ di un quarto di se ¬≠colo ci divideva e, inoltre, da parte sua, un oceano di sape ¬≠re e di esperienza. Cosa signi ¬≠ficava per lui, uomo di scien ¬≠za e teologo, un semplice pro ¬≠fano che, come tanti altri, ar ¬≠rivava spinto dal desiderio di sapere di pi√Ļ e di vedere l’au ¬≠tore del quale conosceva al ¬≠cuni scritti? Ma avvenne il miracolo, e nel corso di quel colloquio, molto pi√Ļ lungo del previsto, Teilhard mi invit√≤ a ritornare quando volevo.

Il contatto era stato avvia ¬≠to e in seguito doveva raffor ¬≠zarsi. Pi√Ļ di una volta ritor ¬≠navo da quelle visite con dei quaderni ciclostilati, opera del Padre, corredati da una ami ¬≠chevole parole di dedica: ¬ę Al mio amico Viallet ¬Ľ, o qual ¬≠cosa di simile. L’interesse che Teilhard mostrava per i miei lavori, per le mie domande, perfino per i miei problemi professionali e personali, era del tutto naturale e nasceva da quello spontaneo atteggiamento di apertura che gli era familiare e di cui alcuni abu ¬≠savano.

A quell’epoca, a partire cio√® dall’autunno 1946, cominciai a parlare pubblicamente di Teilhard. Gi√† nel 1945, proprio alla fine della guerra, avevo avuto l’occasione di esporre le idee dell’¬ę Universo persona ¬≠le ¬Ľ a un gruppo di marxisti e di vecchi partigiani, nel corso di una riunione privata in Boulevard Montmartre, a Pa ¬≠rigi. Mi resi conto allora che l’interpretazione teilhardiana del mondo, della storia e del fenomeno cristiano produce ¬≠va un effetto sconvolgente sul pubblico. Continuai dunque a diffondere con i miei mezzi li ¬≠mitati, e soprattutto con la mia penna, quella che mi ap ¬≠pariva come la ¬ę Buona No ¬≠vella ¬Ľ del nostro tempo.

All’inizio del giugno 1947, il Padre venne colpito da un at ¬≠tacco cardiaco, che lo inchio ¬≠d√≤ su un letto d’ospedale. Ver ¬≠so la fine di luglio cominci√≤ una lunga convalescenza in una clinica di Germain-en-Laye, alla periferia di Pari ¬≠gi. E l√† ricevette una mia let ¬≠tera accompagnata da un arti ¬≠colo, ¬ę Il Cristo dell’Evoluzione ¬Ľ, che avevo pubblicato in Germania. Il Padre mi rispo ¬≠se subito con una lettera scrit ¬≠ta di suo pugno in cui diceva:

¬ę Caro amico,

grazie della vostra lettera e del vostro ‚ÄĚaudace‚ÄĚ articolo Christus der Evolution, di cui vi ringrazio. Ma, come vi rac ¬≠conter√≤, √® necessario che, per qualche tempo, io lavori pi√Ļ in ombra. Il mio Ordine ha paura che mi cada addosso qualche fulmine. E mi si rac ¬≠comanda severamente eli non provocare nulla.

Questo non mi impedisce di pensare che, nell’insieme, il varco √® stato aperto… ¬Ľ.

Quel che soprattutto ci col ­pisce è la posizione di Tei ­lhard di fronte alla propaga ­zione delle sue idee.

Avete dato le migliori armi proprio a quelli che cercano di ¬ę attaccar briga ¬Ľ con me

Da una parte, dunque, un co ¬≠raggio intellettuale senza di ¬≠fetto, una vera audacia (nel caso presente √® meno audace l’esposto giornalistico che non le idee a cui si ispira. L’auto ¬≠re: un laico, scrittore indi- pendente, non rischiava mol ¬≠to, mentre il vero promotore era un padre gesuita costan ¬≠temente minacciato di severi provvedimenti. E si intuisce la gioia segreta di Teilhard ogni volta che vedeva le sue idee venire a galla…). Ma in ¬≠sieme vi si scorge anche la preoccupazione per le possibi ¬≠li conseguenze. Pi√Ļ volte il Pa ¬≠dre si lasciava sfuggire frasi come: ¬ę Voi avete la fortuna di poter parlare e scrivere li ¬≠beramente… se fossi al vostro posto… ¬Ľ. Nella sua lettera, d’altronde, egli fa una netta distinzione fra il suo Ordine e l’autorit√† ecclesiastica roma ¬≠na. A Roma, al tempo di Tei ¬≠lhard, regna Pio XII, l’auto ¬≠re della Humani generis. Fra il suo ¬ę universo ¬Ľ e quello di Teilhard non vi √® contraddi ¬≠zione, ma incompatibilit√†. L’Ordine invece, pi√Ļ aperto, cerca di preservare il figlio turbolento e di proteggerlo. Un atteggiamento che non muter√† neanche alla morte del Padre. Dopo la pubblica ¬≠zione postuma del Fenomeno umano, La civilt√† Cattolica pubblic√≤ un articolo di critica violenta firmato dal padre Bosio; quando chiesi a un mem ¬≠bro della redazione, il padre T., perch√© la rivista aveva am ¬≠messo un linguaggio cos√¨ vio ¬≠lento, il confratello di Teilhard mi rispose con un leggero sor ¬≠riso: ¬ę Per salvarlo dall’indi ¬≠ce ¬Ľ.

