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LETTERATURA: I MAESTRI: Arrigo Benedetti. Paura di che? Paura del conformismo

22 Agosto 2015

di Manlio Cancogni
[da ‚ÄúLa fiera letteraria‚ÄĚ, numero 36, gioved√¨, 5 settembre 1968]

Cancogni – Nei tuoi articoli, prima sull’Espresso, oggi su Panorama, tu insisti su un tema: il conformismo.

 

Benedetti – Mi pare che sia il deno ¬≠minatore comune dei pi√Ļ disparati fe ¬≠nomeni, politici, letterari, culturali. Agisce come una tentazione alla quale si resiste fiaccamente.

 

Cancogni РCome si manifesta que ­sta tentazione fra gli intellettuali?

 

Benedetti – In vari modi. Uno, il pi√Ļ strano e pericoloso, √® la tendenza ad andare d’accordo con tutti. Mi spiego: l’intellettuale non fa in tempo a farsi una convinzione su un certo problema che subito √® attratto dalla tesi oppo ¬≠sta.

 

Cancogni – Potrebbe essere effetto di un salutare istinto dialettico.

 

Benedetti – Volendo essere ottimisti, s√¨. Ma in pratica √® proprio il contrario. La dialettica nasce da vigorose opposi ¬≠zioni. Nel caso cui ho accennato l’at ¬≠trazione verso la tesi opposta si tra ¬≠muta quasi subito in adesione.

 

Cancogni РPotrebbe essere un lode ­vole segno di modestia.

 

Benedetti РNon scherziamo; non si fa cultura né storia con la modestia e la rinuncia.

 

Cancogni РSe vuoi che ciascuno re ­sti fermo nei suoi princìpi, ammirerai gli intellettuali di destra. Quella è gen ­te ostinata, irriducibile.

 

Benedetti РLa tua osservazione è provocatoria. Gli intellettuali di destra non esistono. Sono individui fuori del ­la realtà. Sono residui storici.

 

Cancogni – Per√≤, non negarlo, sono pi√Ļ indipendenti.

 

Benedetti – Destra e sinistra sono af ¬≠fermazioni approssimative adatte all’e ¬≠poca aurea del parlamentarismo. Que ¬≠sto, in Europa. Oggi non significano nulla. La destra culturalmente non esiste; √® scomparsa con Hitler e Mussolini. Oggi, siamo tutti figli del ¬≠la opposizione di ieri, e in questo sen ¬≠so abbiamo una comune origine progressistica, diffidiamo dello spirito conservatore, del quale abbiamo visto i frutti catastrofici. Ma non ci artico ¬≠liamo, non vogliamo arrenderci a una verit√†: che esiste una sinistra diventa ¬≠ta conservatrice, reazionaria, in una parola autocratica, e che esiste un’altra sinistra, piena di esigenze liberali, la quale per√≤ non vuole ammettere che i suoi ex-compagni di strada siano di ¬≠ventati autocratici.

 

Cancogni – Quali sono i pericoli che corre la ¬ę sinistra ¬Ľ nel suo insieme? Da un lato mi sembra che ci sia lo schieramento autoritario dei Paesi co ¬≠munisti. E dall’altro?

 

Benedetti – L’altra sinistra, quella a cui apparteniamo, corre il rischio del ¬≠la stupidit√† o almeno d’una colpevole incertezza.

 

Cancogni РE secondo te quando è nata negli intellettuali liberi questa incertezza che li spinge gli uni nelle braccia degli altri? E innanzi tutto: il fenomeno è solo italiano?

 

Benedetti – Direi di no. Credo sia universale. In Italia forse √® particolar ¬≠mente accentuato. Se vuoi una data potremmo fare quella dell’8 settembre ’43. Da allora si √® vissuti, nella cultu ¬≠ra, su di un mito: il mito formatosi du ¬≠rante la guerra di Spagna, quando gran parte dell’arte e della cultura eu ¬≠ropea si trov√≤ a combattere un’impor ¬≠tante battaglia, la battaglia contro il fascismo, in maniera unitaria. Si ebbe allora un fronte di sinistra.

 

Cancogni – Pas d’ennemi √† gauche…

 

Benedetti – Il motto dei radicali francesi divent√≤ allora, in tutta l’Eu ¬≠ropa, un orientamento effettivo. E non mancava la giustificazione. Si lottava contro una mostruosit√†, l’hitlerismo, la cui vittoria avrebbe segnato la mor ¬≠te di tutti noi. Fu un fronte unito per la difesa.

