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LETTERATURA: I MAESTRI: Baudelaire. All’origine di tutti gli ismi

5 Aprile 2016

di Mario Luzi
[da ‚ÄúLa fiera letteraria‚ÄĚ, numero 27, gioved√¨ 6 luglio 1967]

Il rapporto di dipendenza della poe ¬≠sia moderna da Baudelaire √® tanto stretto e tanto esteso che sarebbe pi√Ļ comodo ormai definire come e dove la poesia ha potuto eccezionalmente procedere al di fuori di quel solco, sulla traccia di tradizioni diverse, e avere lo stesso il diritto di dirsi mo ¬≠derna. Quel come e quel dove si ri ¬≠durrebbero, suppongo, a ben poca co ¬≠sa e, anch’essa, tutt’altro che certa poich√© al di l√† delle discendenze ma ¬≠nifeste e secondarie, il suo influsso √® cos√¨ capillare che neppure gli aspetti dichiaratamente antipodici alla sua arte, per esempio il naif, l’estempora ¬≠neo, il rapsodico, offrirebbero garanzia di non esserne toccati almeno in quel sospetto implicito di improbabilit√† che appunto ce li fa accettare come moderni.

Di fatto la presenza determinante di Baudelaire agisce su diversi piani: quello della suggestione poetica diret ¬≠ta e testuale, quello della speculazio ¬≠ne estetica pura, e quello che potrem ¬≠mo dire della percezione critica del mondo contemporaneo. Valery che osserva il fenomeno en technicien, dall’interno di una continuit√† sostan ¬≠zialmente ininterrotta, nel suo cele ¬≠bre saggio di Vari√©t√© II si ferma al primo aspetto e vede in Baudelaire la progenitura di modi poetici e stili de ¬≠finiti. ¬ę Ni Verlaine, ni Mallarm√©, ni Rimbaud n’eussent √©t√© ce qu’ils furent sans la lecture qu’ils firent des Fleurs du mal √† l’√≠¬Ęge d√©cisif ¬Ľ. E con ¬≠clude specificando: ¬ę Tandis que Verlaine et Rimbaud ont continu√© Bau ¬≠delaire dans l’ordre du sentiment et de la sensation, Mallarm√© l’a prolong√© dans le domaine de la perfection et de la puret√© po√©tique ¬Ľ. Il discorso potrebbe anche da questo punto di vista essere ampliato. Nella sua in ¬≠comparabile forza di sintesi il verso baudelairiano contiene illimitate ca ¬≠pacit√† di estensione verso il reale e verso il surreale, verso l’illusione e verso la sconfitta, la libert√† e la pri ¬≠gionia anche pi√Ļ di quanto la varie ¬≠t√† degli atteggiamenti espliciti possa comunicare. Non solo il simbolismo ma anche la d√©cadence, anche Lautr√©amont vi hanno riconosciuto il lo ¬≠ro destino; e per questa via Baude ¬≠laire si trova all’origine di tutti gli ismi che hanno eccitato e coinvolto il movimento poetico dell’ultimo se ¬≠colo. La linea maestra che si snoda dalle Fleurs du mal √® quella dell’in ¬≠cremento consapevole della magia del linguaggio: essa √® comune, con diverse intenzioni, a tutto il fra ¬≠stagliato paesaggio della poesia mo ¬≠derna, anche dove la dottrina baudelairiana dell’universale analogia che l’aveva sostenuta sembra ignorata o respinta.

Del resto Baudelaire l’aveva perse ¬≠guita avendone ben chiaro il signifi ¬≠cato teorico assoluto desunto dalle premesse del romanticismo profondo √Ę‚ÄĒ da Coleridge a Poe, da Novalis a Swedemborg √Ę‚ÄĒ e insieme il significato dialettico nei confronti del tem ¬≠po e della societ√† avversa. Ecco per ¬≠ch√© la fascinazione del linguaggio e dell’estetica baudelairiana agisce tan ¬≠to nel campo della pura teoresi poeti ¬≠ca quanto in quello della poesia d’op ¬≠posizione e della rivolta, ammesso che si possano sempre distinguere; il che equivale all’arco completo del ¬≠l’orizzonte poetico moderno.

