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LETTERATURA: I MAESTRI‚ÄĚ: Carducci e Valdicastello

17 Febbraio 2015

di Carlo Laurenzi
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, marted√¨ 28 gennaio 1969]

Ad alcuni amici miei di Ver ¬≠silia non √® piaciuto che la casa natia del Carducci a Valdicastello mi sia parsa ¬ę non ispirata ¬Ľ, come ho scritto in que ¬≠sta stessa pagina (L’antenna in giardino, 5 gennaio).

E’, fra noi amici, una vec ¬≠chia e in fondo affettuosa querela. La casa natale del Carduc ¬≠ci, secondo la mia impressio ¬≠ne, non √® ¬ę ispirata ¬Ľ, vorrei aggiungere ¬ę non carducciana ¬Ľ, giacch√© il piccolo Giosu√® vi crebbe soltanto fino al terzo mese di vita: troppo poco per determinare un’aura. Nello stes ¬≠so anno di nascita del poeta, 1835, la famiglia Carducci si trasfer√¨ a Fornetto di Pontestazzemese, un altro borgo di Versilia, in un’altra umilissima casa. Poi, nel 1838, sopravvenne l’esilio in Maremma: sappiamo tutti che Michele Carducci, me ¬≠dico e cospiratore, si trasfer√¨ a Castagneto per forza di casti ¬≠go; sappiamo anche che a Ca ¬≠stagneto i Carducci finirono col trovarsi niente affatto male. In ogni modo, l’infanzia e l’adole ¬≠scenza di Giosu√® furono ma ¬≠remmane. E’ abbastanza, come dire, aulico o accademico che Giosu√® Carducci, in uno dei suoi versi pi√Ļ famosi, invochi la ¬ę Versilia che nel cor mi sta ¬Ľ. Direi piuttosto che la Versilia abbia Giosu√® Carducci nel cuore.

Allora, se questo √® vero, tut ¬≠to si fa commovente. Non im ¬≠porta che il Carducci, dopo avere visitato Pietrasanta nel 1877, si sia spinto a Valdicastello nel 1890, non prima: ave ¬≠va cinquantacinque anni, era famoso, una ragazza ventenne lo accompagnava nella ricognizione alla casa natale di lui, questo luogo cui non lo legava nessun concreto ricordo. La ragazza era Annie Vivanti, astu ¬≠ta poetessa; gi√† si malignava sull’idillio, sebbene si trattasse di un idillio forse innocente, e il Carducci cerc√≤ di non dare nell’occhio. Ma la storia di quel giorno di marzo √® nota. Da qualche anno il comune di Pietrasanta aveva fatto collocare sul muro della casa una lapide commemorativa, dove il nome della madre di Carducci era scritto non Ildegonda Celi ma Ildengonda Cheli. Il poeta, che non aveva buon carattere, si adont√≤: ¬ęMia madre si chia ¬≠mava Celi e il parroco ha fatto scrivere Cheli ¬Ľ disse forte; ¬ęasino di un prete! ¬Ľ.

Un gruppetto di curiosi si era raccolto attorno ai visita ¬≠tori: in tal modo fu ricono ¬≠sciuto il Carducci. Le campane suonarono a festa; l’assessore alla pubblica istruzione accorse da Pietrasanta; il paese si im ¬≠bandier√≤; la vecchia balia del poeta fu sola a non rendergli omaggio perch√©, avendo scritto l’Inno a Satana, quell’uomo dabbene si era palesemente venduto al demonio. Qualcuno, ignaro, compliment√≤ il profes ¬≠sore per una figlia cos√¨ grazio ¬≠sa: Annie sorrideva sfacciata ¬≠mente; la scappatella del vate fu di dominio pubblico in tutta Italia. Io non credo che l’imbronciatissimo Carducci abbia davvero amato la casa dove nacque in Valdicastello. Non importa. Importa e commuove l’amore dei versiliesi per il Carducci, nel segno di quella casa. C’√® stato un momento in cui gli abitanti di Valdicastello manifestarono l’intenzione, con seriet√†, di mutare il nome del loro villaggio in Valcarducci. Ed √® tuttora controverso se gli abitanti di Valdicastello deb ¬≠bano chiamarsi valdicastellesi, valdicastellotti, o valcarducciani.