 

Cancogni – Ma tu hai parlato di mito. Si trattava dunque di un’unit√† in su ¬≠perficie. Dov’era l’equivoco?

 

Benedetti – Questa unit√† al fondo non c’era. Anzi non c’√® mai stata; gi√† al tempo della guerra di Spagna era possibile accorgersene. Fu dunque una finzione; utile, in un primo tempo (perch√© permise ad esempio la resi ¬≠stenza), ma pur sempre una finzione, di cui oggi si sconta il passivo.

 

Cancogni – Lasciamo perdere il pas ¬≠sato. Saltiamo questi ultimi trent’anni. Vediamo come stanno le cose oggi.

 

Benedetti – E’ presto detto. Nell’am ¬≠bito democratico √® finito ogni gusto dialettico. Prendi il novanta per cento degli intellettuali italiani (esclusa la destra che, ripeto, √® fuori gioco), ebbe ¬≠ne, se li ascolti hai l’impressione che siano vittime di una visione statica: da una parte un enorme mondo fasci ¬≠sta, capeggiato dagli Stati Uniti, con Johnson al posto di Hitler, e dall’altro il mondo della libert√†, con l’URSS, la Cina, Nasser, Castro eccetera.

Magari non arrivano a giurare che questa libert√† sia gi√† realizzata, ma che sia assicurata per un prossimo do ¬≠mani, s√¨. Un mondo in marcia verso la libert√†. In questo modo gli intellettua ¬≠li, la quasi totalit√†, compiono un atto di fede. Dire che l’Occidente e il fasci ¬≠smo sono la stessa cosa e che il mondo comunista vada necessariamente verso la libert√†, non ha nulla a che vedere con la ragione, col senso critico, col giudizio storico. E’ un puro atto di fede.

 

Cancogni – Dammi un esempio con ¬≠creto, di come questa disposizione fideistica agisca sull’intellettuale.

 

Benedetti – X va in Russia…

 

Cancogni РPerché lo chiami X? Non potresti fare il nome?

 

Benedetti – Pi√Ļ avanti far√≤ i nomi. Questo √® un esempio tipo. Dunque X va in Russia. Torna sotto l’influenza delle impressioni ricevute. Parlando con lui lo trovi disposto ad ammettere che quanto scrive Solzenitsin nell’Ulti ¬≠mo cerchio √® vero ieri come oggi. Poi scrive. E nei suoi scritti non trovi pi√Ļ traccia di quanto diceva. Ti pare che scrivendo il suo sforzo non sia di rife ¬≠rire le sue impressioni, ma di smentir ¬≠le, cancellarle, distruggendo nello stes ¬≠so tempo la sua individualit√†. E in de ¬≠finitiva che cosa ne risulta? La dimo ¬≠strazione che quello √® un mondo libero.

 

Cancogni – Mi sembri ottimista. In realt√† l’intellettuale di cui parli, X, non √® capace di impressioni individua ¬≠li. Il carattere saliente di X consiste proprio nella sua incapacit√† di vedere, di reagire. Non vede la realt√†, la pensa attraverso degli schemi preconcetti. In lui c’√® come una censura preventi ¬≠va che non gli fa vedere ci√≤ che con ¬≠traddirebbe le sue idee. Comunque una cosa √® certa: √® preoccupato, ha paura, scrivendo, di dispiacere ai suoi amici di sinistra. Il pas d’ennemi √† gauche agisce ancora…

 

Benedetti – Ma dimentica che Gide in Retour de l’URSS fu apertamente critico. Gide reag√¨ alla realt√† incontra ¬≠ta nel suo viaggio. Bene o male non importa; ma reag√¨, non rinunci√≤ a se stesso.

Abbiamo visto il caso dell’intellettuale in Russia. Lo stesso fenomeno si ripete quando va negli Stati Uniti. Ve ¬≠de solo ci√≤ che fa comodo alla sua tesi. (Stati Uniti uguale fascismo) nulla di quanto sta a provare la libert√† di cui godono gli americani, il dinamismo di quella societ√†. Si dice semmai che quelle libert√† sono un’astuzia del fa ¬≠scismo…

 

Cancogni РIn sostanza ripete le tesi sostenute molti anni fa dai propagan ­disti comunisti.

