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LETTERATURA: I MAESTRI: Apollinaire tra erotismo e religione

16 Febbraio 2014

di Lorenzo Bocchi
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, gioved√¨ 30 ottobre 1969]

Parigi, ottobre.

¬ę C’era una volpe che aveva sete. Si avvicin√≤ a una fonta ¬≠na… ¬Ľ. Il foglio di quaderno a larghe righe √® ingiallito, la scrittura molto infantile, le can ¬≠cellature frequenti. Si trova nella prima sala dell’esposizio ¬≠ne Apollinaire, inaugurata ieri alla Biblioteca nazionale di Parigi. E’ un compito d’italiano del futuro poeta, fatto nel 1885 a Bologna, dove sua madre si era trasferita lasciando Roma. L’autore del Po√®te assassin√© ha imparato la nostra lingua prima di quella francese. A quel tempo risale anche la fotogra ¬≠fia del piccolo Guillaume in compagnia del fratello minore Albert, scattata nello studio del bolognese Roberto Peli. In una altra sala c’√® la cartolina po ¬≠stale inviata il 22 febbraio 1918 a Raimondi, nella quale Apol ¬≠linaire rievoca la sua infanzia a Bologna. Se esistesse ancora un dubbio sulla paternit√† del poeta, la fotografia dell’abate generale dei benedettini don Romaric, fratello del padre pre ¬≠sunto di Apollinaire, bastereb ¬≠be ad eliminarlo, tanto sor ¬≠prendente √® la somiglianza tra zio e nipote.

La prima sala dell’esposizio ¬≠ne (che celebra il cinquante ¬≠nario della morte con un anno di ritardo a causa dei fatti del maggio 1968) riunisce tutte le prove dell’ascendenza per tre quarti italiana del poeta nato il 26 agosto 1880 a Roma. Sua madre Angelica apparteneva a una nobile famiglia polacca. Il nonno paterno, Michel Apolli ¬≠naire Kostrowitzky, ex-capitano dell’esercito russo rifugiato a Roma, era stato nominato ca ¬≠meriere di cappa e spada da Pio IX. La nonna paterna era italiana, Giuliana Floriani. Al ¬≠levata nel convento del Sacro Cuore a Santa Trinit√† dei Mon ¬≠ti, Angelica, di carattere diffi ¬≠cile e di temperamento esube ¬≠rante, non fu un’allieva esem ¬≠plare e il padre dovette ripren ¬≠dersela su richiesta della ma ¬≠dre superiora. Stava cercando ¬≠le un marito quando la venti ¬≠duenne Angelica conobbe in un ricevimento Francesco Flugi di Aspermont, discendente di una famiglia originaria del canton dei Grigioni, bene accolto negli ambienti vaticani per il rifiu ¬≠to di servire il nuovo re d’Ita ¬≠lia (era stato capitano di Fe ¬≠derico II e di Francesco I di Napoli). Il quarantenne Fran ¬≠cesco fece una grande impres ¬≠sione sulla giovane, che fugg√¨ da Roma con lui. La relazione fu tempestosa e d’Aspermont, che non spos√≤ l’amante, scom ¬≠parve nel 1884.

Fu una levatrice a denuncia ¬≠re la nascita allo stato civile, precisando che la madre desi ¬≠derava mantenere l’anonimato. Il piccolo venne registrato co ¬≠me Guglielmo Alberto Dulcini.

Un mese dopo, il 26 settembre, Angelica lo present√≤ al fonte battesimale come proprio figlio: Guillaume Apollinaire Kostro ¬≠witzky. Angelica amava molto il gioco. Frequentava i casin√≤; gettoni e amicizia le procura ¬≠vano di che vivere. Nel 1887 si trasfer√¨ a Montecarlo con i due figli. Guillaume fu ammesso nel locale collegio Saint Char ¬≠les, probabilmente per racco ¬≠mandazione dello zio don Ro ¬≠maric che vegliava da lontano sui nipoti non riconosciuti. Do ¬≠po un breve passaggio al liceo di Nizza, Guillaume nel 1899 si trasfer√¨ con la madre e il fra ¬≠tello a Parigi, dove divent√≤ ben presto il flaneur des deux rives. Angelica, l’avventuriera erran ¬≠te che un giorno era sfata espulsa dal casin√≤ di Monte ¬≠carlo come femme l√©g√®re, non capir√† mai il talento dei figlio e gli rimproverer√† sempre le sue amicizie. Gli sopravvivr√† di pochi mesi.

