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LETTERATURA: I MAESTRI: Benedetti. Più crudele di Puccini

20 Agosto 2015

di Redazione (Manlio Cancogni)
[da “La fiera letteraria”, numero 48, giovedì 30 novembre 1967]

Arrigo Benedetti aspetta da Mon ­dadori le bozze del nuovo roman ­zo Il ballo angelico. Come nel Passo dei Longobardi e ne L’esplosione il racconto è materiato di storia. Un ar ­tista, scoppiata la prima guerra mon ­diale crede di potersi appartare. Per egoismo? Perché giudica assurdo che Vienna e Parigi, capitali della sua cul ­tura musicale siano in conflitto? Gli eventi si fanno sentire crudelmente; isolarsi è impossibile. Nella boscosa, e ricca di misteriose architetture, valle del Serchio dove il musicista si na ­sconde, la storia contemporanea e il passato più remoto si confondono, si mischiano.

« Un nuovo romanzo storico? » do ­mandiamo a Benedetti.

« La storia è più sfumata che nei miei precedenti romanzi. E’ come un leggero mal di denti. Il ballo angelico ricorda un mio vecchio racconto: Le donne fantastiche per la presenza d’una ragazza vittima d’una infatua ­zione amorosa, non si capirà mai fino a quanto reale ».

« Il protagonista è stato ricalcato su Puccini? ».

« Puccini è l’eroe d’una leggenda lucchese. Sono nato e cresciuto nel ­l’onda della sua musicalità. Però fin da bambino reagii all’idea di Puccini che avevano i lucchesi e quasi tutti in Italia e all’estero. In seguito, credo d’aver approfondito questa mia reazio ­ne. Avvenne quando con sorpresa sco ­prii i legami fra Puccini e la più raf ­finata cultura europea a cavallo dei due secoli. La sua nevrosi derivò dalla coscienza d’una grandezza fraintesa. Il verismo musicale produsse una con ­fusione di cui Puccini fu la vittima. Lo credevano semplice ed era compli ­cato; spontaneo ed era culturalmente complesso; estroverso ed era introver ­so; superficiale e invece ogni fatto in ­cideva profondamente su di lui. Ma il mio personaggio non ha a che vedere col Puccini storico; è semmai psicolo ­gicamente pucciniano. Perfino come cacciatore e don Giovanni è differente. E’ più crudele, credo. D’altronde io non sono un biografo. Puccini rappre ­senta un’emozione, e io tento raccon ­tando di renderla. Il titolo poi si rife ­risce a luoghi diversi da Torre del Lago dove Puccini visse. Siamo fra i monti, selve, fiumi. Fra gente che da secoli immagina d’avere a che fare quotidianamente con esseri sopranna ­turali. Non siamo sulla costa dove tut ­to è ameno, chiaro ».


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Bart