 

Benedetti – S√¨, l’interpretazione delle libert√† come un’astuzia fascista era una prerogativa dei propagandisti del PC. Oggi non credo che Amendola e Waldeck Rochet o Pajetta si abbando ¬≠nerebbero a sofismi del genere. Li pos ¬≠sono usare in sede di comizio non su un piano culturale. Essi sono molto pi√Ļ liberi. La loro funzione di una vol ¬≠ta, propagandistica, √® stata assunta da ¬≠gli intellettuali.

 

Cancogni – Che cos’√® che li fa agire in questo modo?

 

Benedetti – Il mito sovietico.

 

Cancogni – Non credo.

 

Benedetti – Il mito della forza.

 

Cancogni – Non credo nemmeno ¬Ľ questa ragione. In sostanza gli Stati Uniti sono pi√Ļ forti.

 

Benedetti – S√¨, ma l’URSS √® pi√Ļ vici ¬≠na.

 

Cancogni РNon basta. Non è questa paura la responsabile. Diciamo piutto ­sto che è il mito della storia. La con ­vinzione che la storia vada in quel senso e che il non adeguarsi significhi restarne fuori.

 

Benedetti – Rinascono certi miti dell’altro dopoguerra. Allora gli intellet ¬≠tuali. pur non aderendo ancora al fa ¬≠scismo, s’erano convinti che il mondo borghese, con le sue istituzioni liberali era finito, che aveva storicamente torto. Allora si stabil√¨ il principio del tor ¬≠to a priori. Era un atteggiamento fidei ¬≠stico, generico, astratto come tutti gli atteggiamenti fideistici che rifiutano Un analisi del particolare. Proprio in quegli anni ricordo, Croce irrideva a questo modo di pensare, osservando che il mondo va dove lo portiamo noi, ognuno dando il suo contributo. E invece gli intellettuali si stavano tra ¬≠sformando da attori in timorosi spet ¬≠tatori, una specie di entomologi passivi.

 

Cancogni – In questa rinuncia all’in ¬≠dipendenza attiva, credi che talvolta influisca un interesse pratico, econo ¬≠mico…

 

Benedetti – No, non lo credo affatto. Pu√≤ essere accaduto, ma il motivo √® meno volgare anche se pi√Ļ grave.

 

Cancogni РVediamo degli episodi concreti del comportamento di X. Ma dobbiamo ancora chiamarlo così? Non è meglio fare dei nomi?

 

Benedetti – Certo. Prendiamo ad esempio Calvino. A un certo punto scopre che i premi letterari hanno fat ¬≠to il loro tempo. Lo scopre non dentro di s√©, ma guardando quello che accade fuori, e sentendo il bisogno di ade ¬≠guarvisi. Mi sembrano poi criticabili certe compiaciute disinvolture. Ecco come un amico interpreta l’atteggia ¬≠mento di Calvino: ¬ę Ha fatto bene a lasciare credere che il Premio “Via ¬≠reggio‚ÄĚ gli interessasse, per poi pote ¬≠re rifiutare ¬Ľ. Non so se Calvino abbia fatto un calcolo del genere; fosse ve ¬≠ro, sarebbe vittima di quel leninismo deteriore che purtroppo piace tanto agli intellettuali, e che consiste nel promuovere azioni che sarebbero sleali se non fossero volte ad avvilire la societ√† in cui si vive e che si odia. Lo stesso si dica di Pasolini.

Quando lui parla di industria cultu ¬≠rale, di neocapitalismo questi concetti astratti, che possono essere tutt’al pi√Ļ delle categorie di comodo, diventano come delle figure fisiche, delle persone reali, esterne alla volont√† degli uomi ¬≠ni. che agiscono in maniera autonoma. Il neocapitalismo √® entrato nel salotto Bellonci… cos√¨ come si parlerebbe del commendator tal dei tali. La realt√†, con le sue infinite sfumature, sparisce, si entra in un mondo mitico.

Prendi quel che ha scritto Moravia sull’Espresso, al ritorno dagli Stati Uniti, recentemente. A New York su ¬≠bisce l’incanto dei grattacieli illumina ¬≠ti. Poi nella sotterranea ha impressio ¬≠ni che lo turbano, di contatti, di odori sgradevoli, di folle. Allora decide: nei grattacieli abitano gli attici, nei sotter ¬≠ranei i minoici, raffigurando due razze in conflitto, da cui scaturir√† non sap ¬≠piamo bene cosa. Sembra che non gli venga nemmeno in mente che nei grattacieli e nei sotterranei s’incontra ¬≠no le stesse persone, che spesso l’uomo d’affari americano preferisce pren ¬≠dere il metr√≤ piuttosto che usare l’auto. Che il fattorino che viaggia in metr√≤. sale anche al 40 ¬į piano del Woolworth o del Chrysler.