Il figlio naturale fu un col ¬≠legiale molto pio e il fatto che abbia conservato fino alla morte tanti oggetti di devozione prova un sorprendente dualismo in colui che, parallelamen ¬≠te alla sua opera ufficiale, ha tanto fatto per la letteratura erotica, la sua e quella degli altri, com’√® documentato da una vasta vetrina dell’esposi ¬≠zione. Nel 1907 Apollinaire, per sbarcare il lunario, aveva accettato un posto di segretario di redazione alle edizioni Briffaut, specializzate in pubblica ¬≠zioni galanti. Redasse le prefa ¬≠zioni di una ventina di opere libertine (Aretino, Giorgio Baf ¬≠fo, Sade, Mirabeau eccetera) e, siccome doveva recarsi frequen ¬≠temente alla biblioteca nazionale per documentarsi, prepar√≤ per questa il catalogo dei libri del suo ¬ę inferno ¬Ľ.

I trentotto anni dell’esisten ¬≠za di Apollinaire sono illustrati da seicento documenti, molti dei quali mai esposti perch√© appar ¬≠tenenti all’importante donazio ¬≠ne fatta dalla vedova, morta recentemente. Impressionante la galleria delle sue poesie (per fortuna l’autore ne aveva ri ¬≠copiate parecchie). Linda Mo ¬≠lina Da Silva, alla quale invi√≤, senza risultato, versi infuoca ¬≠ti; Annie Playden (la gover ¬≠nante inglese della contessina di Mihau affidata alle sue cu ¬≠re di precettore) amata duran ¬≠te il soggiorno in Renania e che fugg√¨ negli Stati Uniti per rompere definitivamente con l’innamorato troppo focoso (√® lei la Lorelei della Chanson du mal aim√©); Yvonne D’Albeyron; Marie Laurencin, l’ispira ¬≠trice del “Pont Mirabeau” che gli present√≤ Picasso e lo ri ¬≠cambi√≤ per cinque anni di pas ¬≠sione tempestosa; la contessa Louise de Coligny Chatillon, al ¬≠la quale invi√≤ alcune fra le pi√Ļ belle poesie e le duecentoventi ¬ę lettere a Lou ¬Ľ ; Madeleine P√†g√©s, incontrata sul treno, che per diciotto mesi, quasi tutti i giorni, riceve da lui lettere e poesie; e infine Jaqueline Kolb che egli spos√≤ il 12 maggio 1918, testimoni Pi ¬≠casso, Vollard e Descaves.

Ancor pi√Ļ impressionante la galleria degli amici. Apollinaire amava tutto quello che era nuovo, il suo ideale artistico era l’invenzione e il suo tempo fu veramente ricco in creazioni. L’esposizione contiene di che fare un museo della pittura dal 1900 al 1918: Picasso, Braque, Marcoussis, Matisse, Modigliani Vlaminck, Villon, Severini, Bissi√®re, Chagall, Picabia, Derain, Dunoyer d√© Segonzac, Marie Laurencin, Survage, Robert e Sonia Delaunay, Juan Gris, Gleizes, Duchamp, il doganie ¬≠re Rousseau (con Le po√®te et sa muse, prestato dal museo di Basilea) e De Chirico (con il Portrait pr√©monitoire del ’14 che recava un semicerchio bianco attorno al punto esatto del ¬≠la ferita alla testa di due anni dopo).

Viaggio minuzioso attraverso la vita e l’opera di Apollinaire, con diverse ¬ę tappe ¬Ľ italiane: le lettere di Marinetti, le ¬ę Pa ¬≠role in libert√† ¬Ľ con dedica del ¬≠l’inventore del futurismo, i nu ¬≠meri di ¬ę Lacerba ¬Ľ sui quali Soffici pubblic√≤ sue poesie, una lettera di De Chirico, ¬ę L’uo ¬≠mo finito ¬Ľ con dedica di Papini, la poesia per la signora Tittoni, moglie dell’ambascia ¬≠tore d’Italia e capo-infermiera dell’ospedale italiano di Parigi dove il poeta fu ricoverato do ¬≠po la ferita al fronte. Nell’ul ¬≠tima sala √® stato ricostruito l’angolo della soffitta dell’ap ¬≠partamento al 202 di Boulevard Saint Germain, dove Apollinai ¬≠re mor√¨ falciato dalla ¬ę spagno ¬≠la ¬Ľ, il 9 novembre 1918, due giorni prima dell’armistizio. Al sangue del poeta fanno pensa ¬≠re l’elmetto traforato da una pallottola e il numero del Mercure de France che Apollinaire stava leggendo quando rimase ferito, il 9 marzo 1916: le pagi ¬≠ne 374 e 375 ne rimasero macchiate. Tre giorni prima gli era stata finalmente concessa la nazionalit√† francese. Uno dei pi√Ļ grandi poeti di Francia √® stato francese poco pi√Ļ di due anni.


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Bart