Proprio in Versilia, anni fa, ascoltammo in un gruppo di amici la vecchia e serena si ¬≠gnora Elvira Baldi Bevilacqua parlare di suo nonno, Giosu√® Carducci, che l’aveva predilet ¬≠ta. Fra i molti temi e i molti ricordi, vorrei fissarne uno: un episodio carducciano del quale la signora Elvira Baldi Bevilac ¬≠qua, da giovane, fu testimone. E’ un episodio ferroviario che riguarda anche il De Amicis. Di questo episodio ci si √® occupati di recente: si √® detta una rievo ¬≠cazione di Luigi M. Person√©; altri, poi, tra i quali il professor Alfonsi dell’universit√† di Pavia, hanno proposto correzioni e varianti. Ed ecco, come io la rammento, la versione della te ¬≠stimone.

Il Carducci era dunque in treno, viaggiando da Bologna a Roma, e sedeva su uno di quei divani di velluto rosso, scomodi ma sfarzosi, avendo la nipote a fianco, leggendo pre ¬≠sumibilmente II resto del Car ¬≠lino, di cattivo umore. Di fron ¬≠te a lui sedevano due ufficiali dell’esercito regio, un capitano e un colonnello. Possiamo im ¬≠maginare i loro mustacchi, gli alamari, le giubbe color nero e celeste, i calzoni turchini con staffa, le scarpe lucide di co ¬≠pale, una qualche arroganza.

E’ meno facile indovinare di che cosa parlassero. Essi parla ¬≠vano di letteratura, forse non perspicuamente, ma con piena concordia. La loro persuasione era che il celebre giornalista, romanziere, saggista, resoconti ¬≠sta di viaggi e insomma poli ¬≠grafo Edmondo De Amicis fos ¬≠se un assoluto imbecille, e il libro Cuore ¬ę acquerugiola dol ¬≠ciastra ¬Ľ. ¬ę E in che mondo vi ¬≠viamo! ¬Ľ esclam√≤ il colonnello. ¬ę Io non posso digerire che questo De Amicis, scribacchian ¬≠do su tante gazzette, brillante su ogni argomento, idiota su ogni argomento, sfornando li ¬≠bri su libri, sia oggi l’uomo di lettere pi√Ļ pagato in Italia. Lei sa, capitano, che, se si giu ¬≠dica quanto guadagnano, il Car ¬≠ducci, dico il Carducci, √® alla fame paragonato al De Ami ¬≠cis? ¬Ľ. Comment√≤ il capitano: ¬ę Lo so bene, colonnello. Il Car ¬≠ducci √® un genio, e la nostra epoca vile non merita i geni ¬Ľ.

A questo punto, l’uomo che leggeva (ringhiosamente) Il re ¬≠sto del Carlino, appallottol√≤ rabbioso il giornale e fiss√≤ i due militari con sdegno.

¬ę Io sono il Carducci ¬Ľ, disse. Poi aggiunse, calmo: ¬ęLoro non hanno il diritto di espri ¬≠mersi sul De Amicis in codesto modo. Il De Amicis √® un gen ¬≠tiluomo, loro non sono genti ¬≠luomini. Io cambio scomparti ¬≠mento. Andiamo, Elvira ¬Ľ.

Il dato pi√Ļ meritorio nello scatto del Carducci fu che il giudizio intimo del Carducci sul De Amicis, o meglio sull’am ¬≠mirazione della borghesia con ¬≠formista per il De Amicis, coin ¬≠cideva inevitabilmente col giu ¬≠dizio dei due ufficiali. E’ ovvio. Ma il Carducci era un generoso.


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