 

Cancogni РChe cosa vorrebbe dimo ­strare?

 

Benedetti РChe la vita americana è stilizzata in certe forme che non han ­no possibilità di evoluzione, di ricam ­bio. Si vuol negare a priori la complessità della vita americana.

 

Cancogni – Ecco un altro aspetto della paura degli intellettuali. La pau ¬≠ra iella realt√†. La ¬ę rugueuse realit√© ¬Ľ, √® scomoda; si ha bisogno di immagini semplici, riduttive. Altrimenti si √® ob ¬≠bligati a riflettere a pensare. E’ faticoso.

 

Benedetti – Cos√¨ succedono gli equi ¬≠voci pi√Ļ odiosi, come l’anno scorso quando scoppi√≤ la crisi nel Medio Oriente. Perch√© tanti intellettuali si pronunciarono per Nasser? Perch√© l’URSS era per lui e contro Israele.

 

Cancogni – Attenti per√≤ a non sopra ¬≠valutare troppo il fascino dell’Unione Sovietica oggi.

 

Benedetti – D’accordo, ma la causa prima cronologicamente del conformi ¬≠smo degli intellettuali fu come s’√® det ¬≠to il mito sovietico. Oggi quel mito specifico non agisce pi√Ļ. Ma √® quel mi ¬≠to che oper√≤ la deformazione. E’ da al ¬≠lora che la mente si abitu√≤ a sostituire la vera dialettica cio√® lo scontro conti ¬≠nuo dell’individuo con la realt√†, con una dialettica formale, a priori.

 

Cancogni РOggi semmai il mito è la Cina, o Cuba, o il Terzo Mondo.

 

Benedetti – Diciamo un fantasma. Nessuno nega che esista una serie di problemi che possono essere classifica ¬≠ti, per comodit√†, con l’etichetta del Terzo Mondo. Ci√≤ che impressiona, ne ¬≠gli intellettuali √® il fatto ch’essi pren ¬≠dano un’etichetta alla lettera, scam ¬≠biandola con una realt√†. Per cui non ci sono pi√Ļ differenze fra Paese e Pae ¬≠se, singoli casi concreti. Si dice: il Ter ¬≠zo Mondo. E’ un atto di fede.

 

Cancogni – Conclusione: l’intellettua ¬≠le ha perso il gusto della realt√†.

 

Benedetti – E’ cos√¨. Non a caso si parla di romanzo ideologico, senza ba ¬≠dare alla contraddizione. Romanzo si ¬≠gnifica narrare, rappresentare, dare il senso della vita, delle differenze. L’i ¬≠deologia invece √® di per se stessa stati ¬≠ca, negatrice del vario e del mutevole.

 

Cancogni РMa non vi può essere uno scontro dialettico fra le opposte ideologie?

 

Benedetti – In passato era cos√¨. Ma ecco che oggi sopraggiunge quella ten ¬≠tazione di cui si parlava in principio. Gli avversari sono tentati di trovare i punti d’accordo pi√Ļ che di disaccor ¬≠do. Siamo al dialogo. Ne deriva una specie di corporativismo culturale, col cattolico che smania di’andare a brac ¬≠cetto con l’ateo, il neocapitalista con il socialista, il marxista con lo struttura- lista…

 

Cancogni РQuesto conformismo cul ­turale è una conseguenza di quello po ­litico. O ha una sua origine?

 

Benedetti – E’ finita la vita intellet ¬≠tuale individuale. Oggi c’√® il gusto di vivere in gruppi. Cos√¨ ci si contagia. Roma in questo senso √® un modello. E per completare il quadro ecco gli agi ¬≠tatori che esercitano una specie di ter ¬≠rorismo che toglie a chi ancora ne conservava un poco, il gusto della li ¬≠bert√†. E’ significativo in questo senso l’atteggiamento degli intellettuali di ¬≠fronte alle cosiddette nuove scienze.

 

Cancogni – Perch√© dici ¬ę cosiddette ¬Ľ, con disprezzo?