Ammesso che si possano sempre distinguere… In Baudelaire, frattan ¬≠to, i due aspetti sono coordinati. La linea maestra di cui parlavo poco so ¬≠pra s’interseca continuamente con l’altra, niente affatto subalterna, che si proietta verso di noi da tutta l’ope ¬≠ra baudelairiana ad avvertire dal pro ¬≠fondo dell’esperienza il poeta futuro della brutalit√† della polis, della cit ¬≠t√† reale in cui √® chiamato a lavorare e a soffrire, e dei reagenti che gli so ¬≠no necessari. La vita penosa e l’intel ¬≠ligenza agguerrita della natura e del proprio tempo mettono Baudelaire nella condizione di valutare quanto la stessa dottrina poetica trascenden ¬≠te che elabora dall’idealismo roman ¬≠tico sia in s√© stessa un giudizio, una condanna della societ√† contempora ¬≠nea, sia concepita contro il mondo storico per ritorsione. Tanto meno nel proprio sforzo speculativo perde la coscienza della miseria del mondo in cui √® anche lui implicato; a questo prezzo mette quelle teorie al parago ¬≠ne di un’attualit√† dolorosa e brucian ¬≠te che √® la oggettiva attualit√† contrad ¬≠dittoria, e cio√®, la condizione dram ¬≠matica del poeta moderno.

Inizia la poesia moderna

Il mago a cui tutto il mondo parla il linguaggio segreto dell’analogia, l’artefice-stregone che pu√≤ ricrearlo con la parola √® anche l’uomo a cui la natura e la storia, e la propria inesorabile lucidit√† nei loro confronti, oppongo ¬≠no una resistenza feroce contro la quale reagiscono finch√© possono le sue qualit√† corrosive. Il suo orgoglio creativo √® nello stesso tempo attizza ¬≠to e umiliato dal sentimento critico della impermeabilit√† del mondo alla parola. Se guardiamo a fondo, non c’√® esperienza letteraria moderna che non comporti questo presupposto; le piccole feroci guerre che hanno oppo ¬≠sto scuola a scuola, gruppo a gruppo con ambizioni di tabula rasa e di nuovo fondamento si combattevano e si continuano a combattere all’interno di questo schema sottinteso, di questa che potremmo chiamare l’episteme della poesia moderna. A essa non c’√® stata una vera risposta √Ę‚ÄĒ una risposta che non ne fosse in qualche modo contaminata √Ę‚ÄĒ neppure da par ¬≠te dei Four quartets di Eliot, per in ¬≠dicare l’opera di pi√Ļ chiara intenzio ¬≠ne, e certo, di pi√Ļ alto valore in cui √® visibile il proposito di forzarla; n√© probabilmente sar√† possibile un vero ricambio finch√© i connotati oggettivi della nostra civilt√† non saranno mu ¬≠tati e il pensiero rimarr√† preso nella stretta della filosofia occidentale in piena crisi.

Baudelaire dunque inaugura la poesia moderna, le conferisce l’accen ¬≠to agonico e la tensione agonistica che le convengono in un mondo il quale progredendo verso la brutali ¬≠t√† degli imperativi economici le to ¬≠glie illusioni ma le chiarifica la co ¬≠scienza della propria natura eterna e dei propri caratteri contingenti, feri ¬≠ta dalla rivelazione del brave new world, la poesia con lui e dopo di lui combatte su due fronti, quello del-la disperata autoesaltazione in quanto poesia e quello della realt√† infi ¬≠da, ostile, impenetrabile dalla sua pa ¬≠rola; si estenua nella frizione con tut ¬≠to ci√≤ che essendo altro da lei, le ap ¬≠pare in s√© inaccettabile o addirittura avverso, volgare, ironico.

