Baudelaire. All’origine di tutti gli ismi

di Mario Luzi
[da “La fiera letteraria”, numero 27, giovedì 6 luglio 1967]

Il rapporto di dipendenza della poe ­sia moderna da Baudelaire è tanto stretto e tanto esteso che sarebbe più comodo ormai definire come e dove la poesia ha potuto eccezionalmente procedere al di fuori di quel solco, sulla traccia di tradizioni diverse, e avere lo stesso il diritto di dirsi mo ­derna. Quel come e quel dove si ri ­durrebbero, suppongo, a ben poca co ­sa e, anch’essa, tutt’altro che certa poiché al di là delle discendenze ma ­nifeste e secondarie, il suo influsso è così capillare che neppure gli aspetti dichiaratamente antipodici alla sua arte, per esempio il naif, l’estempora ­neo, il rapsodico, offrirebbero garanzia di non esserne toccati almeno in quel sospetto implicito di improbabilità che appunto ce li fa accettare come moderni.

Di fatto la presenza determinante di Baudelaire agisce su diversi piani: quello della suggestione poetica diret ­ta e testuale, quello della speculazio ­ne estetica pura, e quello che potrem ­mo dire della percezione critica del mondo contemporaneo. Valery che osserva il fenomeno en technicien, dall’interno di una continuità sostan ­zialmente ininterrotta, nel suo cele ­bre saggio di Variété II si ferma al primo aspetto e vede in Baudelaire la progenitura di modi poetici e stili de ­finiti. « Ni Verlaine, ni Mallarmé, ni Rimbaud n’eussent été ce qu’ils furent sans la lecture qu’ils firent des Fleurs du mal à l’í¢ge décisif ». E con ­clude specificando: « Tandis que Verlaine et Rimbaud ont continué Bau ­delaire dans l’ordre du sentiment et de la sensation, Mallarmé l’a prolongé dans le domaine de la perfection et de la pureté poétique ». Il discorso potrebbe anche da questo punto di vista essere ampliato. Nella sua in ­comparabile forza di sintesi il verso baudelairiano contiene illimitate ca ­pacità di estensione verso il reale e verso il surreale, verso l’illusione e verso la sconfitta, la libertà e la pri ­gionia anche più di quanto la varie ­tà degli atteggiamenti espliciti possa comunicare. Non solo il simbolismo ma anche la décadence, anche Lautréamont vi hanno riconosciuto il lo ­ro destino; e per questa via Baude ­laire si trova all’origine di tutti gli ismi che hanno eccitato e coinvolto il movimento poetico dell’ultimo se ­colo. La linea maestra che si snoda dalle Fleurs du mal è quella dell’in ­cremento consapevole della magia del linguaggio: essa è comune, con diverse intenzioni, a tutto il fra ­stagliato paesaggio della poesia mo ­derna, anche dove la dottrina baudelairiana dell’universale analogia che l’aveva sostenuta sembra ignorata o respinta.

Del resto Baudelaire l’aveva perse ­guita avendone ben chiaro il signifi ­cato teorico assoluto desunto dalle premesse del romanticismo profondo â— da Coleridge a Poe, da Novalis a Swedemborg â— e insieme il significato dialettico nei confronti del tem ­po e della società avversa. Ecco per ­ché la fascinazione del linguaggio e dell’estetica baudelairiana agisce tan ­to nel campo della pura teoresi poeti ­ca quanto in quello della poesia d’op ­posizione e della rivolta, ammesso che si possano sempre distinguere; il che equivale all’arco completo del ­l’orizzonte poetico moderno.

Ammesso che si possano sempre distinguere… In Baudelaire, frattan ­to, i due aspetti sono coordinati. La linea maestra di cui parlavo poco so ­pra s’interseca continuamente con l’altra, niente affatto subalterna, che si proietta verso di noi da tutta l’ope ­ra baudelairiana ad avvertire dal pro ­fondo dell’esperienza il poeta futuro della brutalità della polis, della cit ­tà reale in cui è chiamato a lavorare e a soffrire, e dei reagenti che gli so ­no necessari. La vita penosa e l’intel ­ligenza agguerrita della natura e del proprio tempo mettono Baudelaire nella condizione di valutare quanto la stessa dottrina poetica trascenden ­te che elabora dall’idealismo roman ­tico sia in sé stessa un giudizio, una condanna della società contempora ­nea, sia concepita contro il mondo storico per ritorsione. Tanto meno nel proprio sforzo speculativo perde la coscienza della miseria del mondo in cui è anche lui implicato; a questo prezzo mette quelle teorie al parago ­ne di un’attualità dolorosa e brucian ­te che è la oggettiva attualità contrad ­dittoria, e cioè, la condizione dram ­matica del poeta moderno.

Inizia la poesia moderna

Il mago a cui tutto il mondo parla il linguaggio segreto dell’analogia, l’artefice-stregone che può ricrearlo con la parola è anche l’uomo a cui la natura e la storia, e la propria inesorabile lucidità nei loro confronti, oppongo ­no una resistenza feroce contro la quale reagiscono finché possono le sue qualità corrosive. Il suo orgoglio creativo è nello stesso tempo attizza ­to e umiliato dal sentimento critico della impermeabilità del mondo alla parola. Se guardiamo a fondo, non c’è esperienza letteraria moderna che non comporti questo presupposto; le piccole feroci guerre che hanno oppo ­sto scuola a scuola, gruppo a gruppo con ambizioni di tabula rasa e di nuovo fondamento si combattevano e si continuano a combattere all’interno di questo schema sottinteso, di questa che potremmo chiamare l’episteme della poesia moderna. A essa non c’è stata una vera risposta â— una risposta che non ne fosse in qualche modo contaminata â— neppure da par ­te dei Four quartets di Eliot, per in ­dicare l’opera di più chiara intenzio ­ne, e certo, di più alto valore in cui è visibile il proposito di forzarla; né probabilmente sarà possibile un vero ricambio finché i connotati oggettivi della nostra civiltà non saranno mu ­tati e il pensiero rimarrà preso nella stretta della filosofia occidentale in piena crisi.