 

Benedetti – Nessun disprezzo per quelle scienze, sociologia, linguistica, etnologia, antropologia, psicoanalisi ec ¬≠cetera e per i loro studiosi. Critico l’at ¬≠teggiamento degli scrittori nei loro confronti. Ho sempre riconosciuto a Moravia oltre al suo valore d’artista, la generosit√†. E’ un uomo sempre pronto a compromettersi. Ma ora ha assunto una funzione di maestro che lo fa somigliare a una specie di No√®. Ogni tanto No√® metteva il naso fuori dell’Arca (Piove? Non piove? Com’√® il tempo?) pronto ad annunciare la buo ¬≠na novella agli animali che aspettano. Ma fuori c’√® solo un velo fastidioso di pioggia che gli impedisce di vedere i contorni delle cose.

 

Cancogni – Negli ultimi anni ha an ¬≠nunciato varie buone novelle e vari profeti…

 

Benedetti РSì e gli intellettuali, sta ­vo per dire gli animali, hanno preso le loro dottrine come se si trattasse di nuove religioni, nuove metafisiche. Mentre per gli scienziati quelle dottri ­ne sono modi, criteri per capire la realtà, rifiutando di attribuire loro un carattere assoluto, gli intellettuali le prendono volta a volta come concezio ­ni totalitarie del mondo.

 

Cancogni – Agli intellettuali piace la totalit√†, non la parte…

 

Benedetti – Cos√¨ si fraintendono dei maestri come Marx, Freud, Marcuse, rendendoli unilaterali, non vedendo la loro problematicit√†. Un uomo come Levy-Strauss √® un ricercatore, pieno di dubbi, di riserve. Ma gli intellettua ¬≠li s’impadroniscono acriticamente di quelle ricerche, le riducono, le sempli ¬≠ficano, le schematizzano, le strumenta ¬≠lizzano. Si √® perso il gusto del riesa ¬≠me, del ripensamento. Si preferisce so ¬≠stituire uno schema interpretativo con un altro. Se uno schema ci pare invec ¬≠chiato, dopo nemmeno un anno, se ne prende uno nuovo, e cos√¨ via. Le idee non sono pi√Ļ una sublimazione della realt√†, ma un sostitutivo di essa. La realt√† √® odiata. Povero Machiavelli! Che nipoti degeneri! Dov’√® finito il suo gusto quasi plastico delle cose?

Oggi ci si richiama sempre a una concezione generale. Le cose servono tutt’al pi√Ļ come pretesto. E’ la fine del pensiero laico. La realt√† non √® una co ¬≠sa in fieri, di cui siamo responsabili, che contribuiamo a fare; esiste gi√†, fuori di noi, e noi dobbiamo accettar ¬≠la. Cos√¨ si arriva a tutti i compromes ¬≠si, a tutte le abdicazioni, a tutte le vilt√†. Tipico l’atteggiamento degli in ¬≠tellettuali verso la Cecoslovacchia.

 

Cancogni – Come lo definiresti?

 

Benedetti – Vergognoso, non c’√® al ¬≠tra parola. A Praga, gli intellettuali con la loro iniziativa hanno colmato la mancanza dei gruppi promotori di vi ¬≠ta civile che in Occidente sono gli in ¬≠dustriali, i sindacati operai, i partiti, i Parlamenti. E’ stata un’iniziativa grandiosa.

 

Cancogni – Oggi per√≤ il Partito co ¬≠munista italiano condanna l’intervento russo in Cecoslovacchia. Gli scrittori che faranno?

 