In questa risposta vi √® tut ¬≠to il clima dell’epoca (siamo ancora prima del Vaticano II!): una sorda minaccia, sem ¬≠pre presente, sorveglia ogni parola, ogni gesto di Teilhard; la Santa Gestapo romana, diremmo. Una certa zona psichi ¬≠ca del Padre, che per s√© √® un uomo ottimista, allegro, perfi ¬≠no violento (l’abbiamo altra volta caratterizzato come un ¬ę nomade aggressivo ¬Ľ in ter ¬≠mini psicoanalitici) √® stata traumatizzata. Come spiegare altrimenti il suo comporta ¬≠mento in certe occasioni √Ę‚ÄĒ contraddittorio, senza corag ¬≠gio, infedele alle proprie pa ¬≠role e agli amici √Ę‚ÄĒ se non col fatto che Teilhard era inte ¬≠riormente straziato, che agiva anzitutto non come uomo ma come uomo-di-Chiesa, condi ¬≠zionato e incapace di supera ¬≠re le proprie inibizioni? Cite ¬≠remo due casi tipici per capi ¬≠re e far capire alcune contrad ¬≠dizioni caratteriali insormon ¬≠tabili: la reazione di Teilhard di fronte a un articolo da noi pubblicato su La Gazette des Lettres e, prima ancora, la questione del saggio L’avenir de Dieu.

Uno dei miei primi articoli apparsi in Francia su padre Teilhard de Chardin fu pub ¬≠blicato da La Gazette des Let ¬≠tres a Parigi, nell’autunno 1950. Il redattore capo, Robert Kanters, aveva, in buona fede, aggiunto al nome del Padre che figurava nel titolo l’anno ¬≠tazione: ¬ę un teologo clande ¬≠stino ¬Ľ.

Alcuni giorni dopo la pub ­blicazione ricevetti da Tei ­lhard una lettera di protesta piuttosto esplosiva. Eccola:

 

26 ottobre, 50

Caro amico,

In tutta amicizia, consenti ¬≠temi di stupirmi dell’articolo che avete appena pubblicato su La Gazette des Lettres.

L’intonazione, il tono, sono molto gentili. La cosa √® molto ben pensata.

Ma come avete fatto a non accorgervi che: 1) trattarmi da teologo e da clandestino; 2) e ancor pi√Ļ allegare una bibliografia, e perfino la data dei miei ultimi saggi, signifi ¬≠cava dare a quelli che cerca ¬≠no d√¨ ¬ę attaccar briga ¬Ľ con me proprio le armi di cui han bisogno!

Finora nessuna reazione. Ma se succede una grana, sie ¬≠te voi che l’avete provocata.

Aspettiamo. Non c’√® niente da fare ora per rimediare. Ma non ricominciate!

Molto cordialmente lo stes ­so. Vedo la buona intenzione, non dubitate.

Teilhard de Chardin

Pubblichiamo questo testo perch√© √® significativo. Da un lato ci troviamo di fronte a un uomo che instancabilmente prende la parola in riunioni e incontri, che nella sua cella di via Monsieur redige testi in ¬≠cendiari, che √Ę‚ÄĒ sia personal ¬≠mente sia tramite la segreta ¬≠ria, Jeanne Mortier √Ę‚ÄĒ diffon ¬≠de i suoi quaderni ¬ę clandesti ¬≠ni ¬Ľ, dove non mancano affer ¬≠mazioni del tipo: ¬ę Basta che una sola volta la luce si faccia strada, che non potr√† pi√Ļ spe ¬≠gnersi… ¬Ľ. D’altro lato, invece, un brusco retrocedere, un ti ¬≠mor panico di fronte alle ine ¬≠vitabili conseguenze, la pau ¬≠ra che l’attivit√† di questa ¬ę Chiesa nella Chiesa ¬Ľ fosse conosciuta e che ci√≤ compor ¬≠tasse per l’istigatore delle mi ¬≠sure disciplinari…

Ho avuto un giorno la fran ¬≠chezza di dire al Padre: ¬ę Voi aprite una finestra e poi avete paura della corrente d’aria… ¬Ľ. Oggi, a distanza di tempo, e tuttavia senza mini ¬≠mizzare la gravit√† della cosa, possiamo meglio spiegare quel gesto di difesa; non solo con il condizionamento di cui ab ¬≠biamo parlato, ma anche con una curiosa incoscienza e in ¬≠genuit√† proprie a Teilhard. Uno dei suoi confratelli rac ¬≠conta a questo proposito delle storie incredibili (Pierre Le ¬≠roy, Pierre Teilhard de Char ¬≠din tel que je l’ai connu, Plon, Parigi 1958). Pare che il no ¬≠stro pensatore non si rendes ¬≠se sempre conto delle reazio ¬≠ni a catena che la sua dottrina poteva suscitare sull’insieme della sua Chiesa. Un giorno, glielo feci notare: ¬ę Padre mio, avete riflettuto al fatto che le vostre idee, una vol ¬≠ta ammesse, significherebbe ¬≠ro un cambiamento radicale della struttura della religione, della funzione della Chiesa, dei riti, di tutto insomma? ¬Ľ.

La risposta, data con una sincera intonazione di sorpre ­sa, fu:

¬ę Finora non ci ho mai pen ¬≠sato ¬Ľ.

 

 (Traduzione di Silvana Carpi)

 

 


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