Il dominio dell’artista

Con Baudelaire fa la sua comparsa anche la famosa ¬ęcattiveria ¬Ľ della poe ¬≠sia moderna, un’insegna in definitiva alquanto ridicola, dobbiamo ammetter ¬≠lo, che denuncia per√≤ un’immaturit√† o una scarsa apertura da non imputa ¬≠re a lei, ma alla cultura di un mondo sganciatosi dai valori tradizionali, di ¬≠venuto rozzamente aggressivo nei suoi movimenti. Ma qui √® necessario forse rovesciare la visuale e guardare le cose nella prospettiva contraria: e cio√® risalire dalle cristallizzazioni pro ¬≠prie della poesia moderna alla pienez ¬≠za di Baudelaire. Vediamo allora che in lui il dramma si sviluppa ad alta temperatura, nella scop√®rta dolorosa dei suoi termini, nel significato vis ¬≠suto e non scontato, non preliminar ¬≠mente deciso, delle sue alterne paro ¬≠le. Non ci sono elisioni, il discorso si consuma tra abbandoni e reticen ¬≠ze pur sotto il dominio dell’artista quasi sempre ferreo e sintetico. Bau ¬≠delaire concede tutto lo spazio, offre intera la sua persona alla verit√† della dimostrazione. A questo punto √® leci ¬≠to un rilievo che conferma la legit ¬≠timit√† della poesia moderna e nello stesso tempo insinua una causa del suo male: ed √® che essa ha fatto del ¬ę martirio ¬Ľ di Baudelaire una sua la ¬≠tente convenuta premessa, probabil ¬≠mente la sola che la salvi dal perico ¬≠lo di passare via indimostrata. Bau ¬≠delaire ha insomma pagato lo scotto per autenticarne il corso; il tributo umano, il dramma focale di Baude ¬≠laire l’ha alleggerita del dovere di una giustificazione completa consen ¬≠tendole di concentrarsi sui problemi interni del linguaggio e degli stru ¬≠menti o di giocare liberamente con i suoi estri e umori, con le sue gravi, ardite, o piacevoli invenzioni. In al ¬≠tre parole un certo specialismo che contraddistingue la poesia che chia ¬≠miamo moderna anche per il suo pre ¬≠giudizio di modernit√† √® stato non cer ¬≠to avallato ma reso possibile dal dramma non rituale ma vivo che Bau ¬≠delaire ha sofferto e rappresentato compiutamente per tutti. Quanto po ¬≠tr√† durare la poesia a usufruire di que ¬≠sto vantaggio, √† sentirsi coperta dal ¬≠la garanzia baudelairiana? E’, mi pa ¬≠re, quanto si sono chiesti i poeti mi ¬≠gliori della mia generazione e della seguente, pi√Ļ in Italia forse che fuori √Ę‚ÄĒ dato spiegabile con parecchie ra ¬≠gioni storiche e letterarie, la presen ¬≠za di altri riferimenti ¬ę moderni ¬Ľ co ¬≠me Dante e Leopardi ecc. Quanto po ¬≠tr√† durare? √Ę‚ÄĒ si legge nelle righe o tra le righe delle tre o quattro ope ¬≠re significative che esse hanno dato, sebbene una risposta vera e propria sia, come dicevo, probabilmente fuo ¬≠ri dal nostro tiro nelle presenti con ¬≠dizioni della civilt√† e del pensiero oc ¬≠cidentale.

Ci√≤ che tali opere sembrano mette ¬≠re in dubbio √® in ogni caso un princi ¬≠pio molto importante: e cio√® il dirit ¬≠to del poeta a giudicare senza prove, il suo arbitrio, la sua volont√† di taci ¬≠tare il mondo troncandogli la parola in bocca; non per indulgenza o accet ¬≠tazione bonaria e remissiva, ma per ¬≠ch√© ancora una volta lo stato dell’uo ¬≠mo sia dimostrato e non presunto. Questa inclinazione a restituire al dramma i suoi lineamenti, alla poe ¬≠sia la sua esperienza in cambio del suo apriorismo, non va contro Bau ¬≠delaire ma anzi risale il corso degli effetti consequenziali fino a interro ¬≠gare la sua attualit√† pi√Ļ che mai co ¬≠cente. Pu√≤ darsi che per tentare qual ¬≠cosa di nuovo, che rompa cio√® la for ¬≠za d’inerzia delle conseguenze post- baudelairiane, la poesia debba rien ¬≠trare prima di tutto in possesso di certe ragioni, di certe possibilit√† di movimento a cui aveva rinunziato. Proprio quelle che l’estremo specia ¬≠lismo poetico della deriva post-baudelairiana chiama oggi ¬ę arcaiche ¬Ľ.

 


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Bart