Benedetti – Non so quali riflessi avr√† la critica del PCI. Anche se adottassero un atteggiamento criti ¬≠co, √® grave che gli intellettuali italiani non abbiano mai espresso la loro solidariet√† verso l’unione degli scritto ¬≠ri cecoslovacchi. Oggi, √® tardi. Gli in ¬≠tellettuali italiani non si sono neanche accorti che il congresso degli scrittori cechi del giugno 1967 ha prodotto una rivoluzione perch√© ha trovato consen ¬≠zienti gli operai. Quando Novotny, pri ¬≠ma di essere mandato via, andava nelle fabbriche e accusava gli scrittori d’es ¬≠sere dei borghesi, gli operai risponde ¬≠vano, nell’autunno ’67: ¬ę Ma sono i no ¬≠stri figli ¬Ľ. E non lo dicevano solo per ¬≠ch√© la maggior parte degli intellettuali cecoslovacchi sono usciti da famiglie operaie ma perch√© gli operai si rende ¬≠vano conto del fallimento del marxi ¬≠smo-leninismo che ha trasformato uno dei Paesi industriali pi√Ļ progrediti del mondo in un Paese miserabile dove esiste un certo tipo di alienazione, tan ¬≠to per usare una parola che la sinistra salottiera italiana usa volentieri: l’alie ¬≠nazione per inefficienza. Fabbriche in ¬≠vecchiate, case costruite da poco tem ¬≠po e gi√† in rovina, coabitazione, in ¬≠somma una miseria che rende Praga triste. Come rivincita su questa condi ¬≠zione, una vivacit√† intellettuale incre ¬≠dibile: a Praga c’√® qualcosa che fa ve ¬≠nire in mente non via Veneto, piazza del Popolo o il Boulevard St. Germain, ma Tel Aviv e New York. Fantasia, cultura, spregiudicatezza: questo √® quanto i brutali eserciti ora hanno tentato di distruggere: questo era ci√≤ che temevano i russi, e si badi bene i russi lo temono non da oggi, ma da se ¬≠coli.

 

Cancogni РMi accorgo che dici sem ­pre Russia e non Unione Sovietica. Perché?

 

Benedetti – E’ naturale. Non stiamo a discutere se in Russia vi sia un nuovo fascismo; fatto √® che vi √® un nuovo au ¬≠toritarismo. Tutti i Paesi oggi sono ri ¬≠cattati dal loro passato. I francesi so ¬≠no vittime della spocchia nazionalista; il nazionalismo l’hanno inventato loro, no? Noi dello spirito curialesco che non rovina solo il cattolicesimo politi ¬≠co; anzi, fa vittime in tutti i partiti. Forse, in America non c’√® un ritorno di brutalit√† ottocentesca? Certi roman ¬≠zi che ho letto per caso, dopo il mio viaggio in Cecoslovacchia nell’aprile scorso, mi hanno fatto capire la costan ¬≠za quasi ossessiva di talune tendenze. Ho riletto il Processo in cui √® lo spiri ¬≠to burocratico dei Paesi asburgici, ho riletto anche il Castello che rende l’an ¬≠goscia che l’autorit√† diffonde appena diventa astratta. Il caso ha voluto che leggessi anche L’Uomo di Kiev di Malamud, nel quale un ebreo americano riprende un mostruoso caso giudizia ¬≠rio del secolo scorso. Il tema √® quello d’una accusa di delitto rituale. Mi ha colpito un fatto: nella Russia zarista lo spirito autoritario incombe sull’individuo in maniera gratuita. Nel ro ¬≠manzo di Malamud quando il secondi ¬≠no s’accorge che il carcerato legge i frammenti di giornale che gli ha porto per un bisogno corporale, gli proibisce subito di farlo. Non c’√® scampo: quei pezzi di carta non debbono essere let ¬≠ti, e non se ne d√† la ragione. Poi ho letto lo straziante II primo cerchio di Solzenitsin. Non so dire se abbia un va ¬≠lore letterario. Sarebbe come doman ¬≠dare se lo straordinario Vaculik che nel giugno del 1967 dette il via alla ri ¬≠voluzione a Praga sia un buon scritto ¬≠re. Comunque, √® apprezzabile il suo gusto per la realt√†, il suo stile piano.

 

Cancogni – Cosa ti ha colpito di pi√Ļ nel romanzo?

 

Benedetti – La costante tendenza rus ¬≠sa a rivedere il passato per cogliere il dolore che non. era lecito avvertire quando le cause erano presenti. E il generico spiritualismo che porta alla rassegnazione. I protagonisti del ro ¬≠manzo, per quanto ridotti allo stremo dai loro persecutori inumani e assur ¬≠di, come quelli che un secolo prima opprimevano l’ebreo protagonista del romanzo di Malamud, trovano un an ¬≠golo di libert√† nel proprio animo. Se ne accontentano, quasi ne godono.

 

Cancogni РPensi che la materia di Solzenitsin sia caratteristica di un pe ­riodo quello di Stalin?