Baudelaire dunque inaugura la poesia moderna, le conferisce l’accen ­to agonico e la tensione agonistica che le convengono in un mondo il quale progredendo verso la brutali ­tà degli imperativi economici le to ­glie illusioni ma le chiarifica la co ­scienza della propria natura eterna e dei propri caratteri contingenti, feri ­ta dalla rivelazione del brave new world, la poesia con lui e dopo di lui combatte su due fronti, quello del-la disperata autoesaltazione in quanto poesia e quello della realtà infi ­da, ostile, impenetrabile dalla sua pa ­rola; si estenua nella frizione con tut ­to ciò che essendo altro da lei, le ap ­pare in sé inaccettabile o addirittura avverso, volgare, ironico.

Il dominio dell’artista

Con Baudelaire fa la sua comparsa anche la famosa «cattiveria » della poe ­sia moderna, un’insegna in definitiva alquanto ridicola, dobbiamo ammetter ­lo, che denuncia però un’immaturità o una scarsa apertura da non imputa ­re a lei, ma alla cultura di un mondo sganciatosi dai valori tradizionali, di ­venuto rozzamente aggressivo nei suoi movimenti. Ma qui è necessario forse rovesciare la visuale e guardare le cose nella prospettiva contraria: e cioè risalire dalle cristallizzazioni pro ­prie della poesia moderna alla pienez ­za di Baudelaire. Vediamo allora che in lui il dramma si sviluppa ad alta temperatura, nella scopèrta dolorosa dei suoi termini, nel significato vis ­suto e non scontato, non preliminar ­mente deciso, delle sue alterne paro ­le. Non ci sono elisioni, il discorso si consuma tra abbandoni e reticen ­ze pur sotto il dominio dell’artista quasi sempre ferreo e sintetico. Bau ­delaire concede tutto lo spazio, offre intera la sua persona alla verità della dimostrazione. A questo punto è leci ­to un rilievo che conferma la legit ­timità della poesia moderna e nello stesso tempo insinua una causa del suo male: ed è che essa ha fatto del « martirio » di Baudelaire una sua la ­tente convenuta premessa, probabil ­mente la sola che la salvi dal perico ­lo di passare via indimostrata. Bau ­delaire ha insomma pagato lo scotto per autenticarne il corso; il tributo umano, il dramma focale di Baude ­laire l’ha alleggerita del dovere di una giustificazione completa consen ­tendole di concentrarsi sui problemi interni del linguaggio e degli stru ­menti o di giocare liberamente con i suoi estri e umori, con le sue gravi, ardite, o piacevoli invenzioni. In al ­tre parole un certo specialismo che contraddistingue la poesia che chia ­miamo moderna anche per il suo pre ­giudizio di modernità è stato non cer ­to avallato ma reso possibile dal dramma non rituale ma vivo che Bau ­delaire ha sofferto e rappresentato compiutamente per tutti. Quanto po ­trà durare la poesia a usufruire di que ­sto vantaggio, à sentirsi coperta dal ­la garanzia baudelairiana? E’, mi pa ­re, quanto si sono chiesti i poeti mi ­gliori della mia generazione e della seguente, più in Italia forse che fuori â— dato spiegabile con parecchie ra ­gioni storiche e letterarie, la presen ­za di altri riferimenti « moderni » co ­me Dante e Leopardi ecc. Quanto po ­trà durare? â— si legge nelle righe o tra le righe delle tre o quattro ope ­re significative che esse hanno dato, sebbene una risposta vera e propria sia, come dicevo, probabilmente fuo ­ri dal nostro tiro nelle presenti con ­dizioni della civiltà e del pensiero oc ­cidentale.

Ciò che tali opere sembrano mette ­re in dubbio è in ogni caso un princi ­pio molto importante: e cioè il dirit ­to del poeta a giudicare senza prove, il suo arbitrio, la sua volontà di taci ­tare il mondo troncandogli la parola in bocca; non per indulgenza o accet ­tazione bonaria e remissiva, ma per ­ché ancora una volta lo stato dell’uo ­mo sia dimostrato e non presunto. Questa inclinazione a restituire al dramma i suoi lineamenti, alla poe ­sia la sua esperienza in cambio del suo apriorismo, non va contro Bau ­delaire ma anzi risale il corso degli effetti consequenziali fino a interro ­gare la sua attualità più che mai co ­cente. Può darsi che per tentare qual ­cosa di nuovo, che rompa cioè la for ­za d’inerzia delle conseguenze post- baudelairiane, la poesia debba rien ­trare prima di tutto in possesso di certe ragioni, di certe possibilità di movimento a cui aveva rinunziato. Proprio quelle che l’estremo specia ­lismo poetico della deriva post-baudelairiana chiama oggi « arcaiche ».

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