di Redazione (Manlio Cancogni)
[da “La fiera letteraria”, numero 48, giovedì 30 novembre 1967]
Arrigo Benedetti aspetta da Mon dadori le bozze del nuovo roman zo Il ballo angelico. Come nel Passo dei Longobardi e ne L’esplosione il racconto è materiato di storia. Un ar tista, scoppiata la prima guerra mon diale crede di potersi appartare. Per egoismo? Perché giudica assurdo che Vienna e Parigi, capitali della sua cul tura musicale siano in conflitto? Gli eventi si fanno sentire crudelmente; isolarsi è impossibile. Nella boscosa, e ricca di misteriose architetture, valle del Serchio dove il musicista si na sconde, la storia contemporanea e il passato più remoto si confondono, si mischiano.
« Un nuovo romanzo storico? » do mandiamo a Benedetti.
« La storia è più sfumata che nei miei precedenti romanzi. E’ come un leggero mal di denti. Il ballo angelico ricorda un mio vecchio racconto: Le donne fantastiche per la presenza d’una ragazza vittima d’una infatua zione amorosa, non si capirà mai fino a quanto reale ».
« Il protagonista è stato ricalcato su Puccini? ».
« Puccini è l’eroe d’una leggenda lucchese. Sono nato e cresciuto nel l’onda della sua musicalità. Però fin da bambino reagii all’idea di Puccini che avevano i lucchesi e quasi tutti in Italia e all’estero. In seguito, credo d’aver approfondito questa mia reazio ne. Avvenne quando con sorpresa sco prii i legami fra Puccini e la più raf finata cultura europea a cavallo dei due secoli. La sua nevrosi derivò dalla coscienza d’una grandezza fraintesa. Il verismo musicale produsse una con fusione di cui Puccini fu la vittima. Lo credevano semplice ed era compli cato; spontaneo ed era culturalmente complesso; estroverso ed era introver so; superficiale e invece ogni fatto in cideva profondamente su di lui. Ma il mio personaggio non ha a che vedere col Puccini storico; è semmai psicolo gicamente pucciniano. Perfino come cacciatore e don Giovanni è differente. E’ più crudele, credo. D’altronde io non sono un biografo. Puccini rappre senta un’emozione, e io tento raccon tando di renderla. Il titolo poi si rife risce a luoghi diversi da Torre del Lago dove Puccini visse. Siamo fra i monti, selve, fiumi. Fra gente che da secoli immagina d’avere a che fare quotidianamente con esseri sopranna turali. Non siamo sulla costa dove tut to è ameno, chiaro ».