 

Benedetti – Purtroppo no. Il caso pre ¬≠so in considerazione da Malamud, e l’altro degli scienziati ridotti in ignobi ¬≠le schiavit√Ļ, provano quanto sia forte in Russia la tradizione di prepotenza governativa contro l’individuo. E’ una corsa tra l’autorit√† e la persona singo ¬≠la. Quella incrudelisce, questa evade, cerca di sperare, poi scopre che porge ¬≠re l’altra guancia contiene un compen ¬≠so. Il cristianesimo permea la Russia ed √® causa di rassegnazione; quasi si direbbe che coltivando in s√© alcuni elementi evangelici, i russi eccitino i prepotenti a commettere i loro sopru ¬≠si. In Occidente lo spirito evangelico ha avuto un’evoluzione differente, e solo in alcuni momenti della storia ha insegnato a sopportare. A questo pun ¬≠to devo aggiungere che ho letto anche un altro libro Le armate della notte di Mailer, in cui √® la cronaca del tentati ¬≠vo di occupare il Pentagono nell’au ¬≠tunno del ’67. Ebbene, mai la sinistra americana aveva compilato un libro tanto patriottico. Vi si respira un sen ¬≠so di libert√†. E’ vero: i poliziotti pic ¬≠chiano crudelmente, per√≤ non in modo diverso di come si picchi a Parigi o a Roma; magari, c’√® una buona dose di vergognoso sadismo, e c’√® la rabbia di chi non capisce che un americano possa rifiutare di andare a combattere nel Vietnam, per√≤ ci sono i cartelli con in ¬≠sulti a Johnson. Che cosa meraviglio ¬≠sa: te li immagini gli stessi cartelli da ¬≠vanti al Quirinale quando c’era Gron ¬≠chi. Eppure l’Italia era insorta contro Tambroni, sua creatura. In America c’√® violenza √® vero, e gli americani hanno ragione di protestare; ma c’√® la libert√† e un uomo resta un uomo. Non ci vengano a dire gli sciocchi che √® una astuzia del sistema, magari ag ¬≠giungendo che l’invasione della Ceco ¬≠slovacchia √® solo un neo in un sistema perfetto.

 

Cancogni – Forse per invidia, veden ¬≠do dei colleghi che, contrariamente a quanto accade da noi, hanno un’inizia ¬≠tiva politica, esercitano un peso nella vita pubblica…

 

Benedetti – … Si potrebbe dire che non l’hanno fatto per la loro soggezio ¬≠ne al mito sovietico.

 

Cancogni РQuesto poteva essere ve ­ro ieri. Ma oggi?

 

Benedetti РQuindi tu stesso ammet ­ti che avevano una buona occasione per criticare lo spirito autocratico rus ­so, magari in nome del maoismo o del ­lo spirito libertario.

 

Cancogni – Invece non l’hanno fatto.

 

Benedetti – Perch√© la Cecoslovacchia non √® un mito come Cuba o il Viet ¬≠nam che s’accettano emotivamente senza esercitare lo spirito critico. La Cecoslovacchia √® reale. E’ un caldero ¬≠ne dove si bruciano tutti i pregiudizi, che ci obbliga a pensare, ad assumere responsabilit√†, a superare il luogo co ¬≠mune della propaganda comunista per il quale chi non √®, in ogni occasione, con la Russia √® un fascista.

 

Cancogni – Hai detto, pensare, assu ¬≠mere responsabilit√†. Ma √® proprio di questo che l’intellettuale ha pi√Ļ paura.

 

Benedetti – La paura di passare per fascista mettendosi contro la Russia, √® stato il motivo principale per cui gran parte dell’intellettualit√† italiana fu colpita da una specie di paralisi, l’an ¬≠no scorso, al momento dell’aggres ¬≠sione araba contro Israele.

 

Cancogni РUna paura che faceva ac ­cettare a molti come democratico un regime assolutamente fascista come quello di Nasser.

 

Benedetti – Ma Nasser √® alleato del- l’URSS. Si va sempre per distinzioni schematiche, astratte. Le astrazioni sono comode. E’ la realt√† che non pia ¬≠ce. Perch√© √® contraddittoria, perch√© non d√† risposte assolute, perch√© √® dif ¬≠ficile da capirsi. Quanto accadeva in Cecoslovacchia faceva capire alla sini ¬≠stra intellettuale che non siamo pi√Ļ nel ’36, e nemmeno nel ’43, ma nel 1968 e oltre. E anche questo non piace. Co ¬≠me non piace ai generali rendersi con ¬≠to che i loro piani studiati un tempo non sono pi√Ļ buoni per il presente.

 

Cancogni – E’ vero, gli intellettuali sono come i generali; vanno in guerra sempre con le armi del passato.


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Bart